Il Signoraggio del Dollaro conosciuto anche come " Washington consensus" che ha aggravato miseria e povertà

 

 

 

Il problema del signoraggio del Dollaro non e’ una cosa inventata ne’ un complotto, e’ un problema fondamentale di tutta l’economia mondiale e di ogni altra attivita’ e scelta che a noi e’ imposta . Perche’ nessuno dei media ne parla in Italia?  Il problema del signoraggio ( che ha 2 facce una macroeconomica la piu’ importante ovviamente e che ha inizio soprattutto da un avvenimento decisamente rilevante, il 15 Agosto 1971, ai fini del S. di cui si discute oggi, e l’altra prettamente locale sul valore della moneta stampata e poi emessa e/o prestata con contemporanea emissioni di titoli di stato con lucro sul gap di valore) non e’ una cosa inventata e di poca rilevanza, e’ un problema fondamentale di tutta l’economia mondiale e di ogni altra attivita’ e scelta che a noi e’ imposta in tutti i campi dai poteri forti, e’ un problema degli abusi contro i paesi poveri, e sotto l’altro profilo l’abuso della banca d’Italia privata (quindi oggi anche la Banca Centrale Europea) e quindi delle banche azioniste della stessa che prendono i soldi per la “battitura ed emissione della moneta” la’ dove quei soldi sono ns.

E torno al 1 profilo il piu’ rilevante a livello mondiale, ovvero il libero arbitrio degli USA di stampare moneta a piacimento disancorando cio’ dalle riserve auree, in cio’ divorando il loro surplus e andando in deficit pesante da anni e foraggiando cosi’ anche folli guerre, con gli Asiatici e gli Arabi che coprono quei deficit comprando i Treasuries americani e mantenendo le loro monete, tranne il giappone, ancorati a cambio fisso con il dollaro, con la conseguenza di aumentare l’export asiatico avendo una moneta sottovalutata e quindi beni che costano meno rispetto alla concorrenza, il tutto a danno oltre che dei paesi poveri anche dell’europa che tra i 3 continenti e’ sempre quello piu’ in crisi perche’ sta in mezzo a questo patto di signoraggio tra gli usa e soprattutto la cina e il giappone, con la conseguenza di avere in europa una moneta forte ma un’economia debole perche’ esporta poco a casua dell’euro forte e i consumi interni non sono trainanti come per l’economia americana. Il discorso e’ lunghissimo ma e’ il perno di tutta l’economia mondiale e delle sue iniquita’ oggi incrementate proprio a causa dell’assoluto arbitrio di signoraggio del dollaro.

Il problema del signoraggio (fondamentale e’ studiare il Bretton Wooods ) non e’ una occulta congiura di 4 banchieri, sono accordi tra i principali 10 paesi del mondo, ovvero i rispettivi Presidenti degli Stati ed i loro ministri ed i banchieri, e sono accordi che dirigono ogni gesto della ns vita, compreso il fatto di pagare troppo alcuni servizi, o di pagare addirittura cio’ che non dovresti pagare, non e’ che siamo nel terzo mondo ovviamente, ma il mondo con accordi migliori che mitigassero l’egemonia del signoraggio sono possibili, e tutto il mondo ne avrebbe vantaggi, sia dai paesi poveri sia in quelli oggi ricchi ( ma con poche persone ricche e la gran parte con enormi difficolta’ ) , si avrebbe insomma una ricchezza piu’ diffusa e minori guadagni e patrimoni dei ricchi di oggi, si avrebbero meno guerre e piu’ desiderio di pace etc etc; ne’ mancano economisti che la stanno avversando da almeno 20 anni, al contrario, ci sono regolari articoli sul FT, WSJ, NYT, ed interventi a tutti i convegni sia del FMI sia della FED sia dela BOJ, e’ che le persone che non seguono la finanza e l’economia non ne percepiscono la portata.Il signoraggio intreccia sempre soprattutto 7 argomenti fondamentali (debiti degli stati, import/export/protezionismo a danno dei paesi poveri, dollaro/quindi cross rate con gli altri paesi, oro, petrolio, inflazione e tassi d’interessi) partendo dal caposaldo che la politica monetaria/economico/politica/sociale degli USA, quindi del signoraggio del dollaro, si ripercuote su tutto il mondo in ogni attivita’ e scelta di tutti i giorni, andando a ripercuotersi infatti , tali accordi, sugli scambi tra i paesi; quello che decidono i potenti sotto l’emblema del signoraggio, cioe’ tutto, e’ una somma a totale zero, dove al + 10 riservato ai soli paesi ricchi corrisponde un -10 per i paesi poveri; combattere questo accordo di signoraggio, vorrebbe dire avere una somma con totale diverso da zero, e dove si avrebbero minori incrementi per i paesi ricchi diciamo un +5 e qualcosa in piu’ dello 0 per quelli poveri, diciamo un +1, la’ dove utilizzando per i paesi poveri di tutto il mondo le risorse che oggi nei 10 paesi ricchi danno un margine ulteriore di ricchezza di +5 (e lasciando allo stesso tempo che le valute dei paesi poveri fluttino liberamente contro il dollaro ) si andrebbe non solo ad annullare il -10 dei paesi poveri stessi (con benefici indiretti per tutti anche per noi, meno immigrazione, meno guerre, meno malattie, piu’ prodotti concorrenziali, meno inquinamento concentrato ma piu’ diffuso ed in minori quantita’ nocive) ma si incrementerebbe anno su anno il loro benessere di un +1.

 

Come dire, il Signoraggio e’ la madre di tutti i mali, perche’ dalle scelte politiche dei big del mondo discendono le scelte e le problematiche in qualsiasi altro campo, nulla escluso. Spero di aver fatto capire che il S. non e’ un fenomeno “nascosto” o da stregoni, i piu’ non lo consocono per cio’ che sottende, ma ne conoscono gli effetti, e’ nella vita di tutti i giorni, tutti i giorni i big del mondo fanno accordi di conferma o modifica a quei 7 parametri dai quali discende ogni altro fenomeno della vita odierna. E’ da sempre che purtroppo “pochi uomini” controllano il mondo, oggi si comincia ad avviare un percorso di opposizione, apparentemente oggi tali paesi siano in sintonia con l’America, ma la Cina, l’India, la Russia, il Venezuela etc….stanno piantando da anni nuove basi per mutare l’attuale abuso del Signoraggio.

 

Sono i poteri forti ai vertici del mondo (ovvero i Politici massimi, e le big del Petrolio, dell’energia, del tabacco, le aziende farmaceutiche etc etc) che influenzano tutte le nazioni e ovviamente anche i banchieri, non sono i banchieri a decidere, e questi poteri ai vertici dei 10 paesi piu’ ricchi decidono per tutti con un potere perfettamente visibile ma che noi , o almeno i piu’, non seguono nella loro quotidiana dinamica.

 

Il ns stile di vita, piu’ o meno, e’ determinato a monte sempre dalle decisioni dei ns politici in quei forum mondiali, che voi ve ne accorgiate o meno, il grosso del ns stile di vita l’hanno deciso loro e sono loro che hanno la responsabilita’ primaria per le sorti del terzo mondo, noi possiamo fare qualcosa ovviamente, ma poco se non vi sono politiche mondiali decise a tavolino per dare ricchezza ai poveri e toglierne un poco ai ricchi, e tutto cio’ comporta la rivisitazione del signoraggio.

 

Iniziare a vedere un mondo diverso da quello attuale imperniato sul Signoraggio, che come spero di avervi detto non influisce solo sulla economia tout court ma su ogni scelta di vita e ambiente, vuol dire lottare per un mondo migliore, noi singoli possiamo fare poco se non cercare di avere politici che vedano le cose diversamente e redistribuiscano le forze in campo.

 

Finalmente una dichiarazione del Governatore della FED , Bernanke, che testualmente ieri ha detto: ” I GOVERNI NON CEDANO A PROTEZIONISMO, TERRORISMO E’ MINACCIA PIU’ FORTE A BENEFICI GLOBALIZZAZIONE , chi ha in mano le redini del governo deve assicurare che i benefici dell’integrazione economica mondiale vadano avanti e che siano sufficientemente distribuiti su scala complessiva”.  Ed ha aggiunto ” OGGI SIAMO TUTTI PIU’ POVERI PER LA DIFFUSA INIQUITA’ .  La globalizzazione è l’occasione senza precedenti per rafforzare la crescita della produttività e ridurre la povertà su scala mondiale, a condizione che si disinneschino i rischi legati alle politiche protezionistiche dei governi e quelli legati al terrorismo. I cambiamenti economici e tecnologici permetteranno di ridurre ulteriormente le distanze effettive nei prossimi anni, creando il potenziale per continui miglioramenti di produttività e qualità della vita nonché per la riduzione della povertà”. In questo scenario, la sfida per la classe politica è di assicurare “che i benefici dell’integrazione economica mondiale siano sufficientemente distribuiti”. Si tratta di fattori posti all’attenzione  anche dei vertici della banche centrali mondiali affinche’ vadano nella direzione giusta, ovevro di resistere ai cambiamenti introducendo misure protezionistiche”. Per questo, osserva Bernanke, chi ha in mano le redini del governo deve “assicurare che i benefici dell’integrazione economica mondiale vadano avanti e che siano sufficientemente distribuiti su scala complessiva. Malgrado i profondi cambiamenti avvenuti nei secoli, non ci sono precedenti storici comparabili con l’attuale fase di globalizzazione, che include Paesi emergenti come Cina, India e quelli del blocco ex comunista”.

 

Le parole del Presidente della banca centrale americana, che esulano dal campo proprio della politica monetaria, sono particolarmente significative, poiché rispondono alla crescente insofferenza degli americani di fronte ad una ripresa, che oramai si protrae da cinque anni, ma che non si è tradotta in un aumento dei salari dei lavoratori. Infatti i dati statistici indicano che il salario mediano degli americani è stagnato e che quindi il tenore di vita dell’americano medio è diminuito o è al massimo rimasto invariato. Questo fenomeno, non è una prerogativa degli Stati Uniti, ma si manifesta anche in Europa. Esso si accompagna sia al di qua sia al di là dell’Atlantico con una maggiore insicurezza economica e con un aumento delle diseguaglianze sociali. Le parole del presidente della banca centrale statunitense sono particolarmente significative, poiché per la prima volta da molti anni a questa parte una personalità di questo calibro ripropone la questione della distribuzione dei redditi, anche se l’invito viene motivato dall’esigenza di non dare fiato alle pressioni protezionistiche. Sta di fatto che il presidente della banca centrale statunitense ha riconosciuto implicitamente che la stagnazione dei salari e l’aumento delle ineguaglianze sono legate al processo di globalizzazione. Ma molto probabilmente l’appello di Bernanke si fonda anche su altre preoccupazioni. La stagnazione dei salari e la crescita delle diseguaglianze sono fattori che ostacolano una crescita sana e duratura dell’economia americana. E infatti la ripresa di questi ultimi cinque anni si è fondata su un aumento dei consumi non dovuto ad un aumento di reddito delle famiglie, ma ad un aumento del loro indebitamento, favorito dal basso livello del costo del denaro e dalla crescita dei prezzi immobiliari.

 

Ora che la politica monetaria americana sta diventando meno accomodante, ora che si avvertono i primi scricchiolii della bolla formatasi nel mercato immobiliare e ora che il potere d’acquisto delle famiglie viene decurtato dall’aumento del prezzo della benzina, Bernanke è preoccupato dalla possibilità di una forte riduzione dei consumi delle famiglie. In questo contesto non deve sorprendere che la massima autorità monetaria statunitense rilanci la tematica della distribuzione dei redditi. Perseguendo una simile politica non solo si isolano le voci che invocano misure protezionistiche a danno dei paesi poveri, ma si creano le premesse per garantire una crescita sana e duratura, che si fonda sull’aumento dei redditi in tutto il mondo, e non solo sull’aumento della produttività e degli utili. L’appello di Bernanke, che probabilmente anticipa una svolta rispetto alla politica economica seguita negli ultimi anni, non deve far riflettere solo il mondo della politica americano. Infatti la realtà in Europa non è sostanzialmente diversa da quella degli Stati Uniti. Questo significa combattere l’attuale sistema del signoraggio del dollaro sul mondo aggiungo io.

  

Vi posto anche un recente articolo di Greg Palast  nel quale si affronta con il presidente Venezuelano un altro profilo del Signoraggio del dollaro, ovvero quello che si ripercuote sul Petrolio. Questo articolo oltre che interessante e’ un’ulteriore dimostrazione della reale e debordante importanza del problema che come ho scritto intreccia sempre e soprattutto 7 argomenti fondamentali (debiti degli stati, import/export/protezionismo a danno dei paesi poveri, dollaro/quindi cross rate con gli altri paesi, oro, petrolio, inflazione e tassi d’interessi).

 

Greg Palast  24 Agosto 2006 4:28 NEW YORK  HUGO CHAVEZ : Ci sono solo due modi per arrestare l’ascesa di Chávez come nuovo Abdullah delle Americhe. Primo, l’opzione meno desiderabile: tagliare il prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile. Oppure, l’opzione due: ucciderlo .

 

Greg Palast è autore dell’introduzione a Censura 2005 – Le 25 notizie più censurate ed è tra gli autori di Tutto quello che sai è falso – Manuale dei segreti e delle bugie. Palast è giornalista d’inchiesta nei settori della frode corporativa e del racketing. La rivista ‘Tribune’ l’ha definito “il reporter investigativo più importante dei nostri giorni”. È meglio noto negli Stati Uniti, suo paese d’origine, per la propria indagine su come in Florida centinaia di afroamericani non abbiano potuto votare in occasione delle elezioni del 2000.

 

 

HUGO CHAVEZ : Stiamo rompendo con il modello neoliberista. Non crediamo nel libero scambio. Crediamo nel commercio e nello scambio equo, non competizione ma cooperazione.

 

 

Potreste pensare che George Bush si sarebbe inginocchiato e avrebbe baciato il didietro di Hugo Chávez. Non solo Chávez ha mandato petrolio a buon mercato nel Bronx e in altre comunità povere degli Stati Uniti. E non solo si è offerto di aiutare le vittime di Katrina. Nella mia intervista del 28 marzo al presidente del Venezuela, quest’ultimo ha fatto a Bush la seguente, straordinaria offerta: Chávez avrebbe abbassato il prezzo del petrolio fino a 50 dollari al barile – “non troppo alto, un prezzo giusto”, ha detto – un terzo in meno rispetto ai 75 dollari al barile registrati di recente sul mercato a pronti. Questo avrebbe abbassato il prezzo alla pompa di benzina di circa un dollaro, da 3 a 2 dollari al gallone.

 

 

Ma il nostro [degli americani, NdT] presidente in pratica ha detto a Chávez di prendere il suo più economico petrolio e infilarselo su per la sua ”tubatura”. Prima di spiegare perchè Bush l’ha fatto, permettetemi di spiegare perché Chávez ha la possibilità e il metodo per riuscire nell’apparente follia della sua operazione “Prendi il mio petrolio, per favore!”.

 

Chávez mi ha detto che il Venezuela ha più petrolio dell’Arabia Saudita. Una folle spacconata? Non esattamente. In effetti, la sua sorprendente pretesa è tratta da una fonte ancora più sorprendente: il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. In un rapporto interno, il DOE stima che il Venezuela possieda riserve cinque volte superiori a quelle saudite.

 

In ogni caso, la maggior parte delle grandi quantità di greggio del Venezuela è in forma di petrolio “pesante” (asfalto liquido), spaventosamente costoso da estrarre e raffinare. Il petrolio dev’essere venduto sopra i 30 dollari al barile perché l’investimento nel petrolio pesante sia proficuo. Una forte flessione nel prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile (dopotutto, il petrolio costava solo 18 dollari al barile sei anni fa ed infatti il venezuela era sull’orlo del fallimento) farebbe fallire gli investitori nel petrolio pesante. Di qui l’offerta di Chávez: abbassare il prezzo a 50 dollari, e tenerlo fermo. Questo garantirebbe gli investimenti del Venezuela nel petrolio pesante.

 

Ma l’ascesa del Venezuela nell’OPEC comporterrebbe necessariamente la disfatta della Casa di Saud. E la famiglia di Bush non gradirebbe quel particolare. È un problema di “petrodollari”. Quando George W. ha portato a spasso in un golf cart l’allora principe ereditario (oggi re) dell’Arabia Saudita Abdullah nel suo ranch di Crawford, non era perché l’America avesse bisogno del petrolio arabo. I sauditi ci venderanno sempre il loro petrolio. Quello di cui Bush ha bisogno sono i petrodollari sauditi. Negli ultimi tre decenni, l’Arabia Saudita ha gentilmente riciclato i contanti succhiati dai portafogli dei proprietari di SUV americani e ha rimandato il bottino direttamente a New York per comprare buoni del tesoro e altre forme di investimento americane.

 

I potentati del Golfo danno per scontato che in cambio del prestito di contanti fatto al Tesoro americano per finanziare l’incremento di due trilioni di dollari del debito pubblico nazionale, voluto da George Bush, essi debbano ricevere protezione. Loro ci prestano i petrodollari, noi prestiamo loro l’82esimo aviotrasportato. Chávez metterebbe fine a tutto questo. Ci venderebbe petrolio relativamente a buon mercato, ma vorrebbe tenere i petrodollari in America Latina. Di recente Chávez ha ritirato 20 miliardi di dollari dalla Federal Reserve americana e, al tempo stesso, ha prestato – o rimesso – una somma analoga all’Argentina, all’Ecuador e ad altre nazioni latinoamericane.

 

Chávez, ha fatto notare il Wall Street Journal, è diventato un “Fondo Monetario Internazionale tropicale”. E in effetti, come mi ha riferito lo stesso presidente venezuelano, egli vuole abolire l’FMI con sede a Washington e i suoi brutali diktat liberisti, per rimpiazzarlo con un Fondo Umanitario Internazionale, un IHF, o più precisamente, un Fondo Internazionale di Hugo. Oltre a questo, Chávez vuole che l’OPEC riconosca ufficialmente il Venezuela come leader della riserva del cartello – cosa che né i sauditi, né Bush vedrebbero di buon occhio.

 

Politicamente, il Venezuela è diviso in due. La “Rivoluzione Bolivariana” di Chávez, sul modello del New Deal di Franklin Roosevelt – tassazione progressiva sul reddito, lavori pubblici, previdenza sociale, elettricità a basso costo – lo ha reso estremamente popolare tra i poveri. E la maggior parte dei venezuelani è povera. I suoi critici, un’elite bianca vecchia di quattro secoli, non abituata a condividere la ricchezza del petrolio, lo dipinge come un anticristo che va a braccetto con Castro.

 

Il governo di Chávez, che di solito si limitava a ignorare questi critici, ora è diventato apertamente ostile nei loro confronti. Gli ho contestato diverse volte le accuse fatte a Súmate, il principale gruppo dell’opposizione. I due fondatori dell’organizzazione non governativa che ha guidato la campagna per la revoca del mandato di Chávez rischiano otto anni di carcere per aver preso soldi dall’amministrazione Bush e dall’International Republican [Party] Institute. Nessuna nazione permette finanziamenti stranieri per le campagne politiche, ma le accuse (ancora nessuno è in carcere) sembrano una pesante mazza da usare per le minime infrazioni di questi patetici tafani.

 

La reazione di Bush contro Chávez è stata un misto di ostilità e provocazione: Washington ha appoggiato il tentato golpe contro Chávez nel 2002, e Condoleeza Rice e Donald Rumsfeld lo hanno denunciato più volte. La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, presentata a marzo, dice: “In Venezuela un demagogo intriso di petrolio sta minando alla base la democrazia e sta cercando di destabilizzare la regione”.

 

Perciò, quando il reverendo Pat Robertson, alleato di Bush, ha detto ai suoi fedeli nell’agosto del 2005 che Chávez doveva andarsene, non è irragionevole pensare che stesse dando voce ad un desiderio dell’amministrazione Usa. “Se pensa che stiamo cercando di assassinarlo”, ha detto Robertson, “credo che dovremmo andare avanti e farlo davvero. È molto meno costoso che iniziare una guerra… e non credo che comprometterebbe alcuna spedizione di petrolio”.

 

Ci sono solo due modi per arrestare l’ascesa di Chávez come nuovo Abdullah delle Americhe. Primo, l’opzione meno desiderabile: tagliare il prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile. Questo renderebbe il greggio di Chávez privo di valore. Oppure, l’opzione due: ucciderlo.

 

I: I suoi oppositori sostengono che lei stia iniziando una dittatura al rallentatore. È ciò a cui stiamo assistendo?

 

Hugo Chávez: Lo stanno ripetendo da tanto tempo. Quando sono a corto di idee, ogni scusa è buona come veicolo di bugie. È completamente falso. Vorrei invitare i cittadini della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, e del mondo intero, a venire qui e camminare liberamente per le strade del Venezuela, parlare con chiunque, guardare la televisione, leggere i giornali. Stiamo costruendo una vera democrazia, con diritti umani per tutti, diritti sociali, istruzione, sanità, pensioni, previdenza sociale, e lavoro.

 

I: Alcuni dei suoi oppositori sono stati accusati di aver ricevuto soldi da George Bush. Li manderà in prigione?

 

Chávez: Non dipende da me deciderlo. Abbiamo delle istituzioni preposte a questo. Queste persone hanno ammesso di aver ricevuto soldi dal governo degli Stati Uniti. Sta al pubblico ministero decidere cosa fare, ma la verità è che non possiamo consentire agli Stati Uniti di finanziare la destabilizzazione del nostro paese. Cosa succederebbe se noi finanziassimo qualcuno negli Stati Uniti per destabilizzare il governo di George Bush? Quel qualcuno andrebbe sicuramente in carcere.

 

I: Come risponde alle accuse di Bush che lei starebbe destabilizzando la regione interferendo nelle elezioni di altri paesi latinoamericani?

Chávez: Il signor Bush è un presidente illegittimo. In Florida, suo fratello Jeb ha cancellato molti elettori neri dalle liste elettorali. Quindi, questo presidente è il risultato di una frode. E, come se non bastasse, Bush negli Stati Uniti sta anche praticando una dittatura di fatto. I cittadini possono essere messi in prigione senza motivo. Mettono i telefoni sotto controllo senza sentenze giudiziarie. Controllano quali libri le persone prendono in prestito nelle biblioteche pubbliche. Hanno arrestato Cindy Sheehan perchè indossava una T-shirt che chiedeva il ritorno delle truppe dall’Iraq. Insultano i neri e i latinoamericani. E, se vogliamo parlare dell’impicciarsi in altri paesi, allora gli Stati Uniti sono i campioni dell’impicciarsi negli affari degli altri. Hanno invaso il Guatemala, hanno rovesciato Salvador Allende, hanno invaso Panama e la Repubblica Dominicana. Sono stati coinvolti nel colpo di stato in Argentina trent’anni fa.

I: Gli Stati Uniti stanno interferendo con le vostre elezioni?

Chávez: Hanno interferito per duecento anni. Hanno cercato di impedirci di vincere le elezioni, hanno appoggiato il colpo di stato, hanno dato milioni di dollari a quelli che avevano progettato il colpo, hanno appoggiato i media, i giornali, movimenti illegali, un intervento militare e azioni di spionaggio. Ma qui l’Impero è finito, e credo che prima della fine di questo secolo sarà finito nel resto del mondo. Assisteremo al funerale dell’Impero dell’aquila.

 

I: E lei non interferisce nelle elezioni di altri paesi latinoamericani?

Chávez: Assolutamente no. Mi preoccupo del Venezuela. Piuttosto, quello che sta accadendo è che alcuni movimenti di destra mi stanno trasformando in una pedina nelle politiche interne dei loro paesi, facendo affermazioni prive di fondamento. A proposito di candidati come Morales [Bolivia], ad esempio. Hanno detto che ho finanziato la candidatura del presidente Lula [Brasile], e questo è assolutamente falso. Hanno detto che ho finanziato la candidatura di Kirchner [Argentina], e anche questo è assolutamente falso. In Messico di recente il partito di destra ha usato la mia immagine a suo vantaggio. Quello che è accaduto è che in America Latina c’è una svolta a sinistra. I latinoamericani si sono stancati del ”Washington consensus” – un neoliberismo che ha aggravato miseria e povertà.

I: Lei ha speso milioni di dollari della ricchezza derivata dal petrolio del suo paese in tutta l’America Latina. Sta davvero aiutando queste nazioni o sta semplicemente comprando l’appoggio politico al suo regime?

 

Chávez: Siamo fratelli e sorelle. Questa è una delle ragioni della collera dell’impero. Lei sa che il Venezuela ha la più grande riserva al mondo di petrolio. E la più grande riserva di gas in questo emisfero, l’ottava al mondo. Fino a sette anni fa il Venezuela era una colonia petrolifera degli Stati Uniti. Tutto il nostro petrolio andava a nord, e il gas era usato dagli Stati Uniti e non da noi. Adesso stiamo cambiando. Il nostro petrolio sta aiutando i poveri. Lo vendiamo alla Repubblica Dominicana, ad Haiti, a Cuba, ad alcuni paesi dell’America Centrale, all’Uruguay, all’Argentina.

I: E il Bronx?

 

Chávez: Per quanto riguarda il Bronx, si tratta di un dono. In tutti i casi menzionati sopra si tratta di affari. In ogni caso, non si tratta di libero commercio, ma solo di commercio equo. Abbiamo anche un fondo umanitario internazionale come risultato dei proventi del petrolio.

 

I: Perchè George Bush ha rifiutato i suoi aiuti a New Orleans dopo l’uragano?

 

Chávez: Dovreste chiederlo a lui, ma sin dall’inizio del terribile disastro di Katrina il nostro popolo negli Stati Uniti, così come il presidente del CITGO, sono andati a New Orleans per soccorrere la popolazione. Eravamo in stretto contatto telefonico con Jesse Jackson. Abbiamo affittato autobus. Abbiamo portato cibo e acqua. Abbiamo tentato di proteggerli: sono nostri fratelli e sorelle. Non ha importanza se sono africani, asiatici, cubani o altro.

 

I: Sta tentando di rimpiazzare la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale in quanto “Bei Bigliettoni di Papà”?

 

Chávez: Vorrei davvero che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sparissero presto. I: E si tratterebbe della Banca di Hugo? Chávez: No. Si tratterebbe della Banca Internazionale Umanitaria. Stiamo solo creando una modalità alternativa di condurre gli scambi finanziari. È basata sulla cooperazione. Ad esempio, mandiamo petrolio in Uruguay per le loro raffinerie e loro ci pagano con le mucche.

 

I: Latte in cambio di petrolio?

Chávez: Esatto. Latte in cambio di petrolio. Anche gli argentini ci pagano con le mucche. E ci danno attrezzature mediche per combattere il cancro. Si tratta di un trasferimento di tecnologie. Scambiamo anche petrolio con tecnologie informatiche. L’Uruguay è uno dei più grandi produttori di software. Stiamo rompendo con il modello neoliberista. Non crediamo nel libero scambio. Crediamo nel commercio e nello scambio equo, non competizione ma cooperazione. Non sto dando via il petrolio gratis. Lo sto solo usando, prima di tutto per portare dei benefici al nostro popolo, per combattere la povertà. Per cento anni siamo stati uno dei più grandi paesi produttori di petrolio al mondo, ma con un tasso di povertà del 60%; adesso stiamo cancellando un debito storico.

 

I: A proposito del libero mercato, lei ha richiesto il rimborso delle tasse pagate alle compagnie petrolifere statunitensi. Ha cancellato contratti con compagnie petrolifere americane, britanniche ed europee. Sta tentando di tagliare fuori le compagnie petrolifere americane e britanniche dal Venezuela?

 

Chávez: No, noi non vogliamo che se ne vadano, e non penso nemmeno che loro vogliano abbandonare il paese. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Molto semplicemente, abbiamo recuperato la sovranità sul nostro petrolio. Non pagavano le tasse. Non pagavano i diritti di estrazione. Non rendevano conto delle loro azioni al governo. Possedevano più terra di quanto stabilito inizialmente nei contratti. Non rispettavano gli accordi in materia di scambi tecnologici. Inquinavano l’ambiente e non pagavano per ripulirlo. Adesso devono rispettare la legge.

 

I: Le ha detto di pensare che il prezzo del petrolio salirà a 100 dollari al barile. Ha intenzione di usare la sua nuova ricchezza petrolifera per spremere il pianeta?

 

Chávez: No, no. Non abbiamo alcuna intenzione di spremere nessuno. Per il momento siamo stati noi ad essere stati spremuti, e di molto. Per cinquecento anni hanno spremuto e soffocato noi, popoli del Sud. Penso che la domanda stia crescendo e le riserve stanno diminuendo, e i grandi giacimenti si stanno esaurendo. Ma non è colpa nostra. Nel futuro dovrà esserci un accordo tra i grandi consumatori e i grandi produttori.

 

I: Cosa accadrà quando i soldi del petrolio finiranno, cosa accadrà quando il prezzo del petrolio cadrà come succede sempre? La rivoluzione bolivariana di Hugo Chávez crollerà semplicemente perchè non ci saranno più soldi per pagari il grande giro gratis?

 

Chávez: Non penso che crollerà, nel caso improbabile di un esaurimento a breve termine del petrolio. La rivoluzione sopravviverà. La sua sopravvivenza non dipende soltanto dal petrolio. C’è una volontà nazionale, c’è un’idea nazionale, c’è un progetto nazionale. In ogni caso, oggi stiamo realizzando un programma strategico chiamato Oil Sowing Plan: usare la ricchezza del petrolio per far diventare il Venezuela un paese agricolo, una meta turistica, un paese industrializzato con un’economia diversificata. Stiamo investendo miliardi di dollari nelle infrastrutture: generatori che utilizzano energia termica, una grande rete ferroviaria, strade, autostrade, nuove città, nuove università, nuove scuole, recupero della terra, costruzione di trattori, e prestiti concessi agli agricoltori. Un giorno non avremo più petrolio, ma questo accadrà nel ventiduesimo secolo. Il Venezuela ha petrolio sufficiente per altri 200 anni.

I: Ma la rivoluzione potrebbe concludersi se ci dovesse essere un altro colpo di stato e questa volta dovesse riuscire. Crede che Bush stia ancora tentando di rovesciare il suo governo?

 

Chávez: Gli piacerebbe, ma una conto è cosa si vuole, un conto è ciò che non si può ottenere. In nessun modo.

 

 

«La mia ultima battaglia contro l’euro»

 

Redazione de Il Giornale.it

 

Molinari: chi tocca il Signoraggio muore Lettera di Mauro Freccero, L’ex questore di Genova, Arrigo Molinari cita in giudizio Bankitalia per la truffa del Signoraggio!

 

Aveva l’udienza il 5 ottobre 2005, ma venne ucciso a coltellate il 27 settembre non si sa da chi e perche’!!!  Della serie: chi tocca il Signoraggio muore.

 

 

 

 

 

 

La settimana scorsa «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell’udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d’Italia e Banca centrale europea. Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata.

 

 

La truffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse banche fin dal 1992». Allora, il ministro del Tesoro. era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».

 

 

D: Il “Signoraggio“ è questo? R: «Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L’inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».

 

 

D: Le conseguenze del “Signoraggio“? R: «Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».

 

 

D: Tutta colpa delle banche? R: «Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d’Italia, venuta meno la convertibilità in oro e l’obbligo della riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».

 

 

D: Non si comportano bene… R: «Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell’esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d’Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».

 

 

D: Un bel problema, non c’è che dire. R: «Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L’emissione della moneta, e il successivo  prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».

 

 

D: Poi, invece… R: «Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva (anche nelle transazioni delle Banche centrali ) avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta solo in quanto titolare della Riserva aurea».

 

 

D: Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere. R: «Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all’introduzione dell’euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».

 

 

D: Un assurdo tutto italiano, secondo lei. R: «Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L’euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».

 

 

D: Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso? R: «Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e su cui si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani . L’emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».

 

 

D: Lei, professore, ha fiducia? R: «Certo. La magistratura dovrà dire basta!».

 

BCE non è così stupida da incassare il reddito del signoraggio e lasciarne segni palesi, la malefatta viene camuffata : registrando gli incassi del signoraggio al passivo anzichè che all’attivo . (quindi niente bum-bum per gli azionisti) come? di fatto il bilancio appare sempre in pareggio riguardo all’emissione, facendo cosi :

 

BCE (come la FED americana) non fa altro che registarre al pavviso l’ammontare emesso e registra all’attivo un controvalore pari in buoni di stato (BOT) che riceve in cambio dallo stato.

 

Facciamo un esempio, l’italia ha bisogno di un iniezione in circolo di 100.000.000 euro, cosa succede ?

 

BCE stampa 100.000.000 euro, le dirotta allo stato e lo stato cede in cambio BOT per un controvalore uguale di 100.000.000 euro.

BCE segna al passivo i 100.000.000 emessi e segna all’attivo il valore dei BOT.

Risultato il bilancio rimane in pari, come se non fosse mai successo niente. veramente non è successo niente ?

non propio, la BCE stampando cartaccia al prezzo di pochi centesimi si è appropriata d 100.000.000 di BOT italiani e relativi interessi di cui lo stato dovrà pagarle interessi ma non rimane nessuna traccia dell’avvenuto.

Come per magia lo stato Italiano ha perso 100.000.000 euro e nessuno se ne accorto!

Questo ovviamente grazie anche al colpevole silenzio di : politici, media, università etc. (pagati da loro generosamente)

 

 

 

OGGETTO: RICHIESTA DI RIMBORSO DELLE SOMME ILLEGITTIMAMENTE PERCEPITE A  TITOLO DI  “DIRITTO DI SIGNORAGGIO”, ILLECITAMENTE GESTITO.

 

IL TESTO DELLA RACCOMANDATA A.R.

 

IL TESTO DELLA CITAZIONE

 

QUALORA BANKITALIA NON PROCEDA AL RIMBORSO COME DA LETTERA DI DIFFIDA  SARA’ NECESSARIO CITARLA DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

 

Fonte Adusbef
files del 2/10/2005 e 30/09/2005

 

 

 

 

BANKITALIA PAGA E EVITA PIGNORAMENTO PER SIGNORAGGIO La Banca d’Italia “ha evitato in extremis, il pignoramento della scrivania del Governatore della Banca d’Italia Fazio, che doveva essere eseguito domattina alle ore 10,00 da un ufficiale giudiziario, per effetto della sentenza emessa dal Giudice di Pace di Lecce il 15 settembre 2005, che aveva condannato Via Nazionale, diramazione della Bce, a rimborsare un socio Adusbef, per l’illecito diritto di signoraggio, quantificato da una perizia tecnica in 5 miliardi di euro, ossia 87 euro per ogni cittadino italiano residente”. Lo rende noto l’Adusbef, precisando che Palazzo Koch “ha infatti inviato un vaglia cambiario 276,68 euro (87 euro più le spese), corrispondente all’ importo precettato, a favore di Giovanni De Gaetanis, il socio Adusbef che assistito dall’avvocato Antonio Tanza aveva proposto e vinto il ricorso pilota davanti al Tribunale di Lecce, che aveva dichiarato,seppur in prima istanza, nullo un diritto feudale di signoreggio (come la carica del Governatore) quantificato in 5 miliardi di euro”.

 

 

 

La sentenza del tribunale di Lecce è “il primo colpo giudiziario in assoluto al diritto di signoraggio. Il signoraggio è un antico istituto derivante dal sovrano che battendo moneta, ne garantiva il valore nel tempo ed in cambio di quella specifica garanzia feudale (come la carica a vita del Governatore della Banca d’Italia), tratteneva una parte di quell’oro. Oggi  che neppure le riserve auree garantiscono più la moneta, al punto che è sparita la scritta pagabili al portatore, è rimasto quel diritto feudale di signoraggio i cui proventi vengono incamerati dalla Banca d’Italia, che non appartiene più allo Stato ma a banche private ed altri soggetti che incassano parte di tale introiti”. “I cittadini quindi hanno continuato a pagare quella che è diventata una sorta di tassa agli istituti di credito, in violazione dello stesso statuto della Banca d’Italia che all’articolo 3, comma 3 parla chiaro: la banca appartiene allo Stato. Quindi, è stata la conclusione del giudice la sottrazione del reddito da signoraggio in danno alla collettività è di 87 per singolo cittadino residente alla data del 31 dicembre 2003, per un controvalore di 5.023.632.491 euro, che deve essere restituito. Sul sito dell’Adusbef fac-simile ed atto di citazione che ogni cittadino può e deve fare, contro la Banca d’Italia, per la restituzione del maltolto”.

 

 

 

 

 

Recentemnte alcuni tribunali hanno dichiarato illegittimo il reddito monetario dello Stato percepito  a titolo di diritto di signoraggio, ovvero lucrando sulla differenza tra i costi di produzione della carta moneta e il suo valore nominale. Vi e’ un progetto di legge per costringere la Banca d’Italia a restituire allo Stato italiano ed ai cittadini quanto incassato. Tale somma e’ stata quantificata da una perizia tecnica per il periodo compreso tra il 1993 e il 2003 in 5 miliardi di euro, ossia 87 euro per ogni cittadino italiano residente. 

 

Nel 1992 l’allora ministro del Tesoro ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private.

 

Il signoraggio è un antico istituto derivante dal sovrano che battendo moneta (al tempo in oro), ne garantiva il valore nel tempo, ed in cambio di quella specifica garanzia feudale,  tratteneva una parte di quell’oro. Oggi  che neppure le riserve auree garantiscono più la moneta, al punto che è sparita la scritta pagabili al portatore, è rimasto quell’illecito diritto feudale di signoraggio i cui proventi vengono incamerati dalla Banca d’Italia, che non appartiene più allo Stato ma a banche private ed altri soggetti che incassano parte di tale introiti. I cittadini quindi hanno continuato a pagare quella che è diventata una sorta di tassa agli istituti di credito, in violazione dello stesso statuto della Banca d’Italia che all’articolo 3, comma 3 parla chiaro: la banca appartiene allo Stato. Quindi, la sottrazione del reddito da signoraggio in danno alla collettività è di 87 per singolo cittadino residente alla data del 31 dicembre 2003, per un controvalore di 5.023.632.491 euro, che deve essere restituito.

 

 

Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda quindi su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L’inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i ricorsi di tutti i cittadini italiani per quella somma senza problema di gerarchia di fonti .

 

 

 

Inoltre le banche centrali e quindi la Banca d’Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, non sono più proprietarie della moneta che emettono (anche nelle transazioni delle Banche centrali ), la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta solo in quanto titolare della Riserva aurea, e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepisce interessi grazie al tasso di sconto, prestando il danaro al Tesoro e alle banche private suoi azionisti. Bankitalia si prende diritti che non può avere. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all’introduzione dell’euro in via esclusiva, e, successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani.

 

 

 

5 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 1996 e il 2003. Le banche centrali e quindi la Banca d’Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono (anche nelle transazioni delle Banche centrali ) avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta solo in quanto titolare della Riserva aurea», e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro e alle banche private suoi azionisti. Bankitalia si prende diritti che non può avere. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all’introduzione dell’euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».

 

Allo Stato la differenza tra i costi di produzione della carta moneta e il suo valore nominale. Dichiarato illegittimo il reddito monetario. Un progetto di legge per costringere la Banca d’Italia a restituire allo Stato italiano quanto incassato a titolo di ‘diritto di signoraggio’, cioè di differenza tra i costi di produzione della carta moneta e il suo valore nominale. E quindi, in base a quanto ha stabilito con una recente sentenza il giudice di pace di Lecce Cosimo Rochira, cinque miliardi di euro per il periodo compreso tra il 1996 e il 2003.

 

 

Il diritto di signoraggio, spiega Rochira nella sentenza, del 26 settembre 2005, nasce in passato, “quando la circolazione era costituita soprattuto da monete in metalli preziosi (oro e argento)” e “ogni cittadino poteva chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d’oro e d’argento che egli portava alla zecca”.

 

 

“Il sovrano – continua la sentenza – ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantiva il valore. In cambio di questa garanzia, tuttavia, Il sovrano tratteneva per sè una certa quantità di metallo: l’esercizio di questo potere sovrano veniva chiamato signoraggio”. In definitiva, si tratta di una sorta di “reddito monetario” che la Banca d’Italia ha incassato regolarmente e, a giudizio dell’avvocato Rochira, illegittimamente. “Il C.T.U. (n.d.r. consulente tecnico d’ufficio) nella sua relazione – scrive infatti il giudice di pace nella sentenza – ha chiarito che il reddito causato dall’attività e dalla circolazione di moneta dovrebbe vedere lo Stato quale principale beneficiario e non gruppi di privati”. Cioè le banche che di fatto sono proprietarie della Banca d’Italia.

 

 

In definitiva, alla figura storica del sovrano si sostituisce lo Stato nella persona dei suoi cittadini come beneficiario del diritto, ragiona Rochira, e non la Banca d’Italia, con i suoi ‘azionisti’, e cioè le varie banche, citate dalla stessa sentenza: Gruppo Intesa, Gruppo SanPaolo Imi, Gruppo Assicurazioni Generali, Bnl, ecc. Conclusione: la Banca d’Italia è stata condannata a restituire al cittadino che ricorreva in giudizio la sua ‘quota’, e cioè 87 euro.

 

 

Se si moltiplicano 87 euro per il numero di cittadini italiani, poco più di 58 milioni, si ottiene la cifra globale di cinque miliardi. Che l’Adusbef farà in modo di ottenere perseguendo due strade, spiega Lannutti: “Faremo vari atti di citazione, facendo costituire in giudizio un centinaio di consumatori per volta. E, poichè la sentenza è esecutiva, se la Banca d’Italia non paga pignoreremo una delle scrivanie del governatore”.

 

 

La seconda strada è quella di presentare un progetto di legge per la restituzione globale dei cinque miliardi di lire, da destinare alle vittime dei crack finanziari. Anche perchè, l’attuale ‘fondo’ annunciato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti appare molto lontano dall’obiettivo: “Ci troviamo di fronte a questi fuochi d’artificio, a questi annunci sensazionali. Questo fondo è una specie d’imbroglio, dal momento che perchè diventi operativo devono passare almeno dieci anni. E forse, nel frattempo i diritti dei truffati cadranno in prescrizione”.

 

 

La Banca d’Italia si è regolarmente costituita in giudizio attraverso un collegio di tre avvocati che hanno eccepito “l’infondatezza nel merito delle richieste avversarie”. Alla domanda su cosa avverrà adesso, dopo la sentenza, l’ufficio stampa di via Nazionale ha risposto di non saperne nulla e di non essere in grado di saperne nulla neanche nelle prossime ore

 

 

Papà fa la guerra alle banche e Grillo è la sua “arma letale”

 

Le crociate anticapitalistiche del comico sono ispirate da un eccentrico economista. Che guarda caso, è il padre di una giornalista di “OGGI”

 

Michela Auriti
Fonte : pubblicato dal settimanale “ Oggi ” rubrica – DALL’ITALIA – pag. 84 del 10 marzo 1999

 

 

 

http://www.signoraggio.com/signoraggio_cheschifodinatale.html

 

 

 

Abbiamo “costretto” la nostra Michela Auriti a intervistare il suo sorprendente genitore. Ha un progetto “pazzesco”: togliere la proprietà della moneta alla Banca d’Italia e darla ai cittadini -Beppe è il mio miglior allievo-, dice il professore -. L’ultima “follia” : la lira del Giubileo – di Michela Auriti –

 

 

 

Roma, marzo tutto è cominciato un paio di settimane fa, quando una i collega mi ha messo sotto il naso l’articolo di un quotidiano. Mezza pagina con al centro la foto di un uomo che riconoscerei tra mille, faccia onesta e sorriso aperto, l’abito grigio rigato e il gilet: mio padre !

 

 

 

Il titolo dell’intervista strilla : << Beppe Grillo è il mio profeta >> e l’occhiello aggiunge : << C’ è un intellettuale di destra, l’economista eretico Giacinto Auriti, dietro il nuovo corso dello showman genovese >>.

 

Segue un’ intervista a mio padre sulle sue stravaganti teorie monetarie e, a fianco, le dichiarazioni del comico genovese che si dice << suo discepolo >> e afferma che << i discorsi di Auriti dovrebbe farli una sinistra vera, se esistesse >>.

 

Ora io so, e da molti anni, che mio padre è un tipo originale: professore universitario a Roma e poi a Teramo, candidato nelle liste del Movimento sociale nel ’72 e prima ancora trascinatore di folle nel suo paese in Abruzzo, Guardiagrele, dove da giovane girava su una Seicento col megafono e faceva proseliti per il suo partito. Papà oggi ha 75 anni (ma ne dimostra dieci di meno) e un entusiasmo invidiabile anche per un trentenne produce vino e latticini nella sua campagna ai piedi della Maiella, insegna ancora agli studenti e soprattutto ha un chiodo fisso, la lotta alle banche. Chiunque lo incontri, dopo pochi minuti di convenevoli (anche perché papa è uno che taglia corto e parla diretto), viene travolto dall’esposizione di un progetto folle : togliere la proprietà della moneta alla Banca d’Italia e darla ai cittadini. Ma come abbia fatto a indottrinare il Savonarola dei comici, questo è un mistero anche per me che sono la figlia . . .

 

 

 

Allora papà, cos’è questa storia ? Sul giornale leggo che sei diventato il grillo parlante di Grillo…

 

 

 

<<È nata poco meno di tre anni fa. Lui ha letto un mio libro sulla moneta, ha saputo che ho denunciato il governatore della Banca d’Italia per cinque reati : truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio. E ha detto : “Questo è talmente
matto che lo devo conoscere” >>.

 

Poi cosa è successo ?

 

 

 

“È successo che dalla sua casa a Genova è venuto ad Atri, in Abruzzo, e ha partecipato a un mio convegno sulla proprietà popolare della moneta, improvvisando uno show strepitoso. Nel teatro c’erano centinaia di studenti e professori… Grillo si è entusiasmato all’idea e l’ha divulgata col suo spettacolo. Da allora siamo diventati amici : spesso ci sentiamo per telefono per scambiarci idee e opinioni. Senza di lui, le teorie della mia scuola sulla proprietà della moneta sarebbero ancora semiclandestine >>.

 

 

 

Scusa, papà, ma Grillo si è lasciato subito convincere o ha fatto come noi figli che ti abbiamo sempre ascoltato con un orecchio solo ?

 

 

 

<<No, lui ha capito subito, gli sono bastate poche parole. Perché è intelligente e ha la genialità dei genovesi. Un suo famoso concittadino diceva: “Gli affari fino a un certo punto si dimostrano, oltre un certo limite si sentono” >>.

 

 

 

Così hai trovato il tuo discepolo migliore…

 

 

 

<<Il migliore no. Ma il più brillante certamente sì. Grillo ha la capacità di semplificare le grandi verità. Gli ho fatto questo esempio: se il governatore della Banca d’Italia si mettesse a stampare moneta su un’isola deserta, le banconote non avrebbero valore perché manca la gente. Quindi la proprietà della moneta non è di chi la emette, cioè della banca, ma di chi la accetta come strumento di scambio. Invece i popoli sono stati trasformati da proprietari in debitori, espropriati e indebitati. La banca centrale, prestando il dovuto, si appropria del valore della moneta. La prova ? Sulle banconote c’è scritto : ” Pagabili a vista al portatore “, ma se vado in Bankitalia, nessuno mi darà mai il corrispettivo in oro. È la più grande truffa di tutti i tempi ! >> .

 

 

 

E la soluzione qual è ?

 

 

 

<<Dare al popolo non solo la sovranità politica ma anche la sovranità monetaria, cioè la proprietà della moneta all’atto dell’emissione. Nel disegno di legge che abbiamo presentato al Senato, cinquanta parole che mi sono costate trentaquattro anni di lavoro, chiediamo che venga accreditata, dalla banca centrale allo Stato : a ogni cittadino dovrebbe essere dato un codice dei redditi sociali che serve a incassare moneta. Altrimenti non c’è democrazia ma usurocrazia. Come di questi tempi >>.

 

 

 

Papà, però con queste tue battaglie ci hai fatto stare sempre un po’ in ansia. E prima ancora c’era la politica. Me lo ricordo, anche se avevo pochi anni: 1972, ti eri candidato alle politiche. Su un muro lungo la strada che sale alla Camilluccia, c’ era scritto: << numero 17: Auriti a morte >>.

 

 

 

<<Ah sì ? Non lo sapevo >>.

 

 

 

A casa arrivavano anche telefonate anonime, di minaccia.

 

 

 

<<Non mi ricordo neanche questo >>.

 

 

 

Papà ! Lo vedi che sei sempre vissuto nel tuo mondo ?

 

 

 

<<No. È che già allora avevo il presentimento dei tempi che sarebbero arrivati : se non si sostituisce alla moneta debito la moneta proprietà, le nuove generazioni non avranno altra scelta che tra il suicidio e la disperazione. Il suicidio da insolvenza, non a caso, è diventato una malattia sociale. Oggi lavoriamo per pagare i debiti e più lavoriamo più ci indebitiamo >>.

 

 

 

Certo che quando ti metti una cosa in testa… Noi figli ormai ci siamo abituati, ma chi non ti conosce potrebbe pensare che sei monomaniaco.

 

 

 

<<Il fatto è che dico cose ovvie, ma che si scontrano con tali e tanti interessi da sembrare folli. E siccome non mi rassegno, sembro anche maniaco. Però ho convinto anche molti comunisti…>>.

 

 

 

Già, come a Guardiagrele, dove la nostra casa è davanti alla sede dei comunisti. Com’era quella storia alla don Camillo e Peppone ?

 

 

 

<<Scrissi un manifesto : ” Signori socialcomunisti, se volete dare la vostra proprietà allo Stato, votate falce e martello ; se volete una quota di capitale, votate per noi. Ergo : i fessi votano comunista, le persone intelligenti votano per noi “>>.

 

<<Al caffé del paese, dove stavo giocando a tresette, mi raggiunse allora il capocomunista. Si chiamava Eugenio, detto ” lo Zar “. Mi urlò in dialetto : “Don Giacì, io ti uccido ! M’hai dato del fesso ! “. Gli risposi : ” Vedi Eugenio, al condannato a morte si deve l’ultima parola. Fammi parlare “. ” E parla “, fece lui. ” Eugenio, tu mi vuoi uccidere non perché ti ho detto che sei un fesso: in quel caso mi daresti uno schiaffo e così la pena sarebbe proporzionata all’offesa. Sai invece perché mi vuoi uccidere ? Perché ti ho convinto che sei un fesso “. Lo Zar, preso in contropiede, rimase senza parole. Poi ci pensò su e disse : ” Mannaggia, don Giacì, c’hai ragione “. E da allora diventammo grandi amici >>.

 

 

 

Mio padre ha sempre saputo raccontare piccole storie che ci sembravano fantastiche. Da piccoli, per esempio, io e i miei quattro fratelli aspettavamo con ansia il Natale perché papa ci preparava con un paio di mesi d’anticipo: diceva di aver incontrato i nanetti, emissari sulla terra di Gesù Bambino, che andavano in giro per vedere se noi bambini eravamo stati buoni. Poi, la notte di Natale, i nanetti si nascondevano nel nostro giardino dove naturalmente li vedeva solo lui. << Stanno arrivando >>, ripeteva. E noi eravamo felici.

 

 

 

Te lo ricordi, papà ?

 

 

 

<<Come no ? Raccontare le favole è fondamentale >>.

 

 

 

Per punirci, ci mettevi al “cantone”, cioè in piedi in un angolo della casa finché non tornavamo a chiederti scusa. E una volta, una sola, mi hai dato uno schiaffo perché ero tornata tardi a casa : avevo un fidanzatino che non ti piaceva…

 

 

 

<<Non era per quel motivo, ma perché dicesti una frase sulla quale reagii. Tipo: “Quando sarò grande, farò come mi pare . Avevi messo in discussione l’autorità di tuo padre, quello schiaffo tè l’eri meritato >>.

 

 

 

A noi figli hai anche insegnato a mettere una parte dei nostri risparmi su un conto in banca comune.

 

“Volevo che imparaste che la vostra forza sta nell’unione”.

 

Papà, lo sai qual è il problema ? Che hai (quasi) sempre ragione. E adesso qual è la tua prossima battaglia ?

 

<<Il mio sogno è la moneta dei poveri o moneta del giubileo. Vorrei che la Chiesa di Roma, secondo un principio cristiano, si sostituisse alla banca centrale stampando moneta e dandola al popolo. Così potrei dire di aver portato un po’ di soldi in ogni famiglia. Ho consegnato il progetto in Vaticano, affidandolo nelle mani del cardinale Vincenzo Fagiolo. Poi ho fatto un’altra cosa >>.

 

Che cosa ?

 

<<Vedi, io so che con questa mia teoria vado a toccare l’interesse dei potenti: i padroni del denaro sono i padroni della storia, decidono l’esito delle guerre e delle nostre stesse vite. Perciò so che senza l’intervento del soprannaturale non riuscirò mai a vincere questa mia battaglia. E così mi sono ricordato di un fatto miracoloso, mentre andavo a caccia con un mio amico. Il sindaco di Chieti aveva denunciato molti politici locali per gravi irregolarità, ma niente era successo fino a quando non mise quelle denunce sulla tomba di padre Pio, a San Giovanni Rotondo : dopo una settimana, quei politici stavano tutti in galera. Perciò ho preso il progetto della moneta dei poveri e ho chiesto al mio compagno di caccia, che è un nipote del frate di Pietrelcina, di metterlo sulla tomba di padre Pio >>.

 

Questa è un po’ come la storia della chiesetta che mio padre fece costruire. Camminava in riva al mare con mamma, quando trovò il fondo di una bottiglia con incisi tre numeri: 13, 5 e 69. Li giocò al Lotto, uscì il terno e vinse. Poi incontrò una vecchia contadina che gli disse : << Ho sognato la Madonna. Mi ha detto che con quei soldi ci devi costruire una casa per lei >>. E mio padre obbedì: oggi quella piccola chiesa con il tetto a capanna, in una frazione di campagna in provincia di Chieti, è intitolata alla Madonna di Fatima perché il 13 maggio ( 13 e 5, i primi due numeri ! ) è il giorno in cui apparve. Per ultimare la costruzione, papà si mise a giocare a poker durante le feste di Natale in paese. Vinceva sempre. << Finita la chiesa >>, racconta, << mi passò completamente la voglia di giocare. E sì che per tutta la vita sono stato un appassionato del poker…>>.

 

Mio padre compirà 76 anni a ottobre. Quella famosa denuncia contro il governatore della Banca d’Italia gli costò il ritiro di tutti i fidi bancari e così papà fu costretto a fermare l’azienda agricola. Naturalmente s’intestardì ancora di più nella sua lotta : oggi è sempre in giro per conferenze e convegni a divulgare le sue idee, ha collegato una serie di comuni perché battano in proprio la moneta. << Lo fanno già a Itaca e ad Halifax, negli Stati Uniti >>, dice. E il giovedì sera risponde ai telespettatori di un’emittente abruzzese, Telemax, che lo provocano su questa sua << folle >> teoria.

 

In più ci sono 222 siti Internet con le teorie del << Professor Giacinto Auriti >>, oltre alla proposta di un economista americano (arrivata per via telematica) che lo vuole candidato al Nobel.
Io e i miei fratelli vorremmo che si risparmiasse un po’, ma ormai non glie lo chiediamo neanche più perché papà risponde sempre allo stesso modo : << Visto che tanto devo morire, lasciatemi divertire fino all’ ultimo >> E scoppia in una delle sue belle risate.

 

 

 

Michela Auriti

 

 

Dal web:
http://www.signoraggio.com

 

 

 

Ipotesi: Da domani viene abolito il signoraggio :

 

1) La moneta non nasce più come debito
2) quindi non la dobbiamo restituire ne’ come debito per le obbligazioni emesse ne’ come voce interessi sulle stesse
3) con i soldi di cui al punto due costruiamo scuole, ospedali, strade, case, parchi, facciamo la raccolta differnziata ecc
4) i paesi non s’indebiteranno più con il FMI, quindi non ci saranno sfruttamento da parte di paesi come l’America e Inghilterra nei confronti del terzo mondo, america latina, ecc
5) la ricchezza ( le risorse ) saranno distribuite più equamente.
6) la moneta non sarà più merce perchè non esisterà più il meccanismo degli interessi, ma solo mezzo di scambio
7) l’uomo sarà apprezzato per quello che è e non per quello che ha
otto) Non ci saranno più guerre
9) non s’inquinerà

 

 

 

“La Lega Nord si allea con i Cittadini:
il signoraggio è del Popolo e non dei banchieri privati”

 

 

 

http://www.disinformazione.it/lega_e_signoraggio.htm
http://www.disinformazione.it/cassata.RTF
http://www.disinformazione.it/UNICAPOLITICA.pdf

 

 

 

Sapete bene come la pensiamo: i partiti politici sono i camerieri dei banchieri o meglio, del potere economico gestito da questi ultimi.

 

Ma ben vengano tutte quelle iniziative, che come questa, almeno potrebbero servire per far prendere coscienza della più grande truffa della storia dell’umanità: il signoraggio monetario!!!

 

—————————

 

“La Lega Nord si allea con i Cittadini:
il signoraggio è del Popolo e non dei banchieri privati”

 

Il Congresso della Provincia di Torino della Lega Nord approva a grandissima maggioranza la mozione “L’unica politica possibile” presentata da Claudio Marovelli.

 

 

 

“La Lega è da sempre una forza popolare che non ha paura di difendere gli interessi del Popolo dagli interessi dei poteri forti.

 

Vi chiedo di votare per questa mozione perché così facendo si restituirà al Popolo la vera Sovranità che ROMA LADRONA ha viceversa regalato a pochi banchieri privati senza nessuna contropartita.
Quando noi produciamo e consumiamo dei beni e dei servizi, come credete che riusciamo a scambiarceli vicendevolmente? Con le monete!

 

Come pensate che le monete che abbiamo in tasca arrivino fin lì? Arrivano fin lì perché ROMA LADRONA si indebita per nostro conto nei confronti dei banchieri centrali, rigorosamente privati, avviando così la spirale perversa del debito i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. I banchieri privati creano dal nulla le banconote, si impossessano illegalmente del loro valore (dei numeri che gli stampano sopra) e ci chiedono pure gli interessi. Non solo! Non ci pagano sopra neanche una lira di tasse perché ROMA LADRONA li autorizza a non metterli nel conto economico e questi se li portano in nero alle Cayman e comunque dove gli pare. L’ordine di grandezza annuo di questa truffa è il triplo di questa finanziaria.

 

Ma quei soldi sono i nostri! Perché siamo noi che produciamo e consumiamo i beni ed i servizi. Perché siamo noi che riconosciamo valore a quei pezzi di carta colorati e li riteniamo idonei per effettuare gli scambi.  Perché siamo noi il Popolo Sovrano di cui al primo articolo secondo comma della Costituzione.
Sottopongo quindi al Congresso le seguenti proposte necessarie e sufficienti per risolvere istantaneamente tutti i problemi finanziari della nostra Società:

 

 

 

1) il Parlamento stabilisce, alla stregua di Regno Unito, Danimarca e Svezia, che il potere monetario compete allo Stato italiano, con conseguente ed immediata uscita del nostro Paese dal Trattato di Maastricht;

 

 

 

2) la banca d’Italia effettuerà l’emissione monetaria ACCREDITANDOLA allo Stato che la porrà all’attivo del Suo bilancio; la banca d’Italia verrà compensata sia per le prestazioni tipografiche, sia per le consulenze, sia per i servizi svolti, ma non certo consentendole di sottrarre alla Comunità l’intera emissione monetaria, come viceversa è avvenuto fino ad oggi. Se la banca d’Italia non sarà disponibile tutte le sue funzioni verranno svolte senza difficoltà dal Ministero del Tesoro e dall’Istituto Poligrafico dello Stato.

 

 

 

Con questi semplicissimi provvedimenti sarà possibile vivere in uno Stato vero, senza debito pubblico. Vi immaginate cosa significherebbe vivere in uno Stato senza debito pubblico?

 

– Non sarebbe più necessario tartassarci; un’aliquota del 10% (la decima) sarebbe più che sufficiente per mantenere l’equilibrio economico e la macchina dello Stato SANO.

 

– Grazie alla produzione automatizzata di molti prodotti sarà possibile, mantenendo l’attuale tenore di vita, come negli anni 60 e 70, far sì che un solo stipendio permetta alla famiglia anche numerosa di vivere bene e magari anche di fare qualche risparmio. Infatti in quegli anni il rapporto debito/PIL era inferiore al 30%.

 

– Le casalinghe potrebbero essere agevolmente stipendiate dallo Stato; i nostri figli potrebbero finalmente essere accuditi dalla madre prevenendo i tantissimi problemi che stiamo vivendo sulla nostra e loro pelle.

 

– La scuola e la ricerca potrebbero finalmente ritornare ad essere decorose.

 

– Idem per la Sanità.

 

– Idem per le Forze Armate e dell’Ordine.

 

 

 

La lista delle cose che si potrebbero fare è vastissima.Chiudo con una nota di concretezza.  Ricordate le 500 lire di carta?

 

Quelle erano banconote dello Stato e per fare quelle non ci ha indebitati. Erano monete SANE.
Quelle che abbiamo in tasca le abbiamo perché ROMA LADRONA si è indebitata per nostro conto. Quelle nelle nostre tasche sono monete AVVELENATE. Hanno con loro il debito, sempre più grande, sempre più inestinguibile: un vero cappio al collo per noi stessi e per nostri figli e nipoti.

 

CHIEDO CHE VOTIATE PER QUESTA MOZIONE.”

 

“L’unica politica possibile . La mozione riprende la perizia di Savino Frigiola nel processo intentato a Lecce contro la Banca d’Italia / B.C.E. nel 2005. Il giudice ha condannato la Banca d’Italia ed ha riconosciuto che la moneta deve essere accreditata allo Stato e non addebitata, come viceversa avviene oggi. Questa storica sentenza è stata rigettata dalla Cassazione il 22 giugno 2006 ma le motivazioni sono state assai significative: ” . al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali . ”

 

In sostanza la Cassazione afferma senza mezzi termini che la questione è politica e non può quindi essere disputata dalla “Giustizia”.

 

Fra le righe ci sta’ scritta un’altra cosa: “non ci sono più argomenti tecnico-giuridici per sostenere la correttezza dell’attuale sistema monetario basato sul debito”.

 

Sta’ ai Partiti politici prendere in mano questa questione.

 

Scopo della politica è quello di individuare soluzioni innovative, indirizzare, amministrare, incrementare le risorse nazionali, pubbliche e private, per conseguire il bene comune di tutti e di ciascuno.

 

Mentre le scelte e gli indirizzi delle varie correnti e formazioni, politiche e culturali, possono essere soggettive, condivise od opinabili, un punto resta incontrovertibile: quello di preoccuparsi, in primis, di disporre delle necessarie risorse per realizzare i propri programmi enunciati e perseguiti.

 

Senza questa verifica, senza un chiaro e realistico programma per il recupero delle risorse economiche, sciaguratamente cedute nel passato, dalla politica al sistema bancario e monetario, qualunque azione intrapresa da una qualunque formazione politica di qualunque colore, risulta vana, velleitaria ed ingannevole verso il prossimo, verso i propri aderenti, verso la propria persona ed ancor peggio verso la propria famiglia.

 

Posto che il miglior sistema conosciuto per produrre e distribuire la ricchezza, risulta quello dell’iniziativa privata e del libero mercato, con la conseguente preminenza della meritocrazia, occorre fermamente stabilire il limite invalicabile per tutte le attività di pubblico interesse, specialmente per quelle che non possono essere svolte in regime di concorrenza, le quali debbono assolutamente essere amministrate pubblicamente. (distribuzione acqua, gas, energia, sanità, nettezza urbana, autostrade, ecc.)

 

Sappiamo con precisione come e dove reperire le risorse per esaudire le istanze sociali, neglette sia dal polo di destra che da quello di sinistra, pertanto risulta inderogabile, nell’interesse comune, unire tutte le componenti politiche e culturali, non asservite ai poteri forti, per smascherare quelle al servizio dell’apparato bancario e monetario per riappropriarsi di quanto già appartiene al popolo sovrano. Solo successivamente potrà risultare giustificato avviare confronti e distinguo tra le eventuali diverse posizioni e soluzioni culturali. Il polo di SINISTRA non riesce più a governare, se non togliendo ai cittadini per conferire ai banchieri, quello di DESTRA non è in grado di differenziarsi; è arrivato il momento di fare un salto di qualità.

 

Ci sono abbondanti ed impellenti motivi per spingere le persone libere e responsabili ad assumere un maggior impegno pubblico e sociale.

 

La grande spinta popolare deve essere finalizzata all’affrancamento dalla schiavitù sempre più strisciante ed opprimente che il Mondialismo, nelle sue diverse forme attua, attraverso le proprie subdole articolazioni costituite dai potenti sistemi di distribuzione di ricchezza. Oggi, il sistema non palese di governo mondiale, cerca di annichilire i singoli individui usando parassitariamente governi nazionali e governanti, le persone e le loro libertà.

 

La leva principalmente utilizzata è quella monetaria con il coinvolgimento dell’intero apparato bancario.
La questione monetaria infatti risulta essere attualmente la causa di tutte le cause.

 

Per comprendere definitivamente le conseguenze e le implicazioni, negative o positive, che si determinano in campo politico e sociale, mediante l’utilizzo appropriato o distorto della funzione monetaria, è opportuno formulare e rispondere correttamente alle due classiche domande:

 

1) chi è il proprietario della moneta al momento della sua emissione, se della comunità che la utilizza o delle banche centrali,

 

2) quale è l’ordine di grandezza del danno medio, che ne subisce la comunità nazionale derivante dall’indebita appropriazione del signoraggio monetario, da parte del sistema bancario e monetario nazionale ed internazionale.

 

Queste due domande, ingenue solo nell’ apparenza, sono le stesse che il Giudice di Lecce ha rivolto al Perito d’Ufficio in occasione del processo contro la Banca d’Italia – B.C.E..
La perizia redatta dal Perito di Parte illustra e risponde esaurientemente ai due quesiti. L’inevitabile conclusione che ne scaturisce dalla perizia è quella che lo Stato, nell’interesse dei propri cittadini, deve creare la moneta necessaria per il proprio mercato nella quantità e nella misura sufficiente e necessaria.”

 

Lettera aperta di cittadini italiani alla Guardia di Finanza

 

postato da nv
Martedi 19 Dicembre 2006 ore 17:03:03

 

 

 

 

 

 

SPETT. GUARDIA DI FINANZA,

come cittadini dello Stato italiano, conoscendo il decreto legislativo n. 68 del 19/3/01 che prevede, in attuazione dei principi direttivi della legge n. 78/2000, la Vs. missione come Forza di polizia a competenza generale su tutta la materia economica e finanziaria,

 

 

SENTIAMO IL DOVERE DI RIFERIRE QUANTO SEGUE:

 

 

1. Nel bilancio della banca d’Italia si legge in passivo il valore nominale delle banconote emesse (vedi l’allegato n. 1 dell’interrogazione n. 4-02461 del 20/05/1995, Roma, in cui l’ufficio legislativo del ministero del tesoro, in merito alla causa Auriti n. 51521/94 del 24/06/94, tribunale di Roma, 1ª sezione civile del ruolo generale affari civili, specifica: “Per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito, una passività dell’Istituto di emissione e come tale è iscritta nel suo bilancio, fra le poste passive”).

 

 

2. La lettura di bilancio della banca d’Italia spa è percepibile come un trucco nella misura in cui la posta in passivo di tale valore delle banconote, emesse in cambio di titoli di Stato, nasconde reddito percepito in nero e iniquamente: appropriandosi di un reddito che ammonta alla differenza fra valore nominale della cartamoneta e costo di produzione meccanografica della stessa (detto, appunto, reddito da signoraggio in quanto antico esercizio del potere del Signore di appropriarsi di risorse, attraverso emissione di moneta non convertibile, a corso legale, e sotto forma di debito) e non pagando su di esso reddito percepito in nero (perché lo segna come passivo nel suo bilancio, cioè non come reddito percepito ma come debito da percepire) tassa alcuna (anche nel bilancio storico, cioè nel conto dei profitti e delle perdite della situazione patrimoniale del passato, non esistono voci del tipo “Proventi da cessione di banconote” relative al signoraggio esercitato, né alcun’altra voce attiva del signoraggio accumulato negli anni precedenti e non devoluto allo Stato. Figura invece una voce attiva “proventi da allocazione di banconote” ma di importo di gran lunga inferiore ai profitti da signoraggio accumulati e non devoluti, accompagnata da una voce passiva di pari importo per le “banconote in circolazione”, significante banconote esistenti non depositate in banche o istituzioni simili, corrispondenti ad una frazione di M0 o massa monetaria di tipo zero).

 

 

3. Tale trucco si palesa necessariamente come truffa ai danni dello Stato italiano, innanzitutto perché l’Italia dovrebbe essere una repubblica, cioè una res pubblica, cosa pubblica, e non incorporare in sé società per azioni private con scopo di lucro come attualmente è l’istituzione denominata banca d’Italia, ed oltretutto perché questa istituzione, che si fregia del nome nazionale pur non essendo della nazione ma di privati, evade il fisco attraverso l’escamotage di appostare il reddito al passivo, cioè nascondendo il reddito percepito in nero.

 

 

IN BASE A QUANTO SOPRA, CHIEDIAMO

 

 

a) se l’estensione delle facoltà e dei poteri della Guardia di Finanza, riconosciuti per legge in campo tributario a tutti i settori in cui si esplicano le proiezioni operative della polizia economica e finanziaria;

 

 

b) e se la legittimazione della Guardia di Finanza a promuovere e sviluppare, come autorità competente nazionale, iniziative di cooperazione internazionale con gli organi collaterali esteri ai fini del contrasto degli illeciti economici e finanziari, avvalendoVi anche di dodici ufficiali da distaccare, in qualità di esperti, presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari,

 

 

* consentano alla Guardia di Finanza di pervenire all’ispezione della banca d’Italia e di tutte le banche emittenti degli Stati facenti parte dell’UE, risultanti viziate dal medesimo problema di evasione fiscale, non solo a danno dei singoli Paesi, ma della comunità europea stessa;

 

 

** oppure se, in caso contrario, le banche emittenti godano di immunità rispetto a Vs. eventuali indagini.

 

In fede

I cittadini sovrani (cfr. le firme nei Commenti) .

 

 

DOLLARO: STA PER FINIRE IL SIGNORAGGIO? 

 

Un articolo di un economista di cui non ho ne’ l’autore ne’ il link ma e’ un articolo di grande livello

 

 

In questa situazione di debolezza strutturale della moneta Usa, si riaffaccia l’opzione di ripristinare l’equilibrio fra dollari in circolazione e oro, attraverso una rivalutazione del prezzo del metallo giallo (che infatti va alle stelle). Cento anni fa si parlava di “diplomazia del dollaro”: una politica iniziata dal Presidente Taft e dal suo segretario di stato Philander C. Knox (dal cui nome deriva il famoso deposito di oro di Fort Knox). Poi, con la guerra contro la Spagna del 1898 con cui si applicava fino alle estreme conseguenze la dottrina di Monroe del 1821 (“l’America agli americani”), Teddy Roosvelt di fatto stabiliva il principio che anche un intervento armato era giustificato, allorché uno Stato americano era soggetto al potenziale controllo di Paesi europei. Ma in generale l’uso della forza non era necessario: bastava utilizzare il dollaro per assicurare l’influenza diplomatica e politica degli Stati Uniti.

 

Questa diplomazia del dollaro continuò nei decenni, ma fu solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale che si trasformò in “supremazia del dollaro”: 1945 con la creazione del sistema monetario internazionale di Bretton Woods. Esso prevedeva rapporti fissi fra oro, dollaro e monete degli altri principali Paesi, le cosiddette monete convertibili: il rapporto oro/dollaro in particolare era fissato a 35 dollari ogni 30,10 grammi di metallo giallo (un’oncia). Alla fine degli anni ’60, tuttavia, con l’apparire di importanti eccedenze delle importazioni di beni e servizi sulle esportazioni e con la politica americana di grandi investimenti all’estero, i dollari in circolazione e soprattutto quelli accolti nell’attivo delle banche centrali europee aumentarono a dismisura, per cui si determinò uno squilibrio importante fra i valori di tali dollari e l’oro nelle casse del Tesoro americano in cui i dollari medesimi erano convertibili. A questo punto vi erano due strade: aumentare nettamente il prezzo dell’oro (di almeno 30 volte per ripristinare durevolmente l’equilibrio, quindi  35 dollari ogni 1 grammo di metallo giallo ( cioe’ $1053 un’oncia) oppure dichiarare l’inconvertibilità del dollaro in oro al prezzo ufficiale. La prima via aveva un grave difetto agli occhi americani: era considerata una diminutio capitis, un regalo a chi aveva speculato contro il dollaro.

  • Apparve molto più attraente l’altra via. E così il 15 agosto 1971 il Presidente Nixon abolì la convertibilità del dollaro a rapporto fisso con l’oro e il dollaro divenne la sola e unica base del sistema monetario internazionale. Si entrava nell’era dell’ “egemonia del dollaro.” Gli Stati Uniti, infatti, diversamente da tutti gli altri Paesi hanno potuto, a partire da allora, finanziare automaticamente il proprio deficit e debito con l’estero a fronte del fatto che le banche centrali dei vari Paesi detengono quella moneta dollaro per denominare i loro crediti sull’estero e per i pagamenti internazionali. Gli Stati Uniti, cioè, hanno esercitato in questi ultimi decenni il signoraggio nei confronti del resto del mondo, così come una banca centrale lo esercita nei confronti dei cittadini detentori di biglietti.

  • Per via degli squilibri sempre più grandi fra importazioni (quasi 2000 miliardi di dollari) ed esportazioni (poco più di 1000 miliardi) e degli enormi trasferimenti di capitali all’estero per investimenti, essi hanno inondato il mondo di dollari nella speranza che il mondo, e cioè soprattutto le banche centrali, lo acquistassero senza limiti. Ma ad un certo momento i banchieri centrali hanno cominciato a fare ciò che qualsiasi banchiere fa: diversificare le sue attività nella certezza che prima o poi l’architettura stessa del sistema monetario internazionale sarà modificata.

  • Così, paradossalmente, quasi per una nemesi storica, in questa situazione di debolezza strutturale del dollaro simile a quella della fine degli anni ’60 (ma in condizioni ancora peggiori di allora) si riaffaccia l’opzione di ripristinare l’equilibrio fra dollari in circolazione e oro attraverso una rivalutazione del prezzo di quest’ultimo. Ma questa volta, appunto, lo squilibrio è ben maggiore per cui ben più sensibile dovrà essere la rivalutazione del metallo giallo.

  • Occorrerebbe portare il valore dell’oro a 3500 dollari l’oncia, quindi  116 dollari ogni 1 grammo di metallo giallo ( cioe’ $3500 un’oncia) dagli attuali $23.25 al grammo o $700 l’oncia. È questa la prospettiva in cui si muovono i più avveduti investitori internazionali ed è per questo, e non per banali considerazioni legate all’inflazione, che il prezzo dell’oro sale. Se ciò costituisce l’inevitabile punto di arrivo, non aspettiamoci però che gli Stati Uniti accettino tutto questo senza combattere: la posta in gioco (mantenere il signoraggio oppure perdere questo privilegio e avere gli stessi vincoli esterni degli altri Paesi) è talmente alta che essi faranno sforzi immani per contrastare il rialzo del prezzo dell’oro e per cercare di dimostrare che anche l’oro, e non soltanto il dollaro, non si presta ad essere la base del sistema monetario internazionale.

  • Bretton Woods certo, l’America rende un servizio al mondo tenendo alta la domanda globale. Ma ci fa su la cresta in modo sempre più sospetto e spregiudicato.

  • L’architettura di Bretton Woods fu concepita da Keynes in modo tale da dare agli Stati Uniti, e solo a loro, la possibilità di imbrogliare le carte a fin di bene. Il sistema era ancorato al dollaro, che a sua volta era ancorato all’oro, ma l’America poteva di fatto stampare più dollari di quelli cui avrebbe avuto diritto sulla base dell’oro che aveva. In questo modo l’America avrebbe costretto anche i paesi europei a stampare più marchi, franchi e sterline (pena una rivalutazione che nessuno voleva). Il sistema sarebbe così risultato sempre ben oliato e mai a corto di liquidità, con il risultato di accelerare una crescita che  non sarebbe stata inflazionistica.

 

 

Tutto funzionò bene fino all’inizio degli anni Sessanta, poi L’offerta globale prese a crescere più lentamente, perché il mondo stava avviandosi verso la piena occupazione. Dall’altra parte, la domanda saliva senza tregua. L’America pensò bene di finanziare le spese sociali e militari abusando del privilegio di Bretton Woods, barando in modo sempre più spudorato sulla sua politica monetaria. Alla fine il sistema collassò, con il dollaro in caduta libera, l’inflazione al galoppo e la dissoluzione di Bretton Woods.

  • La lezione che si può trarre da quella esperienza è che il sistema tollera, o addirittura gradisce, una modica quantità di gioco sporco. Questo è tanto più vero nel mondo di oggi, che si trova a galleggiare sul permafrost polare della deflazione strutturale. Il “better right than tight” di Greenspan è del resto sempre andato in questa direzione. Meglio stampare qualche soldo in più del necessario che commettere l’errore opposto.

  • La seconda lezione di Bretton Woods è che, a un certo punto, la tentazione di abusare può prendere il sopravvento, ma solo se le condizioni al contorno si deteriorano in modo significativo. Oggi non siamo a quel punto. In primo luogo non siamo ancora in piena occupazione. In secondo luogo i disavanzi pubblici non sono fuori controllo (nemmeno negli Stati Uniti). Tutto potrebbe cambiare se ai 100 miliardi all’anno di spesa per l’Iraq se ne dovessero aggiungere altrettanti (o molti di più) per (in ipotesi) l’Iran, ma al momento in questo non c’è nulla di concreto.

 

Lo scenario su cui lavorare, per chi opera sui mercati, è quello di una continuazione della politica americana di moderato abuso della condizione di privilegio in cui gli Stati Uniti si trovano sulla base della cosiddetta seconda Bretton Woods. L’abuso moderato, del resto, non sta iniziando adesso, ma è iniziato due anni fa. Sono due anni che l’inflazione americana si mantiene alta ma, costante. Ora, quando si parla d’inflazione non si sa più bene di che cosa si parla. Una volta c’erano il PPI e il CPI, poi sono arrivati l’headline e il core, poi il PCE, l’ECI e tutte le varianti possibili immaginabili.

 

C’è stato da una parte un affinamento dei metodi di rilevazione, ma dall’altra c’è stata una certa manipolazione non dei numeri, ma degli indicatori che si suggeriva di seguire a discapito di quelli che si cercava di fare dimenticare. In realtà ci sono studi che mostrano come tutti i principali indicatori di inflazione tendono nel tempo a convergere, per cui su un arco di dieci anni sono praticamente indistinguibili. A noi sembra comunque che il più onesto e completo sia il deflatore del Pil, che nel 2004, 2005 e inizio 2006 è stato costantemente tra il 3 e il 3.5 per cento, mentre i mercati, a furia di guardare solo i termometri distribuiti dalla Fed, pensano che siamo al 2 per cento. Non troviamo nulla di scandaloso nel 3-3.5 per cento, a condizione che sia costante e non acceleri. L’importante è saperlo e calcolare le performance reali su questa base.

 

La nostra idea è che la Fed accetta come inevitabile questo sovrappiù di inflazione. In primo luogo è una garanzia in più contro la deflazione. In secondo luogo è un modo per ridurre nel tempo il peso reale dell’indebitamento americano, che è molto preoccupante se si va ad attualizzare il debito sanitario e previdenziale dei prossimi decenni.

 

  • Un punto e mezzo di extra-inflazione e un susseguirsi di periodiche minisvalutazioni del dollaro (come quella cui stiamo assistendo) e di tassi (da qui in avanti) in lento o lentissimo rialzo permetteranno al sistema di scaricare per strada una parte importante delle tensioni strutturali e di evitare collassi drammatici nei prossimi anni. Da una parte, quindi, è meglio abbandonare la finzione dell’inflazione americana al due per cento. Dall’altra non ci sembra ci siano elementi per lasciarsi prendere dal panico e riempirsi di oro a qualsiasi prezzo. La situazione ci sembra destinata a rimanere sotto controllo ancora per un pezzo

 

 

Il dollaro basso aiuta le esportazioni americane e riduce la convenienza delle importazioni asiatiche. Quindi può aiutare a chiudere la voragine costituita dal deficit del commercio estero degli Usa, che alla lunga non può essere controbilanciato da flussi di capitali provenienti dall’estero, magari dalle stesse multinazionali americane operanti nei paesi terzi. Ma il dollaro basso implica una spinta inflazionistica sul lato delle importazioni. Fino a questo momento, il tasso di inflazione americano è rimasto sotto controllo, nonostante il petrolio, non solo a causa dello sviluppo della produttività, che ha controbilanciato la spinta all’aumento dei costi dovuta agli aumenti di salari, ma anche a causa del basso prezzo delle importazioni asiatiche. L’indebolimento del dollaro, ovviamente, comporta che questo beneficio svanisca. Ecco così che un tasso di interesse sostenuto diventa anche un mezzo per sventare la spirale inflazionistica che potrebbe essere suscitata dalla politica di basso tasso di cambio del dollaro con le altre valute.

 

BdI:    In riferimento alle iniziative, giudiziali e stragiudiziali, coltivate nei confronti della Banca d’Italia al fine di rivendicare la proprietà collettiva della moneta e il relativo reddito da signoraggio, l’Istituto informa che la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza depositata il 21 luglio 2006, n. 16751, pronunciata a sezioni unite – la più alta espressione del supremo organo giurisdizionale, accogliendo il ricorso proposto dalla Banca d’Italia, ha integralmente cassato la sentenza del giudice di pace di Lecce n. 2978/05, che aveva disatteso l’orientamento giurisprudenziale, consolidatosi prima dell’adozione della moneta unica, contrario all’accoglimento di tali pretese.

 

  • Il Supremo Collegio ha, in primo luogo, escluso in radice che la Banca d’Italia, convenuta in giudizio quale “articolazione locale” della Banca Centrale Europea e, come tale, destinataria della relativa pronuncia di condanna del giudice di pace leccese, sia munita di legittimazione processuale sostitutiva della Banca Centrale Europea. Ciò in quanto tali istituzioni costituiscono soggetti giuridici diversi, ancorché istituzionalmente e funzionalmente collegati, ciascuno dei quali dotato di ben distinta personalità giuridica, sia sul piano del diritto sostanziale che di quello processuale e attesa, del resto, la mancanza di una norma che abiliti le banche centrali nazionali a stare in giudizio per conto della Banca Centrale Europea.

  • In secondo luogo, ad avviso della Suprema Corte, resta preclusa in senso assoluto la proposizione, nei confronti della Banca d’Italia in proprio, di azioni volte a rivendicare una quota proporzionale del signoraggio (reddito monetario; art. 32 dello Statuto del SEBC e della BCE), stante il carattere metagiuridico della pretesa azionata, volta a mettere in discussione, sulla base di argomenti di carattere storico ed economico, “le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di fare parte delle istituzioni create all’interno di tale sistema”. Ed infatti l’attribuzione del reddito monetario alla Banca d’Italia costituisce l’effetto di una scelta di politica monetaria consacrata nella normativa comunitaria di rango primario (Trattato CE, artt. 105 e segg.; nonché Statuto del SEBC e della BCE), al cui rispetto lo Stato italiano si è vincolato.

  • Sussiste pertanto un difetto assoluto di giurisdizione – sia del giudice ordinario sia del giudice amministrativo – in ordine alla pretesa azionata in quanto “a nessun giudice compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali” e, del resto, in relazione a tali funzioni “non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

  • La pronuncia, confermando l’orientamento già manifestato1 con riguardo al previgente sistema di emissione della lira, ha, dunque, recisamente escluso che possa individuarsi alcun giudice titolare del potere di emanare una decisione di merito in ordine a tali azioni di rivendica, ivi compreso il giudice di pace, non potendo sostenersi che l’attribuzione a tale giudice del compito di decidere secondo equità le controversie di cui all’art. 113, II comma, c.p.c., consenta al medesimo di emettere pronunce che eccedono i limiti generali della giurisdizione.

 

Alla luce delle superiori considerazioni questo Istituto respingerà ogni ulteriore richiesta di pagamento di quote del reddito da signoraggio e farà valere la decisione delle Sezioni Unite in ogni procedimento giurisdizionale allo stato pendente o che in futuro dovesse essere instaurato nei suoi confronti.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

22 giugno 2006

http://www.bancaditalia.it/banconote_monete/le_banconote;

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Composta dagli Ill.mí Sigg.ri Magistrati:

Dott. Giovanni   PRESTIPINO   Presidente di sez.

Dott. Vincenzo  CARBONE          

Dott. Luigi Francesco  DI NANNI          

Dott. Ugo  VITRONE           

Dott. Roberto Michele TRIOLA        

Dott. Giulio  GRAZIADEI         

Dott. Guido  VIDIRI          

Dott. Giovanni   SETTIMJ             

Dott. Renato RORDORF Rel. Consigliere

 

 

  •  

Donde il carattere affatto metagiuridico della pretesa azionata, che nelle intenzioni di chi la ha formulata dovrebbe condurre ad un totale ribaltamento della prospettiva vigente (il debito pubblico si trasformerebbe in credito pubblico), quale oggi discende dal sistema monetario delle banche centrali europee. Siffatta pretesa, dunque, è in realtà rivolta a mettere in discussione le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di fare parte delle istituzioni create all’interno di detto sistema. 

 

Ma, proprio per questo, si tratta di una pretesa (quale che ne sia la plausibilità sul piano storico, economico e politico) che necessariamente esula dall’ambito della giurisdizione, sia essa quella del giudice ordinario sia del giudice amministrativo, in quanto al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionalì: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto (in tema di difetto assoluto di giurisdizione si vedano tra le altre, benché in relazione a fattispecie diverse da quella qui presa in esame, Sez. un. 12 luglio 1968, n. 2452; 17 ottobre 1980, n. 5583; 24 ottobre 1988, n. 5740; 8 gennaio 1993, n. 124; 19 maggio 1993, n. 5691; 5 giugno 2002, n. 8157).

Discende da ciò il difetto assoluto di giurisdizione in ordine all’azione proposta, riguardo alla quale manca il potere di emanare una decisione di merito da parte di qualsiasi giudice: ivi compreso il giudice di pace, non potendo certo ipotizzarsi che l’attribuzione a detto giudice del compito di decidere secondo equità le controversie il cui valore non superi quello indicato dal capoverso dell’art. 113 c.p.c. gli consenta di emettere pronunce che eccedono i limiti generali della giurisdizione.L’impugnata sentenza deve perciò essere cassata senza rinvio.

 

 

 

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