Tra le societa’ piu’ amate dagli americani ve ne sono 10 per me Value

 Stock Picking: Bulls Stocks

Tra le societa’ piu’ amate dagli americani esperti ve ne sono 10 per me che oggi in questo particolare momento sono da considerate le societa’ piu’ sicure su cui investire ” EQUITY_ TITOLI VALUE”

 

 

TITOLI VALUE : in uno scenario di bassa crescita nominale , sono 10 di societa’ i cui titoli hanno la possibilità’ di apprezzarsi nel corso dell’anno con minimi rischi di caduta del prezzo e sono inoltre le piu’ amate dagli americani esperti. Le caratteristiche in base alle quali ho scelto i titoli sono le seguenti:

1) Capitalizzazione di mercato maggiore di $5 miliardi

2) Pagano un dividendo con rendimento superiore al 1%

3) Forte crescita del “free cash flow”* superiore al 10% nei passati 5 anni. Free Cash Flow: utile netto + spese non monetarie – dividendi – spese capitali

 

  1. Johnson&Johnson

  2. Microsoft

  3. Newmont Mining

  4. Anglo American Plc

  5. 3M

  6. Procter&Gamble

  7. Intel

  8. Juniper

  9. Wal Mart

  10. Coach

 

Probabilmente l’unica societa’ di cui non avete sentito parlare e’ Coach, Inc.  COH  Appareal Accessories – che e’ stata inserito da una specializzata rivista mondiale nei MARCHI AD ALTA CRESCITA  e alto grado di notorietà: al 10° posto Coach, Inc. dopo Apple, BlackBerry (prodotto di punta della societa’ canadese Research in Motion) Google sono i brand che, nell’ordine, presentano i migliori potenziali di crescita tanto da far ombra alla Coca Cola. Il segreto del successo, secondo la rivista, è tutta nella capacità di innovare e di trasmettere un’immagine innovativa.  Coach, Inc. is a designer, producer and marketer of modern American classic accessories, handbags, women’s and men’s small leather goods, business cases, weekend and travel accessories, outerwear and related accessories. Together with its licensing partners, Coach also offers watches, footwear, eyewear and office furniture with the Coach brand name. Coach’s products are sold through a number of direct-to-consumer channels, which, at the end of the fiscal year ended July 2, 2005 (fiscal 2005), included 193 United States retail stores, direct-mail catalogs, online store and 82 United States factory stores.

Implied growth rate

Ovvero il long run risk premium richiesto dagli investitori per compensare il maggior rischio insito nell’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario

Individuare quale dovrebbe essere il livello attuale del cosiddetto implied growth rate delle azioni. Lo studio della storia dei mercati azionari mostra come i titoli di rischio abbiano sovraperformato del 4% annuo il rendimento ottenibile da un investimento in titoli di debito. La maggior parte degli analisti tende però a posizionare l’implied growth rate storico in un range compreso fra il 3% e il 3,5%. Ricordiamo che l’implied growth rate rappresenta il long run risk premium richiesto dagli investitori per compensare il maggior rischio insito nell’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario. Nel breve periodo, il valore di tale risk premium viene calcolato in base alle aspettative congiunturali. Ebbene, il mercato statunitense ha visto passare il livello di tale risk premium dal 2,1% di marzo al 3,1 di oggi. E’ però altrettanto vero che le aspettative eccessivamente pessimistiche in merito alla tanto temuta stagflazione, avevano contribuito ad affossare il risk premium. 

 

 

 

 

Un buon flusso di cassa e un bilancio sano non solo danno la possibilita’ alle societa’ minori di sopravvivere al crollo del mercato, ma permette anche alle societa’ maggiori di continuare a investire in nuove tecnologie. Il flusso di cassa positivo e il debito a lungo termine non deve ammontare ad oltre il 25% del capitale totale (la media delle societa’ dello S&P 500 ) e i guadagni devono generare almeno un ammontare equivalente 25% in contanti.

 

DEBITO: SOLO 7 SOCIETA’ USA VANTANO IL RATING AAA

 

 

Oggi solo otto aziende americane possono vantare il rating di ‘AAA’, il piu’ alto possibile. Il numero e’ in forte calo rispetto al 1992/21, e al 1979/60.

E il numero di societa’ con un rating di ‘AAA’ continua a diminuire. Per un certo verso, un rating di ‘AAA’ e’ solo uno status symbol. Le societa’ che vantano questo rating non hanno alcun vantaggio materiale rispetto a quelle con un rating di ‘AA’ e i prezzi di prendere denaro a prestito sono gli stessi.

Ma le societa’ con un rating di ‘AAA’ continuano ad essere considerate come le piu’ sicure non solo perche’ hanno un debito basso ma anche perche’ possiedono partecipazioni azionarie importanti in business stabili.

E anche se un rating di ‘AAA’ non significa necessariamente che il titolo di quella societa’ sia un buon investimento, i rischi di investire una societa’ considerata ‘sicura’ possono essere minori.

In media, negli ultimi 12 mesi le otto aziende con il rating di ‘AAA’ hanno perso il 9%, contro il 16% ceduto dall’S&P 500.

Ecco, in ordine alfabetico, le otto societa’ Usa che vantano il rating di ‘AAA’:

  1. American International Group (AIG – Nyse)

  2. Berkshire Hathaway (BRKa – Nyse)

  3. ExxonMobil (XOM – Nyse)

  4. General Electric (GE – Nyse)

  5. Johnson & Johnson (JNJ – Nyse)

  6. Pfizer (PFE – Nyse)

  7. United Parcel Service (UPS – Nyse)

 

Merck (MRK – Nyse) lost its AAA credit rating from Standard & Poor’s Merck’s corporate credit and senior unsecured debt ratings were cut three levels to AA-, S&P said .

 

 

 

 

 

Dividendi dei Big e Crescita del Cash Flow tutto in %:

 

BIG S&P RICCHISSIME, IN CASSA OLTRE $500 MLD DI CASH: rilanciate dalla ripresa economica iniziata nella seconda parte del 2003, le aziende statunitensi siedono su casse da miliardi di dollari destinate a rallegrare,comunque, i giorni futuri. Alla fine dei primi tre mesi dell’esercizio fiscale 2004, le 374 società industriali comprese nell’indice Standar&Poor’s 500 possiedono una cassa complessiva pari a 555,6 miliardi di dollari: 56 miliardi di dollari in più rispetto alla fine del 2003 e quasi il doppio rispetto alla chiusura del 1999. Numeri etremamente brillanti, soprattutto se si considerano la recessione vissuta dall’America nel 2001 e le tre annate consecutive in rosso archiviate da Wall Street tra il 2000 e il 2002. Tra le 374 società industriali dello S&P 500 ben 24 hanno una cassa superiore ai 5 miliardi di dollari. Nella schiera, si segnalano le società tecnologiche Intel, Hp, Ibm,  Dell, e Oracle, 7, miliardi di dollari ciascuna, a quanto pare toccate meno del previsto dalla scoppio della bolla tecnologica sul finire del 2000. A guidare la schiera delle aziende ‘super ricche’, è:

  • Microsoft di Bill Gates, la cui cassa ospita ben 56,4 miliardi di dollari – ma potrebbero superare i 60 quando verranno rivelati i dati trimestrali

  • Cisco Systems, e’ buona seconda con $21 miliardi.

  • Exxon Mobil, con 15,9 miliardi di dollari cui hanno fatto decisamente bene i rialzi del prezzo del greggio vissuti nelle ultime settimane.

  • Intel, Dell, Oracle, Hp, e Ibm con   7, miliardi di dollari ciascuna

 

 

 


Nonostante la peggior recessione del settore hi-tech che si ricordi a Wall Street, alcune aziende del comparto tecnologico hanno accumulato negli ultimi anni, silenziosamente, un’enorme quantita’ di cash, i cinque giganti quoatati al Nasdaq – Microsoft, Cisco Systems, Intel, Dell e Oracle – possiedono da soli in questo momento ben $87 miliardi in cash e altri investimenti liquidi. Si tratta di un netto rialzo rispetto ai $77 miliardi dell’anno scorso. E cio’ secondo il WSJ suggerisce che queste aziende, il cui fatturato ha registrato cali fino al 35% dai picchi, dal punto di vista dei bilanci non sono in uno stato di salute cosi’ precario come si potrebbe convenzionalmente pensare. In ogni caso, secondo alcuni analisti, i magnifici cinque dell’hi-tech probabilmente saranno in grado di emergere dall’attuale recessione con una posizione competitiva molto piu’ forte rispetto alle aziende rivali, piagate da debiti e esigenze di cassa a volte drammatiche. Il cash insomma diventa un’arma da utilizare in un mercato ultra-competitivo. Microsoft per esempio sta investendo miliardi di dollari nei nuovi mercati a forte crescita, come i servizi internet, le consoles per video-game e il software per telefoni cellulari. Intel ha programmato l’investimento di $12 miliardi in nuove fabbriche di semicondutori costruite secondo i piu’ sofisticati criteri oggi disponibili.

 

 

 

U.S-based multinationals with big foreign non-dollar sales:

 

 

 

  1. Alcoa’s foreign earnings accounted for             83%

  1. Coca-Cola                                                     65%
  2. McDonald’s                                                    62%
  3. IBM                                                               58%
  4. Intel                                                               57%
  5. Hewlett – Packard                                           55%
  6. Motorola                                                        55%
  7. Oracle                                                           48%
  8. Procter & Gamble                                           46%
  9. Johnson & Johnson                                         44%
  10. 3M foreign earnings accounted for                     41%
  11. Citigroup foreign earnings accounted for             41%
  12. Boeing                                                            40%
  13. General Electric                                               33%
  14. Microsoft                                                         32%
  15. Dell                                                                 29%
  16. American Express                                          26%

 

Fatturati: Business Top Ten di societa’ che fanno almeno il 20% dei loro introiti fuori dal Paese originario: La classifica, quasi tutta a stelle e strisce, prende in considerazione solo società che hanno un valore superiore al miliardo di dollari e che generano il 20 per cento dei loro introiti fuori dal Paese originario. Solo per citarne alcune Intel realizza il 57% del fatturato all’estero, Microsoft il 32%, Dell il 29%, Oracle il 48% , General Electric il 33% , IBM il 58% e McDonald’s il 62% (vedi tabella).

 

 

 

At the end of last year, the five Dow companies with the biggest inventory increases were:

  1. McDonalds (MCD)

  2. Caterpillar (CAT)

  3. General Electric (GE)

  4. Merck (MRK)

  5. Home Depot (HD)

The five Dow companies with the biggest increases in accounts (fatturato-Revenue) receivable were:

  1. Exxon (XOM)

  2. Microsoft (MSFT)

  3. International Business Machines (IBM)

  4. Wal-Mart (WMT, )

  5. Home Depot (and again)

 

 

 

177 aziende dello Standard&Poor’s 500 – ossia un terzo del listino che raccoglie la crema della imprenditoria statunitense – è composta da aziende a gestione familiare capaci di battere quanto a risultati, le società guidate da management esterni. Solo tra le prime 20 società valutate da Businessweek, a gestione familiare , brillano colossi del calibro di Dell Computer(seconda), eBay (sesta), Oracle (ottava), Microsoft(quattordicesima) e Peoplesoft (sedicesima).

Classifica delle prime dieci aziende a conduzione familiare americane stilata dal settimanale Businessweek.

 

  1. Apollo Group Insegnamento

  2. Dell Computer IT

  3. Bed Bath & Beyond Commercio

  4. Maxim Integrated  IT

  5. Concord Efs  IT

  6. eBay Internet IT

  7. Kla-Tencor IT

  8. Oracle IT

  9. Starbucks Alimentare

  10. Altera IT

  11. Microsoft IT

  12. Peoplesoft IT

Analizzando i dati economici e finanziari dell’ ultimo decennio Businessweek ha scoperto che, nelle aziende di famiglia, il ritorno agli azionisti medio è stato pari al 15,6% rispetto all’ 11,2% delle altre società; A rendere così speciali e produttive le aziende di famiglia, cinque piccoli segreti:

  1. la naturale leadership dei figli;

  2. la possibilità di prendere decisioni rapidamente; da un consiglio di amministrazione ricco di persone della famiglia, molto più legate tra loro rispetto a elementi esterni

  3. la lealtà verso i dipendenti; il rapporto personale spesso instaurato con la forza lavoro si traduca in maggiore produttività e dedizione

  4. l’ investimento nello sviluppo; le aziende di famiglia pagano meno dividendi (61% contro il 77% delle società nello S&P 500) ma preferiscono investire in ricerca, spendendo, in media, 617,8 milioni di dollari contro i 79 milioni di dollari delle società non familiari.

  5. la presenza costante dei titolari. la maggior parte delle società familiari ha un consiglio di amministrazione composto da parenti. Ad emblema di questa caratteristica viene presa la Ford la quale, nel suo board, vede seduti i discendenti del fondatore Henry Ford, tra cui l’ amministratore delegato William Clay Ford Jr.

 

 

 

Top ten delle multinazionali per Valore di Capitalizzazione espresso in miliardi di dollari:

Symbol         Market Capitalization

XOM            $ 391.9 BILLION

GE               $ 355.0 BILLION

MSFT          $ 280.0 BILLION

GAZ            $ 266.4 BILLION

C                $ 255.3 BILLION

BP              $ 228.1 BILLION

WMT           $ 225.9 BILLION

JNJ             $ 195.5 BILLION

HSBC         $ 190.7 BILLION

PFE            $ 189.5 BILLION

GAZPROM: DIVENTA 4/A IMPRESA MONDO,SCALZA CITIGROUP E BP- Gazprom scala i tetti del mondo e si fa largo tra i colossi internazionali, trattando da pari a pari con i giganti made in Usa,  grazie ad una capitalizzazione che ha superato i 266 miliardi di dollari, l’impresa fiore all’occhiello di Vladimir Putin ha conquistato oggi il quarto posto tra le più grandi aziende del mondo, scalzando in un sol colpo la sua concorrente diretta BP e l’americana Citigroup. Ora davanti a lei resistono solo altre tre società, tutte americane: Microsoft (280 miliardi di dollari di capitalizzazione), General Electric (355 miliardi di dollari) e ExxonMobil (391,7 miliardi). Gazprom, oggi quotato a 11 dollari. Ma le tendenze generali della Borsa non bastano a spiegare le più recenti impennate. La motivazione, è tecnica: ieri è stato infatti deciso di moltiplicare il peso di Gazprom nell’indice Msci Emerging Markets, specializzato proprio nelle società dei paesi emergenti, portandolo dallo 0,4% al 2,5%. Una rivalutazione che ha fatto seguito alla decisione presa la scorsa settimana dal gruppo di eliminare le ultime restrizioni sulle azioni quotate all’estero. Fatto che, secondo gli esperti, renderà più liquido il capitale dell’azienda e i titoli, già particolarmente richiesti, ancora più attraenti per il mercato. L’apertura verso l’estero era peraltro cominciata a dicembre scorso, quando con un apposito decreto, il presidente russo Vladimir Putin ha concesso una sorta di liberalizzazione, permettendo ai non residenti in Russia di acquistare partecipazioni della compagnia. Così, mentre aumenta il peso finanziario dell’impresa, cresce anche il suo peso politico. Dopo il braccio di ferro con l’Unione europea innescato dalle dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dal numero uno di Gazprom, Aleksei Miller, anche Putin è tornato oggi a minacciare, più o meno velatamente, il vecchio continente. Accusando gli europei di “concorrenza sleale” in campo energetico, il presidente russo non ha fatto mistero dell’interesse sempre più marcato del colosso energetico per l’Asia. Un interesse che potrebbe portare Gazprom a preferire, nelle sue forniture di gas e petrolio, Cina e India all’Unione europea. “A dispetto della grande domanda di materie prime, ogni scusa è stata utilizzata per limitarci a nord, a sud e ad ovest – ha sottolineato il presidente – Noi dobbiamo cercare mercati di sviluppo, inserirci nei processi di sviluppo globale. Ho in mente i paesi dell’area Asia-Pacifico, che stanno crescendo a ritmi incalzanti e hanno bisogno della nostra collaborazione”.

 

 

Il valore di mercato delle 500 multinazionali presenti nella classifica Ft500, la classifica delle 500 multinazionali più grandi del mondo realizzata ogni anno dal ‘Financial Times’, basata proprio sulla capitalizzazione di borsa, è infatti sceso nel 2002 a 12.580 miliardi di dollari, il 22,6% in meno rispetto agli oltre 16.000 miliardi del 2001. E quasi nessuna azienda è stata esente dal calo. Con una capitalizzazione di 264 miliardi di dollari Microsoft ha perso oltre il 19%. Ma sono bazzecole rispetto al crollo di General Electric, che per il secondo anno consecutivo ha perso il 29% 100 miliardi del proprio valore di mercato, scendendo dai 372 miliardi di fine bilancio 2001 ai 259 dell’esercizio 2002. A soffrire di più sono state le società attive nel settore telecomunicazioni e informatica. 19 multinazionali delle tlc sono infatti uscite dalla classifica, e il valore dell’intero settore è sceso a 634 miliardi di dollari, quasi la metà rispetto all’anno precedente e un quarto rispetto a due anni fa. Fanno eccezione solo eBay (dal 281 /o al 113/o posto) e Yahoo (dal 416/o al 232/o posto), tra le società che hanno invece scalato più posizioni. Al terzo e quarto posto della classifica si confermano anche quest’anno Exxon Mobile, che come altre società energetiche ha beneficiato dell’aumento dei prezzi del petrolio, e il colosso della grande distribuzione Wal Mart. Nella top five entra anche Citigroup, che scalza la Pfizer, multinazionale della farmaceutica scesa al sesto posto. Escono invece dalla Ft500 due società colpite dagli scandali finanziari: l’olandese Ahold e l’americana Worldcom. Gli Stati Uniti confermano il proprio predominio, con 240 società presenti in classifica e una capitalizzazione complessiva di 7,16 miliardi di dollari, il 23% in meno rispetto al totale dell’anno precedente. Made in Usa sono 8 delle top ten, dove riescono ad infilarsi solo la anglo-olandese Royal Dutch/Shell, all’ottavo posto, e la britannica BP, al nono. La Gran Bretagna è infatti al secondo posto per valore di mercato con 34 compagnie da 1 miliardo di dollari. Il Regno Unito ha sorpassato il Giappone (872 miliardi di capitalizzazione totale) colpito dalla persistente crisi economica che ormai da anni frena lo sviluppo delle società nipponiche. Si assottiglia per il secondo anno consecutivo anche la scuderia di aziende giapponesi presenti in graduatoria (da 50 a 47), anche se il Sol Levante rimane per numero di multinazionali secondo solo agli Stati Uniti.

 

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