World Retail Banking Report 2005

 

 

Rapporto mondiale sui servizi bancari

Ing, Efma e Cap Gemini Ernst & Young: “World Retail Banking Report 2005”. 

http://www.efma.com/cap/2005/Italia_oggi7.pdf#search=%22italia%2BWorld%20Retail%20Banking%20Report%202005%22 

http://www.efma.com/cap/2005/WRBR_Rome.pdf#search=%22italia%2BWorld%20Retail%20Banking%20Report%202005%22

 

 

Di recente e’ stato pubblicato da un noto comico un post su questo argomento, ma ritengo che tale pubblicazione seppur utilissima nel suo intento, sia stata parziale non riportando tutti i dati emersi dal suddetto report nella sua originale formulazione che non sono solo in raffronto con l’Europa ma con tutto il mondo, e che offrono altri utilissimi spunti di riflessione; analisi di Ing, Efma e Cap Gemini Ernst & Young che, in copia, vi riporto con alcune preliminari mie specifiche sui costi medi che il cliente consumatore riasparmiatore deve affrontare sia con riferimento ai servizi di base sia a quelli relativi alla “sezione risparmio” ovvero i costi delle commissioni bancarie per le varie operazioni d’investimento che nei fatti si pagano in italia,ed alcune mie brevi considerazioni sulla primaria causa di tutto cio’.    

 

 

I COSTI DEI SERVIZI BANCARI DI BASE MEDIA € 252

  • IMPOSTA DI BOLLO ANNUALE PER C/C DI LIRE € 32.36
  • OPERAZIONI € 1.6 
  • ESTRATTO €  1.29
  • Bancomat € 10 ANNUO E €2 PER PRELIEVI ETSERNI ALLA PROPRIA BANCA
  • ASSEGNI € 0.5 MINIMO
  • UTENZE BOLLETTE    0,9%
  • CHIUSURA CONTO €  25 MINIMO
  •  

I

  COSTI DEI SERVIZI BANCARI RELATIVI AL RISPARMIO ( COMMISSIONI COMPRA VENDITA AZIONARIO ITALIA E ESTERO): 

 

 

  • TENUTA DEPOSITO TITOLI MINIMO € 100 ANNUI
  • APERTUTA DOPPIO CONTO IN EURO E DOLLARI MINIMO € 100 ANNUI
  • COMMISSIONE INTERMEDIARIO ITALIA       0,375 % SULL’IMPORTO INVESTITO  MIN  € 10     
  • BROKER USA FISSI $18 CIRCA AD OPERAZIONE-  $ 0,04 centesimi per azione  (scatta oltre 625 pezzi) 
  • COMMISSIONE CAMBIO 0,15 % SULL’IMPORTO INVESTITO  ( € 3,75 ogni € 2.500)
  • SPESE DEPOSITARIE BROKER USA  da $0 a  $ 15    
  • TOTALE PER OPERAZIONE su investimenti medi di € 2.500: minimo € 31,75 con spese depositarie pari a $ 0

 

La spesa media pagata , 252 euro, da un cliente tipo nel 2005, alcune brevi considerazioni:

  • I 252 euro lievitano nel dato complessivo reale sino addirittura ai € 350 allorche’ si escludano dal rapporto  Ing, Efma e Cap Gemini Ernst & Young , che ovviamente sono conteggiati, i più convenienti conti convenzionati tramite aziende ed amministrazioni pubbliche;
  • non spiegano invece il nostro negativo primato, in Europa e nel mondo in questo campo, il costo del lavoro, né i fattori macro come la forbice dell’intermediazione, che malgrado l’avvento del tasso unico Bce è ancora elevata in Italia. In Germania infatti le banche lucrano il 6,2 per cento tra tassi passivi e attivi, in Francia il 4,1 per cento, il 4 per cento l’Italia, e giù fino all’1,5 per cento di Canada e Norvegia, a confronto con il 3,1 per cento della media-campione;
  • lo spaccato dei costi mostra il predominio della voce pagamenti, sempre almeno 50 per cento  del totale (tranne in Germania, con un 35 per cento compensato dal 53 per cento di incidenza delle spese tenuta conto). In Italia i pagamenti pesano al 63 per cento, le spese del conto al 18 per cento, idem quelle per l’uso di contante, e solo l’1 per cento è “extra;
  • il motivo del nostro negativo primato in Europa e nel mondo in questo campo (uno dei pochi oltre la pizza, il calcio, la moda italiana che pero’ ormai produce e fattura all’estero, le veline, e la mondanita’ portocervina con la Ventura e il perizomino del Billionaire-Briatore)  va scovata invece in un mix tutto Italico e di immemorabile memoria fatto di balzelli. sotterfugi e soprusi (in Italia 32.36 euro di bolli statali sui conti, ad esempio) e soprattutto nella mancanza della concorrenza vera omaggio di una classe dirigente politica omissiva in quanto in perenne conflitto d’interesse tra gli interessi privati dei banchieri (spesso anche fonte di appagamento personale diretto o indiretto per il politico) ed i nostri di semplici cittadini consumatori clienti;
  • la causa primaria dei super costi Italiani dunque alla fine della fiera e’ nei fatti la mancanza di concorrenza, nel migliore dei casi si puo’ parlare di poca concorrenza forte di cartelli c.d. del win to win per loro, le banche, e to lose per noi, i clienti, come in tanti altri settori dei servizi in Italia, uno dei mali maggiori del nostro paese che si protrae a causa soprattutto del ricordato collateralismo tra la politica e la finanza: ai primi 3 Istitui bancari (a seguito della fusione San Paolo/Intesa ) non a caso va’ il 55 per cento circa del mercato italiano.

 

 Marco Montanari   

 

 

 

World Retail banking report

 

Che il caro banche fosse una delle preoccupazioni degli italiano era noto. Meno il fatto che i servizi di base offerti dalle banche ai propri clienti in Italia fossero addirittura i più costosi fra tutti i Paesi dell’Occidente. Il risultato emerge dal Rapporto sul retail banking mondiale di Ing, Efma e Cap Gemini Ernst & Young: “World Retail Banking Report 2005”. Lo studio riguarda vaglia quattro tipologie: gestione del conto, mezzi di pagamento, utilizzo del contante, extra. Quanto li paga, l’anno, il cliente tipico? Ma lo studio va anche oltre. E dimostra che il caro-banche generalmente non è legato al costo del lavoro o al basso differenziale del tasso di interesse. L’Italia risulta avere un alto differenziale e non è ai primi posti per costo del lavoro (la Gran Bretagna che ha i costi del lavoro più elevati in Europa offre in media i servizi bancari di base a 64euro).

Il costo medio del campione e’ pari a  108 euro : a confronto i conti corrente di 130 istituti di credito in 19 paesi. I costi dei servizi fino al 150% in più rispetto alla media. In Italia il conto corrente è il più caro del mondo. È questo il triste primato contenuto nell’ultima edizione del World Retail banking report realizzato da Cap Gemini, Efma e Ing su un campione di 130 istituti di credito distribuiti sui 19 paesi più industrializzati. Secondo quanto emerso dall’indagine, infatti, il costo medio dei quattro servizi base offerti dalle banche al cliente medio (conto corrente, mezzi di pagamento, uso del contante e operazioni extra), vengono a costare in Italia ogni anno 252 euro, con uno scarto del 150% rispetto al costo medio del campione .      

Ma l’Italia non rappresenta un caso isolato sullo scacchiere internazionale. A far compagnia alle banche italiane, infatti, altri tre paesi d’Europa si sono posizionati ai primi posti della classifica relativa al Global profile price (Gpp): Germania, Svizzera e Norvegia. Nel caso tedesco, la gestione di un conto corrente si discosta di poco dai costi registrati in Italia (223 euro all’anno). Stanno meglio gli svizzeri, che devono sborsare soltanto, si fa per dire, 159 euro. E se i 131 euro all’anno che si pagano in Norvegia sembrano un sogno rispetto al caso italiano, cosa dire se si guarda alla parte opposta della classifica? In Gran Bretagna, infatti, la gestione del conto corrente non arriva ai 64 euro all’anno che scendono a 63 in Belgio e addirittura a 54 nel caso della Cina. Ma c’è un paese che non sembra avere rivali in quanto a economicità di gestione del conto corrente, l’Olanda, che con i suoi 34 euro all’anno si è conquistata a ragione la palma d’oro della classifica 2005 redatta da Cap Gemini. I valori considerati fino a questo momento, tuttavia, sono il frutto del metodo tradizionale usato dagli esperti per la realizzazione di questi elenchi.

Local profile price Costo medio del campione (78 euro): Nell’edizione 2005, gli analisti di Cap Gemini hanno fatto di più. Per cercare di migliorare la corrispondenza dei dati alla realtà, l’indice globale dei costi di conto corrente è stato ponderato in base alle caratteristiche e alle abitudini economiche dei paesi analizzati (Local profile price). Ne è scaturita una serie di dati che, di fatto, modifica, anche se non rivoluziona, i risultati ottenuti con il metodo tradizionale. Ed ecco che l’Italia guadagna immediatamente posizioni rispetto ai principali concorrenti piazzandosi al terzo posto della classifica internazionale con un costo medio per utente sceso drasticamente a 113 euro all’anno. La maglia nera, questa volta, spetta alla Svizzera (137 euro), seguita da una new entry, l’Australia (123 euro). Situazione invariata nella parte bassa della classifica con l’Olanda che consolida il suo primato scendendo addirittura a quota 25 euro preceduta dalla Cina a quota 29.

La variazione dei prezzi:La classifica relativa al costo di gestione dei conti correnti nelle principali economie del mondo consente di scattare una fotografia realistica della situazione attuale e al tempo stesso permette di studiare l’evoluzione del settore attraverso la comparazione dei dati su intervalli temporali. L’analisi del trend di variazione dei prezzi presenta un andamento a due velocità. Tra il 2004 e il 2005, infatti, sei paesi hanno aumentato il costo di gestione del conto corrente mentre cinque paesi hanno abbassato le spese. Nella prima categoria rientra anche l’Italia. Negli ultimi 12 mesi, il Belpaese, ha visto lievitare il costo dei conti correnti del 2%, in linea con il livello medio di inflazione europea. Ma non mancano esempi eclatanti come la Spagna dove il costo del conto è cresciuto in un solo anno addirittura del 16%. E cosa dire del Regno Unito, dell’Olanda e del Belgio che, nonostante il virtuosismo in termini di posizionamento nella classifica generale, hanno registrato un aumento medio dei prezzi del 10%. Bisogna considerare anche l’altra faccia della medaglia. Esistono infatti molti esempi di paesi che hanno messo mano alle forbici tagliando, chi più che meno, i costi di gestione dei conti correnti. Negli ultimi 12 mesi, Svezia e Stati Uniti hanno ridotto le spese del 6% mentre Germania, Francia e Canada hanno limato i costi di un modesto ma sempre utile 1%. Ma quali sono le ragioni di questa disparità di trattamento da paese a paese? Secondo lo studio, il costo dei servizi bancari ha imboccato un trend di convergenza tra i paesi della zona euro che sta lentamente livellando i valori medi registrati nei due anni passati. E così, Olanda, Belgio e Spagna, ampiamente al di sotto della media Ue nella scorsa rilevazione, hanno segnato un forte incremento dei prezzi tra il 2004 e il 2005; paesi in linea con la media sono rimasti stabili (Italia); mentre Germania e Francia hanno dovuto ridurre il costo dei servizi bancari per allinearsi ai principali competitors internazionali. ´Ci attendiamo che questa convergenza continui per tutto l’anno in corso’, fanno sapere gli analisti di Cap Gemini, ´soprattutto grazie alla diffusione di iniziative comunitarie come l’istituzione dell’area singola dei pagamenti in euro (Sepa)’.

Le tendenze del mercato: Secondo il World Retail banking report negli ultimi 12 mesi si è registrato un lieve aumento nel numero di prodotti e servizi a pagamento offerti dalle banche. Al di là dell’Oceano, in Canada e Usa, il trend di mercato ha fatto segnare un incremento della lista di prodotti a pagamento accompagnata, tuttavia, da una diminuzione dei loro costi medi. In alcuni casi, sono stati depennati in toto i costi di gestione dei conti e quelli di accesso on-line alla propria situazione finanziaria. A questo si aggiunga una nuova tendenza, del tutto estranea al sentiment americano: alcuni istituti di credito hanno iniziato a far pagare l’emissione di carte di debito. In Europa, invece, la situazione si è mantenuta stabile e soltanto due paesi hanno modificato in maniera sostanziale le condizioni dei prodotti offerti. È questo, per esempio, il caso dell’Italia dove alcuni servizi come l’accesso al call center, il deposito di contanti allo sportello e le operazioni di utilizzo del bancomat presso le filiali della banca sono stati resi gratuiti. Altra eccezione, il Belgio. In questo caso, alcuni istituti di credito hanno escluso la possibilità di ritirare gratuitamente il denaro utilizzando i propri bancomat facendo pagare il servizio indistintamente a tutti i clienti. Ultima tendenza rilevata dagli analisti di Cap Gemini è il sempre minor ricorso all’utilizzo degli assegni come forma di pagamento. Secondo i dati diffusi dalla Bce, il suo utilizzo a livello europeo è passato dal 22% del 1998 al 16% del 2002. Ma esistono paesi come il Belgio dove la percentuale è scesa addirittura all’1%. Tutto questo, a causa del forte incremento nel costo degli assegni (+60% nel 2004 in Belgio), della diffusione di nuove forme di pagamento e della soppressione dell’Eurocheques warranty.   

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: