The U.S. International Trade Balance, $/Yuan and the "J-curve economic theory".

 

 

 

                              

The U.S. International Trade Balance (Deficit or Surplus) Import-Export trade gap  in Goods and Services, ovvero il Bilancio Commerciale americano,  e’ su livelli di guardia, avendo raggiunto un livello di deficit pari al 5.87% del Pil nominale americano (13,209.9 billion in the 2Q), dal 5.64% del precedente anno; questo dato deve preoccupare l’america, l’economia mondiale, quindi il Fondo Monetario, il G-7, le maggiori banche centrali [ (in uno con la sottovalutazione artificiosa dello yuan (vedi articolo di ieri) e soprattutto quello che resta il più grave squilibrio mondiale, e cioè il fatto che l´economia americana in primis e poi tutte le altre economie del pianeta, debbano dipendere da un solo attore: i consumatori americani ed i loro debiti enormi ( vedi articolo ” I DISEQUILIBRI AMERICANI : CREDIT BUBBLE, OVVERO CRACK DEL DEBITO PRIVATO Parte seconda”, e anche ” IMMOBILIARE USA: come l’incremento delle case ha supportato i consumi” )],  non anche il diverso Deficit Federale americano che e’ comunque sotto controllo data anche la buona produttivita’ americana,  seppur a fronte di  ingenti tagli alla sanita’ alla previdenza ed alla sicurezza interna del paese che certamente non sono una buona cosa (basti pensare che nel solo stato dell’Oregon non esiste di fatto la Polizia locale, centinaia di chilometri di costa e entroterra lasciata in balia di eventuali terroristi a fronte di poche decine di poliziotti).    

Twin deficits, sono i c.d. Deficit Gemelli  (bilancia dei pagamenti e dei conti statali), ovvero quello dei conti pubblici – The Treasury Budget Deficit, e quello commerciale – The Trade Balance Deficit , che nella sua lettura trimestrale si chiama The U.S. current account Trade Balance Deficit, ovvero il bilancio, saldo, delle partite correnti.   

Il Debito Pubblico Usa, che nel Settembre 2000 era di $5,676 billion, oggi e’ salito a 8,538,190 billion pari a $28,508.2 di debito a testa per ciascuno dei circa 299,500,781 milioni di abitanti del paese, vecchi e neonati compresi (vedi al riguardo per dati aggiornati in tempo reale http://www.brillig.com/debt_clock), ma comunque sempre basso se rapportato ai paesi europei, essendo il 64.63% del Pil Nominale (Italia 107%).  

Dei due deficit, quello pubblico Treasury Budget teoricamente è più pericoloso (sebbene come detto sia comunque sotto controllo ) in quanto sottrae direttamente risorse alla crescita e può essere tenuto sotto controllo soltanto attraverso tagli alla spesa o con l’ imposizione di un prelievo fiscale più alto, ma per l’appunto seppur con misure dolorose ha i suoi antidoti. Quello Commerciale, come detto sopra, non ha antidoti precisi e dipendenti nella loro applicazione solo dal Governo americano, quindi e’ di piu’ difficile calmierazione e controllo, ecco perche’ oggi e’ piu’ allarmante. Vediamo la definizioni finanziaria anglosassone di deficit commerciale e di quello delle partite correnti: 

  • The Trade Deficit Balance accounts for about 90 percent of the Current account shortfall. The Trade deficit represents the money that
    U.S. has to borrow (prendere a prestito) overseas to pay for the goods and services Americans import and to finance investment not covered by
    U.S. savings.  A deficit of the Trade Balance means that a country is consuming foreign goods and services beyond its ability to pay; as a result this country finances those purchases by borrowing the savings of other countries through, for example, selling them bond issues that are held by foreign central banks or investors.  The real problem of the

    U.S.
    trade deficit is a manifestation of the main underlying problem,  is that they’re not saving enough.
  • The
    U.S. current-account deficit is the combined balances on trade in goods and services, more income, and net unilateral current transfers — so it’s the broadest measure of a country’s global trade   because besides trade, and services, it includes income from :
    • investment flows ( for example the
      U.S. usually pays foreigners more income on their holdings of American assets than it received from
      U.S. investments abroad)
    • net unilateral current transfers (the federal government financial transfer payments, including the aid to other countries )  

In the  U.S. the Trade deficit accounts for about 90 percent of the current account shortfall, and roughly one-third of the U.S. current account deficit results from trade with U.S.-owned subsidiaries abroad “J-curve economic theory. The other 10% of the  current account  is due to the income and transfer flows ( ecco perche’ il saldo delle partite correnti e’ considerato come uno degli indicatori congiunturali più attendibili, poiché contempla anche i flussi di investimenti tra Paesi internazionali).     

Il Deficit Commerciale americano e’ finanziato (essendo i risparmi americani sotto lo zero, ovvero drammaticamente indebitati) dai soldi (il risparmio straniero) che gli americani prendono a prestito dai paesi che comprano i titoli di stato a stelle e strisce, soprattutto asiatici e arabi. A differenza degli anni precedenti, il deficit quindi è stato finanziato principalmente dalle emissioni di agenzie governative e societarie sottoscritte soprattutto da molte banche centrali asiatiche, piuttosto che da afflussi di investimenti in azioni americane, e cio’ e’ un altro aspetto non positivo a livello di salute del paese america, in quanto dipende sempre piu’ dalle decisioni di politica estera e monetaria di altri paesi.   

Un fatto che lascia perplessi e’ che di fronte all’affacciarsi dei paesi asiatici sulla scena economica mondiale,  i paesi che un tempo venivano definiti il gruppo dei G7 non hanno preso tutele, al contrario hanno adottato politiche lassiste in materia di finanza pubblica.  Un recentissimo studio (Maggio 2006) del Fondo Monetario Internazionale (http://www.imf.org/external/pubs/cat/longres.cfm?sk=19131.0) mette infatti in evidenza l’apparente incongruenza fra il deterioramento dei deficit di bilancio di tali paesi (G7) ed il mancato effetto degli stessi sui tassi di interesse a lungo termine; questi ultimi sono rimasti irragionevolmente bassi in tutto il periodo 2001-2005 mentre avrebbero dovuto salire quale reazione alla politica lassista in materia di finanza pubblica  dei G7. 

Apparente incongruenza perche’ ben onosciuta e’ la causa della perdurante debolezza dei tassi a lungo termine sui titoli del debito pubblico in America e in Europa, ovvero, come detto, l’accumularsi di enormi riserve finanziarie possedute da paesi emergenti con forte propensione alla esportazione quali la Cina, e la decisione di questi paesi emergenti di detenere tali riserve sotto forma di titoli facilmente negoziabili per intenti  precauzionali  più che non di investimento in attività produttive.

In parole più semplici è accaduto che paesi quali la Cina, che negli anni hanno esportato volumi via via crescenti di merci verso altri mercati, non hanno utilizzato al loro interno che una minima parte dei proventi in valuta estera così generati. Un elevato ammontare di liquidità derivante dall’export è stato reinvestito in titoli del debito pubblico Usa ed è rimasto a lungo congelato per ragioni precauzionali sotto forma finanziaria con effetti deprimenti sui tassi di interesse.

Tra le spiegazioni più accreditate del fenomeno c’è quella che vorrebbe una forte riluttanza della Cina ad avviare un massiccio programma di opere infrastrutturali interne senza avere le necessarie competenze tecniche per realizzarle con proprie risorse umane adeguatamente preparate cioè senza subire la dipendenza da paesi esteri più avanzati tecnologicamente. Inoltre un tale programma avrebbe scatenato una corsa all’inflazione difficilmente contenibile e con effetti destabilizzanti su un quadro socio economico già precario.

Altri hanno supposto che il surplus detenuto dalla Cina in forma quasi liquida attraverso i Treasury Bonds americani possa servire da accantonamento a fronte delle potenziali insolvenze della clientela (osservatori occidentali le stimano in ben 900 miliardi di dollari Usa) che gli istituti di credito del gigante asiatico dovranno prima o poi smaltire iscrivendo in bilancio le relative perdite.

Infine alcuni hanno ipotizzato un legame con la forte propensione alla accumulazione delle famiglie cinesi che arrivano a risparmiare il 45% del reddito disponibile. Sarebbe questo risparmio un surrogato alla mancata politica previdenziale e pensionistica del paese. Infatti le giovani coppie per non soffrire la fame in vecchiaia per effetto di una politica demografica restrittiva che ha frenato per lungo tempo le nascite e in mancanza di adeguata politica pensionistica, sono costrette ad un risparmio forzoso. Una percentuale oscillante fra il 70% e l’80% della popolazione cinese è inoltre priva di assistenza sanitaria gratuita e vi deve far fronte appunto con risorse accantonate privatamente. 

Specularmente dall’altra parte , cioe’ negli Usa, il Tesoro americano faceva fronte all’indebitamento pubblico crescente emettendo Treasury Bond rimborsabili a lungo termine e collocati massicciamente soprattutto presso prenditori cinesi e di altri paesi emergenti. Con questa sorta di pagherò gli Usa hanno di fatto procrastinato il momento della liquidazione di quanto dovuto a fronte della importazione di merci dall’estero finanziando contemporaneamente sia il deficit di bilancia dei pagamenti sia il deficit pubblico dello Stato.  

Tutto questo ha consentito al consumatore americano di vivere al di sopra delle proprie possibilità aumentando i suoi consumi privati  a scapito del risparmio.   

Conseguenza attuale: l’oramai indilazionabile necessità di aggiustamento economico nei paesi caratterizzati da deficit pubblici, che già si sta manifestando con l’impennata dei tassi di interesse a breve e medio termine, la maggiore onerosità dei mutui che avrà impatto sul mercato immobiliare tanto in Nord America che in Europa e la riduzione della bolla speculativa delle borse i cui corsi hanno cominciato a flettere a partire da Maggio. 

Il meccanismo di adeguamento sarà più lungo e doloroso del previsto perché sono stati perduti cinque anni buoni (si vedano i dati della Banca Centrale Europea http://www.ecb.int/stats/money/long/html/index.en.html) anni cioè in cui non si è tratto vantaggio dai bassi tassi di interesse a lungo termine per ridurre, come pure era possibile, i disavanzi pubblici. Il fenomeno come detto non riguarda solo gli Usa ma anche i paesi europei e naturalmente riguarda in modo particolare l’Italia per ovvii motivi avendo un debito pubblico al 107% del Pil.     Il fatto poi che le imprese statunitensi, sempre piu’ delocalizzano lavoro e produzioni all’estero, rende ancora più critica la gestione di un budget commerciale che si va ad aggiungere al deficit federale sconvolto dalla guerra, dai disastri naturali, dall’impatto demografico sul sistema sanitario e sulla sicurezza interna.   

Il deficit commerciale viene finanziato, di fatto, trasferendo quindi la proprietà Usa di determinati flussi di risorse attuali e future a soggetti stranieri, compromettendo il benessere sociale generale degli americani per la perdita di ricchezza accumulata. The american people purchased more in goods and services from the rest of the world than they  sold. To pay for this current consumption, they’re selling off their accumulated national wealth to the rest of the world at a rate of $2.1 / 3 billion a day. Consequently, other countries and their citizens now own a net of about $3 trillion of the U.S. worth buying their Treasuries.  

Quindi questi governi stranieri, asiatici in particolare, che acquistano i Treasuries, semmai volessero decidere di fare uso del potere che Bush ha conferito loro, vanterebbero sufficiente potere contrattuale verso gli Usa da influenzarne l’andamento dei tassi d’interesse e il valore del dollaro nonche’ la sua economia.  Gran parte delle riserve monetarie della Cina sono costituite infatti da US Treasury bills [ ( Three-Month U.S. Treasury Bill and Six-Month U.S. Treasury Bill (titoli di stato americani a breve scadenza)].   

È prevedibile che la Cina incrementerà la propria disponibilità di risorse Usa ad essa trasferite, impossessandosi dei mercati statunitensi, attraendo l’industria manifatturiera Usa grazie a fittizi tassi valutari ed all’acquisizione della stessa tecnologia americana. La strategia cinese consiste insomma nel sopravvalutare il dollaro (mantenendo al contempo svalutato lo yuan di almeno un 20% ) per incoraggiare il trasferimento delle risorse economiche dagli Stati Uniti alla Cina.  

Il valore dei titoli azionari e dei bond americani conseguenzialmente dipende sempre piu’ dal sostegno che le politiche economiche dei paesi asiatici forniscono al dollaro ed ai tassi Usa. Nel momento in cui l’Asia realizzerà il proprio obiettivo in termini di primato manifatturiero, innovazione e ricerca & sviluppo, la strategia cambierà. Una volta che la Cina avrà cioe’ completato la propria acquisizione di know-how statunitense, non avrà più ragione di sostenere la crescita del dollaro, ma quando il dollaro cadrà, i costi, i profitti, i tassi d’interesse e, quindi, lo standard di vita, si modificheranno drammaticamente e non solo per gli americani ma per tutto il mondo. Gli standard di vita e di equità sociale precipiteranno.  

Queste spiacevoli controindicazioni per attuarsi attendono solo la decisione dei giganti asiatici di tagliare il sostegno al risanamento dei bilanci Usa. Ciò accadrà come detto solo quando questo sostegno non rientrerà più fra gli interessi degli stessi paesi asiatici. Il dollaro regge finora  in altre parole perché i surplus che i paesi asiatici realizzano con l’export sono impiegati nella loro gran parte ancora in investimenti in dollari. Ma anno dopo anno la Cina, e non solo, sta diminuendo le proprie riserve di dollari o titoli in dollari, con il che’ sempre piu’ diventa libera di poter cambiare in futuro la propria politica di sostenimento del dollaro verso una di affossamento del dollaro.   

Infatti il surplus Cinese ha provocato l’accumulazione, raddoppiate in 3 anni, di ingenti riserve valutarie sia in dollari sia in euro oro incluso (superando quelle Giapponesi) al livello di 1073 miliardi di dollari ad aprile 2006 (822 miliardi di dollari nel 2005, fonte Banca Mondiale). Il 30.54% delle riserve totali Cinesi, ovvero 327,7 miliardi di dollari dato di luglio 2006,  è investita in debito americano, facendo del Paese il secondo maggior detentore di Treasury fuori dagli Stati Uniti dopo il Giappone ( l maggior detentore di Treasury americani – U.S. MAJOR FOREIGN HOLDERS OF TREASURY SECURITIES  $635.3 billion ), mentre circa il 20.0% delle riserve cinesi, ovvero 214 miliardi di dollari, sono in Oro; come dire la meta’ del totale delle riserve sono in dollari!

Pechino dispone quindi di una sua bomba valutaria, una potenza tale che puo’ tener testa alla Fed e condizionare le scelte degli Stati Uniti, ma e’ altrettanto vero che  allo stesso tempo questa ingenta riserva in dollari costituisce il tallone di achille anche della Cina, infatti un deprezzamento del dollaro comporterebbe oggi per l’appunto un deprezzamento anche delle sue enormi riserve denominate in dollari (titoli e oro) , motivo sufficiente a garantire ancora per almeno dieci anni forza al dollaro ed all’economia americana.  

Tuttavia cio’ non puo’ non rappresentare un pericolo che il Governo Americano (e il mondo intero) vede all’orizzonte, il poter e dover cioe’ affrontare la perdita, da parte del dollaro, del proprio ruolo di valuta di riserva. Sarebbe una grave degenerazione per loro, dalla quale il paese si riprenderebbe con grosse difficolta’, ma che come detto influenzerebbe i consumi e l’export di tutto il mondo, questa e’ la vera ancora di salvezza dell’America ed in parte anche nostra ( meglio gli americani che non i cinesi come motore produttivo del mondo,  vista la bassa tutela del lavoro, dell’ambiente e della salute che in Cina impera e che non puo’ diventare il parametro di riferimento mondiale).   

Detto questo un governo intelligente, e, realmente interessato alla sicurezza del proprio paese, cosa di cui Bush non e’ il massimo esponente, metterebbe al primo posto (non una pessima gestione dell’altro deficit, quello Federale, cioe’ non le guerre, ne’ un taglio al welfare o alla sicurezza interna, vedi uragani e coste dell’Oregon) la necessita’ di una sana gestione del deficit commerciale, quindi l’urgenza di trovare un modo di affrontare queste criticità economiche, onde evitare che, prima o poi, il deficit commerciale degli Usa esploda, e che stanno rapidamente mettendo a rischio la stabilità politica degli Stati Uniti d’America.     

Vediamo ora la relazione tra il dollaro, il deficit corrente e la J-curve:  The U.S. dollar and the “J-curve economic theory“:   

  • The U.S. dollar, 2006, at $1.27 versus euro, has declined -2.9 percent this year against a basket of currencies of major trading partners. The recent decline in the value of the dollar, which makes American goods cheaper abroad, may benefit
    U.S. exporters in coming months. 
  • The U.S. dollar, 2005, rose +15.5 percent against the yen and +12.6 percent versus the euro. It reached a two-year high against the euro on Nov. 15, 2005.
  • The U.S. dollar has lost around a third of its nominal value 33.0% against a basket of its major counterparts since January 2002;
  • The U.S. dollar, 2000/2006 (partendo dal valore massimo del dollaro sull’euro del 26 ottobre 2000, a 1€ =$0,823 ),  versus euro at 1€ =$1,3666 (minimo del 30 dicembre 2004), has declined by -39.77% circa, today at 1€ =$1,27 has declined by -35.19% .
  • The yuan: Settembre 2006 segna nuovo massimo sul dollaro, dopo che nel maggio 2006 aveva gia’ rotto la soglia psicologica di 8  Yuan per 1 dollaro,  toccando quota 7,9376 , +2.17% from  8,11 per dollaro e +4.31% dal 21 luglio 2005, ovvero dalla sua rivalutazione del +2.096% a 8,11 da 8,28 per dollaro.    Lawmakers such as Senator Charles Schumer, a New York Democrat, say China is artificially keeping its currency weak to make its goods inexpensive and stimulate foreign demand. He and South Carolina Republican Lindsey Graham have proposed legislation to impose a 27.5 percent tariff on Chinese goods if the currency isn’t allowed to strengthen . Vedi articolo : ” Yuan currency or Renminbi – The  People’s Bank of China (PBoC)”
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2002 :  The U.S. Fiscal Year Trade Balance : october 1, 2001  /  September 30, 2002  -$418.00 billion  

2003:  The U.S. Fiscal Year Trade Balance : October 1, 2002  /  September 30, 2003  -$496,50 billion 

2003:  The U.S. Sun Year Trade Balance:     January 1, 2003  /   December 31, 2003  -$494,81 billion   

2004:  The U.S. Fiscal Year Trade Balance: October 1, 2003  /   September  30, 2004  -$572.77 billion  

2004: The U.S. Sun Year Trade Balance:    January 1, 2004  /   December   31, 2004  -$617,58 billion  

2005: The U.S. Fiscal Year Trade Balance:October1, 2004 / September 30, 2005  -$698.8 billion,  5.06% of the nation’s Nominal GDP  

2005: The U.S. Sun Year Trade Balance:  January 1, 2005  /   December 31, 2005  -$716,72 billion, 5.79% of the nation’s Nominal GDP   

 

To put the U.S. trade gap in perspective: 

 

  • Il Trade balance americano, nel 1983 was only -$57.8 billion, roughly the size of recent monthly trade gaps;
  • Il Trade balance americano, nel 1998, was -$164.9 billion, only slightly larger than the 2004 trade gap with
    China alone;
  • Il Trade balance americano, dal 2001 sino al 2003  e’ stato pari ad una media di -$ 40.8 miliardi al mese ( 2002 intorno ai -30Mld$ su base mensile, nel 2000 intorno ai -10,0 Mld$ su base mensile) contro quello attuale che dopo 10 mesi totaled  -$646.6 billion or  -$ 64.66 billion a month.

Con il deprezzamento del dollaro  il deficit corrente ha continuato a segnare nuovi record. Come fare allora a contenere questo problema del deficit commerciale americano?    La risposta più ovvia consisterebbe quindi in un’espansione della domanda di consumi privati e pubblici dei paesi in surplus, per accrescere il loro import, e insieme una rivalutazione vigorosa del cambio della loro moneta, come detto, soprattutto per lo yuan ( some U.S. lawmakers point the finger at China for the swollen deficit and have ramped up criticism of the Chinese government for holding down the value of its currency to spur export), in cio’ calmierando di molto il loro eccesso d’export. Si consideri pero’ di contro che: 

  1. la Cina ha un pil eguale a quello italiano, ossia un ottavo di quello degli Usa e non basta certo l’espansione solo dei suoi consumi a controbilanciare una riduzione di quelli americani con un dollaro ancor piu’ debole. Il Giappone, con un pil di tre volte quello cinese, potrebbe fare di più. Ma per ora non puo’ crescere piu’ velocemente per via della depressione nell’export;
  2. il latente inizio scoppio della bolla immobiliare minaccia di diventare piu’ poderoso ed allarmante con le conseguenze analizzate nel fenomeno del rifinanziamento che verrebbe  a mancare, e , se unito ad un ulteriore deprezzamento del dollaro non basterebbe a far svanire rapidamente il deficit commerciale americano, perche’ se tutto cio’ accadesse simultaneamente  non solo comprimerebbe i consumi americani in maniera vigorosa, ma,  poiche’ tutto il mondo dipende dai consumi americani ( esportando li’ la gran parte dei loro prodotti), getterebbe anche in depressione l’intera economia mondiale incapace di creare i presupposti per una durevole domanda interna che possa sostituire il Pil prodotto dal loro export;
  3. a questo punto interviene poi la teoria “J-curve“, la quale dice che: una diminuzione del  disavanzo della bilancia commerciale basata solo sugli effetti indotti dalle variazioni del tasso di cambio, appare del tutto improbabile da realizzare, perché l’alto volume di importazioni americane è per un terzo dipendente dal forte aumento delle delocalizzazioni di imprese manifatturiere americane che percio’ importano almeno un terzo dei beni da proprie industrie all’estero con il che’ i flussi in uscita di dollari per l’acquisto di beni prodotti all’estero rimarrebbero di molto superiori a quelli in entrata per la vendita dei beni esportati (con un rapporto quasi di 2 a 1).

This economic theory, known as the “J-curve“, tell us that a depreciating currency usually takes about 18 months to start to impact the trade deficit making it narrowing, but the dollar has been weakening for about 4 years now with no sign for a narrowing trade deficit, and so that happened as roughly one-third of the U.S. current account deficit results from trade with U.S.-owned subsidiaries abroad. Nearly half ofU.S. goods imports of $1.991 trillion in 2005 were  party-related trade, that means goods coming from their U.S.-based affiliates or subsidiaries, results from trade with U.S.-owned subsidiaries abroad, according to the U.S. Census Bureau. One third of imports from Germany were conducted in this vein, as were nearly 80 percent of imports from Japan.

Similarly for U.S. goods exports worth $1.275 trillion in that year, a third of which went to U.S. affiliates or subsidiaries abroad, results from trade with U.S.-owned subsidiaries abroad  

So roughly one-third of the U.S. current account deficit results from trade with U.S.-owned subsidiaries abroad. This is a major reason why the dollar’s broad-based slide on global foreign exchanges over more than 4 years hasn’t narrowed the U.S. trade deficit, as conventional economic theory suggests it should.

The dollar has lost around a third of its nominal value against a basket of its major counterparts since January 2002, which should have made U.S. exports greater as nominally cheaper and imports smaller as more expensive.  Such of U.S. imports related-party trade are less sensitive to foreign exchange rates, trade is driven by demand, not price, and this is the reason because of a depreciating of $ currency  for about 4 years now, that usually takes about 18 months to start to impact the trade deficit making it narrowing,  has had just a little sign in the U.S. trade deficit that hasn’t narrowed .  

SO WHERE’S THE J-CURVE? In the real world, the J-curve doesn’t exist anymore for the reason above said. To see the J-curve effect to start showing we should observe a deeper dollar’s decline even more than it has had so far, to eventually narrows the U.S. trade deficit. A significant dollar depreciation especially versus euro and yuan, is required simply to prevent further deterioration in the current account deficit, even if a significant dollar depreciation could be a risk for the world and to higher inflation. 

Secondo autorevoli economisti, il dollaro continuerà a rivalutarsi, non soltanto per il differenziale tassi, ma anche per la propria forza di espansione. Infatti il dollaro è moneta accettata globalmente, a differenza dell’euro e dello yuan, inoltre i prezzi del petrolio e delle altre materie prime sono espressi in dollari, occorrono quindi dollari per acquistarle, i paesi che esportano in US sono ancora ancorati quasi totalmente alla valuta degli States, così come pure il Canada, la Nuova Zelanda, l’Australia, tutto ciò permette alla prima economia mondiale di espandersi anche con i debiti, avendo assicurati flussi di investimento operati dai propri stessi creditori, i quali non possono permettersi di svalutare i loro stessi crediti in dollari ne’ fare a meno del sistema americano. Mentre l’inflazione è di fatto ammortizzata da tassi più elevati e salari orari in stallo. In pratica, come già accaduto in tempi meno recenti, dopo aver esportato la deflazione, gli americani esportano anche l’inflazione.  

Vi rimetto i dati  per capire la misurazione del Bilancio Commerciale USA che ha ripercussioni su tutta l’economia mondiale.  

 

 

2006: The U.S. Fiscal Year Trade Balance 1 ottobre 2005  /   30 settembre 2006  The U.S. trade Balance Deficit-Gap-Surplus  for goods and services Seasonally Adjusted  according to the U.S. Bureau of Economic Analysis (il deficit o il surplus della bilancia commerciale degli Stati Uniti, che misura la competitivita’ del Paese America verso il resto del mondo) . The U.S. International Trade Deficit in July 2006 widened (from  the prior month when narrowed slowly by -0.15% to -$64.80 billion )  by +4.93% to a record  hit an all-time high of  -$68.00 billion  ( +17.24%  or +$10.0 billion from -$58.0 billion  deficit in  the same month of the prevoius year ). ( The monthly average of  deficit was -$ 60.3 billion a month in 2005 ). Economists had forecast the  trade deficit would come in -$65.5 billion  

The U.S. 2006 Fiscal Year Trade Balance  , after 10 months , totaled  -$646.6 billion or  -$ 64.66 billion a month , and is running  -$775.92 billion over the whole year  ( +11.03% from the whole The U.S. Fiscal Year Trade Balance deficit -$698.8 billion in 2005), an annualized gap equaled to 5.87% of the nation’s Nominal GDP product, PIL In termini nominali al  lordo dell’inflazione, that during the 2Q  , grew by +6.3% to a level of $13,209.9 billion  when Unadjusted for price changes . This 5.87% compared with 5.64% for the whole U.S. Fiscal Year Trade Balance deficit in 2005, and compared with 4.7% for the whole deficit in 2004. L’Ocse, vede crescere il disavanzo delle partite correnti americane dal 5.64% al 6.4% del 2006.  

2006: The U.S. Sun Year Trade Balance 1 January 2006  /   31 december  2006 . In the first 7 months through  the last month  U.S. Trade Balance  in goods and services trade  (il deficit o il surplus della bilancia commerciale degli Stati Uniti, che misura la competitivita’ del Paese America verso il resto del mondo) , throught July, totaled  -$453.00 billion ( +14.5%  or +$54.76 billion from $398,24 billion  deficit in  the same period of the prevoius year ) or  -$ 64.71 billion a month , and is running  -$776.57 billion over the whole year ( +8.34% from the whole U.S. Sun Year Trade Balance deficit of $716,73 billion or  -$ 59.72 billion a month in 2005 ), an annualized gap equaled to 5.87% of the nation’s Nominal GDP product that during the 2Q  , grew by +6.3% annual pace to a level of $13,209.9 billion  when Unadjusted for price changes . This 5.87% compared with 5.79% for the whole U.S. Sun Year Trade Balance deficit in 2005.   

The deficit Adjusted for Inflation Excluding the change in prices of oil and other goods and services, the figures the government uses in its calculation of gross domestic product, U.S. deficit widened in July to -$59.1 billion, the highest since January, from rose to $57.2 billion in the prior month ( in May narrowed to -$56.9 billion, the smallest since August of last year).

The figures suggest America‘s worsening trade balance will restrain economic growth this quarter.  The U.S trade deficit could approach $1 trillion annually if it continues to grow at the current pace, but that is only a worry if foreigners become unwilling to finance the debt. 

All this debt has been funded up till now last by an increase in the value of homes (and the size of home mortgages) on the domestic side, and the willingness of foreigners to hold assets Us denominated in U.S. dollars, such as U.S. Treasury bills and notes.     

The U.S. monthly trade deficit in goods and services widened in July 2006, as imports reached an all-time high and exports declined for the first time in five months. The increase in imports reflected record crude oil prices and more shipments of equipment, raw materials and consumer goods from overseas.

Because the U.S. exports only two-thirds as much as it buys abroad, exports have to grow almost twice as fast just to stabilize the trade deficit.  If  the U.S. trade deficit widens it is often due because of U.S. companies are adding to inventories of products made abroad as the economy expands, creating more demand for products made abroad even if they are not always more cheaper than that made in USA.

The huge deficit has more to do with the huge consumer appetite for goods made abroad . On the contrary the narrowing deficit it is often due because of U.S. companies are narrowing inventories.

The Widening  is always driven by widening deficit with China. Impact on Growth: The trade deficit subtracts worth ( more or less the average has been -1.5% points from the single quarters of the GDP ) from the gross domestic product on the assumption that imports replace goods made in the U.S, so the increasing in consumer spending, including  imports that is the huge consumer appetite for goods made abroad , contributed to growth of a wider deficit. I consumi, in altre parole, vengono soddisfatti in gran parte dalle importazioni, con questo influenzando negativamente la crescita interna.  Improvement in the trade deficit is due also as the U.S. growth ( Americans’ appetites for Japanese electronics and cheaper clothing made in China may keep the shortfall close to a record in coming months even as energy prices wane and overseas shipments accelerate) ,while slowing, is still outpacing the economies of most of its trading partners, and the U.S. consumer is still leading the way, and as long as we will not see a deeper drop off in U.S. growth, or a big acceleration in foreign economies, these deficits will persist.     

The U.S. economy expanded 2.9 percent last quarter from a year earlier, compared with The Japanese economy expanded 2.5 percent in the second quarter from the same three months in 2005, compared with 2.4 percent growth in Germany last quarter from a year earlier. The U.S., the world’s largest economy, will grow at a 3% annual rate in 2006  from 3.2 percent annual rate in 2005, almost 1 point faster than the economic expansion in the 12-nation euro region  now expects growth of 2.0 percent this year after 1.3 percent in the previous year, the Japan’s economy is expected to grow 2.2 percent this year after 2.0 percent in the previous year.      

The overall imports The U.S. Census Bureau and the U.S. Bureau of Economic Analysis, through the Department of Commerce, announced total U.S. Imports of goods and services , Imports of goods and services increased +$1.9 billion or   +1.07% in July to $188.0 billion,  reflecting an increase in goods imports, Services imports decreased ( up by  +14.21%  from $164.6 billion the same month a year ago ) from, increased  by  +1.2% or  +$2.2 billion in May to $186.06 billion, ( up by  +12.9%  from $164.3 billion the same month a year ago )  in the prior month.

U.S. Imports of goods and services exceeded exports by $68 billion about 50% more goods and services than it exports, exports have to grow that much faster just to stabilize the trade deficit. The deficit has continued to balloon despite a 50 percent drop in the value of the dollar against the euro over the past three years, which has been expected to gradually narrow the gap.

  • Ricordo che se il biglietto verde e’ debole le importazioni di prodotti non petroliferi dovrebbero diminuire, per l’appunto per la caduta del biglietto verde che rende più cari gli acquisti all’ estero; mentre quando aumentano le importazioni il dollaro dovrebbe essere forte.    Per ogni dollaro investito negli Usa, le imprese americane inoltre ne investano 4 all’estero

  • Over the last 7 months in 2006   Seasonally Adjusted imports increased to $1,271.56 billion posted y/y gains of +12.69% from $1,128.3 billion in the prior year.
  • Over the year 2005 from January to December:  Seasonally Adjusted imports posted y/y gains of +12.88% increased +$227.8 billion in 2005 to $1,991.7 billion from $1,769.0 billion in the prior year

The overall  Exports The U.S. Census Bureau and the U.S. Bureau of Economic Analysis, through the Department of Commerce, announced today that total Exports of goods and services Exports of goods and services decreased -$1.3 billion or by -1.07% in July to $119.9 billion, reflecting a decrease in goods exports, Services exports were virtually unchanged, ( up  +12.58% from $106.5 billion the same month a year ago ) from, increased +$2.4 billion or by +2.02% to $121.2 billion, ( up  +12.7% from $105.3 billion the same month a year ago ) in the prior month.

  • Over the last 7 months in 2006   Seasonally Adjusted  Exports increased to $0,819.6 billion posted y/y gains of +12.32% from $0,729.7 billion in the prior year.
  • Over the year 2005 from January to December: Seasonally Adjusted Exports of goods and services posted y/y gains of +10.4% increased +$119.7 billion in 2005 to $1,275.2 billion from $1,151.4 billion in the prior year

U.S. OIL Imports  

  • The volume of  U.S. crude oil imports declined in July to about 10.4 million barrels per day, from 11.0 million in June.
  • The  U.S. petroleum deficit  / The United States import worth of crude oil / The value of crude oil imports also increased in July because of higher prices , The United States imported a record to $20.8 billion worth of crude oil during the month from $20.5 billion worth of crude oil in the prior month.
  • The value of crude oil imported from  OPEC into the  U.S.  The value of crude oil imports from members of the Organization of Petroleum Exporting Countries OPEC were a record $14.0 billion in July from were $13.5 billion in June. The total value of imports from OPEC has risen 28.2 percent in the first half of 2006 to $71.5 billion. 

  

Il Trade balance americano Paese per Paese / Goods by geographic area (not seasonally adjusted):   

  • The goods deficit with China decreased from $19.7 billion in June to $19.6 billion in July. Over the year: China’s surplus will likely top the last year’s record $102 billion, while the U.S. trade deficit with China will be close to the  26% of its entire deficit, the same of last year when totaled a record $201.6 billion, up +24.5 percent from increased $161.9 billion in 2004, up from 2003’s -$124 billion. Una commissione del Congresso ha rilevato nel 2004 che il crescente surplus commerciale della Cina nei confronti degli Usa é costato agli Usa 1,5 milioni di posti lavoro dal 1989. A congressionally mandated commission reported yesterday that China‘s growing trade surplus with the U.S. has cost 1.5 million U.S. jobs since 1989. The figures may increase pressure on U.S. Treasury Secretary Henry Paulson to convince China to revalue more its currency ( Yuan currency or Renminbi) being more proactive and progressive in allowing the market to set the currency’s value. On the contrary theU.S. will rise the tariff measure. Paulson is scheduled to visit China after meetings of the International Monetary Fund in Singapore on Sept. 19-20. The China held its yuan pegged to the dollar till 2005, holding down the price of Chinese exports.

 

The goods deficit with the European Union increased from $9.0 billion in June to $13.4 billion in July.   

The goods deficit with the Europe increased from $10.7 billion in June to $15.6 billion in July.

The goods deficit with Mexico decreased from $6.1 billion in June to $5.1 billion in July.

 

OPEC  increased from $10.2 billion in June to $10.9 billion in July

Japan increased from $7.0 billion in June to $7.6 billion in July

Canada increased from $5.4 billion in June to $5.9 billion in July

 

 

Marco Montanari     

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