Beppe Scienza e Il risparmio tradito

 

 

 

 

Beppe Scienza e Il risparmio tradito

 

www.beppescienza.it

http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/tesi-Barzaghi.htm#

 

 

“Il risparmio tradito”, uno studente si è laureato a Padova in Scienze della Comunicazione mettendo in luce gravi carenze, colpe e piaggerie del giornalismo economico italiano. I casi “il Mondo” e “Milano Finanza. Si veda per esempio:

 

  • il cap. 2 “Espedienti per disinformare sui fondi d’investimento”,

  • il cap. 5 “Informazione affidata solo a gestori e venditori”,

  • il cap. 6 “Commistione fra informazione e pubblicità” ecc.

 

 

In risposta alle osservazioni di alcuni lettori, preciso che su alcune questioni non centrali anch’io ho rilevato qualche imprecisione o eccessiva semplificazione. Esse non pregiudicano però il valore del lavoro, che è (ripeto) una tesi di laurea e non un testo definitivo da dare alle stampe.

 

 

 

Il risparmio tradito

 

 

Prova finale La mancata tutela del risparmiatore nell’informazione finanziaria. I casi de Il Mondo e di Milano Finanza

I N D I C E:

Capitolo 1  Risparmio e informazione finanziaria pag. 3 
Capitolo 2 Espedienti per disinformare sui fondi di investimento pag. 7
Capitolo 3 Contraddizioni nell’informazione sul risparmio gestito pag.19
Capitolo 4 Omissioni di informazioni fondamentali ed eccesso di informazioni inutili pag.25
Capitolo 5 Informazione affidata solo a gestori e venditori pag. 33
Capitolo 6 Commistione tra informazione e pubblicità     pag.38
Conclusioni pag.45
Bibliografia  pag.49

 

 

Conclusioni

Ritengo che, nel periodo da me esaminato, l’impostazione finanziaria dei due settimanali non si sia mantenuta, in linea generale, su elevati standard di qualità, affidabilità e coerenza.

In primo luogo le cause possono essere rintracciate quasi esclusivamente nel campo di forze costituenti i giornali, che sono stati influenzati in modo sensibile sulle scelte editoriali. In particolare ne Il Mondo la proprietà, nella quale hanno un notevole peso banche e assicurazioni, ha spinto verso la promozione di attività da esse sostenute, come i prodotti finanziari appena segnalati. D’altro lato, e questo vale per entrambi i giornali, chi compra i copiosi spazi pubblicitari (e anche qui compaiono banche e società finanziarie) non gradisce troppo le critiche e ha anzi interesse a spostare la politica del giornale a favore delle proprie iniziative.

Come ho cercato di dimostrare la conseguenza è che il linguaggio e le tecniche usate nel descrivere la gestione dei fondi e di altri strumenti finanziari dalla convenienza dubbia, sono chiaramente condizionati da questo stato di cose e si può notare una prevalenza di termini, confronti, grafici e tabelle che spesso sembrano costruiti in modo da non evidenziare i difetti del prodotto esaminato.

Anche quando i settimanali assumono un atteggiamento critico lo fanno in modo molto più dolce e sfumato, e soprattutto non utilizzano la stessa ridondanza. Non è, infatti, fondamentale solo il testo nel veicolare un certo messaggio, ma i grafici e le tabelle sono altrettanto importanti e hanno forse maggiori implicazioni, dato che è più difficile che un lettore si fermi a osservarli con occhio critico, poiché le statistiche e i dati hanno sempre il sapore di vero e incontestabile. In altri casi credo che siano stati commessi degli errori imputabili a una superficialità diffusa nelle analisi e a un’eccessiva fiducia nell’affidarsi esclusivamente ai pareri dei responsabili del risparmio gestito.

In definitiva Il Mondo non contribuisce in modo significativo a chiarire le idee del lettore e sicuramente ha delle ricadute negative per il proprio target, scelto soprattutto tra chi non è particolarmente esperto di finanza e necessita quindi di informazioni più semplici, nelle quali trovare affidabili indicazioni operative.

Milano Finanza invece si rivolge a una platea di maggiore competenza ed infatti i suoi articoli risultano più elaborati e ricchi di dati, ma non per questo privi di deformazioni pericolose per il lettore. In particolare gli ampi spazi dedicati alla descrizione delle tecniche di trading possono certamente attrarre un investitore che si ritiene smaliziato, ma sarebbe stato opportuno mettere in guardia il lettore citando le statistiche che comprovano come il 90% dei traders perde denaro, il 5% raggiunge il pareggio e solo il 5% riesce a guadagnare. 

Il trading, d’altro lato, comportando un grande aumento delle operazioni, ha così l’inevitabile effetto di moltiplicare le commissioni e i guadagni delle banche. Ad esempio la Deutsche Bank nel 2000 era una classica banca tradizionale i cui proventi derivavano in maniera diversificata da una grande quantità di prodotti e servizi, ma ha preferito concentrarsi sui più remunerativi servizi di trading, tanto che oggi ottiene da essi ben il 75% del proprio reddito. In sostanza è evidente come questa grande attenzione di Milano Finanza all’informazione sul trading risulta più utile agli interessi degli intermediari finanziari che a quelli del comune investitore.

A questo proposito Laura Pugliesi, segretario dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, ha giustamente fatto rilevare che “il ruolo del giornalista è strategico perché ha a che fare con i diritti fondamentali dei cittadini e che stanno alla base della costruzione moderna della società e dello stato”. Queste responsabilità credo non siano sempre state assolte dai giornali da me esaminati e che perciò il risparmiatore in alcune occasioni non sia stato adeguatamente tutelato.

Occorre però far rilevare anche un’importante nota positiva riguardo le scelte editoriali. Analizzando e osservando la realtà senza posizioni preconcette ho potuto constatare che, in questi ultimi tempi, i due settimanali, e in particolare Milano Finanza (l’inserimento di The Wall Street Journal è sicuramente un aspetto positivo), sembrano volersi allontanare da analisi parziali sulla gestione del risparmio per andare verso un’informazione più completa e meno reticente lasciando intravvedere uno spiraglio di ottimismo sul miglioramento della loro qualità e imparzialità.

Esiste tuttavia il fondato timore che questa sia una scelta determinata da nuove spinte commerciali che desiderano allontanarsi dalla promozione del risparmio gestito per andare a posizionarsi su altri prodotti o altri metodi finanziari quali, oltre al già citato trading, le obbligazioni strutturate e le polizze vita, verso cui le banche e le assicurazioni stanno ora concentrando i loro interessi e i loro sforzi di vendita. Miglioramenti, speranze e dubbi potranno essere chiariti solo alla luce di come Il Mondo e Milano Finanza decideranno di farsi portavoce dei risparmiatori o di proteggere invece gli interessi forti descritti.

La situazione appena espressa è tuttavia solo un esempio del cattivo funzionamento di tutta l’editoria finanziaria italiana, tanto che ritengo che anche per altri giornali valgano le stesse considerazioni fatte sinora. Eclatante è ad esempio la circostanza che i grandi bestsellers americani di finanza, tra i quali “The intelligent investor” di Benjam Graham o “Beating the street” di Peter Linch, in cui gli autori, che sono tra gli investitori di maggior successo di ogni tempo, spiegano al lettore le loro chiare strategie per gestire in modo autonomo e accorto i propri risparmi, non siano mai stati tradotti in italiano e risultino quindi del tutto sconosciuti, a differenza di altri paesi europei, ove godono di una buona diffusione. In Italia evidentemente un’informazione finanziaria veramente indipendente, fondamentale strumento di democrazia, fatica ancora a trovare il giusto spazio.

Lo studente  laureato a Padova in Scienze della Comunicazione

 

 

 

 

 

 

Vedi anche:

 

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Marco Montanari

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