Il collateralismo e l’attività di lobbing dei professionisti americani ( longa manus dei grandi Gruppi Industriali) cerca di distruggere la Sarbanes-Oxley Act

 

 

 

 

Un articolo di oggi su Bloomberg, nonche’ alcuni dei maggiori quotidiani americani, pongono in evidenza come alcuni Comitati volti al miglioramento delle regole del mercato dei capitali (apparentemente formati da comuni cittadini, in realta’ formati dai professionisti americani, la longa manus dei Gruppi Industriali, che sino al 2001, prima della Sarbanes-Oxley Act, si dedicavano all’attività di lobbing, cioè  pagavano i senatori e i deputati affinché facessero scelte convenienti per i loro clienti), oggi stiano cercando di reintrodurre  in America la corruzione fra la finanza e la politica, tentando di smontare la massima legge anti-scandali finanziari, contro le truffe, la Sarbanes-Oxley Act, varata nel 2002 dopo  i crac Enron e WorldCom, che tra le altre cose ha inasprito la pena massima per il falso in bilancio, passata da 5 a 20 anni e che ha recentemente portato anche all’intensificazione dell’attivita’ di controllo sull’oscura attivita’ posta in essere dagli hedge funds. 

Una breve cronistoria sara’ utile a capire il perche’ e da chi sono mossi i fili di questi comitati di professionisti del collateralismo e del conflitto d’interesse, sintomo della vecchia corruzione.

La Sarbanes-Oxley Act  impone ai revisori dei conti delle imprese scambiate sul mercato la certificazione della propria attività e la verifica del proprio operato con gli organi di controllo. Tutti gli amministratori delegati delle società vengono obbligati a “rifirmare” i bilanci delle loro imprese per garantirne la correttezza. Può sembrare superfluo, in realtà questa nuova firma aggiunge un particolare peso di responsabilità personale alla luce della Sarbanes-Oxley. Dopo aver rifirmato nessuno può dire “non sapevo”, nessun chief executive può tentare di sottrarsi alla sanzione penale e patrimoniale in caso di irregolarità nei conti e tale responsabilita’ si estende anche alla societa’ di appartenenza.

 

Sino al 2001 il mondo della revisione societaria è sempre stato regolamentato in via autonoma, pertanto ecco che la Sarbanes-Oxley Act , la legge sulla governance, tutela al massimo i risparmiatori. I reati e Le sanzioni inflitte in america per i reati finanziari contro il risparmio pubblico, a seguito delle inchieste condotte soprattutto dal Distretto meridionale di New York della Procura degli Stati Uniti ,  dalla Sec, ha avuto sviluppi molto positivi ai fini repressivi e di refusione del maltolto. Prima dell’entrata in vigore della Sarbanes-Oxley, i cittadini vittime di azioni irregolari da parte delle società in cui avevano investito denaro potevano presentare azione legale entro un anno dalla scoperta della frode e entro tre anni dal compimento delle violazioni: con la nuova legge i termini sono stati allungati, rispettivamente, a due anni e cinque anni. La Sec, l’organo di vigilanza della Borsa americana, ha aiutato moltissimo i risparmiatori investitori colpiti dalle frodi aziendali emerse negli ultimi anni, chiedendo financo all’autorità giudiziaria di rendere retroattiva la legge anti-mele marce Sarbanes-Oxley applicando il regime temporale della norma Sarbanes-Oxley, facendo retroagire la sua entrata in vigore in modo da parmettere loro di avanzare cause nonostante i termini scaduti.

La Sarbanes-Oxley, restringe fortemente i cordoni dei controlli contabili e impone ai senior executive di certificare in prima persona i documenti finanziari della società. Ed ha avuto l’eccellente risultato che il numero delle cause degli azionisti per frodi e irregolarità di bilancio è drasticamente diminuito. Secondo uno studio condotto dalla facoltà di legge dell’Università di Stanford, nel 2005, il numero delle securities-fraud class action, vale a dire le cause collettive rivolte contro gruppi accusati di imbrogliare le carte in tavola a danno dei soci, sono diminuiti del -17% rispetto al 2004. Un dato che è inoltre inferiore di ben -10% rispetto alla media del periodo 1996-2004 e inferiore di ben il -70% rispetto al 2001. Negli Stati Uniti nel 2005 sono state intentate 176 securities-fraud class action, contro le 213 che hanno visto la luce nel 2004 e le 800 circa del 2001.

 

In soldoni, le perdite segnalate dalle querele di gruppo sono scese lo scorso anno del -33% a quota 99 miliardi di dollari, contro i 147 miliardi del 2004 e contro i 600 miliardi del 2001. I bersagli storici di questo tipo di querele sono le aziende farmaceutiche le industrie del tabacco e quelle automobilistiche,   le società di telecomunicazioni e tecnologiche in genere.

 

Dal Giugno 2005 direttiva n. 123 , inoltre la Financial Accounting Standards Board, l’agenzia americana che si occupa di stilare i principi contabili seguiti dalle aziende, ha deciso di imporre alle società americane l’obbligo di spesare le ‘stock-option’ emesse a favore di manager e dipendenti. Questa nuova norma ha permesso agli investitori e agli altri utilizzatori dei numeri di bilancio di ottenere comunicazioni finanziarie più complete e di vedere preservata, con maggiore efficacia, la regolarità delle scritture contabili. Ora, grazie alla direttiva n. 123 del Financial Accounting Standards Board,  le imprese Usa hanno avuto l’obbligo di riconoscere per intero il valore delle stock option come spese alla data di emissione e per tutto il periodo di validità dell’opzione. Una svolta per la trasparenza e la redditività delle imprese. L’esclusione sistematica delle stock option dal calcolo dei costi delle società è stata infatti, negli anni Novanta, uno dei tratti determinanti dei cosiddetti utili pro forma, non veritieri sui reali conti societarim ed e’ stato uno dei fattori che han portato all’esplosione della bolla speculativa della fine del 2000/2001/2002. La pubblicazione degli utili pro forma ha indubbiamente contribuito a nascondere le frodi che hanno coinvolto alcuni colossi Usa (da Enron in poi). Lo dimostra una previsione di Standard & Poor’s. Gli analisti dell’agenzia di rating hanno calcolato per le aziende dell’S&P 500 (in riferimento al biennio 2000-2001) che la differenza tra gli utili pubblicati pro forma e i core earnings (cioè gli utili comprendenti la quota di stock option assegnate) è risultata «ragguardevole». Quando la differenza fra il prezzo di esercizio di una stock option e il prezzo corrente dell’attività sottostante è a favore del titolare, le probabilità che quest’ultimo eserciti il suo diritto d’opzione, com’è naturale, salgono alle stelle. Le nuove norme contabili hanno  lasciato il segno sul mercato azionario statunitense che, ha visto l’incremento delle operazioni di acquisto di azioni proprie.

 

2000 : Nasdaq a 5.060 (10 marzo)    Il Dow Jones a 11.582   (13 gennaio)   L’S&P 500 a 1.527 (27 marzo)  SOX 1,290 ; a fine anno 2000 inizio lo scoppio della bolla : Nasdaq a 2.407     Il Dow Jones a 10.400    L’S&P 500 a 1.270  SOX 540 

 

2001 : Nasdaq a 1.984    Il Dow Jones a 10.136    L’S&P 500 a 1.161

2002:  Nasdaq a 1.335    Il Dow Jones a   8.341    L’S&P 500 a    879

 

 

Una delle norme più recenti, del filone ‘anti melemarce’ , la ‘Fin 46′ , e’ stata introdotta all’inizio del 2006, ed e’ destinata a ridurre ulteriormente le truffe, prevedendo una riduzione dell’entità dei debiti che un’azienda può sgravare, in via legittima, dai propri libri contabili; molte societa’ che tendevano ad eluderla sono entrate in crisi .

 

Sempre nel 2006, quale ulteriore rafforzamento della trasparenza delle società Usa, sono state introdotte altre regole di corporate governance più aperte all’ influenza e alla partecipazione dei soci sull’ attività dei consigli di amministrazione ai fini di una maggiore e piu’ solida partecipazione alla vita societaria da parte di  altri investitori. E’ la conseguenza del progressivo allineamento delle regole di governo societario a quelle previste dal Sarbanes-Oxley Act del 2002. Ad esempio, 120 delle principali società della Corporate Usa tra le quali figurano anche Hewlett-Packard, pari al 7% del campione totale, hanno introdotto il voto di maggioranza dei soci per la nomina dei componenti del board, prima limitata solo a una pluralità di consensi, spesso solo una minoranza. In continuo aumento, inoltre, anche il numero di consiglieri indipendenti spesso espressione dei grandi investitori. 

 

Tali Comitati (appprentemente formati da comuni cittadini) in realta’  formati da professionisti, che, prima della Sarbanes-Oxley Act, si dedicavano all’attività di lobbing , longa manus dunque dei grandi Gruppi Industriali americani e delle Grandi Banche, oggi  tentano in sostanza di reintrodurere la corruzione politico/finanziaria. A Washington lavoravano infatti sino al 2001 più di 10 mila professionisti dediti all’attività di lobbing, cioè  pagare i senatori e i deputati affinché facessero scelte convenienti per i loro clienti. Nel 1997 il Center for Responsive Politics stimò, con un calcolo molto parziale, che i politici Usa incassassero dalle aziende 1 miliardo e 200 milioni di dollari all’anno. In cima ai donatori le aziende farmaceutiche, la Camera di Commercio, le industrie del tabacco e quelle automobilistiche.

 

Cio’ che mirano ad ottenere questi Comitati, e’ il collateralismo, la contiguita’ tra la Politica e la Finanza, visto che la Sarbanes-Oxley Act ha eliminato i grossi inciuci e gli illeciti guadagni truffa dei dirigenti delle societa’ stesse, e di contro ha invece aumentato alcuni costi aziendali in osservanza alle nuove rigide disposizioni. Ulteriore scopo e’ poi quello di porre dei paletti alla legge sostenendo in pratica che prima viene la produttivita’ e la competitivita’ del paese america e poi le ragioni degli azionisti risparmiatori; quindi come dire piu’ rilievo all’interesse materiale del paese che non a quello etico e patrimoniale dei risparmiatori che la Sarbanes-Oxley Act ha mirato di preservare. Tali Comitati mirano infine a ripristinare l’esclusiva responsabilita’ personale dei singoli  amministratori delegati che non si estenda anche alla societa’ per la quale lavorano, siano esse le societa’ di beni e servizi tradizionali siano esse le societa’ di revisione che cosi’ grosso peso hanno avuto nei crack del 2001 ( PricewaterhouseCoopers, Accenture, Arthur Andersen, KPMG, Reconta-Ernst&Young, e Deloitte & Touche).  Il tutto con il celato fiancheggiamento del nuovo segretario al Tesoro, Henry M. Paulson Jr , ex CEO del Gruppo Goldman Sachs. Non a caso uno dei Comitati si chiama “Comitato Paulson”.

PricewaterhouseCoopers ( la divisione di consulenza del gruppo PricewaterhouseCoopers) venne acquistata da IBM per $3,5 miliardi in contanti e azioni. Questa operazione segui’ altre operazioni simili che hanno visto coinvolte le altre societa’ di consulenza distaccatesi dalla societa’ madre di auditing e quotate dopo uno spin off o vendute a terzi al fine di ottemperare alle nuove disposizioni della Sarbanes-Oxley Act . Accenture (divisione consulenza della Arthur Andersen) e’ stata scorporata e quotata separatamente . KPMG consulenza (KCIN) e’ stata venduta alla Cisco con  spin off e successiva quotazione . Ernst & Young (Reconta) ha venduto a Cap gemini il ramo consulenza.

 

Proprio la Ernst & Young e’ stata accusata di aver proposto pratiche di frode fiscale ai propri clienti industriali, certificando bilanci falsi, e praticando operazioni di tax shelter, vale a dire operazioni di accantonamento fiscale ritenute illecite dal Fisco. Oltre a questo  Ernst & Young  viene chiamata in causa nei crack , insieme agli studi legali Jenkens & Gilchrist e Brown & Wood,  per aver  proposto tipi di transazioni ai clienti che, grazie ad operazioni sulla valuta, han consentito loro di evadere il Fisco per quasi 1 miliardo di dollari.

 

Ma grazie alla Sarbanes-Oxley Act i componenti dell’aristocrazia finanziaria hanno varcato i cancelli delle prigioni, non spinti dalla folla urlante ma trascinati in manette dai loro stessi poliziotti.

 

Sono certo che in prossimita’ delle elezioni mediane di novembre, i Democratici aumenteranno il loro peso con i propri delegati al Congresso degli Stati Uniti, quindi sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti, e son sicuro che mai la Sarbanes-Oxley Act verra’ da loro abolita. Le  societa’ non avranno piu’ la connivenza occulta dell’ amministrazione Bush.Mai più Enron, Tyco o WorldCom. 

 

 

Marco Montanari

 

 

Uno scorcio; Fonte Bloomberg:

Alarm Bells – Paulson, who was Goldman’s CEO for eight years until he became Treasury secretary in July, said in an interview last week that Sarbanes-Oxley created an atmosphere that has made it more burdensome for companies to operate’ and he plans to address some of these issues.’

Sarbanes-Oxley Act, Brings American Firms Record IPO Earnings Abroad — For all the hand-wringing over the Sarbanes-Oxley Act, the accounting and governance law driving companies away from U.S. stock exchanges, America’s biggest securities firms are doing a record overseas business arranging initial public offerings.  The surge in IPOs from London to Hong Kong has enabled New York-based Goldman Sachs Group Inc., Morgan Stanley, Merrill Lynch & Co., JPMorgan Chase & Co. and Citigroup Inc. to collect $1.33 billion of fees from new share sales outside the U.S. so far in 2006, a third more than in any prior year. That’s because the same chief executive officers who are determined to avoid compliance with Sarbanes-Oxley are turning to American financiers to raise money in Europe and Asia. U.S. investment banks have earned $3.4 billion in IPO fees worldwide, a 17 percent increase from the same period in 2005, making this year the best since they netted a record $4.2 billion in 2000. The cost of being a public company is lower by more than a third in the U.K. It would cost us as much as $3.5 million a year to comply with the vigorous reporting requirements in the U.S. For a $100 million company, that’s 3 to 4 percent of gross revenue.

 

President George W. Bush signed Sarbanes-Oxley into law in July 2002 after Enron Corp. and WorldCom Inc. collapsed in the two biggest bankruptcies in U.S. history. Enron’s decline wiped out $68 billion of market value, 5,000 jobs and at least $1 billion in retirement funds. WorldCom’s $11 billion accounting fraud prompted investors in 110 countries to file 450,000 claims. Senator Paul Sarbanes, a Maryland Democrat, and Republican Representative Michael Oxley of Ohio sponsored the bill that obliges companies to hire auditors to assess their internal controls every year, forces CEOs to certify the accuracy of financial statements and mandates that certain board committees have a majority of independent directors.

 

The average public company pays $3.8 million a year to comply with the requirements, according to Financial Executives International, an association of 15,000 chief financial officers and other corporate officials. Before Sarbanes-Oxley, completing an IPO in the U.S. used to be worth the hassle for a foreign company. Access to the world’s biggest capital pool compensated for tighter securities rules and the risk of shareholder lawsuits, said William Carney, a law professor at Atlanta-based Emory University and author of “Corporate Finance: Principles and Practice,” published by Foundation Press in 2004. Now, the law even discourages some U.S. companies from going public, he said.

 

In 2000, the record year for IPOs, $13.2 billion, or 33 percent, of the $40.3 billion raised in initial sales of shares, units and depositary receipts on U.S. exchanges was by foreign companies. Petroleo Brasileiro SA, Brazil’s state-controlled oil company, listed on the New York Stock Exchange in a $4.3 billion sale of stock.

 

This year, foreign issuers account for only $5.24 billion, or 13 percent, of the U.S. IPOs, Bloomberg data show. Of the 25 largest companies to go public outside their home markets this year, six chose U.S. exchanges. That compares with 22 in 2000.

 

Alarm Bells – The shift is setting off alarm bells from the New York Stock Exchange to the White House. Paulson, who was Goldman’s CEO for eight years until he became Treasury secretary in July, said in an interview last week that Sarbanes-Oxley “created an atmosphere that has made it more burdensome for companies to operate” and he plans to “address some of these issues.”

 

U.S. Securities and Exchange Commission Chairman Christopher Cox, who supports Sarbanes-Oxley, said at a Congressional hearing last month that the business-practice audits required by the law are too expensive.

 

NYSE Group Inc. CEO John Thain said in September that the stampede (fuggi fuggi) of IPOs to foreign markets is a “major problem.”

 

The Committee on Capital Markets Regulation, a private-sector lobbying group backed by Paulson, wants to roll back portions of Sarbanes-Oxley because “U.S. public markets are losing ground.” The self-formed committee includes John Thornton, who together with Thain was a co-president of Goldman until 2003.

 

Go Abroad Thain isn’t counting on a quick fix. In May, NYSE Group agreed to buy Euronext NV, Europe’s second-largest stock exchange, for about $11 billion. The deal would create the first transatlantic stock exchange. NYSE Group also is discussing a potential alliance with the Tokyo Stock Exchange that may see the two companies swap minority stakes. Nasdaq, the second-largest stock market in the U.S., owns 25 percent of the London Stock Exchange and is considering an offer for more. Completing a listing on the LSE’s alternative market can take 12 months to 18 months less than on a U.S. exchange, according to Steve Schmidt, a London-based banker for Piper Jaffray Cos. who has managed four IPOs on AIM in the past year. If the regulatory environment in the U.S. isn’t conducive to do certain type of business, they just go abroad,” said Benn Steil, director of international economics at the Council on Foreign Relations in New York and an expert on exchanges. Diversifying internationally is an effective strategy for dealing with problems such as Sarbanes-Oxley. AIM also helps small companies stand out better than they might on the NYSE, whose stocks have a combined $21 trillion of market value, or Nasdaq. The average size of 1,590 issuers listed on AIM is $89 million. Nasdaq has 3,200 stocks with an average market value of $1.2 billion. 

 

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