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È svanito il conflitto d’interessi.

 

BERLUSCONI1

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BERLUSCONI3

BERLUSCONI4

 

 

Fonte Immagini: Repubblica

 

 

 

 

 

 

Io il lontano ormai 25 aprile c.a. scrivevo:

E ora le priorita’ : legalita’ competitivita’ e conflitto d’interessi

Click here: [url=http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/interventi/04apr/24votopriorita.htm

]link-conflitto d’interessi [/url]

 

Non sono affatto felice di come siano andate le cose, ne’ ad elezioni avvenute, ne’ durante gli ultimi giorni della campagna elettorale soprattutto sulla questione dell’insufficiente informazione sulla copertura del cuneo, sulle tasse di successione e sul non aver mai parlato dell’assurdo di cio’ che avviene ed e’ avvenuto in Italia contra legem se e’ vero com’e’ vero che una legge del 1957 proibiva e proibisce a Berlusconi di fare politica , Berlusconi non può essere eletto.

 

Lo dice una legge dello Stato (n. 361 del 1957) che prevede la ineleggibilità in Parlamento dei titolari di concessioni pubbliche di rilevante interesse economico. Berlusconi non può essere eletto in Parlamento in base alla legge vigente. Possibile che tutti dormono???? L’etica deve partire dal far rispettare rigorosamente le leggi che gia’ ci sono, non fare i galanti alla D’Alema o alla Bertinotti con Berlusconi!

 

E completamente disarmante e’ il progetto di legge che leggo a proposito del conflitto di interessi. Va fatta una legge che distingua tra proprieta’ mobiliare e finanziarie da un lato, e proprieta’ industriali dall’altro, e che imponga in questo secondo caso l’assoluta ineleggibilita’ per tutti coloro che, personalmente o in linea diretta, o per il tramite di affini o di societa’ di gestione (Blind trust), abbiano comunque la proprieta’ (nei fatti sostanziali) di grossi gruppi industriali.

 

Non basta liquidare il tutto con delle donazioni di facciata ai figli o affini: le proprieta’ industriali, a differenza dei soldi o delle proprieta’ azionarie o finanziarie in generale (per le quali come nel caso Draghi e’ stato sufficiente un Blind Trust), mantengono il colore e quindi la possibilita’ di “aiutarle con la politica del diretto interessato” anche a seguito di mere donazioni o vendite di facciata a soggetti indirettamente legati a chi vende o dona o che da’ in gestione.

 

Io credo che questo governo dovrebbe limitarsi a fare 4/5 cose, dpef, legge sul conflitto, cuneo fiscale, legge elettorale, e riforma vera dell’indecenza che c’e’ nella sanita’ e in molti, troppi, Tribunali Civili e Fallimentari, con abusi e soprusi da parte di G.D. e Liquidatori che violano la legge, senza che il cittadino creditore portatore di sentenze passate in giudicato sia tutelato, anzi viene illecitamente calpestato con abusi ed omissioni di legge.

 

E infine dichiarare ai cittadini, con serieta’, senso dell’etica e del rispetto per tutti, che (poiche’ il Paese e’ in situazione di pre bancarotta non lontanissimo dall’Argentina se cosi’ vanno ancora le cose) occorre una forte coalizione libera da lacci e lacciuoli dei vari mastella di turno, che possa governare con ineliminabili riforme questo Paese con il riequilibrio della ricchezza secondo la legalita’ e la meritocrazia, e non con leggi ad personam e con aiuti a chi evade e bastonate a chi non evade e rispetta la legge, e che pertanto occorre una maggioranza sicura in entrambe le Camere, quindi occorre tornare al voto fatte quelle 5 cose.

 

L’Italia ha bisogno di riforme strutturali indifferibili, di una nuova legalita’, solidarieta’, e senso del dovere nel pagare tutti le tasse un po’ meno, e occorre cancellare legalmente – come avviene in tutte le democrazie piu’ evolute – ogni commistione, collateralismo, contiguita’, e quindi conflitto d’interessi tra il privato ed il pubblico. Solo cosi’ avremo una maggioranza qualificata e forte.

 

Occorre anche un nuovo modo di intendere la partecipazione politica nel centro sinistra, e non e’ cio’ che si e’ verificato. Occorre “prendere dalla strada” giovani o meno giovani ma competenti persone con la forza e la volonta’ di sparigliare le carte anche verso i soliti piccoli ambigui disturbatori (Mastella, Bertinotti etc…)

 

 

Marco Montanari

È svanito il conflitto d’interessi

 

Click here: [url=http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2100&ID_sezione=&sezione=]link-conflitto d’interessi [/url]

 

 

Doveva essere la legge simbolo del centro-sinistra, dopo quella inefficace approvata dal centro-destra. Ma il suo esame in commissione è stato accantonato. Se si vuol ricordare un problema politico e culturale che ha segnato più di un decennio di storia italiana, è facile rispondere che si tratta del conflitto di interessi.

 

 

Questo è accaduto per due ragioni: la prima è che, dal 1994 a oggi, è stato due volte presidente del Consiglio un imprenditore come Silvio Berlusconi titolare di grandi concessioni economiche dello Stato, a cominciare dalle tre reti televisive di Mediaset e tra gli uomini più ricchi del pianeta per le sue straordinarie proprietà in molti campi imprenditoriali (dagli immobili alle assicurazioni, al turismo e così via).

 

 

La seconda è che nel quinquennio 1996-2001 i governi di centro-sinistra non sono riusciti ad approvare nessuna legge in materia. E, d’altra parte, nel quinquennio successivo, il centro-destra ha approvato due anni fa una legge del tutto inefficace a combattere il preoccupante fenomeno.

Potremmo ricordare anche che il non aver approvato una norma ha determinato accuse assai gravi al centro-sinistra da parte della pubblica opinione, sicché quest’ultimo, dopo i governi di Berlusconi, ha posto al centro della propria campagna elettorale l’obiettivo di intervenire presto con una nuova legge che abrogasse la precedente norma e ristabilisse, per così dire, lo Stato di diritto in un campo di grande importanza per la repubblica e tale da evitare la tendenza, diffusasi ormai anche a livello locale, di tollerare e non sanzionare un numero sempre più alto di conflitti di interesse.

Il 7 luglio scorso, dopo poco più di tre mesi dalle ultime elezioni, i capigruppo di centro sinistra hanno presentato alla Camera una proposta di legge che compie una prima scelta: tra l’ineleggibilità per i titolari di conflitti di interesse già esistenti e l’incompatibilità con le cariche di governo nazionale, regionale e comunale, la proposta si orienta nettamente per la seconda ipotesi.

Tutti sono eleggibili al Parlamento e possono far parte del governo, ma una volta eletti, devono rispondere a un’Autorità garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interesse che fissa, attraverso apposita istruttoria, le incompatibilità. Costituisce altresì un blind trust, cioè un fiduciario cieco, che inibisce al titolare di conflitto d’interesse la partecipazione alla gestione del proprio patrimonio

 

Ci sono subito due elementi curiosi che saltano all’occhio anche quando si sia d’accordo (chi scrive, ad esempio, non lo è) sull’aver puntato all’incompatibilità piuttosto che sull’ineleggibilità per chi è titolare di grandi concessioni economiche dello Stato.

Il secondo elemento curioso è quello di aver fissato per chi è al governo a Roma o in una piccola città, le misure indicate e non aver previsto nulla per chi è all’opposizione.

In una democrazia moderna è possibile essere al governo in una legislatura e all’opposizione in quella successiva e l’esperienza storica ha dimostrato che, pur stando all’opposizione, si può contare molto e approfittare delle proprie ricchezze e della propria influenza per tornare al potere.

Quel che più preoccupa sono i tempi lunghi che il governo ha deciso per la legge giacché la commissione Affari costituzionali della Camera, dopo alcune audizioni e tre o quattro sedute preliminari, ha accantonato l’esame del disegno di legge posponendolo ad altri problemi. Ma non era una legge simbolo del centro-sinistra e di questa legislatura dopo i precedenti che abbiamo ricordato?

 

 

 

 

2005

Le casseforti del Biscione hanno moltiplicato per sette il loro valore dall’ingresso in politica del cavaliere

di ETTORE LIVINI

 

Forse – a undici anni dal primo successo elettorale e con un portafoglio che ha triplicato il suo valore – anche Berlusconi si è convinto che la politica è un calice meno amaro del previsto. Il boom del Cavaliere trainato dalla corsa di Mediaset in Borsa anche grazie alla legge Gasparri e ai guai della Rai Effetto governo per Berlusconi patrimonio familiare triplicato In undici anni di politica il valore è salito da 3 a nove miliardi . Grazie alle leggi del suo governo risparmiati da 1,896 miliardi a 2,986.

Nel 2005 Berlusconi incassa 141 milioni  dividendi raddoppiati – L’impegno in politica – contrariamente a quanto lui stesso continua a sostenere – non fa male al portafoglio di Silvio Berlusconi. Anzi. Il presidente del Consiglio ha festeggiato il 2005 (un anno da dimenticare per l’economia del paese) con l’ennesimo record assoluto di “entrate” personali. Le sue casseforti – le otto società che controllano Fininvest – hanno chiuso il bilancio con 172,9 milioni di utili, polverizzando il massimo storico di 149 milioni segnato appena un anno prima. E il premier ha celebrato l’evento raddoppiandosi la busta paga: le holding del Biscione gli hanno versato infatti 141 milioni di dividendi (contro i 79 nel 2004) pari a uno stipendio di 390mila euro al giorno e di 11,4 milioni al mese.

Fininvest è tornata a bilanci da record assorbendo senza traumi il rosso del Milan (230 milioni in pochi anni) e i buchi aperti dai suoi errori imprenditoriali (400 milioni persi con l’investimento in Kirch e 300 bruciati dalle Pagine Utili). “Merito della bravura dei miei figli e dei manager che ho scelto”, ripete spesso il premier. Sottovalutando in fondo il suo ruolo “oscuro” di seconda punta nel team del Biscione, visto che anche il governo – tra legge Gasparri, decreti salva-calcio, condoni fiscali e leggi Tremonti varie – ha dato una mano alla causa.

Nel ’94, anno dell’ingresso del premier in politica, le otto holding del Biscione avevano 108 milioni di debiti, le casse vuote e un patrimonio di 269 milioni. Oggi – pur avendo distribuito ai soci 850 milioni di dividendi in 11 anni – non hanno più debiti, hanno 303 milioni in contanti depositati in banca e un patrimonio di 854 milioni. Come dire che il loro valore si è moltiplicato più o meno per sette in un decennio.

Eleonora, Barbara e Luigi, i tre figli avuti dal matrimonio con Veronica Lario. A ognuno di loro è stato girato il 31,3% della Holding quattordicesima che a sua volta controlla il 21,4% di Fininvest. Per quest’anno, però, i tre giovanissimi di casa hanno dovuto rinunciare al dividendo di questa società (in tutto 35,5 milioni) lasciandolo al padre probabilmente in vista di una costosissima campagna elettorale. Nessuna cedola anche per Marina e Piersilvio, già remunerati come manager rispettivamente di Fininvest, Mondadori e Mediaset.

Entrambi hanno preferito accantonare i 13 milioni di utili delle loro holding (la quarta e la quinta) parcheggiando parte della liquidità in cassa (9 milioni lei, 27 lui) in gestioni patrimoniali presso la Banca Arner e la Morgan Stanley, che hanno garantito un ritorno non lontano dal 5%.

Fininvest scende dal 51% al 36% in Mediaset tra Mediolanum, Mondadori, Mediaset e Capitalia  vale oggi sul listino 6,1 miliardi, due in meno di fine 2004, non solo per la cessione del 16% di Mediaset ma anche per la performance non brillantissima dei titoli delle tv (-2% in un anno molto positivo per il listino). Il riscatto di casa Berlusconi potrebbe però arrivare in tempi brevi: in portafoglio a Fininvest infatti c´è oltre un miliardo di euro pronto per essere investito.

Patrimonio+Debiti+Liquidita’ delle 3 holding di controllo Mediaset Mediolanum e Mondadori (980 milioni contro i 162 del ’94) + Partecipazioni nelle  3 holding  Mediaset, Mediolanum e Mondadori, cresciute in valore da 3 a 8,5 miliardi, compresi i 2 miliardi di liquidità appena incassati vendendo in Borsa il 16,6% delle tv

 

 

 

Grazie alle leggi del suo governo risparmiati da  1,896 miliardi a 2,986

 

 

 

A inizio ’94 il suo patrimonio era di 3,149 miliardi. Oggi i beni di famiglia sono lievitati a 9,587 miliardi. Pari alla somma dei soldi custoditi nelle holding di controllo (980 milioni contro i 162 del ’94) e delle quote in Mediaset, Mediolanum e Mondadori, cresciute in valore da 3 a 8,5 miliardi, compresi i 2 miliardi di liquidità appena incassati vendendo in Borsa il 16,6% delle tv.

Le fortune del premier – che Forbes cataloga oggi come il venticinquesimo uomo più ricco del mondo – sono passate indenni attraverso la frenata congiunturale, un quinquennio di interregno dell’Ulivo e lo sboom della bolla internet. Trainate da Mediaset che dal ’94 – grazie anche al salvataggio di Rete 4 e alla resistenza “relativa” offerta dalla Rai – ha macinato record di audience, di utili e di raccolta pubblicitaria. Il suo valore – come ovvia conseguenza – è decollato: dalla quotazione a oggi i titoli delle tv del premier hanno guadagnato il 187%.

 

 

 

Un’anomalia nel panorama dei media europei – l’indice che registra il valore in Borsa del settore è sceso da allora del 4% – e anche rispetto ai risultati di altre blasonate dinastie imprenditoriali italiane: nello stesso periodo la Fiat ha ridotto del 76% la sua capitalizzazione e il titolo Benetton ha perso il 24%. Il valore della quota Mediaset in tasca al premier è salito in undici anni da 2 a 6 miliardi, con Mondadori che nello stesso arco di tempo ha raddoppiato il suo valore e Mediolanum che lo ha addirittura triplicato.

Le attività operative hanno pompato verso Fininvest centinaia di milioni di cedole. E la holding di via Paleocapa, a sua volta, ha versato nelle casseforti personali di casa Berlusconi (in via di riorganizzazione per “sistemare” tutti e cinque i figli del premier) quasi 700 milioni dal ’94 a oggi. Pari a uno “stipendio” medio mensile di 5,2 milioni di euro per il presidente del Consiglio. Questa pioggia di dividendi potrebbe gonfiarsi ancor di più quest’anno: malgrado la crisi dell’Italia Spa, infatti, Fininvest ha chiuso il primo semestre 2004 con oltre 400 milioni di utili.

 

Qualche rimpianto, però, rimane. Non tutte le avventure imprenditoriali dell’ultimo decennio hanno dato i risultati sperati. La spina nel fianco sono tre disavventure senza le quali il bilancio del premier avrebbe potuto essere ancora più rosa: l’investimento nelle tv tedesche di Kirch, le Pagine Utili e il Milan.

Queste tre partecipazioni, da sole, hanno bruciato un miliardo di euro, più dei soldi incassati da Fininvest con la quotazione di Mediolanum e Mediaset. Quasi 400 milioni sono spariti nel buco Kirch. Circa 300 sono andati in fumo nella sfida alle Pagine Gialle. Mentre la passione per i rossoneri (ripagata a suon di scudetti e coppe) è costata al premier dal ’94 a oggi 230 milioni di euro.  Certo parte del merito del boom del conto in banca di Berlusconi va ai “supplenti” cui ha affidato i beni di famiglia, dai figli Marina e Piersilvio a Fedele Confalonieri.

 

 

Ma un aiuto importante – sintesi di un conflitto di interessi mai risolto – è arrivato anche direttamente dai provvedimenti del governo. Magari non “ad hoc” come il salva-Previti o la Cirami, ma cavalcati a suon di milioni di risparmi dalle aziende di casa. Difficile quantificare quanto le “sbandate” della Rai targata centro-destra abbiano contribuito alle fortune di Mediaset. Grazie alle leggi del suo governo risparmiati da 1,896 miliardi a 2,986 di ricadute dirette dell’attività politica sul patrimonio del premier sono tanti:

 

  • la Tremonti uno e la Tremonti Bis sugli sgravi fiscali per investimenti hanno consentito a Mediaset di risparmiare oltre  150 milioni di imposte.

  • Stesso discorso per il condono fiscale,  160 milioni di imposte, Certo Mediaset ha pagato 2 miliardi di tasse in 11 anni, ma Berlusconi si era pubblicamente impegnato a non utilizzare questo strumento dei provvedimenti del governo per le società di casa. Peccato che dalle tv a Idra (la Spa che controlla Villa Certosa) quasi tutte le sue aziende ne abbiano beneficiato. In tutto sono stati versati 60 milioni circa per cancellarne 220 pretesi dall’erario.

  • Consolidato Fiscale La riforma Tremonti sulla tassazione delle plusvalenze ha consentito di rimbalzo al premier di risparmiare  340 milioni di tasse sull’ultimo collocamento Mediaset.

  • decreto salva calcio ammortizzazione su 10 anni di  242 milioni sulle svalutazioni che altrimenti avrebbe dovuto mettere fininvest immediatamente,

  • Legge Gasparri la madre di tutte le riforme Tv, la legge Gasparri, “regala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di 1 e 2 miliardi come ha candidamente ammesso lo stesso Fedele Confalonieri.

Berlusconi possiede o controlla, oltre a Il GIORNALE (indico solo i nomi piu’ noti):

Settore radio e TV: 3 RETI MEDIASET, il CdA delle 3 RETI RAI, AUDITEL, FININVEST , FINMEDIA, MEDIATRADE, PENTAFILM MUSIC, CANALE 5 MUSIC, VIDEOTIME , MACH 5 DISCO, MEDIADIGIT , RADIO E RETI Srl , RADIO FIVE, RETE 10 , R.T.I. MUSIC, TELE ORIONE 1 MI, TELEUROPA Spa NA, TELE TORINO Spa TO, oltre ad alcune all’estero.

Periodici: Auto oggi, Calcio 2000, Casabella , Casa facile, Casa idea, Casa viva, Chi , Ciak, Confidenze, Cosmopolitan, Cucina moderna, Donna moderna, Focus, Forza Milan, Glamour, Grazia, Interni, Intimita’, L’uomo vogue, Panorama, Panorama Web, Pc Professionale, Prometeo, Sale e pepe, Segretissimo, Sorrisi e canzoni TV, Starbene, Stop, Tu, Tutto, Vera, Vogue e altri.

 

Periodici per bambini: Bambi, Cip & Ciop, Disney enigmistica, Paperinik, Paperino, Top girl, Topolino, Winni the Pooh e altri.

 

Edizioni: MONDADORI, PENTA, EINAUDI, ELEMOND, LE MONNIER, MONDOLIBRI, SILVIO BERLUSCONI EDITORE, MONDADORI INFORMATICA EDUCATION, CEMIT, ELECTA, S.A.G.E., SORIT , SPERLING & KUPFER e altre.

 

Societa’ collegate: Mondadori SOLE 24 ORE S.p.A, Ebis Media (IlNUOVO.it) , SOCIETA’ EUROPEA DI EDIZIONI, Panini, Walt Disney, BOL books on line e altre. Portali: JUMPY e altri.

 

Piu’ della meta’ delle risorse pubblicitarie italiane e’ controllata da Berlusconi.

 

Amici e collaboratori di governo dirigono IL FOGLIO, LIBERO, L’OPINIONE e altri.

 

Non sono comunisti i giornalisti di: IL SECOLO D’ITALIA e LA PADANIA, organi dei partiti alleati di governo.

 

Fra i gruppi editoriali vicini alla CdL vi sono poi l’editrice Rusconi (Gioia Gente, Marieclaire, Donna, Elle, Rakam, Evatremila, Quark) il gruppo editoriale dei Caltagirone CALTANET (IL MATTINO, IL MESSAGGERO) ed il gruppo MONRIF (Il resto del Carlino, La Nazione, Il Quotidiano, Il Giorno).

Al gruppo L’Espresso, controllato da De Benedetti, fanno invece capo La Repubblica e 18 quotidiani locali, tre radio, DJ TV, la Manzoni Pubblicita’, Kataweb ed alcune testate scientifiche.

Al gruppo RCS, non apertamente schierato, fanno capo i quotidiani Il Corriere della Sera (che di recente ha cambiato direttore, fra le polemiche), La Gazzetta dello sport e periodici come Capital, Il Mondo, Astra, Novella 2000, Brava Casa, Max e Oggi, le edizioni Fabbri, Rizzoli, Bompiani e Sonzogno, Ebooks on line.

Da notare la disparita’ notevole delle risorse, e lo sbilanciamento decisivo dovuto al controllo delle TV nazionali, a sfavore dei “comunisti”.

Secondo le stime dell’Audipress (l’associazione che rileva i dati delle principali pubblicazioni italiane) relative al periodo fra il 16 settembre e il 30 dicembre 2002, i quotidiani piu’ venduti (e letti) sono, nell’ordine: Gazzetta dello sport, La Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, Il Corriere dello Sport-Stadio, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero ed Il Resto del Carlino.

Tra i settimanali il più letto è Sorrisi e canzoni Tv con 6 milioni e 577 mila lettori, davanti a Famiglia Cristiana (3 milioni e 565 mila), Oggi (3 milioni e 496 mila), Panorama (3 milioni e 343 mila).

 

 

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/indicatori-internazionali-quadro-generale/]

link-La corruzione fuori dall’agenda politica [/url]

 

 

Click here: [url=http://www.osservatoriosullalegalita.org

/06/acom/10ott3/2300marcofin.htm]

link-Finanziaria e 4 nodi [/url]

 

Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/

2006/09/29/185/]

link-declino Italia [/url]


 

 

 

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