Paying Taxes-The Global Picture – Il tasso totale caricato sui profitti delle imprese e sul lavoro

Paying Taxes-The Global Picture

Il tasso totale caricato sui profitti delle imprese e sul lavoro

2006

http://www.doingbusiness.org/main/taxes.aspx

http://www.doingbusiness.org/documents/DB_Paying_Taxes.pdf

Banca Mondiale

World Bank

www.doingbusiness.org

&

PricewaterhouseCoopers

International Finance Corporation

 

 

Il titolo Inchiesta sulle tasse nel mondo è the Paying Taxes-The Global Picture (Pagare le tasse-Il quadro globale), ed è accessibile sul sito della Banca Mondiale (Pagare www.doingbusiness.org). Sono tra i risultati di una ricerca, condotta dal  World Bank Group (Banca Mondiale) e dalla società di consulenza internazionale PricewaterhouseCoopers sulla giungla internazionale delle Tasse e imposte, tanto intricata quanto influente sui differenti andamenti economici.

L’inchiesta ha comparato 175 economie, arrivando alla conclusione che in generale “i sistemi di tassazione sono tanto complessi da rendere veramente arduo stabilire il vero fardello fiscale sulle imprese”. Il rapporto presenta indicatori quantitativi sui tassi di tassazione, sulle frequenze nei pagamenti e sul tempo, in ore, necessario per attenersi con scrupolo alle disposizioni dei ministeri delle finanze, dall’Afghanistan allo Zimbabwe. Scopo primario dell’analisi è di offrire alla classe politica delle varie nazioni lo stato dell’arte della rispettiva situazione fiscale in confronto con quella altrui, per imparare dalle soluzioni migliori.

The work was carried out by the World Bank during the months of April to July 2006, with the support of PricewaterhouseCoopers LLP in terms of tax technical data and the methodology to be applied for the calculation of total tax rate.


 

 

 

Paying Taxes-The Global Picture

Il tasso totale caricato sui profitti delle imprese

a)  Classifica dei 10 Stati in cui è più facile pagare le tasse ci sono solo due Paesi europei, al secondo e al settimo posto. In quella dei 10 dove è più complicato primeggia la Bielorussia, seguita da Ucraina, Mauritania, Colombia, Repubblica CentroAfricana, Congo, Algeria, Cina, Venezuela e Bolivia. L’Italia e’ messa male essendo al 90° posto tra le 175 economie.

 

ITALIA_Paying Taxes-The Global Picture_DOING BUSINESS_2006_1

 

 

  • Classifica dei 10 Stati in cui è più facile pagare le tasse: Maldive, Irlanda, Oman, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Arabia Saudita, Svizzera, Singapore, Santa Lucia, Nuova Zelanda.

b) Il tasso totale caricato sui profitti delle imprese : L’Italia è tra le più gravate, Il tasso totale  è al 76%, (48.2% of Labor tax + 26.9% of Profit tax + 1% of Other taxes) il più alto in Europa. Negli Usa è al 46% e  il Giappone (52,8%).

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  • In tutti gli altri sistemi dei concorrenti europei il fardello è meno pesante: dalla Francia (68,2%) alla Germania (57,1%), dalla Grecia (60,2%) all’Austria (56,1%), dalla Spagna (59,1%) alla Svezia (57%), dalla Gran Bretagna (35,4%) all’Olanda (48,1%) Svizzera (24,9%), dell’Irlanda (25,8%), della Danimarca (31,5%) o della Croazia (37,1%). Nel mondo, la Cina è peggio (77,1%).

  • Quanto al peso delle tasse sul lavoro l’Italia, con il 48,2%,  è meglio della Francia (54,9%) e della Cina (51%), ma viene dopo gli Usa (10%), la Gran Bretagna (10,5%) e tutte le altre nazioni europee: ad esempio Germania (22,3%), Croazia (20,3%), Grecia (36,2%), Olanda (17,8%), Norvegia (16,3%), Spagna (34,9%) , Svezia (38%), Svizzera (11,5%).

c)  Nel numero totale dei pagamenti richiesti, L’Italia con 15 diversi versamenti da effettuare dalle compagnie italiane e’ nella metà migliore dei Paesi: davanti, sotto i 10  tributi da versare separatamente, ci sono le Maldive (1), l’Afghanistan (2), Hong Kong (4), le Mauritius (7) e i semplici sistemi europei di Norvegia (3), Svezia (5), Portogallo (7), Spagna (7), Gran Bretagna (7) e Irlanda (8). Ma sul mercato esistono realtà da incubo burocratico quali l’Uzbekistan (130 pagamenti all’anno), la Bielorussia (125), l’Ucraina (98), il Congo (94), la Romania e la Kyrgyz Republic (89), la Repubblica Dominicana (87), il Montenegro (75), la Bosnia Herzegovina (73) e la Jamaica (72).

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d)  Nelle ore di tempo spese a compilare moduli e assegni, le Maldive sono l’Eden, con zero ore, seguite dagli Emirati Arabi (12) e da Singapore (30); la Svizzera è la più sbrigativa in Europa, settima al mondo con 68 ore, l’Irlanda è decima, con 76.

 

 

 

 

  • In Italia ce ne vogliono 360, ma se può consolare siamo attorno alla media mondiale, visto che gli ultimi 10 vanno dalle 2600 ore del Brasile alle 1000 dell’Azerbaijan (gli altri azzeccagarbugli dal secondo peggiore al nono sono Vietnam, Bolivia, Taiwan, Armenia, Nigeria, Bielorussia, Camerun, Ucraina).

 

 

 

 

e)  Nel numero di leggi e pagine riferentisi alle tasse, The increasing burden of tax administration and compliance, L’Italia e’ settima, a meta’ strada tra le prime 15, con 3.500 pagine di leggi che comportano tasse sulle aziende e sulle persone, in rapporto al Pil 2005 pari a €1417.2 miliardi ovvero $1,677.8 billion al cambio dell’$/€ esistente nel periodo della raccolta dei dati e pari a 1,18388. Le peggiori, che hanno il massimo fardello di leggi sono l’India e il Regno Unito con rispettivamente 9.000 e 8.300 leggi .

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Points of interest:

  • Tax rates are lowest in the Middle East and North Africa and highest in Sub-Saharan Africa, where a company on average pays over 60 percent of its profits as tax.

  • Complying with administrative tax requirements is a real burden for companies in most countries. On average in the 175 economies studied, businesses submit 35 pages of tax returns a year in order to comply with regulations.  But there is significant variation between countries – in Cameroon, the average annual tax return for businesses is 172 pages, while in Austria it is 17.

  • Worldwide, it takes on average 332 hours per year for businesses to comply with all tax requirements. But this time ranges from 2,600 hours in Brazil to just 68 in Switzerland

 

 

 

L’altro indicatore in materia e’ il Doing Business – Creating jobs World Bank & International Finance Corporation: L’Italia nel 2005 e’ al 70°posto, cioe’ aprire un’impresa in Italia è un’impresa.

 

 

 

Doing Business riferito al 2005 pubblicato nel 2006:

Creating jobs World Bank & International Finance Corporation

 

http://www.doingbusiness.org/documents/DoingBusines2006_fullreport.pdf

 

http://www.doingbusiness.org/

ITALIA_Doing Business 2006

ITALIA_Doing Business 2006_2

Aprire un’impresa in Italia è un’impresa. E’ necessaria una volontà sovrumana ed una certa propensione al masochismo. Il rapporto confronta i diversi Paesi per l’apertura e la chiusura di una società, l’acquisizione di licenze, l’assunzione di personale, il pagamento delle tasse, la registrazione delle proprietà, l’accesso al credito, le cause legali e la protezione degli investitori. L’Italia nel 2005 era al 70esimo posto. Prima di lei ci sono Panama, le isole Salomon, le isole Tonga, la Colombia e la Mongolia.

 

In questi Paesi la vita è più facile che da noi per chi voglia investire i propri soldi in un’attività e creare lavoro. Una causa societaria per il rispetto dei propri diritti richiede in Italia in media 1.390 giorni, nel mondo ci batte solo il Guatemala, ma cos’avrà meno di noi? Per importare dei beni sono necessari in media 16 documenti, 10 firme e 38 giorni. Ma, pur in queste condizioni di imprenditoria estrema gli italiani riescono ad aprire e, ma non sempre, tenere aperte le loro società. Gli italiani all’estero hanno successo perchè devono solo lavorare, non pensare alla burocrazia. Partono temprati da anni di handicap.

Basta con le corporazioni!  Ad iniziare, ovviamente, da quelle rappresentate dai partiti, dai sindacati, dai pubblici dipendenti nullafacenti, dai giornalisti, dai notai, ecc., e, ovviamente, da quella casta burocratica che alberga negli uffici pubblici e che sembra abbia come scopo quello di complicare la vita ai comuni mortali.

Le pratiche burocratiche costano alle aziende 10 miliardi di euro l’anno; secondo il Censis avviare una impresa in Italia costa 17 volte di piu’ che in Gran Bretagna, il che significa 17 euro contro 1 euro; moltiplicato per 10, 100 o 1000, per tutte le aziende in Italia, si ha la cifra complessiva: 10 miliardi di euro. Per mettersi in proprio in Italia, servono oggi dalle 58 alle 80 autorizzazioni; soltanto per ottenere una concessione edilizia si impiegano dai nove ai ventisette mesi.

C’e’ una proposta di legge, a firma del presidente della Commissione Attivita’ Produttive della Camera dei Deputati, Daniele Capezzone (questo partito e’ l’unico che davvero si sta battendo per la tutela del cittadino e del paese, vedi Class action e Welby), che ridurrebbe a 7 giorni i tempi per l’apertura di una impresa: si tratterebbe dunque di una sorta di rivoluzione per il Belpaese.

Marco Montanari

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