Spesa per le pensioni, analisi e dati

 

 

Italia, ecco un altro nodo: la Spesa per le Pensioni e per l’assistenza sociale

2005

 

 

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Fonti dati: Inps, Istat, Meno Stato + mercato + liberta’ 

 

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061215_02/testointegrale.pdf

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070111_00/testointegrale.pdf

http://blog.menostato.it/2006/10/resoconto_del_m.html

 

 

Pensioni erogate da tutti gli Enti  23.257.480 milioni

 

Importo medio annuo lordo di tutte le pensioni ( 23.257.480 milioni ) cumuli compresi, 

9.239 euro lordi (8.502,0 al netto pari a 654.0 euro al mese, 13 mensilita’)

 

Importo medio annuo lordo solo delle prime pensioni ( 16.560.879 milioni ) senza contare anche quelle in cumulo,

12.975 euro  lordi (11.114,0 al netto pari a 854.92 euro al mese, 13 mensilita’)

 

Parallelo con gli Stati Uniti

 

benche’ i cittadini americani ricorrano molto alla possibilita’ di avere una pensione solo privata, la cd 401(k)

Welfare State – The Social Security – The Federal agency  – The US Pension Benefit Guarenty

Pensione  media annua dei dipendenti  americani Bleu Collars ( non quadri), 

15.000 dollari  lordi (12.530,0 al netto pari a 963.84 dollari al mese, 13 mensilita’)

Pensione  media annua dei dipendenti  americani Bleu Collars  ( non quadri) e White Collars ( quadri e dirigenti), 

20.000 dollari  lordi (16.025,0 al netto pari a 1232.69 dollari al mese, 13 mensilita’).

 

 

Popolazione 58.417.000 milioni

Occupati  23.187.000 milioni

Pensioni:    23.257.480 milioni

Pensionati: 16.560.879 milioni

 

 

Al 31 dicembre 2005 il numero totale delle pensioni previdenziali [ ( IVS = Vecchiaia+Invalidita’) + ( Indennitarie ) ] ed assistenziali erogate nel complesso da istituzioni pubbliche e private è pari a 23.257.480 milioni, numero aumentato dello 0,5% rispetto all’anno precedente (tra il 2000 e il 2005, le pensioni in Italia sono aumentate di 1.221.616 unità e, in termini assoluti), e che corrisponde ai 16.560.879 milioni di pensionati beneficiari delle stesse (di cui 12.121.249 milioni di persone senza cumulo di pensioni, e 4.439.630 milioni di pensionati che invece cumulano, alla prima pensione cui han diritto come tutti, altra o piu’ pensioni, e precisamente cumulano altre 6.696.601 milioni di pensioni di ogni specie e tipo, la’ dove il numero di 4.439.630 milioni indica appunto i pensionati che cumulano piu’ pensioni e non il numero delle pensioni cumulate che e’ ben maggiore come visto).

Il costo complessivo statale annuo di tutte queste pensioni e’ pari a  €214,881 miliardi, aumentata del 3,3 per cento rispetto ai 207,97 miliardi di euro del 2004.

 

La quasi totalità delle 23.257.480 milioni di pensioni viene erogata da istituzioni pubbliche, con 23,088 milioni di prestazioni per un importo complessivo annuo pari a €212,545  miliardi, mentre  165.845 mila sono le pensioni (solo IVS) erogate dalle istituzioni private, per un importo complessivo annuo pari a €2,336  miliardi.

Vediamo alcune note del profilo dei 16.560.879 milioni di pensionati :

 

Del totale dei pensionati italiani, circa il 53,04% è costituito da donne, 8.784.116 milioni . Tuttavia gli uomini, pur essendo il 46,96% del totale,  7.776.763 milioni , percepiscono il 55,9% dei redditi pensionistici, a causa del maggior importo medio 15.451 euro delle loro entrate  (rispetto ai 10.783 euro percepiti in media dalle donne);

Sul totale pensioni la stragrande maggioranza 12.121.249 milioni di persone (il 73.2%) non ha cumulo di pensioni come visto, mentre 4.439.630 milioni di persone (il 26.8%) ne ha, oltre a quella base di vecchiaia, in alcuni casi, molti direi, si cumula ad altra o piu’ pensioni, e precisamente:  4.007.520 milioni di persone il 24.19% ne cumula due, 1.010.160 milioni di persone il 6.09% è titolare di almeno tre pensioni, 215.280 mila  persone l’ 1.29%  è titolare di  4 o piu’ pensioni.  Rispetto al 2004 è leggermente aumentata la quota dei percettori di due pensioni e di quelli con almeno tre pensioni (+0,2 punti percentuali).

 

Rapporto numero pensionati/ Popolazione attiva e popolazione Intera

 

Se si rapporta il numero dei pensionati (16.560.879 milioni ) alla popolazione occupata (23.187.000 milioni), nel 2005 si rilevano in Italia 71,42 pensionati ogni 100 occupati. Il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno – dove il rapporto è di 78 pensionati ogni 100 occupati – ed inferiore nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 67 pensionati ogni 100. In generale, tra il 2000 e il 2005, comunque, il trend nel rapporto pensionati/ Popolazione attiva è diminuito, passando da 74 a 71,42 pensionati ogni 100 occupati. Il Rapporto numero pensionati/ Popolazione Intera (  58.417.000 milioni) passa da 28 a 28,34 pensionati ogni 100 abitanti.

 

Spesa per pensioni in % sul PIL:

Il costo complessivo statale annuo di tutte queste pensioni e’ pari a  €214,881 miliardi come detto:

e’ cresciuta l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil, nel 2005, l’Italia ha speso in pensioni il 15,16% del pil ( PIL = 1.417,2 miliardi di euro 2005)  più di qualunque altro paese europeo, +0,19 punti percentuali rispetto al valore dell’indicatore calcolato al 14,97% per il 2004. Nel 1995, dieci anni fa’, il rapporto per l’Italia era al 14,2% (contro l’11,4% in Germania, il 10,6% in Francia, il 9,1% nel Regno Unito).

Vi sono tuttavia delle aspettative piu’ rosse: entro il 2030, infatti, si prevede un aumento della spesa pensionistica pari allo 0,8% del pil, che dovrebbe scendere al 0,4% entro il 2050. Si tratta dell’incremento minore dell’area euro escludendo l’Austria, la cui spesa si prevede in flessione dell’1,2% entro il 2050, a fronte di un incremento del 5,1% in Belgio, del 7,1% in Spagna, del 6,4% in Irlanda e del 9,7% in Portogallo.

 

 

Dati integrati con le analisi della spesa pubblica elaborate dagli eccelsi autori del sito Meno Stato + mercato + liberta’:

 

 

  • 1995 128,00  miliardi di euro

  • 2001 164,00  miliardi  di euro

  • 2004 208,00  miliardi  di euro

  • 2005 214,88  miliardi  di euro

 

 

Spesa per pensioni e rendite in % sulla  SPESA PUBBLICA:

 

 

La Spesa per pensioni e rendite in Italia e’ pari al 31,27% del Totale  spese finali DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE ( spese correnti e spese in conto capitale + spesa interessi passivi) di 687 miliardi di euro; il Totale  spese finali DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE  e’ pari a circa il 48.47% dell’intera’ produttivita’ del Paese  ( PIL = 1.417.2 miliardi di euro 2005,in Irlanda 34%, Spagna 40%, Inghilterra 43,6% ). Si tratta di una crescita ininterrotta negli ultimi sei anni. La spesa non è cresciuta solo in quattro anni degli ultimi 25, e cioé nel 1984, 1985, 1998 e 2000;

La Spesa per pensioni e rendite in Italia e’ pari al 34.57%  della Totale  spese finali DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE al netto di interessi , pari a 621,5 miliardi di euro;

La Spesa per pensioni e rendite in Italia e’ pari  al 34,09% del Totale spese correnti DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE di 630,2 miliardi di euro;

La Spesa per pensioni e rendite in Italia e’ pari al 37,99% del Totale spese correnti DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE al netto di interessi , di 565,6 miliardi di euro; il Totale spese correnti DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE al netto di interessi  e’ il 39,9% dell’intera’ produttivita’ del Paese  ( PIL = 1.417.2 miliardi di euro 2005), ma nel 2006 e’ a circa 570.5 miliardi di euro l’anno attestandosi al 40,2% sul pil, ed e’ circa l’ 82.32% del Totale  spese finali.

DEBITO PUBBLICO 2005: HA toccato  1.510.8 miliardi di euro nel 2005, (+0,2%), il 106,6% del pil ( PIL = 1.417,2 miliardi di euro 2005).

 

 

Trasferimenti dello Stato all’INPS

 

55 miliardi all’anno.  Il gettito annuale dell’IRE (l’imposta sulle persone fisiche, la ex IRPEF) è di 130 miliardi, di cui 55 (il 42.3%) vanno a sanare il buco dell’INPS. La spesa per pensioni cresce ininterrottamente, con un boom negli ultimi anni e nonostante 4 riforme. Non è vero che l’INPS sia in utile, perché riceve circa 55 miliardi di euro come trasferimenti dallo Stato (che servono anche per pagare l’assistenza, che è erogata dall’INPS).

 

Contributi INPS a carico dell’aziende e del lavoratore

 

  • Azienda         33.0%

  • Lavoratore      9.2%

  • Totale           42.2%

 

Netto in busta paga in % sul costo del lavoro

 

  • Italia 54% (in Irlanda 75%, Inghilterra 70%, Stati Uniti 70%, Spagna 62%)

 

 

Fonti dati Inps, Istat

 

Con riferimento alla funzione economica, ossia al rischio o al bisogno coperto dalla prestazione, si osserva che la maggior parte dei trattamenti pensionistici rientra nella funzione vecchiaia  che raggruppa 20,055 milioni di prestazioni, per una spesa di 198.87 miliardi di euro ed un importo medio lordo annuo di 9.916 euro (8.976,0 al netto pari a 690.4 euro al mese, 13 mensilita’). Di queste pensioni vecchiaia, 19,897 milioni vengono erogate da istituzioni pubbliche – per una spesa pari a 196.6  miliardi di euro ed un importo medio annuo pari a 9.882 euro (8.592,0 al netto pari a 660.9 euro al mese, 13 mensilita’) – e appena 157,7 mila da istituzioni private – per una spesa annua pari a 2.2 miliardi di euro ed un importo medio annuo di 14.207 euro (11.975,0 al netto pari a 921.1 euro al mese, 13 mensilita’).

 

Il primo gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni di vecchiaia (10,881 milioni); di essi il 25,5% (2,8 milioni) riceve anche altre prestazioni pensionistiche;

Il secondo gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni ai superstiti (4,573 milioni) che nel 65,8% dei casi beneficia anche di altre tipologie di pensione;

Il terzo gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni di invalidità civile (2,185 milioni, di cui il 65,3% è titolare anche di altre pensioni);

Il quarto gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni di invalidità (2,069 milioni, di cui il 56,4% è titolare anche di altre pensioni).

Il quinto gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni indennitarie  pari a 1,024 milioni ; il 72,7% di essi cumula tale prestazione con altre tipologie di pensioni.

Il sesto gruppo in termini di numerosità è costituito dai  beneficiari di pensioni e/o assegni sociali sono 769 mila; il 40,2% di essi (309.600) è anche titolare di altre prestazioni.

Infine, il gruppo meno numeroso di pensionati è rappresentato dai titolari di pensioni di guerra (389.188); di essi l’88,7% (345.232) beneficia anche di altre pensioni.

 

 

Totale pensioni IVS di vecchiaia e  invalidità:

 

Con riferimento alla tipologia di pensione, si osserva che la quota maggiore dell’importo pensionistico complessivo viene corrisposto per le pensioni IVS, che includono le prestazioni erogate dal regime di base obbligatorio e dai regimi sostitutivi, nonché quelle erogate dai fondi integrativi della previdenza di base, sia da parte dell’ente pubblico che da quelli privati; Le pensioni di tipo Ivs  raggruppa  18.382.820 milioni di pensioni, [ (18.213.975 milioni di pensioni IVS erogate dalle istituzioni pubbliche) + (168.845 pensioni IVS erogate dalle istituzioni private) ], il 79% del totale pensioni pari a  23.257.480 milioni, per una spesa di 194.07 miliardi di euro, l’incremento è pari al 3,2% rispetto al 2004 (90,28% del totale €214,881  miliardi) ed un Importo medio annuo lordo di 10.557 euro (9.556,0 al netto pari a 735,07 euro al mese 13 mensilita’). L’incidenza sul Pil della spesa per pensioni IVS passa al 13,69% del 2005, dal 13,55% del 2004, quella della spesa per pensioni assistenziali  all’1,17% dall’1,12%:

Di queste pensioni previdenziali IVS di vecchiaia e  invalidità, 15.545 milioni circa sono le sole pensione di vecchiaia, ovvero il 66.84% di tutte le pensioni, l’ 84.56% delle pensioni previdenziali IVS di vecchiaia.

 

Pensioni IVS Privata. Importo medio annuo lordo massimo di 13.833 euro (11.832,0 al netto pari a 910 euro al mese 13 mensilita’), per le 168.845 pensioni IVS erogate dalle istituzioni private (per una spesa pari a 2.33  miliardi di euro );

Pensioni IVS Pubblica e Totale IVS. Importo medio annuo lordo di 10.527 euro (9.535,0 al netto pari a 733,46 euro al mese 13 mensilita’), per le 18.213.975 milioni di pensioni IVS erogate dalle istituzioni pubbliche (per una spesa pari a 191.7  miliardi di euro );

Pensioni assistenziali. Rappresentano la seconda tipologia di prestazioni pensionistiche in termini di spesa erogata ( +6,5% rispetto al 2004) per una spesa pari a 16.542  miliardi di euro ( 7,7% del totale €214,881  miliardi). Importo medio annuo lordo di 4.306 euro ( 4.306 euro al netto pari a 331,23 euro al mese 13 mensilita’), per le 3.841.833 milioni di pensioni  assistenziali , interamente erogate dalle istituzioni pubbliche. Sull’incidenza delle pensioni assistenziali rispetto alla popolazione, l’Istat ha calcolato che, su mille abitanti, 82 godono di prestazioni assistenziali nel Mezzogiorno 8,2 per cento , 70 al Centro e 51 al Nord. Ciò che preoccupa in particolare è proprio l’aumento delle pensioni assistenziali (ovvero, le pensioni e gli assegni sociali, le pensioni di indennità agli invalidi civili, e altro): Dal 2000 al 2005 questa tipologia ha registrato un aumento nazionale medio del +41,04%, contro una media delle pensioni Ivs (ovvero, quelle di invalidità, vecchiaia, anzianità e superstiti) dell’1,72% e a una contrazione di quelle indennitarie (per infortuni sul lavoro e malattie professionali) pari al -16,8%. Il forte aumento delle pensioni assistenziali in regioni come la Campania e la Calabria hanno segnato aumenti rispettivamente del 65 e del 60% contro variazioni registrate nelle regioni del Centro-Nord pari al 35%. Si pensi che nel Mezzogiorno in questi ultimi 5 anni l’aumento di questi assegni è stato di 551mila  unità, mentre nel resto del Paese è stato pari a 565mila.

Pensioni indennitarie, Importo medio annuo lordo minimo (4.132 euro,  pari a 317,8 euro nette al mese 13 mensilita’) per le 1.032.827 milioni di pensioni indennitarie erogate dalle istituzioni pubbliche per una spesa pari a 4.268  miliardi di euro ( 1,98% del totale €214,881  miliardi). Pensioni indennitarie, accanto alla riduzione percentuale del numero delle prestazioni (-4,2%) si registra una diminuzione dell’importo complessivo (-1%) ma un incremento degli importi medi (+3,3%).

 

 

 

Altre caratteristiche dei pensionati, delle pensioni e degli importi, con particolare attenzione alle Baby pensioni in Italia

 

Pensioni:   23.257.480 milioni
Pensionati: 16.560.879 milioni

Spesa annua Statale per pensione pari a 214,8 miliardi di euro

 

 

Analizzando alcuni dei principali importi attribuiti alla singole tipologie di prestazione, si può osservare che:

 

  • il 68,2% della spesa è destinato ai titolari di pensioni di vecchiaia (146.6 miliardi di euro)

  • il 15,6% della spesa è destinato ai titolari di pensioni ai superstiti (   33.6 miliardi di euro)

  • il   6,4% della spesa è destinato ai titolari di pensioni di invalidità  (   13.8 miliardi di euro)

 

 

Pensioni : Importo medio annuo lordo

 

Pensioni Totali: Importo medio annuo lordo di tutte le pensioni ( 23.257.480 milioni ) cumuli compresi, cresciuto del  +2,8% rispetto al 2004 e pari a  9.239 euro lordi, (8.502,0 al netto pari a 654.0 euro al mese, 13 mensilita’);

Pensioni senza cumulo: Importo medio annuo lordo solo delle prime pensioni ( 16.560.879 milioni ) senza contare anche quelle in cumulo, 12.975 euro  lordi (11.114,0 al netto pari a 854.92 euro al mese, 13 mensilita’), per i maschi  15.451 euro, e per le femmine  10.783 euro; L’importo medio dei redditi pensionistici più elevato è percepito dai pensionati in età compresa tra 40 e 64 anni (16.905 euro, valore dell’11,3% superiore a quello medio della tipologia). I beneficiari di pensioni di vecchiaia con riferimento alla classe di età 40-64 anni, percepiscono un importo medio superiore, dove l’importo medio percepito dagli uomini e’ di 20.187 euro, pari al 162% di quello erogato alle donne 12.169 euro.

Gli importi medi annui lordi delle prestazioni previdenziali erogate nel comparto pubblico ( pari a 9.206 euro lordi) sono nettamente inferiori alla media delle prestazioni erogate nel comparto privato (  pari a 13.833 euro lordi), sebbene le prestazioni previdenziali erogate nel comparto pubblico al massimo livello non dirigenziale nonche’ alla classe dirigente siano superiori a quelle omologhe del settore privato;

La Pensione lorda media annua del dipendente-quadro del settore privato e’ di 27.000 euro (al netto 20.919 ovvero 1609,1 euro al mese per tredici mensilita’);

La Pensione lorda media annua del dipendente pubblico al massimo livello non dirigenziale e’ pari a 30.400 euro (al netto 22.925 ovvero 1.763,0 al mese).

Gli importi medi dei redditi pensionistici sono più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali (rispettivamente, 105,4% e 106,4% della media nazionale) e inferiori nelle regioni del Mezzogiorno ( 87,5% rispetto alla media nazionale)

 

 

Gruppi di pensionati e importi pensione:

Il primo gruppo di pensionati (3,940 milioni di pensionati, pari al 23,8% del totale) percepisce meno di 500 euro mensili

Il secondo gruppo di pensionati ( 5,134 milioni di pensionati, pari al 31,0% del totale) riceve una o più prestazioni per un importo medio mensile compreso tra 500 e 999 euro

Il terzo gruppo di pensionati (3,867 milioni di pensionati, pari al 23,4% del totale) ottiene pensioni comprese tra 1.000 e 1.499 euro mensili

Il quarto gruppo di pensionati (1,971 milioni di pensionati, pari al 11,9% del totale)  riceve pensioni di importo mensile superiore tra 1.500 euro e  1.999 euro

Il quinto gruppo di pensionati (1,647 milioni di pensionati, pari al 9,9% del totale)  riceve pensioni di importo mensile superiore a 2.000 euro e piu’.

 

Prima della riforma del 1995 la pensione di un dipendente del settore privato raggiungeva, in media, il 71% dell’ultimo stipendio netto. Per i dipendenti entrati in servizio dopo il 1995, la pensione raggiungeva, in media, il 61% dell’ultimo stipendio netto. Con la riforma in itinere un lavoratore medio che andra’ in pensione dopo la riforma percepira’ circa il 50% dell’ultimo stipendio netto:

 

Retribuzione mensile netta del 35.0% circa del totale dei lavoratori dipendenti privati (Non Dirigenti e Non Quadri) e’ pari a 1.132 euro netti al mese (13 mensilita’); colui che decidera’ di andare in pensione a 64 anni con con il massimo dei contributi versati ricevera’  una pensione pari a 566 euro netti al mese.

 

Le Baby pensioni in Italia

Pensioni:   23.257.480 milioni
Pensionati: 16.560.879 milioni

 

 

Nel 2005 tra i beneficiari delle prestazioni pensionistiche, il 27,7% del totale pensionati ha tra 40 e 64 anni ( età inferiore a quella normalmente individuata come soglia della vecchiaia 65 anni), ovvero vi era 1 pensionato su 3 con meno di 65 anni, e il 3,6% ha meno di 40 anni

  • Il 68,74% dei pensionati  (il 49,5% ovvero 8.197.866 composto da persone con eta’ 65/79 e il 19,2% ovvero 3.185.322 composto da persone con eta’ 80/over  ) ovvero 11.383.188 milioni ha 65 anni e più, l’ importo medio mensile  è stato di 13.193 euro hanno valori molto vicino a quello medio generale di 12.975 euro ;

  • il 49,5%  dei pensionati ovvero 8.197.866 milioni ha un’età 65/79 anni, l’ importo medio mensile  è stato di 12.995 euro hanno valori molto vicino a quello medio generale di 12.975 euro ;

  • il 19,2%  dei pensionati ovvero 3.185.322 milioni ha un’età superiore a 79 anni, l’ importo medio mensile  è stato di 13.392 euro hanno valori molto vicino a quello medio generale di 12.975 euro ;

  • il 27,7% dei pensionati ovvero 4.581.106 milioni ha un’età compresa tra 40 e 64 anni, 1° fascia dei baby pensionati. Tra questi abbiamo le baby pensioni del pubblico impiego, sono la 2° fascia dei baby pensionati, ovvero i 495 mila pensionati fra i 40 ed i 60 anni che rappresentano nel complesso il 2.98% del totale di tutti i pensionati, e il 14.14% di tutti i dipendenti pubblici  in servizio (3.500.000 milioni) nonche’ il il 20.37% dei dipendenti pubblici pensionati (2.429.320 milioni). Sono oltre 80.000 i dipendenti pubblici in pantofole con meno di 50 anni sono la 3° fascia dei baby pensionati, che rappresentano nel complesso il 0.48% del totale di tutti i pensionati, e il 3,2% del totale dei pensionati del settore pubblico. Le baby pensioni non esistono più ma il numero di dipendenti pubblici che riscuotono la pensione ad un’età ben più bassa di quella fissata dalla riforma che scatterà nel 2008 è ancora alto. In questa fascia totale, tutti percepiscono un più elevato importo medio dei redditi pensionistici,  il mensile è stato di 13.730 euro (valore superiore del 5,8% rispetto a quello medio generale di 12.975 euro);

  • il 3,58% dei pensionati  ovvero 594.600 mila, ha meno di 40 anni,  sono la 4° fascia dei baby pensionati. Quest’ultima quota resta superiore per gli uomini (4,3%) rispetto alle donne (2,9%). Rappresentano nel complesso il 2.55% del totale di tutte le pensioni. Percepiscono un minore importo medio dei redditi pensionistici, il mensile medio è stato di 4.529 euro (0/14 anni 3.459 euro e 15/39 anni 5.064 euro valore). Gli importi medi non raggiungono il 40% della media, per lo piu’ spesso beneficiari di prestazioni indennitarie e assistenziali

 

Le Baby pensioni dei dipendenti pubblici

Le pensioni dei dipendenti pubblici: totale 2.429.320 milioni pensionati

 

 

  • 3,2% sotto i  50 anni  …………………………..80.349 

  • 5,1%  con meno di 55 anni, 50-54 ………….124.748

  • 11.52% 55-59  …………………………………..279.956

  • 16,3%    60-64  ………………………………….396.347

  • 16,8%   65-69 ………………………………….. 408.098

  • 15,4%   70-74  …………………………………..373.501

  • 13,8%    75-79  ………………………………….336.902

  • 10,7%    80-84  ………………………………….261.572

  • 4,4 %    85-89  …………………………………..107.543

  • 2,4%    oltre 90  …………………………………..60.304 

 

 

totale ………………………………………………2.429.320

 

 

 

A livello territoriale si rilevano sensibili differenze :

 

  • Nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte delle prestazioni pensionistiche (47,2%) (oltre 7,8 milioni di individui), e della spesa erogata (51,0%);

  • nelle regioni meridionali  e insulari, le pensioni erogate sono pari al 30,2% del totale nazionale a fronte di una spesa che raggiunge il 27,3% del valore complessivo;

  • nelle  regioni centrali, infine, le pensioni erogate sono pari al 19,5% e  in termini di importo complessivo annuo al 21,4% ;

  • Vi sono poi 510 mila pensionati residenti all’estero (3,1% del totale);

  • Le pensioni di tipo Ivs sono erogate nella maggior parte dei casi (51,3%) a pensionati residenti nelle regioni settentrionali;

  • Per ciò che concerne le pensioni indennitarie si rileva che il 44,1% di esse è erogato nelle regioni settentrionali, il 31,7% in quelle meridionali e il 24,2% nelle regioni centrali;

  • Le pensioni assistenziali vengono corrisposte soprattutto nelle regioni meridionali (44,1%), il 35,3% al Nord e il rimanente 20,6% nelle regioni centrali. Tra le prestazioni di natura assistenziale,  In particolare, nelle regioni meridionali, rientrano le pensioni sociali, le pensioni e/o indennità agli invalidi civili, ai non vedenti e ai non udenti civili,  le pensioni di guerra, sono concentrate nelle regioni settentrionali;

  • Il tasso di pensionamento (dato dal rapporto tra il numero delle pensioni e la popolazione residente) rimane invariato al 39,59% e l’indice del beneficio relativo (rapporto tra l’importo medio delle pensioni e il Pil per abitante) cresce al 38,30% nel 2005 dal 37,82% nel 2004;

  • Dal 2000 al 2005 l’incremento medio nazionale dell’importo degli assegni e’ del +5,54%; Leader della graduatoria è la Campania, con il +13,43%, seguita dalla Calabria con l’11,60%. Unica eccezione tra le regioni del Nord è la Valle d’Aosta che si piazza al terzo posto con un incremento, registrato sempre tra il 2000 e il 2005, dell’11,50%. Al quarto posto la Sardegna (+11,02%) e al quinto la Puglia (+10,78%). Solo la categoria delle “pensioni altre”, cioè quelle erogate all’estero, hanno subito una riduzione pari al -13,03%;

  • Gli importi pensionistici medi annui per singola regione: Gli assegni più ricchi vengono elargiti ai pensionati del Lazio: l’importo medio registrato nel 2005 è stato di 10.944 euro. Segue la Lombardia, con 10.473 euro e, al terzo posto, la Liguria, con 10.282 euro. Chiude il Molise con 7.262 euro;

 

 

 

Ocse

 

Le proiezioni per l’Italia, in assenza di interventi, sono decisamente negative, a peggiorare ulteriormente sono sempre gli stessi paesi, cioè Italia e Portogallo, mentre miglioreranno la loro posizione Belgio e Spagna:

  • Le spese per pensioni, sanità e assistenza a lungo termine porteranno il debito al 365% del pil nel 2050. Peggio di noi il Portogallo, con un rapporto del 489%, contro una media Euro-12 del 255%.

  • Le spese per pensioni, sanità e assistenza nel medio termine, cioè al 2010,  porteranno il debito pubblico al 120% del Pil, mentre il debito netto salirà dal 95 al 96%. Nell’Eurozona il debito pubblico scenderà nel 2010 al 72% dal 79% del 2005, mentre il debito netto calerà da 52 a 48%.

  • Il problema del sistema pensionistico italiano non sta nella percentuale dei pensionati ‘giovani’, ma in quella troppo esigua dei lavoratori giovani, nuove generazioni che con sempre maggiore facilità rinunciano a fare programmi per il futuro. Occorre non solo la ‘manutenzione’ del sistema previdenziale, ma una riforma del mercato del lavoro che restituisca ai giovani certezze di una stabilità occupazionale, con politiche serie sulla famiglia e sullo stato sociale.

  • Irpef pensionati: Con la Finanziaria 2007 oltre 9,4 milioni di pensionati pagheranno meno tasse per un importo medio annuo di circa 84 euro mentre per 4,9 milioni di pensionati a tassazione resterà invariata. I calcoli arrivano dall’Inps che sottolinea come circa 565.867 pensionati avranno un aumento della pressione fiscale.

 

Adusbef:

Gli adeguamenti per un totale medio di 240-360 euro l’anno di salari e pensioni scattati da gennaio grazie alle nuove norme contenute in Finanziaria saranno completamente erosi dalla “raffica” di rincari già scattati da inizio anno per un totale di oltre 465 euro a famiglia: canone Rai, bollo auto, ticket sulle ricette e sul pronto soccorso, tariffe ferroviarie, tassa sui rifiuti, aggi esattoriali e Ici. Secondo i calcoli dell’Adusbef, gli effetti secchi della legge finanziaria avranno un impatto di 281 euro, mentre tra il decreto fiscale, che impone l’obbligo di aprire un conto corrente e relativa registrazione delle operazioni, gli aumenti delle tariffe ferroviarie, il canone Rai, gli aumenti delle sanzioni per l’infrazione al codice della strada, costeranno 184 euro, con un gravame complessivo quindi di 465 euro a famiglia.

Details:

 

  • Autostrade 18 euro

  • Auto (passaggi proprietà-spese revisione) 24 euro

  • Benzina (aumento imposta regionale) 20 euro

  • Bollo auto 27 euro

  • Casa (Ici) 65 euro

  • Esattorie 15 euro

  • Irpef (sblocco addizionale enti locali) 45 euro

  • Sanità (ticket) 25 euro

  • Tarsu 30 euro

  • Tasse di scopo (per realizzare opere enti locali) 12 euro

  • Canone Rai 4 euro

  • Banche (nuovi conti per tracciabilità) 35 euro

  • Giornali e riviste 10 euro

  • Rc auto (adeguamento 2%) 17 euro

  • Trasporti (tariffe ferroviarie) 105 euro

  • Sanzioni per infrazioni stradali 13 euro

 

TOTALE 465 euro

2002 Sistemi di Welfare: La spesa per gli interventi complessivi di assistenza sociale e la spesa per pensioni nel periodo 2002. I dati sono in percentuale del Prodotto interno lordo:

 

 

   SPESA ASSISTENZA SOCIALE  % PIL       SPESA PENSIONI % PIL

 

  • UE-25      27,7      12,5 

  • UE-15      27,2       12,2 

 

 

Conclusioni: in Italia la spesa per le pensioni ( in % sul PIL ), alla luce soprattutto della bassissima natalita’ rispetto agli altri paesi, deve diminuire di circa 4 punti percentuali (dall’attuale 15,16% del pil, ad un 11.16% del pil), e di 2 punti percentuali deve aumentare la spesa per l’assistenza sociale (dall’attuale 26,0% del pil circa, ad un 28.0% del pil), in conformita’ con i principali paesi dell’ UE-15  (    SPESA ASSISTENZA SOCIALE  % PIL 27,2%,  SPESA PENSIONI % PIL 12,2%)

La quota della spesa per l’assistenza sociale sul Pil anche nel Regno Unito, nonostante le politiche della Sig.ra Thacther, è superiore a quella italiana (27,6%). Questo squilibrio non dipende quindi solo e soltanto dalla spesa pensionistica, ma anche da tutte le altre voci di spesa per l’assistenza sociale diverse dalle pensioni, che sono, al contrario della spesa pensionistica, più basse in Italia che altrove, soprattutto quelle connesse alle politiche della spesa sociale destinata alla famiglia, e alle politiche attive nel settore del lavoro (disoccupazione e precariato):

  • La quota della spesa sociale destinata alla disoccupazione e alle politiche attive del lavoro sul Pil è pari ad appena lo 0,5% in Italia , contro il 2,6% in Francia, il 2,6% in Germania, l’2,4% nel Regno Unito, il 3% in Spagna. Il divario è talmente ampio da indicare con chiarezza l’urgenza di una riforma del sistema di ammortizzatori sociali e dell’intero sistema delle politiche per l’impiego (legge Biagi).
    La quota della spesa sociale destinata alla famiglia e alla maternità sul Pil è pari ad appena lo 0,8% in Italia, contro il 2,6% in Francia, il 2,1% in Germania, il 2,4% nel Regno Unito. Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni (aumento degli assegni familiari), questo dato riflette un’attenzione ancora insufficiente al ruolo delle famiglie per la cura delle persone

 

 

  • ITALIA  — 26,1 — 14,9

    REPUBBLICA CECA — 19,9 — 8,9

    DANIMARCA — 30,0 — 10,8

    GERMANIA  — 30,5 — 13,4

    ESTONIA  — n.d — 6,3

    GRECIA  — 26,6 — 13,0

    SPAGNA — 20,2 — 9,7

    FRANCIA  — 30,6 — 13,2

    IRLANDA  — 13,0 — 3,6

    LETTONIA  — n.d — 8,2

    LITUANIA  — n.d. — 7,1

    LUSSEMBURGO — 22,7 — 10,6

    UNGHERIA  — 20,9 — 9,1

    MALTA — 17,7 — 9,0

    OLANDA  — 28,5 — 13,1

    AUSTRIA — 29,1 — 14,6

    POLONIA  — n.d — 13,9

    PORTOGALLO  — 25,4 — 11,9

    SLOVENIA — 25,4 — 11,8

    SLOVACCHIA  — 19,2 — 7,5

    FINLANDIA  — 26,4 — 11,2

    SVEZIA  — 32,5 — 12,0

    GRAN BRETAGNA — 27,6 — 11,7

 

 

 

Conclusioni elaborate dagli eccelsi autori del sito Meno Stato + mercato + liberta’:

 

” Un lavoratore dipendente ha circa 6 anni di pensione pagata con i soldi (cioè le tasse) dei cittadini e non con i suoi contributi; molti lavoratori non sanno che la loro pensione non è in relazione ai contributi versati. Quindi la questione non è tanto fra destra e sinistra o Nord o Sud, ma fra generazioni: padri e figli, zii e nipoti.

 

  • Il sistema è destinato al collasso o, nella migliore delle ipotesi, ad una insostenibile pressione fiscale e contributiva soprattutto sui giovani, che si troveranno fra 20-30 anni a pagare gli enormi debiti che i padri e politici stanno lasciando loro (così come i padri di oggi pagano i debiti dei politici e dei padri di 20 anni fa).

  • Una delle cause della precarietà e della disoccupazione giovanile è proprio il fatto che per ogni 1.000 euro di stipendio netto bisogna pagare 422 euro di contributi INPS ( appunto il 42.2% , o in forma diretta  il 9,2% come prelievo dei contributi pensionistici, o indirettamente tramite il pagamento dell’ire poi trasferita all’inps per il 42.3% – Il gettito annuale dell’IRE è di 130 miliardi, di cui 55 (il 42.3%) vanno a sanare il buco dell’INPS – ), che servono anche a pagare le pensioni dei tanti cinquantenni (una parte dei quali è nel pieno delle forze e lavora in nero).

 

 

Una classe politica seria e responsabile ha il dovere di dire le cose come stanno, anche se impopolari, e di proporre soluzioni non demagogiche. La ricetta per una soluzione di medio periodo:

 

  • 1) accelerazione della riforma Dini del ‘95, in modo da arrivare quanto prima al metodo contributivo per tutti (cioè si ha una pensione in proporzione ai contributi versati), mentre chi aveva più di 18 anni di contributi versati nel giorno in cui entrò in vigore la legge  del ‘95, ha la pensione con il vecchio metodo a ripartizione (cioè calcolata sugli ultimi stipendi);

  • 2) libertà di andare in pensione quando uno vuole, con la pensione calcolata in automatico in base all’età e alla speranza di vita media (in sostanza, prima si va in pensione, meno si prende);

  • 3) libertà di avere una pensione solo privata, senza avere l’obbligo di averla con l’INPS; in America questa cosa esiste e si chiama 401(k), c’è anche in Cile da 20 anni.

 

De Gasperi diceva: ”Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”: di statisti non ne vedo nella classe politica italiana. Una cosa indegna è che, a telecamere accese in qualsiasi trasmissione da vespa in poi, i politici dei 2 schieramenti si ‘azzuffano’ verbalmente, mentre durante la pubblicità e a telecamere spente hanno la familiarità e la confidenza di compagni di classe del liceo. La politica, cosi come è fatta, è spesso un teatrino, ma chi poi paga il conto è il cittadino con le sue tasse e i sevizi di scarsa qualità, non certo la classe politica! Il Governo dice di essere a favore dello sviluppo e di voler dare una ’scossa’ all’economia, ma:

 

  • da un lato dà una riduzione di costi alle aziende con il cuneo fiscale (2,5 miliardi di euro nel 2007) e

  • dall’altro però aumenta i contributi INPS per quasi il doppio (4,3 miliardi), al quale va aggiunto poi il TFR, il bollo auto, le addizionali IRAP per le regioni che sforano il tetto sanitario, etc. “

 

 

Marco Montanari

 

 

Glossario

 

Pensione: prestazione periodica e continuativa in denaro erogata individualmente da Amministrazioni pubbliche ed Enti pubblici e privati in seguito a: raggiungimento di una determinata età; maturazione di anzianità di versamenti contributivi; mancanza o riduzione di capacità lavorativa per menomazione congenita o sopravvenuta; morte della persona protetta; particolare benemerenza nei confronti del paese. 

Il numero delle pensioni può non coincidere con quello dei pensionati in quanto ogni individuo può beneficiare di più prestazioni. Nel caso di pensioni indirette a favore di più contitolari, si considerano tante pensioni quanti sono i beneficiari della prestazione.

I trattamenti pensionistici sono raggruppati a seconda della natura della prestazione e dell’evento che ha determinato l’erogazione della pensione: Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS); Indennitarie; Assistenziali.

Per ciascuna tipologia il sistema di classificazione è articolato in diversi livelli. Per quanto riguarda le prime due tipologie considerate, ad un primo livello di articolazione (categoria), si distinguono le prestazioni dirette da quelle indirette. Per le sole pensioni dirette di tipo IVS, inoltre, si distingue tra pensioni di vecchiaia e pensioni di invalidità (sottocategoria).

Ad un maggior dettaglio il sistema di classificazione tiene conto anche dei centri di spesa, distinguendo le prestazioni erogate dalle istituzioni pubbliche da quelle erogate dalle istituzioni private (tipo di istituzione). In realtà, tale disaggregazione assume rilevanza solo per le pensioni IVS e le pensioni indennitarie, in quanto le prestazioni assistenziali sono esclusivamente erogate da enti appartenenti alle istituzioni pubbliche.

In generale, le pensioni sono ulteriormente distinte in prestazioni di base e prestazioni complementari (settore). Per ciascuno di questi due settori è prevista, poi, un’articolazione che separa le prestazioni a favore degli addetti del Comparto pubblico da quelle a favore di addetti del Comparto privato, questi ultimi suddivisi, in base alla Condizione professionale in lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti.  

Pensioni assistenziali: comprende le pensioni sociali, gli assegni sociali, le pensioni e/o indennità ai non vedenti civili, ai non udenti civili e agli invalidi civili e le pensioni di guerra, comprensive degli assegni di Medaglia d’oro, gli assegni vitalizi ad ex combattenti insigniti dell’ordine di Vittorio Veneto, gli assegni di Medaglia e Croce al Valor militare.

Pensioni indennitarie: rendite per infortuni sul lavoro e malattie professionali. La caratteristica di queste pensioni è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata a superstiti) conseguente ad un fatto accaduto nello svolgimento di una attività lavorativa. Un evento dannoso (caso) può dar luogo a più rendite indirette, secondo il numero dei superstiti aventi diritto.

Pensioni di invalidità, di vecchiaia e anzianità e ai superstiti (IVS): pensioni corrisposte dai regimi previdenziali di base e complementare in conseguenza dell’attività lavorativa svolta dalla persona protetta al raggiungimento di determinati limiti di età anagrafica, di anzianità contributiva e in presenza di una ridotta capacità di lavoro (pensioni dirette di invalidità, vecchiaia ed anzianità). In caso di morte della persona in attività lavorativa o già in pensione tali prestazioni possono essere corrisposte ai superstiti (pensioni indirette).

Importo complessivo annuo: importo annuo delle pensioni vigenti al 31 dicembre. Per ciascuna prestazione tale valore è calcolato come prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero delle mensilità per cui è previsto il pagamento. La spesa pensionistica che ne consegue rappresenta un dato di stock e pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili degli enti che hanno erogato la prestazione (dato di flusso).

Funzione economica (del trattamento pensionistico): rappresenta il rischio o il bisogno coperto dal sistema di protezione sociale.

Funzione Vecchiaia: include le prestazioni del sistema di protezione sociale che tutelano i rischi che un individuo corre con il sopraggiungere dell’età anziana. In base alle definizioni adottate dall’Istat, l’età anziana è uniformata a 65 anni per uomini e donne. I rischi associati alla condizione di anziano possono essere: la perdita di guadagno, la disponibilità di un reddito inadeguato, l’incapacità di svolgere in modo autosufficiente le attività quotidiane, la riduzione di partecipazione alla vita sociale. Nella funzione sono, quindi, comprese tutte le pensioni erogate ad ultrasessantacinquenni, indipendentemente dalla loro tipologia.

Funzione Invalidità: include le prestazioni che assicurano il rischio di incapacità totale o parziale ad esercitare un’attività lavorativa. Sono escluse le prestazioni di invalidità erogate ad ultrasessantacinquenni, perché incluse nella funzione vecchiaia.

Funzione Superstiti: include i trattamenti pensionistici, permanenti o temporanei corrisposti a persone che hanno perduto il coniuge o un parente stretto che generalmente costituiva la fonte primaria di sostentamento. Tali trattamenti sono classificati nella funzione superstiti se gli aventi diritto hanno un’età inferiore a 65 anni; in caso contrario sono attribuiti alla funzione vecchiaia.

Indice di beneficio relativo: rapporto percentuale tra l’importo medio della pensione e il Pil per abitante.

Tasso di pensionamento: rapporto percentuale tra il numero delle pensioni e la popolazione residente al 31 dicembre dell’anno

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