Processi lenti e non sempre chiari: Who judges the judges?

 

 

 

Enormi i danni alla salute ed alle tasche dei cittadini

 

La produttività’ dei tribunali italiani

 

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/02/italia_giustizia_durata-media-dei-processi-civili-e-indice-di-smaltimento_totale.gif

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/02/italia_giustizia_durata-media-dei-processi-civili-e-indice-di-smaltimento_totale1.gif

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/02/italia_giustizia_tribunali-_durata-media-dei-processi-civili-e-indice-di-smaltimento_1.gif

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Durata media dei processi civili e indice di smaltimento

 

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https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/02/italia_giustizia_gdp-_durata-media-dei-processi-civili-e-indice-di-smaltimento_1.gif

 

  

Dati raccolti, integrati e rielaborati da:

  • Lavoce.info

  • Ministero di Grazia e Giustizia

  • Istat

  • L’Osservatorio sulla Legalita’ e sui Diritti

  • La Stampa

  • Doing Business

  • Index of economic freedom

  • Transparency International

  • Eurispes

 

 

 

I punti ed i risultati del decalogo di Torino comparati con gli altri Tribunali

nonche’ ad integrazione anche con le Corti d’Appello ed i GdP

 

Analisi e Dati pubblicati da Lavoce.info che divergono leggermente con quelli del Ministero di Grazia e Giustizia, in quanto lo studio dell’Editorialista in riferimento ai processi civili ordinari dei tribunali riguarda solo il contenzioso

I dati su Torino comparati agli altri 8 capoluoghi e il decalogo sono tratti  (non integralmente) da:

 

www.lavoce.info

 

Così l’efficienza entra in tribunale

Diego Corrado

Marco Leonardi

Lavoce.info

www.lavoce.info

 

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=2589&from=index

 

 

 

Ministero di Grazia e Giustizia

Dati pervenuti al 12 maggio 2006

 

Movimento dei procedimenti civili (non solo il contenzioso ma tutti) dei Tribunali

raggruppati per Distretto –  2004

 

 

Movimento dei procedimenti civili  (non solo il contenzioso ma tutti) dei Tribunali per singole Sezioni raggruppate per Circondario –  2004

 

Movimento dei procedimenti delle Corti d’Appello e dei GdP

 

http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche-indice.htm

http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche_dog/2001/studi_analisi.htm

http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche_dog/2004/civile/movimento_civile_2004.pdf

http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche_dog/2006/agcivile/inaugurazionecivile.pdf

http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche_dog/2001/civile/sceltadistrettic01.htm

 

L’Italia e il lungo processo

di redazione http://www.osservatoriosullalegalita.org

http://www.osservatoriosullalegalita.org/04/inchiesta/006lungoprocesso.htm

 

Corte diritti dell’uomo condanna Italia su legge Pinto

di Gabriella Mira Marq

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/08ago1/0933gabcoeita.htm

 

Corte dei diritti dell’uomo : Italia nella top ten dei violatori

di Gabriella Mira Marq

http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/note/01gen3/3011diritticoe.htm

 

Italia viola Convenzione europea dei diritti dell’uomo

di Gabriella Mira Marq

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/10ott1/0355coeitadiritti.htm

 

Istat

Giustizia e sicurezza – Statistiche giudiziarie civili – Anno 2004

http://www.istat.it/giustizia/

http://www.istat.it/dati/catalogo/20070124_00/

 

Doing Business

http://www.doingbusiness.org

 

Index of economic freedom : Italia agli ultimi posti

http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/02gen2/1722marcomanipul.htm

 

Transparency International

http://www.transparency.org/

EURISPES

Rapporto 2007

 http://www.eurispes.it/

 

 

 

In Italia la durata media di  un processo civile o penale, nei suoi vari gradi di giudizio, dura in media sette anni. Per quanto riguarda il processo civile, gli standard previsti dalla Corte di Strasburgo sono: tre anni per il primo grado, uno per il secondo, tre mesi per la Cassazione, ovvero 4 anni e 3 mesi per tutti e 3 i gradi del giudizio.

 

La durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado: Analisi e Dati pubblicati da Lavoce.info, integrabili con quelli pubblicati dal Ministero di Grazia e Giustizia e ricavabili dal rapporto  Doing Business; i primi divergono leggermente con quelli del Ministero di Grazia e Giustizia  in quanto lo studio dell’Editorialista riguarda solo il contenzioso civile ordinario dei tribunali, i terzi divergono con quelli del Ministero stesso in quanto si riferiscono anche alle cause pendenti presso i Tribunali Fallimentari e speciali:

 

 

– Nel dicembre 2004 in Italia (Ministero di Grazia e Giustizia) la durata media per un primo grado di giudizio dei processi civili è pari a 499 giorni;

– Nel dicembre 2005 in Italia  (lavoce.info ) la durata media per un primo grado di giudizio dei processi civili è pari a 838 giorni;

– Nel dicembre 2005 in Italia (Doing Business ) la durata media per un primo grado di giudizio dei processi civili è pari a 1.390 giorni.

– Nel dicembre 2006 in Italia ( EURISPES Rapporto 2007 La giustizia appare al collasso ) la durata media per un primo grado di giudizio dei processi civili è pari a (35 mesi ) 1.080 giorni, la durata media dei processi di primo grado + l’appello è pari a (65 mesi ) 2.000 giorni .

 

 

Ipotizzando che si possano ottenere miglioramenti di efficienza analoghi pur partendo da condizioni di produttività diverse, se tutti i tribunali italiani avessero adottato «il decalogo» di Torino e per ipotesi avessero ottenuto una performance simile a quella di Torino, il numero di giorni medio per ottenere un giudizio di primo grado per le cause di contenzioso civile sarebbe sceso da 1007 giorni nel 2001 a 769 giorni nel 2005, l’8,23% in meno della durata media ufficiale calcolata sulla base delle tabelle pubblicate su “lavoce.info.com” che risulta cosi’ essere di 838 giorni , ovvero si sarebbero potuti risparmiare 69 giorni.

 

 

 

Doing Business 2006: Italia 82° posto dal  2005 al 69° posto come classifica generale,  in alcune aree siamo particolarmente carenti soprattutto:

Enforcing contracts, Italia 141 nel mondo su 175, una causa civile/societaria in Italia, tra i tribunali civili e fallimentari, per il rispetto dei propri diritti, richiede solo per arrivare al 1 grado in media 1.210 giorni dai 1.390 del 2005 (e non 838), e  per arrivare al 3 grado occorrono in media 3600 giorni, 10 anni, nel mondo ci batte solo il Guatemala. Tanto per dare un’idea, ecco cosa scrisse il bravissimo Stella del Corriere : ” la durata media delle procedure fallimentari è di 12 mesi in Svezia (o addirittura 2 o 3 mesi nel caso l’iter riguardi la dismissione in blocco delle attività da parte del curatore), meno di un anno in Inghilterra, da 12 a 27 mesi in Germania (ma la riforma del diritto fallimentare ha oggi accelerato i tempi), da 24 a 36 mesi in Francia. E in Italia? se tutto va bene Settantadue mesi, ma spesso le procedure concorsuali durano 10 o anche 20 anni. Che per molti piccoli creditori privilegiati possono rappresentare la rovina soprattutto della salute. Nel 2001 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva accertato circa 400 «violazioni dei termini ragionevoli». E aveva condannato la Francia (19 violazioni), il Portogallo (10 ), l’Austria (6 ), la Germania (5 ), la Grecia (4 ), il Lussemburgo e la Spagna, per una violazione a testa. Quelle italiane, complessivamente, erano 340. Va da sé che la Corte, sommersa dai ricorsi dei nostri cittadini che chiedevano risarcimenti contro le lungaggini della nostra giustizia, aveva deciso di chiedere all’Italia l’adozione di una specie di filtro: prima di seppellirci di pratiche a Strasburgo cercate di risolvere le cose da voi. Un attimo prima delle elezioni politiche che avrebbero visto la vittoria della destra del 2001, nacque così la «legge Pinto». Che delegava alle Corti d’appello e alla Cassazione di decidere se un processo fosse stato o no troppo lungo e se i cittadini avessero o meno diritto a un risarcimento. ” L’Algeria, classificata ultima al 175°, ha, sotto questo profilo, un livello da podio rispetto a noi, sono al 61° posto come numero di giorni per arrivare al 1 grado. Peggio di noi come tempo necessario per arrivare al 1 grado solo:

  •  

  •  

  • Afghanistan …………. 1,642 

  • Guatemala ………….. 1,459 

  • Bangladesh …………. 1,442 

  • India ……………………. 1,420 

  • Slovenia ……………… 1,350 

  • Colombia …………….. 1,346 

  • Trinidad and Tobago1,340 

  • Suriname …………….. 1,290 

  • Djibouti  ………………..1,225

 

 

 

La durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado nel periodo di 5 anni calendarizzati (gennaio 2001/dicembre 2005) ma appena 4 anni solari  (novembre 2001/dicembre 2005). Per molte citta’ il decremento della durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado e’ dovuto principalmente al fatto che nel 2001 i tempi erano davvero oltre ogni limite.

 

Durata media 2001 (giorni) – Durata media 2005 (giorni) – Variazione percentuale durata media 2001/2005 (%) = Durata media in giorni = 365 * (pendenti iniziali + pendenti finali)/(iscritti + esauriti);

Indice di smaltimento (%) =  esauriti * 100 / (pendenti iniziali + iscritti)(ovvero la percentuale risultante dal rapporto tra i processi esauriti e, quelli pendenti all’inizio sommati a quelli iscritti nell’anno) misurato sul periodo precedente non in percentuale ma in punti percentuali. Indice di smaltimento 2001 (%) – Indice di smaltimento 2005 (%) – Incremento Indice di Smaltimento 2001/2005 (Indice misurato non in percentuale ma in punti percentuali).

  •  

  • Pendenti iniziali 2001 – Iscritti 2001 – Esauriti 2001 – Pendenti finali 2001

  • Pendenti iniziali 2005 – Iscritti 2005 – Esauriti 2005 – Pendenti finali 2005

 

Vediamo nel dettaglio la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado calcolata sulla base delle tabelle pubblicate su “lavoce.info.com” :

 

  • Torino, il capoluogo nel quale già  i processi duravano meno, non ha eguali in Italia, e senza ottenere un euro in più di risorse e né un aumento di organico: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 468 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 358 giorni, cioè il -23,6% in meno nell’arco del periodo considerato di appena 4 anni solari,  ovvero le cause ora  in media si esauriscono in poco meno di un anno (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 26.351 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 36.886, e  pendenti finali 2001 di 32.919 );  Indice di smaltimento (ovvero la percentuale risultante dal rapporto tra i processi esauriti e quelli pendenti all’inizio sommati a quelli iscritti nell’anno) misurato sul periodo precedente non in percentuale ma in punti percentuali: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 47%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento [( Esauriti 26.540 / (Pendenti iniziali 26.003 + Iscritti 26.888 )] era pari al 50,2%, cioè un incremento di +3,2 punti percentuali ovvero il +6,8% nell’arco del periodo considerato. Un indice che e’ superiore di 13,1 punti percentuali ovvero il +35,3% di quello del tribunale di Roma che e’ pari a 37,1% e che paradossalmente e’  il secondo più alto in tutta Italia;

  • Milano: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 659 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 589 giorni, cioè il -10,6% in meno,  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 68.459 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 72.504, e  pendenti finali 2001 di 69.422);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 37%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 39.916 / (Pendenti iniziali 65.358 + Iscritti 43.017 )] era pari al 36,8%, cioè un decremento di -0,2 punti percentuali;

  • Roma: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 886 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 640 giorni, cioè il -27,8% in meno,  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 130.493 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 254.411 , e  pendenti finali 2001 di 220.987);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 34,2%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 76.891 / (Pendenti iniziali 133.635 + Iscritti 73.749 )] era pari al 37,1%, cioè un incremento di +2,9 punti percentuali; Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento a Torino, il migliore del paese era pari al 50,2%, ovvero superiore di 13,1 punti percentuali, o  il +35,3% , di quello del tribunale di Roma che e’ paradossalmente il secondo più alto in tutta Italia;

  • Firenze: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 784 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 697 giorni, cioè il -11,1% in meno,  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 22.855 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 29.073 , e  pendenti finali 2001 di 24.852 );  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 37,1%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 11.365 / (Pendenti iniziali 22.068 + Iscritti 12.152 )] era pari al 33,2%, cioè un decremento di -3,9 punti percentuali;

  • Venezia: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 799 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 704 giorni, cioè il -11,9% in meno,  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 16.040 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 22.320 , e  pendenti finali 2001 di 17.601);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 39,5%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 8.053 / (Pendenti iniziali 15.695 + Iscritti 8.398 )] era pari al 33,4%, cioè un decremento di -6,1 punti percentuali;

  • Napoli: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 1.077 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 802 giorni, cioè il -25,5% in meno (ma come detto, in questi tribunali c’erano tempi biblici) (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 171.178 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 225.673, e  pendenti finali 2001 di 221.398);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 26,0%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 77.501 / (Pendenti iniziali 170.624+ Iscritti 78.055 )] era pari al 31,2%, cioè un incremento di +5,1 punti percentuali; 

  • Palermo: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 1.110 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 983 giorni, cioè il -11,5% in meno (ma come detto, in questi tribunali c’erano tempi biblici) (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 43.864 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 57.763 , e  pendenti finali 2001 di 53.704 );  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 27,5%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 18.343/ (Pendenti iniziali 46.865 + Iscritti 15.342)] era pari al 29,5%, cioè un incremento di +2,0 punti percentuali; 

  • Bologna: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 901 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 1.046 giorni, cioè è addirittura aumentata del +16,1%,  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 26.510 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 27.133, e  pendenti finali 2001 di 24.995);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 31,8%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 8.950 / (Pendenti iniziali 26.060 + Iscritti 9.400)] era pari al 25,2%, cioè un decremento di -6,6 punti percentuali;

  • Bari: la durata media di  un contenzioso ordinario al tribunale civile di 1° grado, nel dicembre 2001 era di 1.368 giorni; nel dicembre 2005 era pari a 1.276 giorni, cioè il -6,7% in meno (ma come detto, in questi tribunali c’erano tempi biblici)  (su un totale di cause pendenti finali al dicembre 2005 pari a 144.397 rispetto alle Pendenti iniziali 2001 di 100.707, e  pendenti finali 2001 di 98.037);  Indice di smaltimento: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  era pari al 22,1%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  [( Esauriti 33.584 / (Pendenti iniziali 132.397 + Iscritti 45.584 )] era pari al 18,9%, cioè un decremento di -3,2 punti percentuali;

 

 

 

 

Alla guida del Tribunale di Torino dal 2001, Mario Barbuto ama definirsi un presidente-manager. Ha fatto un censimento delle cause vecchie, cioè delle cause  utratriennali, nel solo 2001 ne ha censite 12.000. Precedenza assoluta perciò a queste cause rispetto alle cause nuove, non da abbandonare ma da gestire con una minore attenzione. Ha tenuto sempre sotto controllo l’attività e il dato statistico delle cause vecchie con rilevazioni ogni 6 mesi.  Vediamo nel dettaglio sia i punti principali del decalogo rivolto ai giudici civili sia i risultati che in 4 anni è riuscito ad ottenere:

 

I 20  punti del decalogo : Il provvedimento-prontuario-Programma Strasburgo del presidente-manager del  Tribunale di Torino dal 2001, Mario Barbuto emanato ad ottobre del 2001 , contiene 6 punti fondamentali,  nel corso del tempo poi se ne sono aggiunti altri 14,  e sono degli obblighi («prescrizioni») per i funzionari, che devono seguire le nuove disposizioni, e dei semplici «consigli» per i giudici, al fine di non minarne l’autonomia.

 

 

Barbuto ha studiato per ottenere un sistema che consentisse di poter ridurre al minimo i tempi di durata dei procedimenti soprattutto quelli di primo grado e per dare al giudice il reale controllo delle cause. Interventi indicati ai giudici comunque nel rispetto del codice di procedura civile, che li portassero ad avvalersi del potere previsto dal codice di assumere la direzione del processo in proprio. A tal fine per poterlo fare, il giudice deve conoscere approfonditamente le carte” processuali, e analoga conoscenza deve pretendere dai legali; di quanto accade deve dare atto scrupolosamente nel verbale, che diventa così un importante strumento di gestione del processo:

 

a) – concentrare le attività, non sono consentiti i rinvii a vuoto;

b) – le udienze successive vanno fissate entro limiti molto contenuti, e precisamente non devono passare tra un’udienza e l’altra più di 40-50 giorni, al fine di assicurare a ciascun processo una media tendenziale di otto/dieci udienze all’anno. Anche se richiesti dalle parti, ad esempio perché ci sono trattative in corso volte alla definizione della controversia, i rinvii devono essere cioe’ concessi con parsimonia, e solo se paiono davvero utili;

c) – privilegiare la trattazione orale della causa, valorizzando le norme del codice di procedura che lo consentono, perché le memorie scritte portano via un sacco di tempo;

d) – rendere più snella ed efficace la parte più propriamente istruttoria del processo, quella in cui si cercano riscontri alle contrapposte tesi, ascoltando testimoni, facendo perizie, eccetera. Quindi sentire i testimoni soltanto nei casi di vera necessità, e limitare al massimo il numero dei consulenti del giudice chiamati al rispetto dei tempi loro concessi, e a fornire documentazione adeguata della attività svolta in contraddittorio con le parti;

e) – motivare e responsabilizzare anche i cancellieri e il personale di segreteria;

f ) – uso del buon senso,  per fare il giudice il buon senso è fondamentale;

g) – piccoli ma cruciali incentivi : per i magistrati, la menzione del contributo offerto da ciascun giudice, per il conseguimento degli obiettivi, nei pareri redatti per la progressione in carriera; per il personale amministrativo, l’inclusione del programma fra i cosiddetti progetti finalizzati concertati con i sindacati e rilevanti ai fini del premio di produttività previsto da Ccnl;

I risultati del decalogo in 5 anni calendarizzati (gennaio 2001/dicembre 2005) ma appena 4 anni solari  (novembre 2001/dicembre 2005):

1) – durata media di un processo civile di 1° grado: nel dicembre 2001 un contenzioso ordinario al tribunale di Torino, durava in media 468 giorni. Nel dicembre 2005 la durata media di un processo civile a Torino è pari a 358 giorni, cioè il -23,5% in meno nell’arco del periodo considerato di appena 4 anni solari, ovvero le cause si esauriscono in poco meno di un anno nel 70% dei casi (su un totale di cause pendenti al dicembre 2005 pari a 26.351), il 3% ovvero 790 cause sono ultratriennali, di queste una buona percentuale sono di 4 anni, quelle vecchissime, procedimenti ultradecennali, si contano sulle dita di una mano. Il dato di Torino e’ notevole, perché significa essere arrivati alla soglia fisiologica per celebrare un processo;

2) – Indice di smaltimento ovvero la percentuale risultanti dal rapporto tra i processi esauriti e quelli pendenti e iscritti: Nel dicembre 2001 l’indice di smaltimento  a Torino era pari al 47%. Nel dicembre 2005 l’indice di smaltimento  a Torino  era pari al 50,2%, cioè un incremento di 3,2 punti percentuali ovvero il +6,8% nell’arco del periodo considerato di 4 anni. Un indice che e’ superiore di 13,1 punti percentuali ovvero il +35,3% di quello del tribunale di Roma che e’ pari a 37,1% e che paradossalmente e’  il secondo più alto in tutta Italia;

3) – Riduzione Globale dei Fascicoli arretrati: nell’arco del periodo considerato di 4 anni e’ stato ridotto del -28,56% circa il quantitativo dei fascicoli arretrati; riduzione dell’arretrato globale quindi che e’ passato da 36.886 processi pendenti ad inizio 2001 ai 26.351 processi pendenti finali a dicembre 2005, esattamenteil  28,56% in meno;

4)  -Riduzione ultraquadriennale dei Fascicoli arretrati: e’ stato quasi eliminato del tutto l’arretrato ultraquadriennale, come detto sopra il 3% ovvero 790 cause sono ultratriennali, di queste una buona percentuale sono di 4 anni, quelle vecchissime, procedimenti ultradecennali, si contano sulle dita di una mano;

5) – Il Tribunale di Torino si è visto chiamare in causa solo con 40/45 ricorsi ed ha subito appena 15/20 condanne: la Corte d’Appello di Milano, che è competente per decidere sui ricorsi verso i ritardi di Torino, ha il record negativo, e cioè il minor numero di “ricorsi Pinto” d’Italia. Il Tribunale di Torino si è visto chiamare in causa solo con 40/45 ricorsi ed ha subito appena 15/20 condanne, nel giro di 5 anni. Dopo Trento Torino e’ ai primi posti in classifica. Di fronte a ricorsi Pinto nell’ordine di 900 o mille nelle altre Corti d’appello, è un record, un successo per i giudici torinesi. Il coinvolgimento delle cancellerie è altrettanto importante perché anche i cancellieri possono essere chiamati a rispondere, in base alla legge Pinto. L’articolo 5 prevede una rivalsa dello Stato sui magistrati e sui funzionari per recuperare la sanzione e l’indennizzo che paga alla vittima del ritardo. I giudici hanno capito che il decalogo li metteva singolarmente al riparo dalle conseguenze negative della legge Pinto. Le condanne per la durata eccessiva dei processi prima arrivavano dalla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, oggi arrivano dalla Corte d’Appello competente piu’ vicina, perché in base alla legge Pinto la competenza è diventata nazionale.

Mesi fa’ l’Economist, commentando l’ultima classifica del Transparency International (http://www.transparency.org/) che pubblica ogni anno 3 indici sulla  corruzione ( Corruption Perceptions Index – Global Corruption Barometer 2005 – Bribe Payers Index ), scriveva:  “Who judges the judges?”

 

CPI/ Corruption Perceptions Index 2006 – Corruption Perceptions Index (http://www.transparency.org/): Transparency International is the global civil society organisation leading the fight against corruption.  Italy Rank 45° /  Score 4.9 – 2006  /  Score 4.9; 2005 Italy Rank 40° /  Score 5.0;

Global Corruption Barometer GCB –  2005 Italy 16°GCB Global Corruption Barometer  Italy 16° l’ultima in europa, l’indice di corruzione dei Paesi esportatori; 

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  • Bribe Payers Index BPI 2006 – Italia al 20° posto su 30 Paesi, con 5.94 di score –  Fanalino di coda tra i Paesi europei come uno dei maggiori paesi che ricorre alle bustralle per corrompere, ovvero per l’alto livello di disponibilità delle proprie imprese a prestarsi ad atti di corruzione all’estero. È quanto emerge dal Bribe Payers Index (BPI) 2006 rilasciato dall’Organizzazione ” Transparency International , per valutare la propensione delle aziende dei trenta principali Paesi esportatori del pianeta a versare mazzette al di fuori dei confini nazionali. L’Italia riguardo alla corruzione nelle transazioni internazionali, ad oggi non ha ancora sottoscritto il Trattato civile sulla corruzione del Consiglio d’Europa ed e’ quindi fra i pochi Paesi del continente a non fare parte del Greco, il gruppo europeo anticorruzione.
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Index of Economic Freedom: L’Italia e’ scesa al 60° posto con un voto finale di 63.4 (su 41 europei, l’Italia è 28°) – alla pari dell’Uganda – dal 42° (63 con il nuovo metodo),

del 2005, alla pari di Trinidad & Tobago. Nel 2001 eravamo al 35° posto: siamo solo moderatamente liberi quanto a libertà economica.

 La pubblicazione dell’Index of Economic Freedom,

ha messo in rilievo l’elevato livello di corruzione e quindi il grave profilo del mal funzionamento della Giustizia civile e Fallimentare che si occupa dei grandi gruppi caduti in disgrazia il che’ da vicino coinvolge e interessa anche gli investitori stranieri che giustamente fuggono dall’italia, nonche’ piangere centinaia di migliaia di cittadini italiani.

 

EURISPES Rapporto 2007 – Italia a rischio “deriva feudale” – La giustizia appare al collasso: la durata media per un primo grado di giudizio dei processi civili è pari a (35 mesi ) 1.080 giorni, la durata media dei processi di primo grado + l’appello è pari a (65 mesi ) 2.000 giorni . Nel periodo 2001-2004 le cause civili dinanzi ai giudici di pace sono aumentare del 64%, quelle in Corte d’appello del 122%, quelle in Corte di cassazione del 33%. Le cause penali sono aumentate del 16% in istruttoria, del 60% in prima istanza, del 24% in appello e del 4% in Cassazione. Dieci milioni i processi pendenti, 4 milioni civili e 6 milioni penali, 700mila le condanne definitive non eseguite. Dai dati emerge che la macchina della giustizia è fortemente indebitata, i mezzi finanziari a disposizione sono inadeguati al fabbisogno ordinario delle procure, il debito complessivo del ministero della Giustizia ammonta a 250 milioni di euro.   Due italiani su tre sono contrari all’indulto, emerge che il provvedimento di clemenza ha rappresentato nel comune sentire una lesione profonda del sistema di giustizia nazionale

 

 

– E’ tramontata l’idea della legalità: gli italiani si fidano poco  della magistratura; Di cosa ha bisogno l’Italia per uscire da quello che l’Eurispes definisce senza mezzi termini come “un quinquennio di declino vero”? Di una rivoluzione culturale e nello stesso tempo  politica di cui ha un enorme bisogno per uscire e non sprofondare ancora di più in “un declino economico, sociale e morale che a qualcuno fa paventare il pericolo di una deriva populista e demagogica. Il Rapporto dà alcune indicazioni precise: a)  lotta all’evasione ed elusione;  b) una maggiore efficienza della della giustizia. – Un Paese neofeudale, governato da un premier che, “come gli imperatori tedeschi, regna ma non governa”. Una società che riflette la logica dei reality televisivi, dove per eccellere possono bastare “un’infarinatura di tutto e una conoscenza di niente”, purché si abbia “grinta” o si vada “al di sopra delle righe o delle regole;La sfiducia nella giustizia e il crescente senso di insicurezza riguardano gli elettori di tutti gli schieramenti politici con una oscillazione che va dall’80% degli elettori di destra e di centro al 60% di quelli di sinistra. L’Eurispes ha anche elaborato un “indice di penetrazione mafiosa”, che vede al primo posto Napoli, al secondo Reggio Calabria e al terzo Palermo;

– La criminalità temuta più delle difficoltà economiche: Per la prima volta dopo molti anni, al primo posto tra le preoccupazioni degli italiani non c’è più l’elevato costo della vita ma la criminalità organizzata. Infatti un italiano su cinque (il 19 per cento degli intervistati) è stato vittima di almeno un realto nel 2006: nel 21,7 per cento dei casi si tratta di furti in casa o furti dell’automobile o del motorino, seguiti da scippi e borseggi e minacce. In testa ci sono però (27 per cento) le truffe, dalle clonazioni di carta di credito o bancomat alle truffe su Internet;

– Classe dirigente inadeguata: Una grande voglia “di lasciarsi alle spalle quell’atmosfera di declino” che grava sull’Italia ormai da diversi anni, e che deve però fare i conti con “ritardi, con le fragilità strutturali ma soprattutto con una classe dirigente inadeguata”;

– Conflitto di interessi: Le anomalie strutturali che pesano sul sistema dell’informazione in Italia sono il duopolio e la presenza di conflitto di interessi;

     

 

 

Queste pubblicazione mettono in rilievo proprio il grave profilo del funzionamento della Giustizia civile e quindi anche quella Fallimentare che si occupa dei grandi gruppi caduti in disgrazia il che’ da vicino coinvolge e interessa anche gli investitori stranieri che fuggono dall’italia; ha messo in rilievo la pubblicazione l’elevato livello di corruzione, tutto cio’ ha fatto scappare giustamente gli investitori stranieri, e piangere centinaia di migliaia di cittadini italiani! La lentezza della giustizia civile, e la corruzione in gran parte dei Tribunali Fallimentari dove divora e divampa la corruzione, l’abuso d’ufficio, l’omissione d’ufficio, le cause temerarie al solo fine di favorire gli amici degli amici e di ingrassare le c.d. rendite da posizione dei Liquidatori! Questo e’ il vero cancro della giustizia. Non vi e’ impresa straniera disponibile ad investire in questa condizione della Giustizia Civile e Fallimentare.

 

Da anni l’Italia è sotto il controllo dell’Europa, e il nostro Paese ha bisogno di un forte impulso all’armonizzazione del diritto nazionale con il Diritto Comunitario e internazionale. Troppe sono state le sentenze di condanna e le censure a carico dell’Italia per una recidiva discrasia dell’attività legislativa e giudiziaria con il mancato recepimento di direttive e di norme cogenti convenute in sede Europea, e come bene hanno scritto Gabriella Mira Marq e Giulia Alliani  sull’Osservatorio sulla Legalita’ e sui Diritti:

 

  • ” Il 12 ottobre 2000 l’Italia fu condannata dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo a pagare una multa di 185 milioni di lire per ritardi nella giustizia in un processo record, durato cinquantuno anni e nove mesi. La Corte dei diritti dell’Uomo stabili’ che l’Italia aveva violato l’articolo 6.1 della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Liberta’ fondamentali, secondo il quale ognuno ha diritto ad un processo equo in tempi ragionevoli

  • L’Italia ha subito molte altre condanne per violazione dello stesso articolo. Delle 844 condanne emesse nel 2002 dalla Corte di Strasburgo, 325 erano a carico dell’Italia e solo 61 della Francia, che era al secondo posto. Si può comprendere come l’onere per lo Stato e quindi per i cittadini sia molto alto.

  • La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha condannato ieri 8/8/06 l’Italia per una insufficiente applicazione della legge Pinto, che stabilisce il risarcimento equo per il danno prodotto dalla lentezza dei processi. I malcapitati hanno allora portato il caso alla Corte dei diritti dell’uomo contando sul comma 1 dell’art. 6 (diritto ad un’udienza giusta in limiti di tempo ragionevoli) e lamentando la lunghezza eccessiva (24 anni per tre livelli di giurisdizione) e della entita’ “ridicola” del risarcimento avuto dai tribunali italiani. Inoltre, contando sull’articolo 1 del protocollo 1 (protezione della proprietà), hanno protestato la modestia della compensazione ottenuta pre l’espropriazione e quindi la lesione del diritto al godimento pacifico dei propri possedimenti.

    La Corte ha ribadito le critiche all’Italia sui ritardi nella gestione della giustizia ed ha stabilito che anzi si poteva parlare di circostanza aggravante nella violazione dell’art 6 comma 1,essendo intervenuta nel frattempo la legge Pinto, che avrebbe dovuto indurre una velocizzazione almeno dei processi piu’ lunghi. I giudici europei hanno giudicato all’unanimita’ che c’era stata una tale violazione.

    La corte ha poi considerato che l’interferenza con il diritto dei candidati al godimento pacifico dei loro possessi era stata prevista per perseguire l’interesse pubblico, ma notato che la compensazione ricevuta dagli appellanti era stata sostanzialmente inferiore al valore di mercato della terra in questione e che non c’era giustificazione di motivi di legittimo pubblico interesse.

    Di conseguenza, il tribunale ha giudicato all’unanimita’ che c’era stata una violazione dell’articolo 1 del prot. 1. Per una giusta soddisfazione, la Corte ha assegnato ai candidati 600.000 euro per danni figurati, 24.500 euro per danni morali e 25.000 euro per i costi e le spese

  • La Corte dei diritti dell’uomo ha reso nota la somma delle violazioni commesse dai singoli Paesi del Consiglio d’Europa nel 2006. L’Italia ha collezionato 96 violazioni, mentre solo 5 giudizi su quelli ritenuti ammissibili dalla Corte si sono conclusi a favore dello Stato Italiano.

    Il maggior numero di violazioni della convenzione commessi dall’Italia sono quelli relativi alla protezione della proprieta’ (50), spesso riferiti al fenomeno degli espropri senza adeguato risarcimento. Seguono il rispetto per la vita privata e familiare (31), il diritto ad un effettivo rimedio (25), la lentezza delle procedure giudiziarie (17), il diritto ad un processo giusto (11), il diritto a libere elezioni (10), mentre 3 casi riguardano il diritto alla protezione ed alla sicurezza.

    Si ravvisano quindi 53 violazioni relative al settore della giustizia (sebbene per taluni casi sia stata lamentata la mancanza di leggi adeguate) e 43 riguardanti altre amministrazioni dello Stato e i poteri esecutivo e legislativo (sebbene anche alcune sentenze riguardanti la violazione della privacy della vita privata o familiare siano da riferirsi a decisioni dell’apparato giudiziario).

    Il nostro Paese e’ poi – fra i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa – nella ‘top ten’ di quelli che hanno commesso piu’ violazioni, preceduto dalla Turchia (312, soprattutto processi non equi e discriminazione), la Slovenia (185, nella quasi totalita’ per lentezza dei procedimenti), l’Ucraina (quasi tutti processi non equi), la Polonia (107, quasi equamente ripartiti fra processi non equi e violazione della schiavitu’ o del lavoro forzato) e la Francia (97), che si contraddistingue per un alto numero di violazioni relative al giusto processo.

  • Risarcimento per lungo processo in Italia – Sentenza n.1340/2004 del 3 marzo 2004 della Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, sulla quantificazione del danno derivante da lungo processo in accordo con quanto stabilito dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”

     

    Cosi’ conclude lo studo de “lavoce.info” : ” Costruire misure di produttività per i tribunali, come più in generale per tutto il settore pubblico. L’esperienza esaminata consente di affermare che la carenza di risorse non è l’unico male della nostra giustizia. È vero dunque che il settore giustizia richiede una riforma complessiva, che riguardi, tra l’altro, norme processuali, tariffe forensi e riorganizzazione degli uffici, ma anche in questo ambito gli incentivi a magistrati e funzionari in uno con un insieme di regole dettate soprattutto dal buon senso possono consentire forti recuperi di efficienza.”

     

     

     

    Occorrono interventi mirati a responsabilizzare le parti del processo, e giocare a carte scoperte: alla prima udienza, le parti dovranno illustrare la strategia processuale, spiegando cosa vorranno dimostrare e come intendono provarlo, un patto tra le parti del processo, sin dalla prima udienza, per contrastare strategie dilatorie che rendono infiniti i tempi della giustizia, stabililendo in anticipo date e numero necessario di udienze per arrivare a sentenza.

     

     

     

    In campo penale Occorrono interventi mirati ad eliminare le prescrizioni, che nei fatti vanificano il lavoro dei magistrati e che non garantiscono la certezza della pena.

    Eliminare il 3 grado del giudizio se nei primi 2 vi e’ stato un giudizio conforme, in un senso o nell’altro.

     

     

    Io Italia  un processo civile o penale, nei suoi vari gradi di giudizio, dura in media sette anni, occorre  ipotizzare una riduzione del 50 per cento dei tempi del processo, soprattutto per il processo civile e rispettare gli standard previsti dalla Corte di Strasburgo.

     

     

  • Sul tema ho scritto molto, in particolare ” Giustizia e la Riforma dell’Ordinamento Giudiziario: Ecco i veri problemi  che questa classe politica dirigente nel suo totale non vuole affrontare – https://wallstreetrack.wordpress.com/2006/08/30/giustizia-e-la-riforma-dellordinamento-giudiziario-ecco-i-veri-problemi/” – nel quale  ricordavo che:

     

    Vorrei prendere spunto dalle giustissime ossservazioni  esposte dal l’ex Presidente della Repubblica Ciampi : «Toghe siano e appaiano terzi ed imparziali: l’efficienza della giustizia dipende anche da quello che i magistrati sanno fare, i magistrati facciano attenzione non solo a essere, ma anche ad apparire imparziali » .

     

    La gravità dei problemi della macchina giudiziaria nel nostro Paese sono tanti:  la durata eccessiva dei processi in sede civile e fallimentare, dove oltre alla mancanza del buon senso non cosi’ raramente si assiste a vergognose attivita’ di abuso od omissione d’atti d’ufficio in alcuni giudici di alcuni Tribunali Civili ed in molti Tribunali Fallimentari, quasi mai nelle Procure Penali, gli scarsi investimenti, la mancanza di criteri ed organismi terzi che possano valutare la produttivita’, la terzieta’, l’onesta’, la professionalità nonche’ la responsabilità effettiva dei magistrati verso i quali dovrebbe essere agile per tutti i cittadini procedere. Stessa cosa vale per  la formazione, la selezione e la responsabilità dei cancellieri. E’ assolutamente necessaria la temporaneità degli incarichi direttivi, la scuola della magistratura, la costituzione dell’ufficio del giudice, la tipizzazione degli illeciti disciplinari, il rafforzamento delle funzioni dei consigli giudiziari.

     

    Semplici criteri di efficienza e produttivita’ ai quali anche la magistratura, come ogni altro dipendente o lavoratore, dovrebbe essere vincolata, sia sotto il profilo dell’avanzamento di carriera sia sotto il profilo del trattamento economico: introdurre pertanto un “tot” di udienze settimanali e mensili, un minimo ricorso al rinvio di udienze, non automatismo delle carriere e degli scatti retributivi, e di contro maggiorazione anche molto elevata di alcune retribuzioni, anche fino a 50,000 euro mensili per i giudici che siano davvero efficienti ed imparziali (visto che si danno milioni di euro l’anno alle veline o alle varie Venture di turno), in tal senso sarebbe utile anche l’introduzione annuale di un monitoraggio di tutti i giudici a livello nazionale con dei programmi di feed back (con risultati pubblicati su tutti i media) che prevedano l’invio a tutti i cittadini di un modulo nel quale esprimere eventuali denunce o appunti verso alcuni magistrati, come nella sanita’ sarebbe altrettanto opportuno fare;  reale responsabilita’ civile e penale dei magistrati colpevoli, anche con licenziamento dallo Stato.

    Va detto che anche l’avvocatura, da sempre, non cerca di contribuire all’effettiva tutela dei diritti dei cittadini contribuendo di contro ad alimentare le inefficienze e le storture del nostro sistema cona ttivita’ difensive spesso meramente dilatorie e temerarie, troppi avvocati privi di quel minimo di etica richiesta, e spinti solo da facili rendite da posizione, a tutti i livelli; si potrebbe introdurre per esempio una norma che preveda una enorme sanzione pecuniaria (parlo di almeno 1 milione di euro) contro colui il quale dovesse essere riconosciuto autore di mera temerarieta’ processuale, nel caso di gravi ed enormi ritardi ed intralci ad una rapida giustizia causati proprio dall’atteggiamento dilatorio e temerario dell’avvocato di una delle parti, in spregio al corretto e legale andamento processuale che deve essere sempre improntato al principio costituzionale del giusto e rapido procedimento, sanzione da porre a carico solidalmente dell’avvocato stesso e della parte da lui patrocinata.

    Mancanza di reali ed accessibili mezzi di tutela del cittadino contro il giudice nelle ipotesi di operato con colpa grave o dolo; occorrerebbe introdurre un canale preferenziale presso una procura Nazionale penale che si attivi istantaneamente e d’Ufficio su denuncia del cittadino, contro l’operato di alcuni Giudici, per imparzialita’, omissione o abuso d’Ufficio; lo stesso P.M. dovra’ d’ufficio inviare al CSM per quanto di spettanza di quest’ultima sotto il profilo amministrativo, ogni denuncia ricevuta.

    Se anche il centro sinistra nulla fara’ in proposito, nulla cambiera’, perche’ se e’ vero com’e’ vero che se alcuni magistrati sbagliano in buona fede i successivi gradi di giudizio possono correggerlo,  e’ altrettanto vero che quando a sbagliare e’ un magistrato che sbaglia con imparzialita’ , dolo o colpa gravissima, solo in teoria ci sono le garanzie per il cittadino calpestato, del CSM e prima ancora del P.M. , P.M. che si puo’ attivare su denuncia ufficiale della parte lesa, o d’ufficio sulla notizia criminis; ma in pratica   cio’ non sempre avviene, perche’ se uno non ha i soldi per prendere un avvocato penalista e denunciare lo stesso giudice, questo qualcuno, non ricco, rimane senza difesa purtroppo  e non rimane che la tutela istituzionale dei politici nostri rappresentanti e dipendenti e del PM che si dovrebbe attivare d’ufficio sulla notizia criminis sempre e riferire al CSM. 

     

     

    Imparzialita’ del magistrato : il CSM condanna Commette illecito disciplinare, da sanzionare con l’ammonimento, il magistrato che, ometta di astenersi dalla trattazione di alcuni procedimenti per aver violato il dovere di correttezza, trasparenza e terziarietà nella trattazione dei procedimenti a lei affidati rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere e così compromettendo il prestigio delle funzioni esercitate.  La disciplina dell’astensione del giudice trova fondamento nell’esigenza di garantirne l’imparzialità e la terzietà, che, anche alla luce del novellato art. 111 Cost., costituiscono requisiti essenziali del giusto processo e quindi della giurisdizione. Per questa ragione, secondo l’orientamento costantemente seguito da questa sezione e dalla Corte di cassazione, il dovere deontologico di astensione non è limitato alle sole ipotesi nelle quali è imposto dalla legge ma ha una portata più ampia e si estende a tutte le fattispecie in cui l’astensione stessa è solo consigliata dalle circostanze del caso concreto che rendano prevedibili sospetti di compiacenza o parzialità nell’esaminare e decidere una determinata questione, così da compromettere il prestigio del magistrato e dell’ordine giudiziario (così Cass., 25 marzo 1988, n. 2584). Conseguentemente si è ritenuto che la violazione dell’obbligo di astensione in presenza di gravi ragioni di convenienza integra una violazione di regole basilari della deontologia professionale nello svolgimento dell’attività giudiziaria e pertanto la lesione del prestigio dell’ordine giudiziario è in re ipsa e deve essere ravvisata sulla base del mero accertamento della violazione (Cass. 24 gennaio 2003, n. 1088).

    Omissione di atti d’ufficio Art.360, art.328 . rifiuto od omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.): Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa

    Abuso d’ufficio (art. 323 c.p.): Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

    Politicizzazione eccessiva del CSM , il che’ mina la sua funzione di reale tutela del cittadino (soprattutto quelli non ricchi) nelle ipotesi in cui lo stesso sia possibile vittima dell’operato imparziale, gravemente colpevole o doloso del Giudice; occorrerebbe introdurre, all’interno del CSM , una sorta di plenum di giurati, formati da cittadini estratti a sorte su scala nazionale ogni mese, allorche’ si debba per l’appunto prendere decisioni e adottare sanzioni amministrative pesanti contro l’operato di alcuni Giudici denunciati per imparzialita’, omissione o abuso d’Ufficio; giudici che per legge dovrebbero essere coperti da elevate polizze assicurative per questi casi, in cio’  tenendo al contempo lo Stato assolutamente estraneo ad ogni vicenda risarcitoria sia in qualita’ di primario responsabile sia di regresso contro il giudice, cosa che tanto oggi non si verifica mai. E’ l’uomo che deve pagare per il suo operato non lo Stato, quindi ancora una volta i cittadini.

     

     

    Collateralismo Politica/Finanza Magistratura; occorrerebbe eliminare per legge la possibilita’ di ricoprire qualsiasi carica pubblica (sia a livello di candidatura sia a livello di dirigenza di partito) con altra privata eliminando in radice la conflittualita’ d’interessi  (per tutti valgono gli esempi di Berlusconi, ma anche degli avvocati, dei tanti Liquidatori, Curatori, o tecnici consulenti diretti e indiretti , Pecorella, Ghedini, Scicchitano, e last but not least Calvi difensore di Geronzi, e’ inaccettabile tutto cio’ cozza contro la trasparenza e l’Etica che ogni Politico deve avere ai fini di tutelare davvero l’interesse di ogni cittadino.


    Come fanno ad essere “politicamente” davvero tutelati  con giustizia, terzieta’ e celerita’ i tanti piccoli Creditori Parmalat ,Cirio, Federconsorzi se ” i coautori di sistema”  di questi cracks , i vari Fazio, Geronzi, Cragnotti, Tanzi (talvolta in uno con alcuni Giudici delle Fallimentari o di alcuni Giudici di alcuni Tribunali Civili) sono spesso patrocinati da avvocati che sono al contempo  anche i Liquidatori o amici dei Liquidatori di quei Gruppi nelle Fallimentari, o deputati, o senatori o dirigenti di partito????. La giustizia civile, e quella delle Fallimentari, e’ talvolta, o spesso, dipende dalle citta’, a Roma spesso, un insulto alla nostra dignita’; la storia e il crack Federconsorzi, Cirio e Parmalat lo testimoniano;  I problemi riguardano le migliaia di piccoli creditori privilegiati calpestati nei loro dirittti dai giudici , liquidatori e politici tutti  insieme intrecciati in una indecente commistione di affari impropri privati con imparzialita’, omissioni ed abusi d’ufficio che si protraggono (dolosamente) per anni (le c.d. rendite da posizione), se non decenni, denegando giustizia anche a coloro che sono portatori di sentenze passate in giudicato. Se vogliamo un’Italia migliore e’ bello anche poter fare delle inchieste sia circostanziate sia a largo raggio, perche’ se gli investitori stranieri scappano dall’Italia , la prima vera causa e’ rappresentata proprio dall’oscurita’ e dalla lungaggine con le quali le Fallimentari e alcuni Tribunali Civili in Italia gestiscono la Giustizia.



     

    La riforma del nuovo ordinamento giudiziario allo stato prevede  il nulla! Tutto cio’ non l’ho letto in alcun programma  neppure del centro sinistra e questo non va bene, la Magistratura deve essere indipendente ma non puo’ sconfinare nel mero arbitrio ne’ nella difesa della corporazione a spada tratta.

     

     

    Il vero problema e’ creare davvero un’alternativa pulita allo squallore che da anni, troppi, viviamo, e non monetizzare tout court il malcontento contro Berlusconi senza al contempo offrire nulla di veramente innovativo costruttivo e trasparente; il vero problema sono:

    L’Etica,

    Un collateralismo inaccettabile che unisce politica finanza e talvolta alcuni giudici in sede fallimentare o di tribunale ordinario civile;

    Gli interessi dei partiti per le banche affinche’ coprano i bilanci in rosso dei partiti medesimi e li finanzino in un modo o nell’altro;

    La strumentalizzazione fine a se stessa, e non per il bene del Paese, di valori e simboli quali la religione, il sindacato e la lotta per corporazioni, cioe’ il falso moralismo (diverso dall’esser morali).
     

    E ricordo ancora una volta cio’ che scrissi: Mi piace anche ricordare in questa occasione una persona d’oro dentro come uomo, prima che come Magistrato, mi riferisco al grandissimo signor giudice Davigo che un mesetto fa a Ballaro’ ha detto delle parole cosi’ belle da emozionarmi – belle non in quanto solo formalmente belle ma prive poi di amore come la gran parte dei noti personaggi ci impolpano nella quotidianita’ in cio’ offendendo la nostra intelligenza prima che il nostro desiderio di pulizia ed etica – ma belle perche’ mentre le diceva si leggeva nei suoi occhi e nel suo viso la sua pulizia e la sua passione per la trasparenza, la legalita’, l’onore, la dignita’, la solidarieta’ a tutti i suoi consimili esseri umani.

     

    Queste le sue parole nella sostanza, facciamone culto come dico da tempo: ” il magistrato, il giudice esiste per aiutare chi ne ha bisogno, e allorche’ uno dei diritti fondamentali di qualsiasi cittadino si assume dallo stesso esser stato calpestato da altri con arroganza ed impunita’, questo cittadino ha il diritto/dovere di chiedere “aiuto” al magistrato a che giustizia sia resa, e il il magistrato, il giudice ha il diritto/dovere di renderla.”


     

    Marco Montanari

     

     

     

     

    Index of economic freedom : Italia agli ultimi posti

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/

    acom/02gen2/1722marcomanipul.htm

     

    Corruzione e Giustizia Civile e Fallimentare

    Index of Economic Freedom: L’Italia e’ scesa al 60° posto con un voto finale di 63.4 (su 41 europei, l’Italia è 28°) – alla pari dell’Uganda – dal 42° (63 con il nuovo metodo),

    del 2005, alla pari di Trinidad & Tobago. Nel 2001 eravamo al 35° posto: siamo solo moderatamente liberi quanto a libertà economica.

     La pubblicazione dell’Index of Economic Freedom,

    ha messo in rilievo l’elevato livello di corruzione e quindi il grave profilo del mal funzionamento della Giustizia civile e Fallimentare che si occupa dei grandi gruppi caduti in disgrazia il che’ da vicino coinvolge e interessa anche gli investitori stranieri che giustamente fuggono dall’italia, nonche’ piangere centinaia di migliaia di cittadini italiani.

     La lentezza della giustizia civile, e la corruzione in gran parte dei Tribunali Fallimentari dove divora e divampa l’abuso d’ufficio, l’omissione d’ufficio, le cause temerarie al solo fine di favorire gli amici degli amici e di ingrassare le c.d. rendite da posizione dei Liquidatori! Questo e’ il vero cancro della giustizia. Non vi e’ impresa straniera disponibile ad investire in questa condizione della Giustizia Civile e Fallimentare. Lo dico da anni! Ed e’ uno dei maggiori problemi evidenziati da questo indice pubblicato oggi. E poi l’assunzione scriteriata nel pubblico impiego invece di tagliare posti in esubero, gli aumenti indiscriminati della spesa pubblica, l’indulto esteso, la legge sulle intercettazioni. Altro che rivoluzione liberale!

     

    Stessa musica se si guarda all’indice di globalizzazione elaborato dalla società di consulenza A.T. Kearney in collaborazione con ‘Foreign Policy’ e che misura l’integrazione economica, politica e tecnologica in 62 paesi (insieme fanno l’85 per cento della popolazione e il 96 per cento del Pil mondiale). Nel 2001 l’Italia era al 13° posto, un gradino al di sotto degli Stati Uniti. In cinque anni è sprofondata al 27°, mentre gli Usa scalavano otto posizioni. Un paese chiuso alla globalizzazione, avevano ammonito cinque anni fa gli autori della ricerca, diventa terreno fertile per la corruzione.

     

    E infatti, tra Berlusconi e questa legislatura, l’Italia ha visto peggiorare la propria posizione anche nella classifica basata sul ‘Transparency international corruption perception index. Nel 2001 eravamo 29° nella graduatoria guidata dalla Finlandia. Dopo cinque anni di berlusconismo, siamo affondati al 40° posto. Superati dalla Malesia.

    Freedom from corruption. 50% Corruption is not severe relative to some other nations, but it is high for an advanced economy. Enforcement of government regulations and judicial decisions are further impeded by an inefficient civil service. Corruption is perceived as present. Italy ranks 45th out of 158 countries in Transparency Internationals Corruption Perceptions Index for 2006

     

     

    L’accusa di Tinti, procuratore a Torino: «Magistrati, un’altra casta» , «Così le correnti si dividono i posti. Il merito non conta»  Un blog per i «ribelli» che propongono: non votiamo alle elezioni dell’Anm Vera Schiavazzi
    25 settembre 2007

     

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/09_Settembre/25/magistrati_casta_correnti.shtml

     

     

     

    «È accaduto nella magistratura qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto all’esterno, nei palazzi della politica. Gruppi legittimi ma di natura privata, cioè le correnti, decidono su un bene pubblico, la giustizia, proprio come i partiti fanno nelle istituzioni». Bruno Tinti, procuratore aggiunto a Torino, uno dei magistrati italiani più esperti sul fronte della lotta ai reati finanziari, traccia nel suo libro fresco di stampa («Toghe rotte», per Chiarelettere, prefazione di Marco Travaglio) un affresco inquietante dei meccanismi che regolano l’autogoverno della sua categoria. Quei meccanismi che avrebbero dovuto preservarne l’autonomia dai «poteri forti» e che, invece, l’hanno trasformata in una Casta, con i propri rituali, i propri compromessi e le proprie spartizioni. E che ora suscitano polemiche all’interno della stessa magistratura, dando vita a nuovi gruppi e a una proposta- choc, l’astensione, in novembre, alle prossime elezioni dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato che rappresenta il 93% dei giudici italiani. C’è anche un blog (www.toghe.blogspot. com), al quale lo stesso Tinti partecipa, che racconta il malessere per «il male che le toghe fanno a se stesse».

     

    LA LOTTIZZAZIONE — «Praticamente tutti i posti di potere sono ormai lottizzati dalle correnti – scrive Tinti – . Il sistema funziona più o meno così: a fare il presidente del Tribunale di Roncofritto ci mandiamo Michele, che è dei Gialli, così loro ci votano Luigi, che è dei nostri, a procuratore di Poggio Belsito. Alle prossime elezioni del Csm possiamo quindi candidare Carmelo…». Tinti descrive nei dettagli il funzionamento dei Consigli Giudiziari, i piccoli Csm regionali che a loro volta «pre-selezionano » i magistrati che poi il Consiglio superiore della magistratura dovrà scegliere per gli incarichi direttivi. «I candidati contattano i loro santi protettori. Le lodi si sprecano, ogni corrente sostiene il suo candidato, che certe volte è espertissimo e altre non ha mai ricoperto quel ruolo ma è proprio quello che si vuole, talvolta è il più anziano talvolta il meno anziano ma molto più bravo, e così via», spiega il magistrato torinese. E sul blog si trova il resto.

     

    I RITARDI DEL CSM — A cominciare dalle parole di Mario Fresa, presidente della Commissione trasferimenti del Csm: «L’irragionevole durata delle pratiche del Csm nei concorsi si riverbera sulla irragionevole durata dei processi». Fresa cita il caso dei posti, rimasti a lungo scoperti, al Massimario della Cassazione (è l’ufficio che raccoglie le sentenze della Corte: in genere ci finiscono magistrati giovani, studiosi e appoggiatissimi da una corrente): «È parso evidente che le divisioni riguardavano schieramenti precostituiti, a prescindere dall’esame dei profili professionali… Il metodo che veniva seguito era quello della spartizione correntizia». C’è poi la proposta – citata e criticata sempre da Fresa – di assegnare nove posti di sostituto procuratore generale presso la Cassazione «secondo una sorta di favore ingiustificato a coloro che hanno ricoperto incarichi associativi (cioè a chi ha rappresentato le correnti, ndr) .

     

    LO SFOGO ONLINE — Sul blog i magistrati si sfogano e ragionano a voce alta: «Molti di noi immaginano – ha scritto Pierluigi Picardi, consigliere di Corte d’Appello a Napoli – che se essi lavorano in maniera pazzesca sia così un po’ ovunque o credono che i casi di incapacità organizzativa o sfaticatezza siano marginali ma le cose non stanno così. Certi casi come quello di Bari dove un magistrato ha ritardi nel deposito delle sentenze anche di quattro anni ed è ancora al suo posto, non sono frequentissimi, ma se non riusciamo a colpire le situazioni più evidenti come si può immaginare di affrontare con rigore la normalità?». E ancora: «Il Csm non è in grado di decidere nemmeno su un caso clamoroso come quello di padre e figlio rispettivamente procuratore aggiunto e avvocato penalista; potrei continuare parlandovi di un Tribunale nel quale in un anno il collegio ha deciso 8 (dico otto) cause penali in tutto».

    Nel giugno scorso, dieci sostituti procuratori generali di Roma hanno rivolto un appello al vicepresidente del Csm, il senatore Nicola Mancino, sul modo nel quale si intendevano nominare un procuratore aggiunto e un sostituto procuratore generale nella loro città: «La discrezionalità del Consiglio si va mutando in inaccettabile arbitrio».

     

    L’AMMISSIONE. Antonio Patrono, membro del Csm e segretario generale di Magistratura Indipendente, la corrente «di destra», ha poi riassunto così le posizioni sulla lottizzazione interna: «Noi sosteniamo che il correntismo esiste ed è un problema da risolvere tutti insieme; Magistratura Democratica e il Movimento per la Giustizia (la «sinistra» e i «Verdi», ndr) sostengono che esiste ma loro ne sono immuni e riguarda solo gli altri; Unità per la Costituzione (il «centro», ndr) sostiene che forse nemmeno esiste e comunque non è un problema… ».

     

    «COLLEGHI, NON VOTATE» — Sul blog dei «ribelli», nasce così una proposta che non ha precedenti nella storia della magistratura: astenersi in massa dal voto per il Consiglio direttivo dell’Associazione, che sarà rinnovato tra poco più di un mese, il 12 e 13 novembre. Come scrive Stefano Racheli, sostituto procuratore presso la Corte d’Appello di Roma, «una contestazione forte», capace di «rompere col sistema» e di far sentire la voce di una base non più divisa in correnti ma organizzata «come una rete, da persone che non appartengono a nessuno e che non vogliono creare nuove appartenenze ». È presto per dire quanti accoglieranno l’appello. Ma, certo, mai come ora le vecchie correnti (e anche quelle più recenti, come «Movimento per la giustizia» e «I Ghibellini – Articolo 3») appaiono in discussione.

     

    SERIE A E SERIE B — Le correnti e i mali interni della magistratura non sono l’unico oggetto del lavoro che Bruno Tinti ha scritto con la collaborazione di tre, anonimi colleghi. La depenalizzazione del falso in bilancio e la constatazione che la maggior parte dei procedimenti per reati finanziari non possono nemmeno cominciare o si concludono con la prescrizione occupa un capitolo chiave: «Oggi in prigione finiscono solo i poveracci e qualche spacciatore di droga, per poco tempo, e i magistrati come me rischiano la disoccupazione». «E non c’è alcuna differenza tra un governo e un altro – conclude il procuratore torinese – . Da Mani Pulite in poi, la preoccupazione è stata una sola: rendere non punibile la classe dirigente di questo paese».

     

     

     

    Le toghe militari (103 giudici con le stellette) della Procura generale presso la Cassazione tengono in media 6 udienze l’anno

    Giudici militari, viaggio premio  dopo 2 mesi e mezzo di ferie

    Un terzo dei magistrati in Spagna per un convegno. Prevista anche una diaria di 80 euro 

    La trasferta deliberata a luglio.

     

    Gian Antonio Stella
     

    http://www.corriere.it/

    Stremati da dieci settimane di pausa estiva, che per consuetudine comincia intorno al 10 luglio e si trascina fino all’ultima decade di settembre, i magistrati militari hanno deciso di tuffarsi di nuovo nel lavoro con un convegno internazionale. Nella bellissima Toledo. Dove, per attrezzarsi ad affrontare al meglio i mesi finali dell’anno quando sono attesi a volte perfino da tre udienze al mese (tre al mese!)ma  che tengono in media 6 udienze l’anno, sbarcano oggi in 32: un terzo di tutti i giudici con le stellette italiani. Perché mandare una delegazione di due o tre persone se tanto paga lo Stato? I viaggetti in comitiva, si sa, sono dalle nostre parti una passione antica. Basti ricordare certe migrazioni di massa a New York per il Columbus Day. O la trasferta di un gruppo di deputati regionali siciliani in Norvegia (con un codazzo di musicisti di un’orchestrina folk, trenta giornalisti, quattro cuochi, un po’ di mogli…) per vedere come i norvegesi avessero organizzato un mondiale di ciclismo: totale 120 persone. O ancora la spedizione di Bettino Craxi a Pechino («andiamo in Cina con Craxi e i suoi cari», ironizzò Giulio Andreotti) finita con mille polemiche sulla scelta di tornare con una sosta in India per far visita al fratello Antonio, discepolo del santone Sai Baba, e una strepitosa interrogazione parlamentare di Renato Nicolini con domande tipo: «Vuole il presidente dirci quali siano le attrazioni di Macao e di Hong Kong più consigliabili al turista italiano al fine di sprovincializzarne la mentalità? »

     

    Va da sé che, con questi precedenti, i giudici con le stellette hanno deciso che non era proprio il caso di fare gli sparagnini. E appena hanno saputo che nell’antica capitale della Castiglia organizzavano un congresso internazionale, si sono dati da fare. Certo, il tema del simposio («La legge criminale tra guerra e pace: giustizia e cooperazione in materie criminali negli interventi internazionali militari») non è una leccornia. Ma Toledo è Toledo. L’Alcazar! Il fondaco dell’Alhóndiga! Il Castillo de San Servando! La Plaza de Zocodover! La casa e i quadri del Greco tra cui la celebre «sepoltura del conte di Orgaz»!

     

    Fatto sta che la delibera del 5 giugno scorso era assai invitante: le spese del convegno (350 euro a testa, compresi il materiale didattico e i pasti all’Accademia di Fanteria), più le spese di viaggio e pernottamento, più il «trattamento di missione internazionale», più una indennità forfettaria giornaliera di un’ottantina di euro erano infatti a carico del ministero.

     

    Un salasso? Ma no, avrebbe risposto la successiva delibera del 3 luglio. Nonostante Padoa Schioppa stia sempre lì a pianger miseria, diceva il documento, «sono state individuate disponibilità finanziarie che consentono di coprire la spesa per la partecipazione al predetto congresso di tutti i magistrati richiedenti». Tutti? Crepi l’avarizia: tutti. Cioè 32. Tra i quali l’unico (unico) invitato come relatore, Antonino Intelisano. Vi chiederete: costi a parte, come farà la Giustizia militare a reggere per ben tre giorni senza un terzo dei suoi pilastri, dato che i giudici, da Vipiteno a Lampedusa, sono 103? Rassicuratevi: reggerà. Anche quando presidiano il loro posto di lavoro, infatti, non è che i nostri siano sommersi da cataste di fascicoli come i colleghi della magistratura ordinaria. Anzi.

     

    I giudici della Procura Generale Militare presso la Cassazione, per dire, hanno dovuto sobbarcarsi nel 2006 (assistiti da 35 dipendenti vari, per circa metà militari e circa metà civili) sei udienze: una ogni due mesi, da spartire in quattro. I tre del Tribunale di Sorveglianza militare, che contano su 32 assistenti a vario titolo e hanno competenza sull’unico carcere militare rimasto aperto, quello casertano di Santa Maria Capua a Vetere do ve sono recluse solo persone in divisa condannate dalla giustizia ordinaria per reati ordinari, hanno un solo detenuto militare per reati militari: Erich Priebke, condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine.

     

    Quanto ai dati complessivi, lasciano di sasso: i 79 magistrati «con le stellette» (in realtà non le portano per niente: sono giudici come gli altri solo che hanno scelto una carriera parallela) addetti ai nove tribunali sparsi per la penisola (Roma, La Spezia, Torino, Verona, Padova, Napoli, Bari, Cagliari e Palermo) e i loro 17 colleghi delle tre corti d’Appello (Roma, Napoli e Verona) sono chiamati infatti a lavorare sempre di meno. Al punto che nel 2006 hanno emesso, tutti insieme, un migliaio di sentenze su temi spesso irrilevanti se non ridicoli: circa 300 in meno dei verdetti penali (poi ci sono i civili) di un tribunale ordinario minore come quello di Bassano del Grappa.

     

    Un esempio di carico di lavoro? Il presidente della Corte Militare d’Appello di Roma, Vito Nicolò Diana, quando dirigeva la sezione distaccata di Verona (dal 1992 a poco fa) aveva ottenuto non solo un alloggio di servizio nel cuore del centro storico della città scaligera (aiuto concesso solo ai militari che guadagnano stipendi assai minori) ma perfino il permesso di abitare nella capitale, in riva non all’Adige ma al Tevere. Insomma, una situazione assurda. Tanto che, dopo la prima denuncia del Corriere, i ministri della Difesa e della Giustizia, Clemente Mastella e Arturo Parisi, avevano scritto al giornale convenendo che si trattava d’un quadro «inaccettabile» e assicurando che «nel quadro del disegno di legge relativo alla riforma dell’Ordinamento Giudiziario» già approvato dal Consiglio dei ministri, erano stati decisi tagli drastici, «riducendo il numero complessivo degli Uffici Giudiziari Militari, giudicanti e requirenti, di ben due terzi: cioè da 12 a 4 (3 Tribunali e un’unica Corte d’Appello, senza Sezioni distaccate)». Bastarono tre giorni, però, perché il progetto venisse stralciato e quei buoni propositi fossero abbattuti come birilli dal vento delle proteste corporative.

     

    Adesso, «per capire », vorrebbero fare una commissione di studio. La terza, dopo quella del 1992 varata dal ministro della Difesa Salvo Andò e quella del 2003/2004 presieduta dal procuratore generale Giuseppe Scandina. Nel frattempo la quota dei magistrati con le stellette che hanno tempo in abbondanza per gli incarichi extragiudiziari è salita al 36%, contro il 3% dei giudici ordinari. E il lavoro degli uffici, grazie a tutte le cose che sono cambiate a partire dall’abolizione del servizio di leva obbligatorio, ha continuato a calare, calare, calare. Fino a dimezzarsi quest’anno rispetto perfino al 2006. Benedetto Roberti, uno dei giudici che con Sergio Dini e pochi altri invoca da anni una riforma, ricorda che nel 1997, quando faceva il Gup a Torino, arrivò da solo a 1.375 sentenze. Sapete quante ne ha emesse quest’anno il giudice che fa quello stesso lavoro? Tenetevi forte: 28.

     

     

     

     

     

    Toghe, al via il ricambio

     

    Click here: [url=http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2007/09/toghe-ricambio.shtml?uuid=8107b77c-6b36-11dc-9aad-00000e25108c&DocRulesView=Libero&area=box04]link- Toghe, al via il ricambio [/url]

     

     

     

    Il grande rimpasto

    Magistrati che cesseranno dalla funzione il 27 gennaio 2008 per effetto della riforma dell’ordinamento giudiziario

     

     

    Click here: [url=http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&file=/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2007/09/Magistrati.pdf?uuid=7eac2ab2-6b3b-11dc-9aad-00000e25108c]link- Il grande rimpasto [/url]

     

     

    La prova del budino è nel mangiarlo», recita un proverbio inglese. Ed è quel che si accinge a fare il Consiglio superiore della magistratura: «assaggiare » – ovviamente in senso metaforico – i vertici degli uffici giudiziari. Ogni 4 anni, Presidenti di Tribunali e di Corti, Procuratori generali e della Repubblica, Aggiunti, Presidenti di sezione verranno valutati per quel che hanno fatto sul campo di battaglia: chi avrà dimostrato di avere attitudini organizzative e gestionali potrà essere riconfermato per un altro quadriennio, altrimenti tornerà a fare il soldato semplice, lasciando il comando ad altri, anche più giovani. In ogni caso, dopo 8 anni di guida ininterrotta di un ufficio, bisognerà andarsene: chi vorrà proseguire la carriera dirigenziale fino alla pensione dovrà trasferirsi in un altro ufficio, un’altra città o addirittura un’altra Regione (sempre previa “prova del budino”); chi, invece, non se la sentirà di partire armi e bagagli per un’altra sede, andrà a rinforzare le truppe di magistrati semplici, magari in Cassazione. Insomma, una rivoluzione. Grande o piccola, vera o finta, si vedrà. C’è chi la considera una manna dal cielo e chi una sciagura; chi pensa che si risolverà in un giro di poltrone e chi, invece, in un’importante occasione di svecchiamento della magistratura. Una cosa è certa: la regola del budino, applicata all’universo immobile della giustizia, ha già provocato un terremoto perché tra quattro mesi ( il 27 gennaio 2008), in tutta Italia “salteranno” 140 posti direttivi e 182 posti semidirettivi. Poltrone occupate spesso da tempo immemorabile, come la Procura della Repubblica di Catanzaro, da 19 anni in mano a quel Mariano Lombardi di cui, nei giorni scorsi, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha chiesto il trasferimento in via cautelare, insieme al sostituto pm Luigi De Magistris. Lombardi compirà 73 anni il 4 gennaio 2008 e per lui – come per altri 70 colleghi con funzioni direttive e semidirettive – si prospetta un pensionamento anticipato: essendo ormai prossimo ai 75 anni, non potrà più aspirare alla dirigenza perché non è in grado di garantire una permanenza minima di 4 anni, condizione indispensabile richiesta dalla riforma dell’ordinamento giudiziario per ambire alla guida di un ufficio.

     

    È stata la riforma dell’ordinamento giudiziario ad aver introdotto la regola del budino, ovvero la «temporaneità degli incarichi direttivi». C’è voluto mezzo secolo per rompere il tabù dell’inamovibilità dei dirigenti, difeso dalla componente più corporativa della magistratura, che ancora oggi preme per rinviare l’operatività della riforma, presagendo catastrofi perché sostiene che per gennaio 2008 il Csm non sarà in grado di sostituire i 322 «perdenti posto». Con la conseguenza che moltissimi uffici giudiziari rimarranno acefali e privi di una memoria che solo i “vecchi” capi potevano garantire. Un allarme in parte fondato, se si considera che il Csm riesce a coprire, in media, 100 posti direttivi all’anno. Tanto più che attualmente risultano scoperti già 164 posti, alcuni molto delicati, come la Procura di Reggio Calabria.

     

    Ma a Palazzo dei Marescialli si stanno attrezzando per non perdere quest’opportunità offerta dalla riforma. E con l’aiuto del Ministero (e del Parlamento), sperano di farcela, senza stravolgerne lo spirito. Tant’è che ieri la Commissione incarichi direttivi, presieduta da Ezia Maccora, ha dato via libera al bando di concorso per i 140 direttivi che scadono a gennaio (più altri 17 in scadenza a giugno 2008), bocciando così la tesi sostenuta dai vertici torinesi, secondo cui i «perdenti posto» sarebbero solo i dirigenti ultrasettantunenni (29 invece di 140). La decisione della Commissione conferma dunque la volontà di seguire la strada della riforma. «La temporaneità degli incarichi direttivi – spiega la Maccora – è una rivendicazione storica della magistratura, una chance importante di mobilità positiva, rinnovamento, svecchiamento e controllo-verifica dell’attitudine direttiva. Spero che con un’intelligente cooperazione tra il Csm e il Legislatore, la riforma possa avere un avvio corretto che consenta di saggiarne le potenzialità».

     

    Scorrendo i nomi dei magistrati «perdenti posto», non c’è dubbio che alcuni uffici perderanno grosse professionalità. A Torino, andranno via il Procuratore Marcello Maddalena e i due Aggiunti Maurizio Laudi e Bruno Tinti; Palermo perderà gli Aggiunti Guido Lo Forte, Sergio Lari e Paolo Giudici; Reggio Calabria, Salvatore Boemi; Milano; Ferdinando Pomarici; Firenze, Francesco Fleury. Tranne quest’ultimo (che ha già 71 anni), gli altri potranno concorrere per altri direttivi o semidirettivi, mettendo la loro professionalità ed esperienza al servizio di altri uffici. Se cambieranno funzioni – passando da una Procura a un Tribunale o a una Corte, e viceversa – dovranno cambiare anche città o addirittura Regione. Non sarà una scelta facile per chi ha più di 60 anni. Finora, il direttivo o il semidirettivo era considerato l’approdo della carriera; con la temporaneità, questa concezione potrebbe saltare. In ogni caso, per i più motivati e capaci, la prova del budino non dovrebbe essere un problema. Per molti altri sì. Sempre che il Csm non si lasci scappare questa occasione storica.

     

    Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2007/03/10/giustizia-e-la-riforma-dell%e2%80%99ordinamento-giudiziario-ecco-i-veri-problemi-parte-seconda/]link-la riforma dell’Ordinamento Giudiziario e’ indecente [/url]

     

    Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2007/02/23/processi-lenti-e-non-sempre-chiari-who-judges-the-judges/]link-Giustizia Civile e Fallimentare e la dolosa lentezza dei processi[/url]

     

    Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2006/08/30/giustizia-e-la-riforma-dellordinamento-giudiziario-ecco-i-veri-problemi//]link-Giustizia Civile e Fallimentare e la dolosa lentezza dei processi[/url]

     

     

    Alla guida del Tribunale di Torino dal 2001, Mario Barbuto

     

    di GIORGIO BALLARIO


    http://www.lastampa.it/search/articolo.asp?IDarticolo=1530144&sezione=Cronache%20italiane

     

    Il provvedimento emanato ad ottobre del 2001 dal presidente Mario Barbuto 

    I punti ed i risultati del decalogo

     

    http://www.lastampa.it/search/articolo.asp?IDarticolo=1530143&sezione=

     

     

     

    Il processo civile comincia a correre

    MARCO CASTELNUOVO

    http://www.lastampa.it/search/articolo.asp?IDarticolo=1530141&sezione=Cronache%20italiane

     

     

    Così l’efficienza entra in tribunale

     

    http://www.lavoce.info/news/view.php?id=ì9&cms_pk=2589&from=index

     

    Analisi e Dati pubblicati da Lavoce.info che divergono leggermente con quelli del Ministero di Grazia e Giustizia, in quanto lo studio dell’Editorialista riguarda solo il contenzioso ( in quanto solo a questo trova applicazione il decalogo di Torino) civile ordinario dei tribunali dei nove principali capoluoghi di Regione nel 2001 e nel 2005

     

    Inaugurazione dell’Anno giudiziario

     

    Il presidente facente funzioni della Cassazione, Gaetano Nicastro

     

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/01_Gennaio/26/giustizia.shtml

     

    Dalle Corti d’Appello duro atto d’accusa contro l’indulto

     

    http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/anno-giudiziario/anno-locale/anno-locale.html

     

     

    Legge Pinto
    La Cassazione italiana si adegua alla Corte Europea dei Diritti umani

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/04/comm/02/05deste_diritti.htm

     

    New York Times : gli Italiani alzano le spalle davanti alle regole
    di Giulia Alliani

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/02feb2/1633giulegalitaly.htm

     

    Pdl per incompatibilita’ incarichi dal governo ai magistrati

     

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/docum/lex/incompatibjus.htm

     

     

    L’INCHIESTA

     

    Tribunale di Roma
    “Una situazione raccapricciante

     

    “Così ho violato i segreti
    del tribunale di Roma”

    di ATTILIO BOLZONI

    http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/bolzoni-tribunale/bolzoni-tribunale/bolzoni-tribunale.html

    Crack in Italia e in America : sentenze e numeri a confronto

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/05/acom/12dic3/2244marcocrack.htm

    Calciopoli , bancopoli , crack : Italia Argentina 1 a 1 ?

    http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/05mag3/2200marcofurbetti.htm

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