Stipendi dei Parlamentari: e’ uno schifo, Reset!

Stipendi dei Parlamentari:  e’ uno schifo, Reset!

 

FIRMA LA PETIZIONE DI SUPPORTO ALLA RICHIESTA DI “REFERENDUM” PER ABBASSARE I PRIVILEGI E LE PENSIONI DEI POLITICI ITALIANI

Click here: (http://www.mpie.eu/index.htm)

 

 

Un’autentica voragine, la politica costa circa 3 miliardi di euro l’anno tutto compreso, solo al Senato i costi sono pari a 582.2 milioni di euro l’anno a carico dei cittadini contribuenti.

  • Stipendio 15.303 euro netti al mese (5.486 euro al netto + 4.003,11 euro al netto + 4.190 euro al netto +  1.107,9 euro minimo al netto + 258,33 euro al netto  + 258,22 euro al netto )

  • Secondo Iacona: 13.679 netti 21.517 lordi (5.486+4.000+4.190)

 

 

Pensioni dei Parlamentari, e’ uno schifo, Reset!

Un’autentica voragine di 172.9 milioni di euroa carico dei cittadini contribuenti

Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2007/02/04/pensioni-dei-parlamentari-e-uno-schifo-reset/]link-Pensioni dei Parlamentari [/url]

Pensione pari ad un minimo di 2.175 euro netti al mese  (3.108 lordi)

Pensione pari ad un massimo di 5.968 euro netti al mese  (9.947 lordi)

 

http://legxv.camera.it/deputatism/4385/documentotesto.asp

http://www.senato.it/istituzione/legge_trattamento.htm

http://legxv.camera.it/deputatism/4385/documentotesto.asp

 

 

Statistiche sulle amministrazioni pubbliche

 

Pubblici dipendenti ( numero Dati 2003 ) resi pubblici in Febbraio 2007 dall’Istat

Anno 2003

Istat

Conti economici nazionali

Anno 2006

 

Pubblici dipendenti resi pubblici in Febbraio 2007 dall’Istat

ma riferentisi all’Anno 2003

 

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2007_00

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2007_0

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2007_1

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2005_2

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2005_3

ITALIA_PUBBLICI DIPENDENTI_2003_NUMERO_DATO PUBBLICATO NEL 2005_4

Click here:[url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_

calendario/continaz/20070301_00/testointegrale.pdf]link-

Spesa PA 2006 ultima tabella in particolare [/url]

Click here[url=http://www.istat.it/dati/catalogo/20070227_01/

ann0604statistiche_amministrazioni_pubbliche03.pdf]link-Istat –

Retribuzione annua media lorda complessiva e per settore [/url]

Click here:[url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_

calendario/20060630_00/testointegrale.pdf]link-

Spesa PA 1980/2005 [/url]

Click here: [url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_

calendario/20061214_00/testointegrale.pdf]link-

Economia sommersa ed evasione [/url]

 

Eurispes

Settembre 2004 dati aggiornati al dicembre 2003

Click here[url=http://www.gesuiti.it/csarrupe/pdf/statali.pdf#search=

%22Pubblici%20dipendenti%2Bnumero%22]link-

Eurispes – Retribuzione annua media lorda complessiva  e per settore[/url]

Pubblici dipendenti  3.540.496

A tempo Indeterminato  3.103.294
A tempo determinato        400.646
Non attribuibile                   36.556

Amministrazioni Centrali 1.986.209
Amministrazioni locali      1.496.732
Enti Nazionali di Previdenza  57.915

9.976 enti pubblici

I magistrati 10.514  e i 2.000 di Carriera diplomatica e prefettizia , rappresentano appena l’1.18% di tutti i pubblici dipendenti
142.589 precari a tempo determinato che lavorano nei vari settori sopra ricordati

Sappiamo che al 2006 i precari sono oltre 300.000 per la precisione 362.00 precari a tempo determinato che verranno assunti nei prossimi 3 anni

 

 

 

lIl Senato, Costo annuale: Un’autentica voragine, solo al Senato i costi sono pari a 582.2 milioni di euro l’anno a carico dei cittadini contribuenti. I senatori hanno approvato i rendiconti delle entrate e delle spese del Senato per gli anni finanziari 2005 e 2006 ed il progetto di bilancio interno del Senato per il 2007 in virtu’ del quale la spesa complessiva effettiva di palazzo Madama si attesterà a 582, 2 milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente del 2,77%, di cui 546,63 milioni di euro per spese correnti e 20,55 milioni di euro  in conto capitale, mentre i fondi di riserva ammontano a 15,02 milioni di euro.

Ecco il vero stipendio, Tfr, e Pensione dei deputati: Totale netto mensile dei deputati = 15.303 euro netti al mese (5.486 euro al netto + 4.003,11 euro al netto + 4.190 euro al netto +  1.107,9 euro minimo al netto + 258,33 euro al netto  + 258,22 euro al netto ); cui si aggiungera’ l’Assegno di fine mandato, non quindi al compimento dei 65 anni, ma subito in unica soluzione , l’equivalente del Tfr, pari a 46.812 euro al netto, l’ Assegno vitalizio ovvero la pensione pari ad un minimo mensile di 3.108 euro  ed un massimo mensile di 9.947 euro e,  da subito, l’ Assistenza sanitaria  )

Dato che differisce da quello di Riccardo Iacona,[b] 13.679 netti[/b], in quanto lui calcola solo le 3 voci sopra ricordate (l’Indennità parlamentare, la Diaria ed il Rimborso forfettario  per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori) ma non ha calcolato anche queste voci:

  • a) [b] + 1.107,9 euro[/b] minimo al netto [b]Rimborso forfettario  per spese accessorie di viaggio[/b] per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto ( che si riferiscono ai trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, infatti I deputati non pagano nulla, aerei, treni etc; usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale).  Rimborso forfetario: L’importo  trimestrale  è pari a  3.323,70 euro al netto (  1.107,9 euro mensile), per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro  (  1.331,7 euro mensile), se la distanza da percorrere è superiore a 100 km;

  • b) [b]+ 258,33 euro[/b] al netto  [b]Rimborso forfettario  per spese  viaggi all’estero[/b]:  L’importo  annuo  è pari a  3.100,00 euro al netto (  258,33 euro mensile). I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso;

  • c) [b]+ 258,22 euro[/b] al netto [b]Rimborso forfettario  per spese telefoniche[/b]: L’importo  annuo  è pari a  3.098,74 euro al netto (  258,22 euro mensile).

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Ho scritto tanto in proposito allo sperpero di danaro pubblico, e per la parte politica occorre dimezzare i deputati, senatori, consiglieri di tutti gli enti locali, accorpare le province, introdurre un limite massimo di 3/4 legislature per le quali poter esser eletti e con un limite d’eta’ di 65 anni oltre il quale non si puo’ essere eletti ne’ deputati ne’ senatori ne’ a livello locale, e vincolare come in svezia lo stipendio (tutto compreso, benefits etc) dei parlamentari, al netto mensile, ad un multiplo massimo (io direi 5 volte) dello stipendio lordo di quello di un pubblico dipendente medio (Retribuzione mensile lorda media di 2.300 euro), che fa’ circa 11.000 euro netti per il parlamentare ovvero il 30% in meno di quello attuale grosso modo. Eliminare il Tfr dei politici e ridurre la pensione ad una somma pari nel massimo al doppio di quella di un pubblico dipendente medio, e non fruibile se non si sia ricoperto il mandato globale per almeno 5 anni, oppure fruibile anche per periodi di mandato inferiori, ma con misura pari a quella dei dipendenti pubblici.

La Pubblica Amministrazione [ compresa la spesa per i parlamentari ed i 3.540.000 Pubblici Dipendenti (dato al 2003 ma che oggi sono circa 3.6 milioni), spesa cmq che nel 2006 e’ stata di 162,9 miliardi ]  costa circa 744,79 miliardi di euro l’anno, circa il 50.48% dell’intera’ produttivita’ del Paese  del 2006 ( PIL = 1.475,4 miliardi di euro l’anno). Il livello ottimale e sano sia dei costi totale della PA sia di quello degli impiegati della P.A. potrebbe tranquillamente funzionare con una spesa di almeno il 10% inferiore, ovvero circa 74 miliardi di euro in meno (per la spesa totale) che sono più di 5.0 punti di Pil, e circa 16,29 miliardi di euro in meno che sono più di 1 punto di Pil (per la sola spesa riferentesi al costo del lavoro dei pubblici dipendenti), ma per fare cio’ si dovrebbe fare a meno di circa 500.000 mila pubblici dipendenti, dall’oggi al domani o al massimo nel giro di anni 2, con prepensionamenti agevolati, licenziamenti dei fannulloni e corrotti, e ricorrendo al  meccanismo del blocco del turn over. In qualsiasi azienda, si deve aumentare la produttività a costi contenuti e ragionevoli rispetto al fatturato, pena la chiusura dell’azienda!  E’ ammissibile avere almeno 500.000 mila pubblici dipendenti , dipendenti del senato o Camera compresi, che sono li’ a non fare nulla e a rubare lo stipendio?  Il debito pubblico ovviamente riprendere a salire, a fine 2006 era a 1.575,3 miliardi di euro, il 106,8% del Pil nominale dal 106,2% del 2005.

 

  • Pubblici Dipendenti Retribuzione media mensile lorda di 2.300 euro, dai 1.892 euro ai 3.100 euro: 2.782 euro nelle Universita’, 2.491 euro Corpi di Polizia, Forze Armate 2.407 euro , Ministeri 2.299 euro , Enti Pubblici non economici 2.405 euro , Regioni e Autonomie Locali 2.158 euro, Aziende Autonome 1.892 , Servizio Sanitario 2.417 euro , Scuola 2.122.

  • Pubblici Dipendenti Retribuzione lorda annua media di 29.000 euro circa ( dai 25.000 euro ai 37.000 mila euro): 37.000 euro nelle Universita’, 33.000 Corpi di Polizia, Forze Armate 31.500, Ministeri 30.000, Enti Pubblici non economici 31.500, Carriera diplomatica e prefettizia , Regioni e Autonomie Locali 28.000, Aziende Autonome 25.000 , Servizio Sanitario 31.500, Scuola 28.000

Per fare tutto cio’ dovremmo entrare direttamente noi cittadini della “strada”, e non solo taluni o grillo o altri in ns vece, in contatto con uno o piu’ partiti politici che assumano e condividano le ns proposte di RESET in ogni campo, e che al contempo aprano una selezione tra tutti noi e assumano ,al loro interno come dirigenti e futuri eletti, a trattativa immediata ( aperta a tutti coloro che ne facciano richiesta, e diretta senza concorso alcuno o alcuna precedente entratura politica di partito o sindacale) decine di noi cittadini della “strada”; attualmente per le cose concrete messe in campo io prediligo Capezzone la Poretti della rosa del pugno, Follini e Tabacci, Furio colombo, ma ve ne sono sicuramente altri anche in altri partiti benche’ ad oggi rimasti nel buio.

La prima voce è l’indennità, quella che nel linguaggio comune è definita “stipendio”, seguono la diaria e i rimborsi: per le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”, per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all’estero, per le spese telefoniche. Completano la scheda le voci sull’assegno di fine mandato,  per l’Assegno vitalizio e rimborso per le prestazioni sanitarie:

  • Indennità parlamentare: 12 mensilità. L’importo mensile dell’indennità lorda (11.703,64  euro )  è pari a 5.486 euro, al netto di tutto.

  • Diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma:  L’importo mensile è pari a 4.003,11 euro al netto. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata

  • Rimborso forfettario  per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori: L’importo mensile è pari a 4.190 euro al netto che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990

  • Rimborso forfettario  per spese accessorie di viaggio in Taxi per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto ( che si riferiscono ai trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, infatti I deputati non pagano nulla, aerei, treni etc; usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale).  Rimborso forfetario: L’importo  trimestrale  è pari a  3.323,70 euro al netto (  1.107,9 euro mensile), per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro  (  1.331,7 euro mensile), se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

  • Rimborso forfettario  per spese  viaggi all’estero: Rimborso forfetario: L’importo  annuo  è pari a  3.100,00 euro al netto annuo (  258,33 euro mensile) . I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso.

  • Rimborso forfettario  per spese telefoniche: Rimborso forfetario: L’importo  annuo  è pari a  3.098,74 euro al netto (  258,22 euro mensile).

  • Assegno di fine mandato, non quindi al compimento dei 65 anni, ma subito in unica soluzione , e’ l’equivalente del Tfr: 46.812 euro al netto, somma che si ricava dalla regola per la quale al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’Assegno di fine mandato, in unica soluzione, che e’ pari all’80 per cento  (9.362,4  euro ) dell’importo mensile lordo dell’indennità  (11.703,64  euro ) x per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi), cioe’ normalmente x 5 anni. Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro.

  • Assegno vitalizio ovvero la pensione. L’importo mensile (dopo aver coperto almeno 30 mesi di attivita’ parlamentare e che sara’ percepito a partire dal 65° anno di età). L’importo dell’assegno al netto varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare  (al lordo pari a 11.703,64 euro), a seconda degli anni di mandato parlamentare. Pensione pari ad un minimo di 2.925 (cmq oggi 3.108 euro e’ il minimo ancora piu’ diffuso)  ed un massimo mensile di 9.362 euro ( ma oggi arrivano anche a 9.947 euro ). Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall’Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.

  • Assistenza sanitaria: Rimborso secondo quanto previsto da un tariffario particolarmente agevolato che prevede un rimborso minimo dell’80 per cento delle spese sanitarie sostenute in strutture private fino alla copertura totale di ogni spesa per chi ha ricoperto mandati parlamentari per almeno 5 anni. Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,6 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto dal suddetto tariffario.

E consideriamo che il solo diminuire la spesa pubblica di 3 miliardi di euro circa di costi all’anno (partendo per esempio dall’immediato, la prossima settimana, licenziamento dei fannulloni del pubblico impiego , anche se fosse solo il 2% del totale dei dipendenti, oggi pari a 3.6000.000 circa, ovvero 72.000 mila persone ), farebbe da sola venir meno l’esigenza dello Stato ad incassare l’equivalente importo in tasse, e quindi per esempio eliminare l’ICI sulla prima casa a tutte le famiglie (circa 2,5 miliardi di euro di gettito annuale). Pensate cosa potrebbe fare questo Stato con un risparmio di spesa annuo pari a 74 miliardi di euro ricavabili dai tagli complessivi alle varie voci della spesa pubblica totale ( 744,79 miliardi di euro l’anno ) licenziamento dei fannulloni e corroti nonche’ accorpamento delle province comprese; semplicemente volare! La diminuzione infatti anche del solo 10% del personale fannullone (circa 360.000 pubblici dipendenti del totale pari a  3.6000.000 circa), farebbe diminuire la spesa pubblica di 16,29 miliardi di euro circa di costi all’anno .

RESET E’ UNO SCANDALO

Marco Montanari

Dal sito del Parlamento:

 

Indennità parlamentare

L’indennità, prevista dalla Costituzione all’art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall’art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006).

L’indennità è corrisposta per 12 mensilità. L’importo mensile – che, a seguito della delibera dell’Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% –  (pari a 12.434 euro, al lordo ) è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).

Diaria

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n. 1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori

A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.

Spese di trasporto e spese di viaggio

I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

Spese telefoniche

I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

 

Assegno di fine mandato

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

 

Assegno vitalizio

Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall’Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.

 

 

 

 

 

 

Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento
Pubblicata nella Gazz. Uff. 20 novembre 1965, n. 290

http://www.senato.it/istituzione/legge_trattamento.htm

 

 

Articolo 1
L’indennità spettante ai membri del Parlamento a norma dell’art. 69 della Costituzione per garantire il libero svolgimento del mandato è regolata dalla presente legge ed è costituita da quote mensili comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l’ammontare di dette quote in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate.

Articolo 2
Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l’ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all’indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni.

Articolo 3
Con l’indennità parlamentare non possono cumularsi assegni o indennità medaglie o gettoni di presenza comunque derivanti da incarichi di carattere amministrativo, conferiti dallo Stato, da Enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale e da enti privati aventi rapporti di affari con lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni. L’indennità di cui all’art. 1, fino alla concorrenza dei quattro decimi del suo ammontare, detratti i contributi per la Cassa di previdenza dei parlamentari della Repubblica, non è cumulabile con stipendi, assegni o indennità derivanti da rapporti di pubblico impiego, secondo quanto disposto dal successivo art. 4. Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano anche alle indennità e agli assegni derivanti da incarichi accademici, quando i rispettivi titolari siano stati posti in aspettativa. Restano in ogni caso escluse dal divieto di cumulo le indennità per partecipazione a Commissioni giudicatrici di concorso, a missioni a Commissioni di studio e a Commissioni d’inchiesta.

Articolo 4 (1)
I commi primo e secondo dell’art. 88 del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono sostituiti dai seguenti: “I dipendenti dello Stato e di altre pubbliche Amministrazioni nonché i dipendenti degli Enti ed Istituti di diritto pubblico sottoposti alla vigilanza dello Stato, che siano eletti deputati o senatori, sono collocati d’ufficio in aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare.

Qualora il loro trattamento netto di attività, escluse le quote di aggiunta di famiglia, risulti superiore ai quattro decimi dell’ammontare dell’indennità parlamentare, detratti i contributi per la Cassa di previdenza per i parlamentari della Repubblica e detratte altresì l’imposta unica sostitutiva di quelle di ricchezza mobile, complementare e relative addizionali e l’imposta sostitutiva dell’imposta di famiglia, è loro corrisposta, a carico dell’Amministrazione presso cui erano in servizio al momento del collocamento in aspettativa, la parte eccedente.

Sono comunque sempre corrisposte dall’Amministrazione le quote di aggiunta di famiglia.

Il dipendente collocato in aspettativa per mandato parlamentare non può, per tutta la durata del mandato stesso, conseguire promozioni se non per anzianità.Allo stesso sono regolarmente attribuiti, alla scadenza normale, gli aumenti periodici di stipendio.

Nei confronti del parlamentare dipendente o pensionato che non ha potuto conseguire promozioni di merito a causa del divieto di cui al comma precedente, è adottato, all’atto della cessazione, per qualsiasi motivo, dal mandato parlamentare, provvedimento di ricostruzione di carriera con inquadramento anche in soprannumero.

Il periodo trascorso in aspettativa per mandato parlamentare è considerato a tutti gli effetti periodo di attività di servizio ed e computato per intero ai fini della progressione in carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza.

Durante tale periodo il dipendente conserva inoltre, per sé e per i propri familiari a carico, il diritto all’assistenza sanitaria e alle altre forme di assicurazione previdenziale di cui avrebbe fruito se avesse effettivamente prestato servizio”.

Articolo 5
L’indennità mensile prevista dall’art. 1 della presente legge, limitatamente ai quattro decimi del suo ammontare e detratti i contributi per la Cassa di previdenza dei parlamentari della Repubblica, è soggetta ad una imposta unica, sostitutiva di quelle di ricchezza mobile, complementare e relative addizionali, con aliquota globale pari al 16 per cento alla cui riscossione si provvede mediante ritenuta diretta.

L’indennità mensile è altresì assoggettata, nei limiti e con le detrazioni di cui al comma precedente, ad una imposta sostitutiva dell’imposta di famiglia per la quota di reddito imponibile corrispondente al suo ammontare netto, alla cui riscossione si provvede mediante ritenuta diretta, con aliquota forfettaria pari all’8 per cento; l’importo corrispondente è devoluto ai Comuni presso i quali ciascun membro del Parlamento ha la residenza. L’indennità mensile e la diaria per il rimborso delle spese di soggiorno prevista dall’art. 2 sono esenti da ogni tributo e non possono comunque essere computate agli effetti dell’accertamento del reddito imponibile e della determinazione dell’aliquota per qualsiasi imposta o tributo dovuti sia allo Stato che ad altri Enti, o a qualsiasi altro effetto. L’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate.

Articolo 6 
Il trattamento tributario previsto dall’art. 5 della presente legge si applica, per quanto compatibile, alle indennità ed agli assegni spettanti ai consiglieri delle Regioni a statuto speciale.

Articolo 7
La legge 9 agosto 1948, n. 1102, è abrogata.

Articolo 8
Le somme necessarie all’esecuzione della presente legge a decorrere dal 1luglio 1965 sono iscritte nei capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro relativi alla dotazione dei due rami del Parlamento per l’anno 1965.

All’eventuale onere derivante dall’applicazione della presente legge per l’anno 1965 si farà fronte con riduzione del capitolo 3522 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l’anno medesimo, concernente il fondo di riserva per le spese impreviste. Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 9
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

 

Note (1) Successivamente, l’articolo unico, L. 21 novembre 1967, n. 1148 (Gazz. Uff. 12 dicembre 1967, n. 309), ha così disposto: Articolo unico. «Il disposto di cui all’ultimo comma dell’art. 4 della L. 31 ottobre 1965, n. 1261, deve intendersi operante, con effetti positivi, anche ai fini del superamento del periodo di prova e della maturazione dell’anzianità utile per l’ammissione a futuri concorsi
 

 

 

 

 

 

 

QUANTO COSTA IL SENATO 

 

http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?ART_ID=454862


Il Senato, Costo annuale: Un’autentica voragine, solo al Senato i costi sono pari a 582.2 milioni di euro l’anno a carico dei cittadini contribuenti. I senatori hanno approvato i rendiconti delle entrate e delle spese del Senato per gli anni finanziari 2005 e 2006 ed il progetto di bilancio interno del Senato per il 2007 in virtu’ del quale la spesa complessiva effettiva di palazzo Madama si attesterà a 582, 2 milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente del +2,77%, di cui 546,63 milioni di euro per spese correnti e 20,55 milioni di euro  in conto capitale, mentre i fondi di riserva ammontano a 15,02 milioni di euro.

 

Partiti italiani? I più cari d’Europa – Campagne elettorali sempre più dispendiose – Ogni anno 200 milioni di fondi pubblici, più delle presidenziali Usa

 

PAOLO BARONI

 

Click here: [url=http://www.lastampa.it/redazione/

cmsSezioni/politica/200705articoli/21246girata.asp]

link-Partiti italiani? I più cari d’Europa  [/url]

 

 

 

 

I partiti ogni anno si intascano oltre 200 milioni di euro di rimborsi elettorali (4 euro ogni voto ricevuto per i 5 anni di legislatura, totale 1 miliardo), contro gli 80 scarsi dei francesi ed i 133 di tetto massimo dei tedeschi o i 155 milioni di euro di una campagna per le presidenziali Usa, ma a loro i soldi ancora non bastano. In Senato sono cinque le proposte di legge che battono cassa, una alla Camera. E altre ne arriveranno a breve.

 

 

I tagliatori   

 

 

Rari i casi in cui si propone un taglio delle elargizioni (lo fanno solo Valdo Spini ed i Radicali), quasi tutti cercano di introdurre nuovi sistemi di calcolo, nuove forme di finanziamento.

 

 

Alla Camera due proposte di legge puntano invece ad un deciso taglio: sono quella che stanno preparando i Radicali Turco e D’Elia e quella siglata da Valdo Spini. Che propone di calcolare i contributi elettorali non è più in base al numero degli scritti alle liste per la Camera, ovvero la platea più vasta che si potrebbe individuare, ma su quella dei voti validi espressi nelle differenti tornate elettorali, mentre per passare all’incasso occorre che i partiti siano riusciti ad eleggere almeno un senatore e due deputati alla Camera, la Parlamento europeo o in un Consiglio regionale. E comunque Spini prevede che dal 1° gennaio 2008 tutti i contributi per i rimborsi elettorali vengano comunque ridotti della metà. Anche Maurizio Turco e Sergio D’Elia propongono un bel giro di vite e col pdl che presenteranno a breve propongono l’abolizione dell?attuale sistema dei rimborsi obbligando le forze politiche a documentare le spese effettivamente sostenute. Altrimenti, niente soldi.

 

 

 

 

I Paperoni del Parlamento

 

Ecco la classifica dei redditi per il 2005 dei leader di partito eletti alla Camera dei deputati

 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/
2007/04_Aprile/17/pop_redditi.shtml

 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/04
_Aprile/17/redditi_deputati_camera.shtml

 

Le dichiarazioni 2005: Leader di partito Reddito

 

Berlusconi (Fi) 28.033.122
Nucara (Pri) 289.255
Casini (Udc) 214.787
Fini (An) 200.677
Maroni (Lega) 195.701
Cesa (Udc) 192.453
Di Pietro (IdV) 187.716
Bertinotti (Prc) 187.650
D’Alema (Ds) 174.078
Pecoraro (Verdi) 168.780
Diliberto (Pdci) 138.437
Fassino (Ds) 135.104
Boselli (Sdi) 134.040
Rutelli (Dl) 132.500
Giordano (Prc) 129.569
Prodi  89.514
 

 

 

 

Caruso nullatenente, tra le donne vince Santanchè Redditi: Berlusconi in testa con 28.033.122  batte Prodi 313 a 1. In fondo alla classifica il presidente del Consiglio con 89.514 euro.

 

Alle elezioni del 2006 ha vinto Prodi, ma nella dichiarazione dei redditi non c’è stata storia: Berlusconi, in netto recupero rispetto all’anno precedente, ha presentato al fisco un imponibile pari a 313 volte quello del leader dell’Unione. Dalle dichiarazioni dei redditi 2005 depositate dai deputati risulta infatti che l’ex presidente del consiglio ha dichiarato oltre 28 milioni di euro (28,033 a fronte dei 5,33 dell’anno precedente) contro i nemmeno 90mila (89.514) del suo successore a Palazzo Chigi. Anche l’attuale portavoce del governo, Silvio Sircana, allora in forza alle Ferrovie, con 254mila euro lo superava nettamente.

 

CARUSO SENZA REDDITO – Prodi fra i leader (guarda la classifica) è quello che ha dichiarato il reddito più basso (ma gran parte degli esponenti dei vertici di partito era parlamentare, lui no) mentre il più povero fra i deputati è Francesco Caruso, che l’anno prima delle elezioni non ha percepito alcun reddito risultandosi così alla voce «nullatenente». Dell’attuale compagine governativa il più facoltoso era il ministro dell’interno, Giuliano Amato, che superava i 420mila euro. Gran parte dei responsabili dei vari dicasteri ora in carica si collocava fra i 100 e i 200mila euro di reddito imponibile.

 

SANTANCHE’ FACOLTOSA – L’inquilina più povera della Camera è invece la deputata di Forza Italia Paola Pelino, famosa per la fabbrica di confetti abruzzesi che porta il suo nome. Nella sua dichiarazione dei redditi del 2005, si legge, che ha dichiarato al Fisco poco più di seimila euro. A fronte di un’imposta netta di 1.501 euro. In più risulta anche che abbia un credito d’imposta di quasi 2.000 euro. Tra le più ricche risulta invece Daniela Garnero Santanchè (An) che dichiara al fisco circa 270.000 euro. Seguita a ruota da Gabriella Carlucci (FI) con 254 mila euro. Sempre di Forza Italia le altre due parlamentari più facoltose: l’ex ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo con quasi 200mila euro e l’ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli che ne denuncia quasi 188mila. Decisamente più in basso nella classifica delle deputate più ricche ci sono la Verde Grazia Francescato, con 76.483 euro di reddito imponibile, e due deputate azzurre: Manuela Di Centa, con poco più di 48mila euro, ed Elisabetta Gardini (FI) con 68.336. Per non parlare dell’attuale vicepresidente della Camera Giorgia Meloni che nel 2005 ha denunciato all’erario 21.743 euro.

 

 

 

 

IL popolo degli eletti si compone di 179.485 persone


 

Il costo della presidenza della Repubblica è quattro volte quello della Corona britannica, i parlamentari europei dell’Italia sono di parecchio i meglio pagati dell’Unione, esiste nel Paese una legione di consulenti generosamente retribuiti, esistono aziende create per dare una collocazione agli scarti della politica, i rimborsi elettorali hanno largamente annullato gli effetti auspicati dal referendum del 1993 con cui venne abolito il finanziamento pubblico ai partiti.


Tralascio il problema dell’onere finanziario e mi limito a osservare che questa colossale autogratificazione ha due gravi effetti. In primo luogo ha creato un fronte dei privilegiati (i politici e l’esercito dei loro clienti) che renderà ancora più difficile l’approvazione delle riforme istituzionali di cui il Paese ha un disperato bisogno. La «casta» sa che qualsiasi utile riforma (dalla riduzione del numero dei parlamentari all’abolizione delle Province) intaccherebbe i suoi privilegi ed è decisa a battersi per allontanare la prospettiva del cambiamento.

In secondo luogo il fenomeno descritto da Rizzo e Stella sta sollevando nel Paese una marea di malumore e indignazione che ricorda gli umori della nazione fra il 1992 e il 1993.

Non sarei sorpreso se questo libro avesse nelle vicende italiane il ruolo che ebbe per Tangentopoli l’arresto di Mario Chiesa nel febbraio del 1992. Il caso del presidente del Pio Albergo Trivulzio fu la goccia che fece traboccare un vaso ormai colmo, ma la classe politica non volle capire, minimizzò (Bettino Craxi definì Chiesa un «mariuolo ») e dimostrò, agli inizi della vicenda, una ottusa arroganza.

È la stessa ottusa arroganza di cui danno prova oggi coloro che ignorano i risentimenti del Paese e contribuiscono così ad alimentare il malessere della democrazia italiana.

Parlamentari:

  • Tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita abbiamo 1 parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, contro 1 parlamentare ogni 560.747 degli Stati Uniti;

  • lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte … ed è di 15.303 euro netti al mese oggi;

  • Deputati europei 30-35.000 euro netti al mese: prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, e incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli. Nessuno si avvicina ai 149.215 euro (12.434 euro netti al mese ) di stipendio base dei nostri deputati europei non tenendo conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione” più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza”; con il che’ il totale al netto da’ 30-35.000 euro netti al mese (360.000 euro / 420.000 euro ) probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso;

  • l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore è spesso ipocrita fino all’indecenza, pagano sottobanco i collaboratori (tra i 500 e i 1.500 euro) per i quali prendono al Senato 4.678 euro e alla Camera 4.190 al mese. Un servizio delle Iene smascherava il giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in nero. Quanto? “Il mio riccamente” rispondeva spigliata la margheritina Cinzia Dato. … “La politica ha dei grossi costi. Quindi ognuno s’arangia” spiegava romanescamente il nazional-alleato Carlo Ciccioli. “Quanto paga i portaborse?” “Quattro o cinquecento euro ar mese pe’ fa ‘na cosa. Quattro o cinquecento pe’ fanne ‘natra…”.

 

 

 

 

 

 

Gli stipendi crescono. Ma solo per i politici

 

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=155774

 

di Giuseppe Salvaggiulo
sabato 10 febbraio 2007, 07:00

 

 

 

A qualcuno le buste paga di gennaio non sono andate di traverso. Mentre i contribuenti pagano la stretta fiscale del governo, c’è chi ci guadagna. Si tratta dei 945 parlamentari della Repubblica, dei 1.200 consiglieri e assessori regionali, delle migliaia di ex parlamentari ed ex consiglieri. I quali, inflessibili nel predicare rigore e sacrifici, ora si godono stipendi e vitalizi più alti. Il beneficio è variabile: per i parlamentari circa 6mila euro all’anno, per i consiglieri un po’ meno. Costo totale: decine di milioni.

 

  • L’aumento non è stato deliberato con una legge, altrimenti il Parlamento sarebbe stato preso d’assalto dai cittadini infuriati. Dunque non se ne trova traccia negli atti normativi. L’hanno fatto scattare in silenzio, grazie a un meccanismo bizantino e diabolico. Una specie di catena di Sant’Antonio: per ricostruirla, bisogna andare a ritroso fino a una legge del ’65. Secondo questa norma, lo stipendio dei parlamentari è agganciato a quello dei magistrati. E lo stipendio dei consiglieri regionali è agganciato a quello dei parlamentari. Dunque se tocchi uno, tocchi tutti. Stessa regola per i vitalizi. Poi la legge (un’altra) prevede adeguamenti triennali delle retribuzioni dei magistrati. Chi li decide? Che domande, governo e Parlamento. Il cerchio si chiude e tutti – loro, magistrati e politici – ci guadagnano.

  • È proprio quello che è accaduto in questi mesi. Da un lato il governo varava il salasso fiscale, dall’altro attribuiva ai magistrati l’aumento di stipendio di cui hanno beneficiato a cascata anche i politici. E per di più in modo retroattivo, poiché l’adeguamento scatta dal 1° gennaio 2006. Vanificando, tra l’altro, il taglio delle indennità del 10% imposto a fine 2005 dall’ultima Finanziaria del governo Berlusconi. Prima, sia pur parziale, misura concreta di contenimento dei costi della politica. Cancellata nel breve volgere di un anno. Scandalo? Macché. Non una voce si è levata. Né a sinistra, né a destra, né al centro.

  • A fine dicembre la Camera e il Senato hanno aggiornato le tabelle retributive dei parlamentari. E poi hanno informato le Regioni della buona novella, invitandole a fare altrettanto per i consiglieri. Così, da nord a sud, migliaia di politici (in carriera e in pensione) hanno visto gonfiarsi improvvisamente stipendi e pensioni.

  • La novità ha costretto le Regioni che avevano già approvato il bilancio per il 2007 a correre ai ripari. È il caso dell’Abruzzo, dove la giunta di centrosinistra in questi giorni prova a reperire 900mila euro per gli aumenti di stipendio dei consiglieri, dopo aver alzato le aliquote di Irpef e Irap.

  • Contraddizione insostenibile, che ha fatto scattare lo scaricabarile: i consiglieri regionali, anziché provvedere direttamente a bloccare l’aumento, hanno votato una risoluzione bipartisan «che impegna i parlamentari eletti in Abruzzo ad intraprendere o sostenere iniziative per ridurre il costo della politica e tra cui l’indennità di carica dei consiglieri regionali». In altre parole «una presa per il culo», come l’ha definita l’Italia dei Valori, che non l’ha votata con due dissidenti di An e Forza Italia.

  • Paradossale anche il caso del Lazio. Il governatore Piero Marrazzo aveva sbandierato una riduzione del 10% dell’indennità dei consiglieri come dimostrazione di «rigore e risanamento». Peccato che il taglio incida solo su una voce dello stipendio e si aggiri sui 50 euro. Di gran lunga meno dell’aumento automatico.

 

Risultato: lo stipendio dei consiglieri è il più alto degli ultimi due anni e il capogruppo di An Antonio Cicchetti accusa: «È un gioco di prestigio degno di Mago Zurlì».

Quanto costa lo Stato Italiano della Politica in rapporto ad altri Paesi?

 

 

La vergogna non ha limiti !Scandinavi e anglosassoni sono i più rigorosi nel fissare regole chiare su come si stabilisce lo stipendio dei politici, spesso calcolato sulla base degli emolumenti versati agli alti funzionari. E la Casa Bianca batte tutti per trasparenza e contenimento costi:

  • Al vertice di via Nazionale oltre 700 mila euro
  • Giorgio Napolitano 218.400 l’anno (18.200), e per far funzionare il Quirinale, ci vogliono 217 milioni di euro all’anno. 
  • Romano Prodi 222.636 l’anno (18.553 euro al mese)
  • Elisabetta II, cui il parlamento britannico elargisce una dotazione veramente reale: 15,526 milioni di euro   lordi all’anno. 
  • Il giapponese Koizumi premier nipponico (24 mila euro  lordi mensili) 
  • George Bush guadagna 22 mila 784 euro lordi al mese George Bush  nel 2004 ha dichiarato un imponibile di 524 mila 141 euro e ha pagato 161 mila 504 euro il 30% di Irpef. Oltre allo stipendio, gli statunitensi conoscono tutte le sue altre fonti di reddito, fino all’ultimo centesimo. E nessun presidente si è mai sognato di mentire su questo punto
  • Moritz Leuenberger , l’elvetico ne intasca 21 mila 276.  
  • Merkel la cancelliera tedesca (21.262) 
  • Dominique de Villepin guadagna (attualmente 20.000 euro al mese) il triplo del suo superiore, Jacques Chirac, lo stipendio del presidente non è fissato dal parlamento, bensì dallo stesso presidente. Che per evitare polemiche fissa sempre una cifra modesta (attualmente 6.714 euro).
  • Chirac, però, gode anche i frutti di quarant’anni di vita politica e incassa quattro pensioni come ex deputato, ex sindaco di Parigi, ex consigliere provinciale, ex consigliere di Stato per un totale di altri 13 mila 549 euro. 
  • Il presidente del governo spagnolo guadagni appena 7 mila 296 euro al mese. 
  • Il primo ministro slovacco (2.684 euro al mese) . 
  • Mali premier indiano di 650 euro al mese
  • Fidel Castro 32 euro al mese 

Ecco i privilegi  dei deputati e senatori

 

 

SENATO COSTI 315 senatori DOMANDA: CHE STIPENDI PERCEPISCONO OGGI? I dipendenti del Palazzo hanno stipendi e privilegi da corte rinascimentale. Totale dipendenti Senato: 922.

MONTECITORIO 630 deputati La sola camera dei deputati costa oggi – al cittadino 2.200 euro al minuto. Totale dipendenti Camera: 1938 –

 

Che godano di privilegi, non c’è dubbio: dai viaggi gratuiti in treno e in aereo, all’assistenza sanitaria fino ai corsi di lingua e informatica. Ecco il lungo elenco di agevolazioni per deputato (e relativa famiglia). Un lungo elenco di benefit e agevolazioni per gli eletti a Montecitorio Dal conto in banca alla assicurazione sanitaria, fino alla sauna Viaggi gratis, portaborse e barbiere

 

  • Banca. I servizi bancari sono offerti dal Sanpaolo Banco di Napoli. Ci sono quattro uffici, di cui uno riservato esclusivamente ai deputati, i quali godono di condizioni di favore sia per i conti correnti sia per i mutui.

  • Portaborse. E’ il collaboratore più fidato del rappresentante del popolo, la sua ombra. Ciascun deputato ha diritto ad accreditarne due, naturalmente stipendiati con fondi della Camera. Gli uffici sono ben attrezzati – postazioni informatiche connesse a internet, telefoni e tv per seguire le sedute dell’Aula; hanno sede a Palazzo Marini e sono assegnati dal presidente del gruppo di appartenenza.

  • Trasporti. Alla Camera ci sono tre agenzie di viaggi, gestite dalla Carlson Wagon lits. A ciascun deputato vengono rilasciate speciali tessere per usufruire gratuitamente del trasporto aereo e ferroviario. Per chi preferisce spostarsi in auto, il pedaggio autostradale è gratuito. Agevolazioni anche per il parcheggio: posti riservati, anche se in numero limitato, in Piazza del Parlamento. A tutti spetta inoltre il permesso per l’accesso alla zona a traffico limitato di Roma.

  • Sanità e fisco. I deputati e i loro familiari possono iscriversi a un fondo per l’assistenza sanitaria integrativa. Non solo: a Montecitorio c’è un ambulatorio della Asl RMA e un’ambulanza è sempre pronta per le emergenze. I nostri rappresentanti non vengono lasciati soli neanche al momento della dichiarazione dei redditi: un apposito ufficio li assiste nella compliazione dei modelli di denuncia fiscale.

  • Comunicazioni. Per quanto riguarda la posta, a ciascun deputato spetta un plafond per le spese; può servirsi di due uffici senza spostarsi troppo: uno all’interno di Montecitorio, l’altro nel palazzo dei gruppi in via Uffici del Vicario. Quanto all’uso del telefono, da tutti gli apparecchi nelle sedi della Camera si possono chiamare i numeri della zona di Roma: ciascuno dispone di un certo numero di scatti telefonici.

  • Informazione. Le agenzie di stampa italiane e le principali agenzie straniere sono tutte consultabili dai computer interni al palazzo e anche dall’esterno, tramite intranet. Nella sala di lettura attigua al Transatlantico sono disponibili i maggiori quotidiani e periodici italiani, i cui arretrati sono consultabili su richiesta. Ogni giorno viene predisposta una rassegna stampa via internet. I deputati possono usufruire di una sala stampa per incontrare, se richiesto, i giornalisti.

  • Beauty e relax. La barberia di Montecitorio è riservata ai deputati, ma quando non c’è seduta possono usufruirne anche i giornalisti parlamentari. Per le deputate, la Camera mette a disposizione buoni da utilizzare nei saloni convenzionati. Nei sotterranei della Camera, inoltre, c’è una sauna riservata ai parlamentari.

  • Cultura. I deputati amanti della lettura possono accedere a un patrimonio bibliografico di oltre un milione di volumi e 5mila periodici raccolti nella biblioteca di San Macuto. Hanno inoltre diritto a corsi gratuiti e personalizzati di informatica e di lingue straniere. Disponibile anche un servizio di interpreti.

  • Pausa pranzo. A Montecitorio c’è un intero ristorante a loro riservato. Per il caffè e uno spuntino veloce si può optare invece per la buvette in Transatlantico. In alternativa, sono in funzione anche i self service di Montecitorio, di Palazzo Marini e di palazzo San Macuto.

 

I redditi dello Stato costituiscono una parte dei beni che ogni cittadino dà per avere in cambio la sicurezza dei beni restanti o per goderne agevolmente». Lo sosteneva Montesquieu nel 1748 nell’opera L’esprit des lois riferendosi anche all’obbligo degli amministratori pubblici di «spendere bene» le risorse dello Stato, omettendo ogni possibile spreco, ogni evitabile disfunzione ed ancora, ogni costosa degenerazione della gestione, tale da condurre a risultati non economici e contrari a conclamati principi di buona amministrazione

Ottimi Consiglieri

Lo stipendio di consigliere regionale è circa 7 mila euro netti al mese.
Evviva il federalismo, evviva le regioni: ogni capoluogo si sente capitale, ogni assemblea vuole imitare Montecitorio.


 

Ma che bel mestiere fare il consigliere: Lombardia, Lazio, Abruzzo, Emilia Romagna, Calabria gli elargiscono il 65 per cento ( 7.606,9 euro lordi al mese ) dell’Indennità mensile riconosciuta al deputato ( 11.703 euro lordi al mese ).

  • E più si sentono autonomi, più si premiano. I sardi, infatti portano a casa l’80 per cento  ( 9.362,4 euro lordi al mese ) dell’indennità nazionale. A  cui vanno aggiunte tutte le voci previste alla Camera: la diaria, i rimborsi, la segreteria. A conti fatti si superano i 10 mila euro. E non è finita qui. I consiglieri isolani hanno inventato anche i fondi per i gruppi: 2 mila e 500 euro per ogni consigliere più altri 5 mila al gruppo di almeno cinque persone. Inoltre, quando sono a Roma, hanno diritto a un auto blu con autista. In passato la Sardegna si distingueva anche per le sue generose buonuscite: 117 mila euro per consigliere. La chiamavano ‘indennità di reinserimento’, come si fa con i tossici usciti da San Patrignano. Ora è stata ridotta a 48 mila euro, speriamo che non ricadano nel vizio.
    Quella del reinserimento è una moda diffusa. Il Molise ha appena varato un sostanzioso “premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro” a tutti i consiglieri trombati o non ricandidati: così l’onorevole Aldo Patricello dell’Udc, dimessosi per diventare europarlamentare, si prende più di 72.700 euro ed è primo della speciale classifica, al pari dei diessini Nicolino D’Ascanio (attuale presidente della Provincia di Campobasso) e Antonio D’Ambrosio e a Italo Di Sabato di Rifondazione.

  • Ai privilegi infatti ci si affeziona. L’ex governatore pugliese Raffaele Fitto di Forza Italia aveva ottenuto l’auto blu per alleviare i primi cinque anni senza carica. La delibera è stata cambiata dopo le contestazioni, ma la giunta di sinistra non si è dimenticata degli ex: le pensioni sono state ritoccate. Al rialzo. Perché in Puglia il benefit è ecumenico: anche alcune delle 19 Lancia Thesis noleggiate dalla Regione sono a disposizione dei 12 assessori uscenti.

  • Le strade del bonus sono infinite. Un’altra veste giuridica per coprire l’ennesima erogazione va sotto il nome di indennità di funzione per i vertici di giunte e commissioni su misura. Per questo ogni giorno ne nasce una nuova. La Campania deteneva il record nazionale: l’anno scorso le commissioni erano 18. Ognuno dei presidenti intasca 1.650 euro in più al mese, oltre allo stipendio di consigliere regionale (circa 7 mila euro netti al mese).

  • Poi ci sono le spese di rappresentanza (in media 400 euro mensili) e quelle per il personale distaccato (9.550 euro al mese per un massimo di sei dipendenti a organismo): totale, 180 mila euro. La settimana scorsa, dopo un’ondata di indignazione, la Regione  Campania ne ha abrogate sei. Ma dal 2000 al 2005 le indennità dei consiglieri sono passate da 18 milioni a 30 milioni di euro all’anno mentre i benefit sono saliti da 18 a 30 milioni. Nella regione dell’emergenza perenne quei fondi potevano trovare impiego migliore.

Vizi privati

I bilanci aziendali grondano utili e il titolo vola in Borsa? Complimenti ai manager: si meritano un bell’aumento di stipendio. Profitti in calo e quotazioni in ribasso? La musica non cambia: i compensi di amministratori delegati e direttori generali crescono comunque. In Italia, quasi sempre, funziona così. Le retribuzioni dei massimi dirigenti delle società quotate in Borsa si muovono a senso unico: verso l’alto. Stock option, bonus o incentivi vari corrono a gran velocità se l’azienda fa faville. In caso contrario aumentano più lentamente, ma aumentano comunque. Prendiamo l’esempio di Mediaset. L’anno scorso il titolo ha perso lo 0,3 per cento e gli utili sono aumentati del 9 per cento. Difficile definirla una performance brillante. Eppure il presidente Fedele Confalonieri ha visto raddoppiare il suo compenso a 4,7 milioni grazie anche a un bonus di 2 milioni. Telecom Italia, che ha chiuso l’ultimo esercizio con utili di gruppo in aumento del 77 per cento, ha invece deluso in Borsa con un calo del 17,6 per cento tra gennaio e dicembre del 2005. Insomma, per i soci c’è poco da festeggiare, ma i compensi del presidente (dimissionario dal 15 settembre scorso) Marco Tronchetti Provera sono comunque aumentati del 66 per cento: da 3,1 a 5,2 milioni.

  • Se non bastassero premi e incentivi vari, i manager italiani sono riusciti a cavalcare alla grande anche il gran rialzo di Borsa che dura ormai da quasi tre anni. Come? Grazie alle stock option, cioè le azioni a prezzi di favore assegnate ai manager come forma di retribuzione. Con la riforma fiscale varata dal governo in piena estate questo strumento è diventato molto meno conveniente per i dirigenti, obbligati a inserire nella dichiarazione dei redditi i guadagni derivanti dall’esercizio delle opzioni. Nel frattempo, però, qualcuno era già passato alla cassa. Ai primi posti nella speciale classifica dei super compensi da stock option troviamo così un paio di banchieri protagonisti di grandi operazioni societarie varate in questi mesi. Corrado Passera di Banca Intesa, prossima sposa di Sanpaolo Imi, ha guadagnato 9,9 milioni e poi li ha reinvestiti in titoli del suo istituto. Scelta quanto mai azzeccata, visto che dall’inizio del 2006 le quotazioni di Banca Intesa sono cresciute del 25 per cento. Anche Giampiero Auletta Armenise numero uno di Bpu (Banche Popolari Unite) si prepara alla prossima fusione con Banca Lombarda forte di un guadagno extra di 7,5 milioni realizzato nel 2005 grazie alle sue stock option.

  • Il gran rialzo del listino azionario ha finito per creare anche un altro gruppo di privilegiati. Banchieri, avvocati, consulenti d’immagine e pubblicitari: sono loro i veri vincitori della grande lotteria delle matricole di Borsa. Una febbre da quotazione che ha portato sul listino una ventina di nuove società negli ultimi mesi, coinvolgendo migliaia e migliaia di risparmiatori. Solo che gli investitori si sono presi il rischio di bidoni e ribassi. I banchieri invece guadagnano comunque. Come è puntualmente successo anche per lo sbarco in Borsa della Saras, l’azienda petrolifera della famiglia Moratti. L’operazione ha fruttato circa 2 miliardi alla famiglia di industriali milanesi. Ai risparmiatori è andata molto peggio, visto che in meno di sei mesi dalla quotazione il titolo ha perso quasi il 30 per cento. Un disastro, ma i banchieri del consorzio di collocamento guidato dalla banca d’affari americana Jp Morgan, affiancata da Caboto (Banca Intesa), hanno comunque incassato la loro provvigione: quasi 40 milioni di euro. A cui vanno aggiunti altri 12 milioni da dividere tra consulenti legali, d’immagine e altri ancora. Mica male per un flop.

 

Servizi extra

 

 

 

Il 16 dicembre, quando lasceranno i vertici dell’intelligence, avranno già distrutto molti segreti. Qualche carta, invece, la porteranno con sé a futura memoria. Niente di strano: funziona così in tutto il mondo. Emilio Del Mese, Nicolò Pollari e Mario Mori stanno facendo le valigie e si preparano al passaggio di consegne con i loro successori. Ma i conteggi della loro pensione, con relativa buonuscita, sono già pronti. Così, secondo quanto risulta a ‘L’espresso’, ai tre illustri pensionandi il governo avrebbe riconosciuto una liquidazione che sfiora quota un milione e 800 mila euro. Una somma che forse farà alzare qualche sopracciglio, ma che sarà certamente stata costruita nel pieno rispetto di leggi e contratti e che, in ogni caso, riguarda tre persone che hanno servito lo Stato ad alto livello per oltre 40 anni. Più anomala l’entità della pensione: ogni mese 31 mila euro lordi. A questo importo-monstre si è arrivati cumulando lo stipendio con l’indennità di funzione, che nei servizi chiamano ‘indennità di silenzio’. Chi presta servizio al Sisde o al Sismi, infatti, di solito guadagna il doppio rispetto al parigrado che è rimasto in divisa. E l’avanzamento nei servizi è molto discrezionale e rapido. Quando la barba finta va in pensione, però, non si porta dietro quella ricca indennità: il privilegio dei privilegi riconosciuto solo ai capi. Per il resto, chi fa il militare o il poliziotto, di privilegi veri ne ha pochi. Gli stipendi sono bassi e spesso poco rispettosi dell’alto grado di rischio o di stress. Con il tesserino si può viaggiare gratis sui mezzi pubblici e, spesso, godersi gratis la partita di calcio. Ma definirli privilegi sarebbe un po’ ardito.

 

 

 

La via Nazionale

 

 

 

Non ci sono più gli affitti agevolati negli immobili di proprietà della banca. Né il caro-legna, un sussidio alle spese per il riscaldamento, o la speciale indennità per gli autisti della sede di Venezia, che guidano il motoscafo invece dell’auto blu. Così come sono un ricordo del passato gli straordinari benefici pensionistici di quando si poteva andare a casa con 20 anni di servizio e un assegno che restava ancorato alle retribuzioni. Anche nell’era di Mario Draghi la Banca d’Italia continua però a dispensare un trattamento ultra-privilegiato ai suoi dipendenti. Basta pensare che gli stipendi dei magnifici quattro del Direttorio di palazzo Koch (il governatore, il direttore generale e i due vice) sono segreti. Scavando un po’ si può scoprire che oggi i funzionari generali hanno un lordo annuo di 110 mila euro. Gli oltre 200 direttori di filiale stanno a quota 64 mila; i funzionari di prima a 49 mila e 200. Ma allo stipendio-base si aggiunge una giungla di altre voci che arrotonda la cifra finale. Siccome lavorare stanca, c’è per esempio uno stravagante premio di presenza: chi va in ufficio per almeno 241 giorni in un anno si porta a casa una sorta di quattordicesima: il premio Stachanov. A dicembre c’è la cosiddetta gratifica di bilancio: vale circa 35 mila euro per i funzionari generali; 18 mila per i direttori e oltre 6 mila per i funzionari. Siccome poi la banca ha un suo decoro, i più alti in grado incassano anche un’indennità di rappresentanza, una specie di buono-sarto, che è semestrale, forse per rispettare il cambio di stagione: poco meno di 8.500 euro per i funzionari generali; 4 mila per i direttori; 1.200 per i funzionari.

 

 

 

Onorati baroni

 

 

 

In teoria i professori universitari non dovrebbero godere di chissà quali privilegi, ma in realtà la loro posizione è unica. Perché da noi i controlli di produttività non esistono e una volta conquistata la cattedra i prof restano incollati ritardando pure la pensione. Per arrivare sulla poltrona, poi, fanno di tutto; ma nell’immaginario collettivo e negli atti di parecchie indagini penali domina la catena del nipotismo. Si ereditano posti da ordinario o li si scambia, creando intrecci o addirittura facendo nascere nuove facoltà per gemmazione. La summa del ‘tengo famiglia’ viene registrata a Bari dove nell’ateneo prosperano tre clan principali: uno vanta ben otto parenti-docenti, gli altri due si attestano a sei. Insomma, l’ateneo è cosa nostra. Il discorso non cambia quando in cattedra sale il medico, che di sicuro dovrà rispondere della sua produttività clinica, ma che rappresenta anche la vetta di una categoria molto corteggiata. Soprattutto dalle case farmaceutiche, prodighe di viaggi per convegni e presentazioni di mirabolanti macchinari: prodotti che poi vengono pagati dalle Asl. Una casta sono sempre stati considerati anche i giornalisti, soprattutto quelli stipendiati per far poco o imbucati in qualche meandro della tv di Stato. Il tesserino rosso, in realtà, si è molto scolorito. Gli sconti delle Fs non sono più automatici, ma richiedono l’acquisto di card annuali (60 euro per avere il 10 per cento in meno sui treni), Alitalia e Airone invece tagliano del 25 per cento i biglietti a prezzo intero. L’unico vero privilegio è l’ingresso gratuito nei musei statali e in numerose gallerie comunali. È chiaro che le eccezioni non mancano. Alcune sono frutto di operazioni di public relation: viaggi, show, vetture in prova, riduzioni su acquisto di auto, sconti su alcuni noleggi. Altre sono concessioni ad personam, come i cadeaux natalizi.

 

 

Partecipazioni interessate

 

 

Un vero e proprio Carnevale di privilegi è stato per anni il contratto di lavoro dei dipendenti dell’Alitalia. In un’azienda dove la definizione di giorno di riposo sembrava scritta da Totò & Peppino (“Deve avere una durata di almeno 34 ore”) e dove i dirigenti riuscivano a farsi infilare nella mazzetta dei giornali i fumetti di Topolino per (si spera) i pupi di casa, alla fine i soldi sono davvero finiti. I piloti hanno così perso via via dei benefit, come il buono-sarto per farsi confezionare la divisa su misura, il diritto all’autista da casa all’aeroporto, o la cosiddetta indennità Bin Laden, istituita dopo l’11 settembre 2001 sulle tratte mediorientali. Sono rimasti, però, i ricchi sconti al personale sui voli: i dipendenti (e i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90 per cento sulla tariffa piena se rinunciano al diritto di prenotazione. Altro capolavoro di sindacalismo all’italiana è il contratto dei ferrovieri. Quando un macchinista guida un treno da solo come in tutto il resto del mondo, invece che in coppia secondo la procedura made in Fs, ha diritto a incamerare anche la paga del compagno assente. Tutti i dipendenti dispongono inoltre di una carta di libera circolazione, che consente di viaggiare gratis (con coniugi e figli) su treni regionali, interregionali e Intercity.

 

 

Carriere insindacabili

 

 

 

Sono decine di migliaia alla Cisl. Altrettanti alla Cgil. Un po’ meno alla Uil. Nel complesso, si parla di ben 200 mila persone a fronte di oltre 10 milioni di iscritti: un folto esercito comunque di distaccati, delegati, quadri e dirigenti che mantengono saldi nelle proprie mani privilegi e facilitazioni che riguardano soprattutto la possibilità di contrattare direttamente condizioni preferenziali con le controparti; di sedere nei consigli di amministrazione di enti e banche e assicurazioni; di gestire le attività legali, assistenziali e fiscali tramite patronati e sportelli di servizio; di curare un patrimonio immobiliare di non poco conto. Privilegi e facilitazioni che, in particolare, partono dalla fine della carriera. E soprattutto dalla garanzia di arrivare all’età pensionabile con un buon livello economico. In tempi di incertezze previdenziali, infatti, i sindacalisti si trovano in una botte di ferro. Prima la legge Mosca del ’74 e poi un provvedimento approvato dall’Ulivo nel ’96 (e promosso dall’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, uomo di area Cisl) prevedono una contribuzione che vale doppia e la possibilità di beneficiare di un ulteriore versamento da parte del sindacato. Inoltre, nello statuto dei lavoratori è previsto che ai dipendenti in aspettativa per lo svolgimento di incarichi sindacali vengano riconosciuti e versati contributi figurativi a carico dell’Inps, che sono calcolati sulla base dello stipendio che non viene più versato dall’azienda o dell’ente di provenienza. Stessa situazione viene riconosciuta ai sindacalisti che usufruiscono del regime di distacco per attività sindacale e che percepiscono lo stipendio di un’azienda privata o di un ente pubblico anche se lavorano a tempo pieno solo per il sindacato. Secondo alcuni dati, sono diverse migliaia di persone a godere di questo regime speciale di doppia contribuzione. Tra distacchi, diarie e rimborsi, un sindacalista di medio profilo porta a casa circa 2.500 euro al mese, ma per i dirigenti la retribuzione supera i 5 mila.

 

 

La giungla dei privilegi

 


http://spreconi.blog.espresso.repubblica.it/

 

 

 

Stipendi folli, auto blu, biglietti gratis, poltrone assicurate, bonus faraonici. Dai politici ai manager, dai religiosi ai sindacalisti, tutti i benefici-scandalo. Che gli italiani vedono crescere sempre di più.

 

Ancora di più. Le caste dei diritti acquisiti non si arrendono e continuano a fare incetta di nuovi privilegi. C’è chi si muove personalmente, con modi tra il piratesco e l’autoritario. E chi marcia compatto nei ranghi delle corporazioni, unica istituzione che sopravvive allo sfascio di partiti e pubblica moralità. Ma tutti puntano a un solo obiettivo: ritagliarsi quell’orticello di vantaggi protetti, svincolati da meriti e risultati. Un po’ per interesse, spinti dalla brama di guadagni sicuri; un po’ per la voglia di emergere ostentando status symbol come l’auto blu; un po’ per una mai sopita vocazione da hidalgo che fa sentire superiori ai comuni mortali e all’obbligo di pagare biglietti. Certo: il vizio è atavico. Ed è sopravvissuto a ogni rivoluzione egualitaria, a ogni processo di razionalizzazione, a ogni ondata di modernità e moralità: particolarismo, egoismo e protezionismo; la sacra trinità di una passione italica immortale. Che nessuna crisi e nessuna stretta riesce a sconfiggere.

 

In generale, il disgusto per questa corsa al tesserino e al piedistallo lascia spazio a una grande rassegnazione. No, la speranza non viene né dai politici, né dai sindacati, percepiti anzi come alfieri del beneficio garantito: c’è il sogno della rivolta di base, animata dalle associazioni dei cittadini (31 per cento) e magari mobilitata da un ruolo più pungente dei mass media (28). Perché il privilegio si allarga e contagia nuove categorie, tutte avide di ritagliarsi una fettina di onnipotenza. Pubblico, privato; laici e cattolici; guardie e ladri; tutti uniti nel difendere la loro isoletta dorata.

 

 

 

Anzi, come dimostra il sondaggio Swg realizzato per conto de ‘L’espresso’, la maggioranza degli italiani è convinta che il fronte dei ‘lei non sa chi sono io’ stia costantemente crescendo. E non si illude di sconfiggerli: per la metà degli intervistati nessuno può far arretrare i sistemisti del benefit a spese altrui. Solo un terzo ritiene che il premier Romano Prodi possa scendere in campo con successo contro il dilagare dei cavalieri dell’indennità facile e ancora meno (il 14 per cento) ripone fiducia nelle capacità del suo predecessore Silvio Berlusconi: insomma, per il 49 per cento entrambi sono impotenti.

 

 

 

Hit parade che oggi restano molto convenzionali:

 

  • Al primo posto tra i benefici che provocano irritazione ci sono gli stipendi dei politici: detestati dall’83 per cento degli italiani, con una quota che sale fino al 94 tra gli elettori del centrodestra e scende all’80 tra quelli dell’Unione;

  • Seguono le paghe dei manager pubblici, da sempre sospettati di inefficenza e lottizzazione, invisi al 73 per cento del campione;

  • i vantaggi diretti, la Bengodi delle auto di servizio, dei passaggi gratis in aereo e dei pranzi a auf di cui approfittano tante categorie tra il pubblico e il privato: il 72 per cento li vorrebbe cancellare;

  • i posti prioritari da nepotista dei figli dei boiardi-baroni che assieme alle università colonizzano anche il futuro del Paese;

  • l’ondata di baby pensionati nelle amministrazioni statali ha creato una massa di invidia e malcontento consolidati nel 58 per cento;
    le ferie lunghe che vengono attribuite a insegnanti e magistrati, il segno di una scarsa considerazione nella produttività delle due categorie.
    Quello che invece finisce nel conto di manager privati non sorprende più di tanto e non sembra scatenare sentimenti particolarmente negativi

 

Intanto però il bestiario si arricchisce di nuove figure:

 

 

  • di speculatori squattrinati che vivono da nababbi sulle spalle del risparmiatore. Ne studiano tante e così velocemente da spiazzare la popolazione. Perché le indennità record dei parlamentari, le lunghe vacanze di molti magistrati, i posti prioritari dei figli di boiardi sono vantaggi che tutti comprendono e tutti indignano. Mentre il top manager che con un investimento minimo sale al timone di una holding quotata a piazza Affari e si riempie le tasche di stock option riesce a sottrarsi all’ira delle masse. Come fa? Sfrutta l’ignoranza e la diffidenza per la Borsa: il sondaggio realizzato da ‘L’espresso’ dimostra che quattro italiani su dieci non sanno cosa siano le stock option e quindi non le vivono come un privilegio. Forse se si rendessero conto che con questo escamotage finanziario una pattuglia di capitani d’industria porta a casa milioni di euro extra, allora rivedrebbero le loro hit parade;

  • di procacciatori di prebende federaliste che proliferano nelle regioni.

 

Gli stipendi dei politici e le Camere a cinque stelle

 

 

Stipendi smisurati e una vita spesata, questo è il bello del rappresentare i cittadini. Forse troppo, tanto che, come dimostra il sondaggio Swg per ‘L’espresso’, gli italiani sarebbero felici di limare questo montepremi. Già, perché deputati e senatori incassano ogni mese più di 14 mila euro tra indennità, diaria e rimborsi vari. Allo stipendio di 5 mila e 500 euro bisogna aggiungere il rimborso di 4 mila euro per il soggiorno a Roma e altre 4 mila e 200 euro per ‘le spese inerenti il rapporto tra il deputato e l’elettore’ ( Al Senato questa voce ‘le spese inerenti il rapporto tra il deputato e l’elettore’ è aumentata di circa 500 euro al mese cosi’ arriva a 4 mila e 700 euro).

 

Il capitolo trasporti, telefono e computer portatile del parlamentare

 

Il parlamentare si muove come l’aria nel territorio nazionale. Infila la porta del telepass in autostrada senza ricevere nessun estratto conto, al check-in prende posto in business senza mettere mano al portafoglio e all’imbarco del traghetto non fa fila né biglietto. E i taxi? Niente paura. È previsto un rimborso trimestrale pari a 3 mila e 323 euro  al netto ( 1.107,9 euro mensile) per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza. Mentre per i deputati che abitano a più di cento chilometri dall’aeroporto più vicino, il rimborso sale a 3.995,10 euro (  1.331,7 euro mensile).

 

L’angelo custode del bonus non abbandona il parlamentare nemmeno quando varca i confini nazionali per ‘ragioni di studio o connesse alla sua attività’: gli spettano fino a 3.100 euro all’anno (  258,33 euro mensile). Per avere un’idea del costo degli ‘onorevoli viaggi’ basti un dato: i soli deputati nel 2005 alla collettività sono costati per i soli viaggi 40 milioni.

 

Non paga nemmeno il telefono, fisso o mobile, fino a una bolletta massima  annua di 3.098 euro. (  258,22 euro mensile).  E ha diritto a un computer portatile e alla fine della legislatura (per tutelare la riservatezza dei dati) può tenerselo.

 

 

Riforma? Solo per gli altri

Infatti una cosa balza evidente sfogliando i riservatissimi regolamenti pensionistici relativi ai meccanismi di calcolo della pensione: i sacrifici previdenziali non sembrano riguardare i parlamentari. Le regole che si sono date stanno lì a dimostrarlo.

Per i deputati è in vigore un regolamento approvato con una riforma dall’Ufficio di presidenza nel luglio del 1997. Recita che gli onorevoli il cui mandato parlamentare sia iniziato successivamente alla XIII legislatura del 1996 conseguono il diritto alla pensione al raggiungimento dei 65 anni. L’unico vincolo è quello della contribuzione: devono essere stati fatti versamenti per almeno cinque anni, quelli di una legislatura piena. Così, almeno per l’età pensionabile, gli onorevoli sembrano allineati al resto della cittadinanza. Ma si tratta di un’illusione. Fissato il limite ecco gli sconti. Sì alla pensione a 65 anni ma, attenzione, l’età minima per il vitalizio scende di un anno per ogni ulteriore anno di mandato oltre i cinque. Sino a raggiungere il traguardo dei 60 anni.

  • Ma non è finita. Una gran parte dei deputati risulta eletta prima del 1996. Per loro resta valida la normativa in vigore prima della riforma. E cosa stabilisce questa normativa? Che si ha diritto al vitalizio all’età di 60 anni, riducibili a 50 utilizzando tutti gli anni di mandato accumulati oltre i cinque minimi richiesti. Morale della favola? Con oltre tre legislature, per esempio 20 anni di contributi, si può andare in pensione addirittura sotto i 50 anni.

  • Ancora più generosi si rivelano i senatori: sotto la spinta delle critiche degli anni Novanta, anche a Palazzo Madama hanno varato una riforma previdenziale con la quale gli eletti a partire dalla XIV legislatura del 2001 hanno diritto alla pensione solo a 65 anni e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni. Ma si tratta di pura apparenza. Fatta la norma, cominciano le deroghe. Anzitutto, per coloro che hanno conquistato lo scranno prima del 2001, per i quali il privilegio antico di riscuotere il vitalizio a 60 anni con una legislatura, a 55 con due e addirittura a 50 anni dopo tre mandati resta immutato. Ma un trucchetto c’è anche per gli eletti del 2001: quelli che avranno collezionato un secondo mandato potranno anch’essi scendere a 60 anni. Insomma, chi la dura la vince.

  • Fine delle facilitazioni? Macché io la preferisco baby . Il comune cittadino può andare attualmente in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età. Se lo scalone di Maroni non sarà toccato dal governo Prodi, dal prossimo anno ci vorranno addirittura 60 anni. Deputati e senatori potranno invece affrontare la vecchiaia con il conforto di ricche pensioni-baby. Secondo i regolamenti di Montecitorio e Palazzo Madama il diritto al vitalizio si acquisisce versando le quote contributive (attualmente 1.006 euro mensili) per almeno cinque anni di mandato. Davvero una bella differenza con i 20 anni di contributi minimi richiesti ai cittadini per la pensione di vecchiaia. E non basta. I parlamentari hanno voluto annullare anche gli effetti dell’instabilità politica che in Italia, si sa, porta sovente alla chiusura anticipata delle legislature. Come? Decidendo all’unisono che in questi malaugurati casi 2 anni e sei mesi di effettivo incarico sono sufficienti per il diritto alla pensione. Basta pagare contributi volontari per i due anni e mezzo mancanti. E senza nemmeno affannarsi con i versamenti: agli onorevoli parlamentari è infatti permesso di saldare anche a ‘fine mandato e in 60 rate’. Più facile di così!

  • E sì che i richiami – opportuni – alla fine dello sperpero previdenziale in Parlamento risuonano quotidianamente: giù le mani dalle pensioni, la riforma Maroni e lo ‘scalone’ non si toccano, tuona il centrodestra. In pensione a 60 anni se davvero vogliamo risanare i conti pubblici, rincarano i ‘riformisti’ di centrosinistra. Tranne poche eccezioni, quelle di rifondaroli, verdi e comunisti italiani, maggioranza e opposizione non sembrano nutrire dubbi sull’inopportunità di riportare a 57 anni il limite per la pensione. “Se si vive sino a 87 anni, come avviene oggi”, sentenzia Francesco Rutelli, “nessuno può pensare di avere una pensione da 57 a 87 anni”. Giusto. E difatti Confindustria aggiunge che con le nostre finanze disastrate non possiamo permetterci tanta generosità. Mentre la Ue ci marca stretto e invoca misure draconiane per stoppare le pensioni d’anzianità facili e i trattamenti di favore


 

STIPENDI PUBBLICI: AI MAGISTRATI GLI AUMENTI PIU VISTOSI

 

STATALI: CORTE CONTI, STIPENDI PUBBLICI IN 5 ANNI +12,8% 

AI MAGISTRATI GLI AUMENTI PIU VISTOSI

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stipendi-pubblici-ai-magistrati-gli-aumenti-piu-vistosi/]

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La spesa complessiva del personale di magistratura (10.627 unita’) è passata, nel periodo 2001-2005, da 924,5 milioni a 1,166 miliardi di euro, con un incremento percentuale pari al +26,12%;

I dati elaborati dalla Corte provengono in massima parte dai conti annuali della Ragioneria generale dello Stato e riguardano oltre 10 mila enti.

 

Dati Istat ed Eurispes

 

 

 

2005

 

Pubblici Dipendenti sono 3.630.000

2003

 

Pubblici Dipendenti sono 3.540.496

 

 

 

 

2006

 

Retribuzioni lorde  del personale pubblico 111,65 miliardi di euro

 

 

2006

 

Totale costo del lavoro  del personale pubblico (che sono 3.630.496 al 2005) voce contenuta nelle spese correnti per consumi finali delle Amministrazioni pubbliche) nel 2006 hanno registrato un aumento del +4,1%  a  162,999 miliardi di euro rispetto ad una crescita del +4,5% a  156,6 miliardi di euro dell’anno precedente che contiene, anche gli aumenti retributivi determinati dal rinnovo dei contratti per il biennio 2004-2005, sottoscritti in massima parte nel 2006

 

 

 

2005

 

Retribuzioni lorde  del personale pubblico 101,7 miliardi di euro, 107,23 miliardi di euro

se si considerano anche gli aumenti retributivi determinati dal rinnovo dei contratti per il biennio 2004-2005, sottoscritti in massima parte nel

 

2005

 

Totale costo del lavoro  del personale pubblico 148,7 miliardi ,156,6 miliardi di euro se si considerano anche gli aumenti retributivi determinati dal rinnovo dei contratti per il biennio 2004-2005, sottoscritti in massima parte nel 2006

 

 

 

La retribuzione media e’ di  90.931 euro lordi annui. L’erogazione dell’adeguamento triennale delle retribuzioni, come disciplinato dalla legge 19 febbraio 1981, n. 27. Tale incremento interessa fino al 1999, solo le voci relative allo stipendio, comprensivo dell’anzianità economica, ed alla “indennità speciale” stabilita in misura unica (ad eccezione della qualifica di ingresso) per tutto il personale. A partire dal 2000 il meccanismo di adeguamento triennale interesserà, per effetto delle modifiche introdotte con la legge finanziaria 488 del 1999, anche l’indennità integrativa speciale.

 

E’ interessante notare che trattandosi di personale non destinatario di particolari emolumenti accessori e non interessato di recente da riforme della struttura retributiva, il trattamento economico presenta una struttura tradizionale. Infatti , se si considerano le voci retributive relative a stipendio, indennità integrative e tredicesima mensilità, comuni a tutte le categorie di pubblici dipendenti, si nota che per il personale di magistratura tali voci rappresentano l’88,62% della retribuzione.

 

Tra le componenti retributive presenta particolare rilievo la voce “stipendio” che costituisce da sola oltre il 70% della retribuzione media. Nell’ambito di tale voce ha una grande incidenza l’anzianità per classi e scatti di stipendio la quale assume sempre più peso man mano che si avanza nella carriera, per effetto dei meccanismi di riporto dell’anzianità maturata nella qualifica di provenienza e della molteplicità dei passaggi. A titolo esemplificativo, se si considera la qualifica intermedia di un magistrato di Corte d’Appello nella magistratura ordinaria, dopo  11 anni di anzianità  di MAGISTRATO DI TRIBUNALE (13 dall’ingresso in carriera), lo stipendio medio di 147.406 euro lordi annui è costituito per il 31% da classi e scatti di stipendio.

 

 

Il personale in forza al 31.12.06 è di 10.627 unità. La variazione più significativa riguarda il personale dei TAR e Consiglio di Stato che cresce, in controtendenza la magistratura militare, ove si verifica una diminuzione dovuta a cessazioni non reintegrate da assunzioni.

Benché il 32,7% del personale sia costituito da donne nelle due qualifiche apicali (Primo presidente di Corte di Cassazione e Presidente) sono presenti solo uomini , mentre nella qualifica di Presidente di Sezione, che si raggiunge attraverso il normale sviluppo di carriera, le donne rappresentano solo il 7,1%. Il rapporto si inverte, a favore del sesso femminile, nelle qualifiche iniziali (es. uditore giudiziario dopo 6 mesi con il 55% di presenze) e presenta un sostanziale equilibrio in quelle intermedie (es.: referendario  48,8%). Si registra pertanto un significativo aumento delle donne a livello di ingressi più recenti destinato, se la tendenza si consolida, a mutare significativamente nel futuro la composizione della categoria.

Il totale dei cessati ammonta a 232 unità; il 59,48% delle cessazioni avviene per limite di età ed interessa le figure di vertice (75,42% il personale con qualifica di Presidente di sezione). Solo il 5,56% dei cessati per limiti di età riveste la qualifica di Consigliere. Infatti tenuto conto che il limite di età per la cessazione dal servizio è di 70 anni, elevabile a 72, tutto il personale interessato ha modo di raggiungere il vertice della carriera (corrispondente alla qualifica di Presidente di Sezione).

 

Nella distribuzione territoriale, la più alta concentrazione si verifica nel Lazio (21,43% dell’intera categoria ed in tale ambito è presente in tale regione il 100% del personale con le due qualifiche apicali). Seguono la Campania (12,62%), la Sicilia (10,82%) e la Lombardia (10,64%).

 


 

La Corte rileva, che  il contenimento della spesa per i dipendenti pubblici deve costituire una priorita’ delle politiche retributive, per gli effetti che si proiettano sulla finanza pubblica e sul sistema economico in cui è inserito il nostro Paese.

 

 

Per la Corte dei Conti l’incremento della spesa per le retribuzioni del personale pubblico in servizio, sia dei comparti statali che non statali e del personale in regime di diritto pubblico è stato del +12,8% ( incrementi compresi tra il 12% ed il 16% ) tra il 2001 e il 2005, pari a 11,5 miliardi di euro. Secondo la Corte all’aumento della spesa per le retribuzioni non coincide con una crescita del personale impiegato nella pubblica amministrazione ove il dato complessivo registra tra il 2001 e il 2005 una “modesta riduzione” di circa -28.000 unità dovuta ad una riduzione di 40.000 unita’ del settore statale, compensata, in parte, da un aumento nel settore non statale di 12.000 unita’. In particolare, sono cresciuti i contratti a tempo determinato, quelli di formazione, i rapporti di lavoro interinale, mentre il part time ha rallentato il ritmo di crescita:

 

 

  • Il costo del lavoro per le retribuzioni sostenuto dalla pubblica amministrazione inerente al personale complessivamente impiegato (che include, oltre agli stipendi, altre voci come indennita’ di missione , formazione etc.) è passato dai 130 miliardi di euro del 2001 ai 148,7 miliardi di euro del 2005 (+14,4%);La Corte aggiunge tuttavia che il dato di spesa relativo al 2005 non contiene, se non limitatamente a pochi comparti, gli aumenti retributivi determinati dal rinnovo dei contratti per il biennio 2004-2005, in quanto sottoscritti in massima parte nel 2006;

  • Nel 2001, la spesa per le retribuzioni del personale pubblico è stata pari a 90,2 miliardi di euro, nel 2002 salita a 94,3 miliardi di euro, nel 2003 a 96,3 miliardi di euro, nel 2004 a 99,9 miliardi di euro e, infine, nel 2005 a 101,7 miliardi di euro. La Corte aggiunge tuttavia che il dato di spesa relativo al 2005 non contiene, se non limitatamente a pochi comparti, gli aumenti retributivi determinati dal rinnovo dei contratti per il biennio 2004-2005, in quanto sottoscritti in massima parte nel 2006;

  • personale impiegato nel settore statale tra il 2001 e il 2005, infatti, si è registrata una riduzione graduale delle unità in servizio -2%, che erano di 2.027.526 nel 2001 e risultano essere 1.987.267 nel 2005;

  • personale impiegato nel settore non statale (servizio sanitario, enti locali, università etc), invece, si è verificato nel quinquennio un aumento dello +0,7%, erano 1.631.082 nel 2001 e sono passate a 1.643.201 a fine 2005;

  • personale appartenente all’aggregato corpi di polizia (+19,8%), e consistente la riduzione di personale nelle forze armate che, nel periodo 2001-2005, è pari al -8,6%; un insegnante di scuola media superiore, che alla fine della sua carriera guadagna meno di 1.800 euro al mese nette;

  • sale, invece, la spesa per la dirigenza tra il 2001 e il 2005, che ha registrato nel quinquennio un incremento del +17,4%, a fronte di un aumento della consistenza pari all’1,1%, con una crescita delle retribuzioni medie pari a circa il +13% “nonostante il consistente slittamento dei rinnovi contrattuali”;

  • per quanto concerne poi la spesa complessiva del personale di magistratura è passata, nel periodo 2001-2005, da 924,5 milioni a 1,166 miliardi di euro, con un incremento percentuale pari al +26,2%;

  • la spesa per retribuzioni dei professori e ricercatori universitari è cresciuta del +21,4%;

  • quanto al personale della carriera diplomatica, la spesa complessiva per retribuzioni è aumentata nel quinquennio del +21% e nel contempo si registra una crescita della spesa per retribuzioni accessorie.

 

 

La retribuzione del magistrato

Anno 2003 prima dell’ultimo aumento del 2006 non ancora reso reperibile in rete da parte delle istituzionali  autorita’

 

 

 

L’attuale trattamento economico della magistratura è basato su passaggi di grado retributivo svincolati dal conferimento di funzioni superiori. Tale sistema dà luogo ad un percorso economico sostanzialmente ancorato all’anzianità di servizio. Evidenzio che la retribuzione del magistrato è formata essenzialmente dai seguenti elementi:

  • – stipendio

  • – indennità integrativa speciale

  • – indennità giudiziaria

I passaggi si articolano nel seguente modo:

 

 

a – L’uditore giudiziario (Due anni da uditore ) dopo sei mesi dalla nomina consegue un primo aumento, in realtà articolato in due fasi: dal settimo mese aumentano le sole voci “stipendio” e “indennità integrativa speciale”; dall’inizio delle funzioni (insomma da quando si va nella prima sede di  destinazione) aumenta pure (raddoppia) l’indennità giudiziaria.

 

 

UDITORE
GIUDIZIARIO

 

Primi 6 mesi

 

Al netto di tutte le ritenute, trattenute et similia,

 

la retribuzione netta è di

€ 1680,50  il 68.21% del Lordo € 2463,4

 

Lordo Stipendio € 1382,25 (lordi)Ind. Integr. Spec.€ 665,32 (lordi)

Indennità Giudiziaria € 415,87(lordi)

 

UDITORE
GIUDIZIARIO

DOPO 6 MESI senza funzioni

 

 

Al netto di tutte le ritenute, trattenute et similia,

 

la retribuzione netta è di

€ 1820,77 il 67.54% del Lordo  € 2695,7

Stipendio € 1601,15 (lordi)

Ind. Integr. Spec. € 678,69 (lordi)
Indennità Giudiziaria € 415,87 (lordi)

 

UDITORE
GIUDIZIARIO

DOPO 6 MESI con funzioni

 

 

Al netto di tutte le ritenute, trattenute et similia,

 

la retribuzione netta è di

 

€ 2198,75  il 70.68% del Lordo  € 3110,8

 

Stipendio € 1601,15 (lordi)

Ind. Integr. Spec. € 678,69 (lordi)
Indennità Giudiziaria € 831,00 (lordi)

 

Con le funzioni l’uditore giudiziario inizia a percepire integralmente l’indennità giudiziaria, che quindi raddoppia giungendo a € 831,00 circa lordi, per un netto di circa € 756,00 (contro il netto dei primi 6 mesi pari ad € 378,02).

 

 

 

 

b – 2 anni dopo la nomina ad uditore si diviene giudice di tribunale al primo livello retributivo (grado settimo) : da questo momento in poi aumentano sempre solo le voci stipendio e indennità integrativa speciale, rimanendo invariata nel corso della carriera l’indennità giudiziaria. Il successivo passaggio stipendiale, come indicato, è quello determinato dal conseguimento della qualifica di magistrato di tribunale. Al riguardo va precisato che la L.2.4.1979, n.97 recante “Norme sullo stato giuridico dei magistrati e sul trattamento economico dei magistrati ordinari”, all’art.1 dispone che :”La nomina a magistrato di tribunale ha luogo al compimento di due anni dalla nomina ad uditore giudiziario, con delibera del CSM….In ogni caso, per la nomina a magistrato di tribunale è necessario che l’uditore abbia effettivamente esercitato le funzioni giurisdizionali per non meno di un anno; ma la nomina ha comunque decorrenza, ad ogni effetto, dal compimento di due anni dalla nomina ad uditore.”

 

Considerato che il tirocinio senza funzioni dura in genere almeno 18 mesi, al compimento del secondo anno dalla nomina ad uditore non sarà ancora maturata l’anzianità di funzioni necessaria per la nomina a magistrato di tribunale: ai fini retributivi la conseguenza è che allo scoccare del secondo anno dalla nomina ad uditore si continua a percepire la retribuzione da uditore; una volta
ottenuta la nomina a magistrato di tribunale, oltre alla corrispondente retribuzione si percepirà, in un’unica soluzione, anche la somma corrispondente alla differenza tra la retribuzione da magistrato e quella da uditore (oltre interessi) non corrisposta per il periodo successivo al compimento del secondo anno dalla nomina ad uditore .

 

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

MAGISTRATO DI TRIBUNALE

 

2 anni dopo la nomina ad uditore

 

(“grado settimo”)

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

 

la retribuzione netta è di

 € 4441,79 il 67.0% del Lordo  € 6629,54

 

 

Stipendio €. 3.977.062
Ind. Integr. Spec. €. 1.179.915

Indennità Giudiziaria €. 1.472.572


 

 

c – I giudici di tribunale con 3 anni di anzianità nel grado + Due anni da uditore  (5 dall’inizio di carriera) raggiungono un secondo livello retributivo (“grado sesto”).

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

 

MAGISTRATO DI TRIBUNALE

DOPO 3 ANNI DI NOMINA

+ Due anni da uditore  (5 dall’inizio di carriera)

 

(“grado sesto”)

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 5755,75 il 67.0% del Lordo  € 8590,67

 

 

 

Stipendio €. 5.850.757
Ind. Integr. Spec. €. 1.267.344

Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

 

d – MAGISTRATO DI CORTE DI APPELLO – I giudici di tribunale con 11 anni di anzianità (13 dall’ingresso in carriera) divengono Consiglieri di corte d’appello (“grado quinto”).

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

MAGISTRATO DI CORTE DI APPELLO

 

dopo  11 anni di anzianità  di MAGISTRATO DI TRIBUNALE (13 dall’ingresso in carriera)

 

(“grado quinto”)

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 7370,2 il 65.0% del Lordo  € 11338,94

 

 

 

Stipendio €. 8.555.317
Ind. Integr. Spec. €. 1.311.051
Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

 

 

e – MAGISTRATO DI CORTE DI CASSAZIONE – I consiglieri d’Appello con 7 anni di anzianità (20 da inizio della carriera) vengono dichiarati idonei alle funzioni di cassazione  (“grado quarto” ).

 

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

MAGISTRATO DI CORTE DI CASSAZIONE

 

I consiglieri d’Appello con 7 anni di anzianità (11 anni di anzianità  di MAGISTRATO DI TRIBUNALE – 20 da inizio della carriera) vengono dichiarati idonei alle funzioni di cassazione 

 

(“grado quarto” )

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 8630,7 il 65.0% del Lordo  € 13278,74

 

 

Stipendio €. 10.451.415
Ind. Integr. Spec. €. 1.354.758
Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

f – I magistrati idonei alle funzioni di cassazione da otto anni (28 dall’inizio della carriera) vengono dichiarati idonei alle funzioni direttive superiori (“grado terzo”) (e ricevono il relativo stipendio).

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

MAGISTRATO DI CORTE DI CASSAZIONE

NOMIN.
ALLE FUNZ. DIRETT. SUPERIORI

 

I magistrati idonei alle funzioni di cassazione da otto anni (28 dall’inizio della carriera) vengono dichiarati idonei alle funzioni direttive superiori

 

(“grado terzo”)

 

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 10242,7 il 65.0% del Lordo  € 15758,08

 

 

Stipendio €. 12.861.898
Ind. Integr. Spec. €. 1.423.619
Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

g – PROCURATORE GEN.LE C/O CORTE CASSAZIONE o PRESID. TRIB. SUP.AA.PP.   o PRESID.AGG. CORTE SUPR.CASSAZ. – I magistrati idonei alle funzioni di cassazione con almeno 30 anni di anzianita’ dall’inizio della carriera  (“grado secondo”).

 

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

PROCURATOREGEN.LE C/O CORTE CASSAZIONE
o

PRESID. TRIB. SUP.AA.PP. 

o

PRESID.AGG. CORTE SUPR.CASSAZ.

 

 

I magistrati idonei alle funzioni di cassazione con almeno 30 anni di anzianita’ dall’inizio della carriera

 

(“grado secondo”)

 

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 16900,38 il 63.0% del Lordo  € 26826,84

 

Stipendio €. 23.884.446
Ind. Integr. Spec. € 1 469 825
Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

 

h – PRIMO PRESIDENTE DELLA CORTE DI CASSAZIONE – I magistrati idonei alle funzioni di cassazione con almeno 32 anni di anzianita’ dall’inizio della carriera (“grado primo”).

RETRIBUZIONI AL LORDO

 

PRIMO PRESIDENTE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

 

 

I magistrati idonei alle funzioni di cassazione con almeno 32 anni di anzianita’ dall’inizio della carriera

 

(“grado primo”)

 

 

Al netto di tutte le ritenutetrattenute et similia,

la retribuzione netta è di

 

 € 18333,3 il 62.0% del Lordo  € 29569,9

 

Stipendio €. 26.589.090
Ind. Integr. Spec. €. 1.508.336
 Indennità Giudiziaria €. 1.472.572

 

 

 

 

E’ poi previsto un sistema di adeguamento (ancorato agli aumenti delle retribuzioni nel pubblico impiego) automatico della retribuzione (triennale e corrisposto con un articolato meccanismo di anticipi annuali), nonchè “scatti” retributivi biennali all’interno di ciascuna classe stipendiale.

In piedi entra la Corte

 

 

 

Per i semplici componenti, 370 mila euro l’anno; oltre 444 mila per i presidenti. Questo il tetto massimo delle retribuzioni lorde di quasi tutte le Authority: telecomunicazioni, energia, antitrust e Consob. I compensi sono fissati per legge e sono identici agli stipendi di giudici e presidente della Corte costituzionale, a loro volta legati agli andamenti della retribuzione del primo presidente della Cassazione. Il calcolo dei compensi è semplice.

 

  • Il primo presidente della Cassazione può arrivare a guadagnare fino a 246 mila 800 euro lordi l’anno, come (unica eccezione tra le autorità di garanzia) il Garante della privacy, il cui stipendio nel 2006 sarà in totale di 216 mila euro.

  • I giudici della Corte costituzionale hanno diritto invece a uno stipendio superiore del 50 per cento all’appannaggio del primo presidente di Cassazione, cioè 370 mila euro.

  • Mentre il presidente della Consulta incassa la stessa cifra (370 mila) maggiorata del 20 per cento. Totale: 444 mila euro lordi l’anno.

  • Tutti i membri della Consulta hanno diritto all’auto blu e a una struttura di segreteria. Il presidente ha diritto anche ad utilizzare i voli di Stato. Gran parte dei membri della Consulta ne diventano prima o poi presidenti, poiché la scelta ricade ormai sempre sul giudice in carica da più tempo, magari per pochi mesi (negli ultimi sette anni sono stati dieci). I presidenti emeriti sono attualmente 16: ciascuno di loro ha diritto vita natural durante a un’auto blu con autista. Ma anche da defunti possono contare su un particolare onore: una delibera del Comune di Roma stabilisce che a tutti gli ex presidenti della Corte trapassati sia dedicata una strada nel quartiere Aurelio.

  • I magistrati italiani hanno stipendi in media con l’Europa. Il meccanismo più discusso, in ogni caso, è quello degli scatti automatici. In parte tutela la toga coraggiosa dagli ingranaggi più odiosi del potere e della politica, ma non sfugge a nessuno che consenta anche carriere garantite e spesso sganciate dal merito. E paradossalmente a guadagnare di più sono quelli sospettati dai colleghi di lavorare di meno, ovvero i magistrati amministrativi. Ci sono poi i doppi canali: il Csm poi può autorizzare incarichi remunerati come le docenze. E un malcostume più volte denunciato riguarda il numero crescente di magistrati che lasciano sguarniti uffici di periferia delicati per assieparsi al ministero con ricche diarie. La vera variabile poi è il prestigio. In Italia, il magistrato, specie se maneggia inchieste penali, è un vero vip; all’estero non lo conosce nessuno. Tutto qui? Alla fine, il privilegio forse più vistoso è quello delle ferie: due mesi e mezzo ogni estate. I pm che hanno in mano le inchieste più scottanti lavorano lo stesso, con pc e cellulare sempre acceso. Ma se un avvocato prova a cercare un magistrato della fallimentare a metà giugno, è facile che lo trovi intorno alla fine di settembre. La legge è uguale per tutti, i privilegi invece no.

 

 

 

 

Marco Montanari

 

 

 

 

 

 

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sbaraglio-e-cieca-con-o-senza-connivenza/]

 

link–L’assenza di ogni valore della politica  [/url]

 

 

 

 

 

Conti economici nazionali

 

Statistiche sulle amministrazioni pubbliche

trovi tutto in:

 

 

Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2007/03/03/levasione-fiscale-causa-primaria-dellaumento-della-spesa-della-pa-e-della-pressione-fiscale/]link-Spesa PA e L’Evasione Fiscale[/url]

 

 

link-Eurispes-Retribuzione annua media lorda complessiva  e per settore –

Statistiche sulle amministrazioni pubbliche [/url]

 

Click here:[url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_

calendario/continaz/20070301_00/testointegrale.pdf]

 

link-Spesa PA 2006 ultima tabella in particolare [/url]

 

 

Click here:[url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/

non_calendario/20060630_00/]

 

link-Spesa PA 1980/2005 [/url]

 

 

Click here:[url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_

calendario/20060630_00/testointegrale.pdf]

 

link-Spesa PA 1980/2005 [/url]

Click here: [url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_

calendario/20061214_00/testointegrale.pdf]

link-Economia sommersa ed evasione [/url]

 

 

Click here: [url=http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_

calendario/20070227_01/testointegrale.pdf]

 

link- Statistiche Personale PA [/url]

 

 

 

 

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