The 2007 Best Global Brands – Interbrand

The BusinessWeek/Interbrand Annual Ranking of the Best Global Brands

 

 

 

2007 Best Global Brands

 

 

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The Annual Ranking of the 2006

 

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The Annual Ranking of the 2005

 

Google
Apple
Skype
Starbucks
Ikea
Nokia
Yahoo
Firefox
eBay
Sony

 

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Interbrand the leading brand consultancy and authors of the annual ranking of “The Best Global Brands” in partnership with BusinessWeek, combines the rigorous strategy and analysis of a management consulting practice with the entrepreneurial and creative spirit of branding and design. The company offers a comprehensive array of consulting services that guide clients in the creation, enhancement, maintenance and valuation of their most valuable asset – their brands. Founded in 1974, Interbrand has offices in over 30 cities in more than 20 countries around the globe and clients from among the most respected businesses.

 

Interbrand è leader a livello internazionale nella Brand Consultancy, con una rosa completa di servizi di carattere strategico, creativo e legale volti alla creazione, alla gestione e alla valutazione del brand. La consulenza offerta dalle oltre 40 sedi Interbrand nasce dal riconoscimento del brand come asset ad alto valore economico ed è in grado di accompagnare l’intero ciclo di vita del brand. L’ufficio italiano, operativo dal 1987, vanta numerosi progetti di successo, derivanti da una combinazione unica tra l’esperienza internazionale e una profonda conoscenza della realtà del mercato italiano.

 

 

 

 

 

The Annual Ranking of the 2007

 


Top 100 Global brands, redatta come ogni anno da Interbrand, che mette in fila il valore commerciale dei marchi più famosi al mondo.

 

 

I migliori 100 brand globali: Coca-Cola in testa, Google continua ad avanzare nella classifica globale dei marchi, l’Italia non va oltre il lusso

 

Sono di Google, Zara, Apple e Nintendo le crescite più consistenti nella nuova edizione della classifica Best Global Brands di Interbrand; il primato è invece appannaggio, anche quest’anno, di Coca-Cola. Il colosso del settore delle bevande detiene la prima posizione per il settimo anno consecutivo, soprattutto grazie alle sue dimensioni e alla sua presenza globale, ma non è riuscito a far segnare un’ulteriore crescita: il suo ingresso nel mercato dei drink salutistici non è ancora percepito in modo palpabile dai consumatori. Performance negative invece per Ford e Gap, che hanno perso rispettivamente il 19% e il 15% del loro valore di brand in questa classifica, che viene pubblicata annualmente da Interbrand, società internazionale specializzata nell’ambito della Brand Consultancy

 

La classifica di quest’anno riflette diverse tendenze. In primo luogo, l’ingresso di tre brand assicurativi mostra come il brand stia progressivamente diventando un fattore cruciale anche in questo mercato, sostiene Manfredi Ricca, Business Director dell’ufficio italiano di Interbrand. «Inoltre, se da un lato vediamo brand con un posizionamento chiaro come Apple e Google ampliare la propria offerta e conseguire aumenti straordinari nel valore del proprio brand, dall’altro Ford e Gap, esempi di una differenziazione scarsamente riconosciuta da un mercato che cambia, vedono ridimensionato il proprio valore».

 

L’Italia è rappresentata esclusivamente da due brand, Gucci (46°) e Prada (94°); una presenza, la nostra, confinata al settore del lusso, e che di fatto rappresenta una fotografia della situazione poco competitiva del ns Paese nonche’ lo specchio fedele dell’imprenditorialità italiana, caratterizzata da una forte capacità creativa e stilistica, ma meno affermata dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione.

 

 

Interbrand, società che segue l’andamento dei brand internazionali, ha pubblicato la classifica dei 100 a più elevato valore economico. La classifica “Best Global Brands” identifica i 100 brand globali che sono stati in grado di ottenere e mantenere le migliori performance competitive sul mercato mondiale.

La classifica è stata pubblicata in collaborazione con BusinessWeek per il settimo anno consecutivo. Interbrand considera diversi elementi durante la stesura della Best Global Brands. Per essere inclusi nella classifica, i brand devono avere un valore economico superiore a 2,7 miliardi di dollari ed essere in linea con tre condizioni:

  • (1) un terzo del fatturato deve essere conseguito all’estero;

  • (2) devono esistere dati finanziari e di e marketing pubblicamente disponibili;

  • (3) i brand devono avere una riconoscibilità e un profilo che vadano oltre la propria clientela diretta.

I risultati dimostrano chiaramente che nel caso in cui le aziende non gestiscano il proprio marchio attivamente, sarà il mercato stesso a farlo al loro posto, lasciandoli in una situazione di estrema vulnerabilità. Coloro che hanno migliorato la propria perfomance o, in generale, sono saliti nella graduatoria hanno adottato specifiche strategie per sfruttare e accrescere il valore dei propri brand. 

Nella maggior parte dei casi, sono state premiate quelle realtà che hanno dimostrato di saper gestire attivamente il loro brand. Queste aziende sono consapevoli del fatto che i loro brand devono rappresentare il principio fondamentale della loro organizzazione, dato lo straordinario valore che essi rappresentano. L’esigenza di misurare e gestire la performance del brand continua a essere una priorità critica per il senior management, come evidenziato dall’incredibile interesse mostrato per questa classifica. Il valore dei brand è stato determinato utilizzando la metodologia sviluppata da Interbrand quasi 20 anni fa e da allora impiegata per valutare oltre 4.000 brand in tutto il mondo. Il risultato corrisponde al valore attuale netto dei flussi economici prospettici attribuibili al brand e fa riferimento al periodo tra il 1 luglio 2006 e il 30 giugno 2007.

Nelle voci di bilancio, il peso del marchio aziendale non compare mai eppure, come sanno bene migliaia di imprese sparse per il mondo, é spesso la loro forza. Frutto di una idea, quindi intangibile per eccellenza, il marchio è considerato – da tempo – uno dei motori immobili per il successo di un’ azienda tanto da venire valutato, ormai, come un asset fisico e, di conseguenza, stimato in miliardi di dollari.

 

 

A trasformare in cifre il potere di un simbolo (basti pensare a Google, o a come il logo della Coca Cola abbia influenzato la pop art di Andy Warhol nel Novecento) ci ha pensato anche la rivista Forbes che con la classifica per potenza e valore economico ha messo in fila, per valore, i marchi delle società americane incrociando parametri come:

  • innovazione,

  • ricerca,

  • capacità di penetrazione sui mercati,

  • risultati economici delle singole aziende.

 

 

 

 

Forbes che con la Classifica per potenza e valore economico:

 

  • Procter&Gamble In testa alla classifica della rivista statunitense, il cui marchio è stato valutato 107,4 miliardi di dollari, grazie al successo commerciale riportato dai suoi prodotti. La multinazionale – dalle cui aziende escono pannolini, dentifrici, detersivi, cosmetici – vede usati i propri prodotti due miliardi di volte al giorno: più che sufficienti a garantirle una esposizione totale nelle case degli americani e, conseguentemente, la prima posizione nella graduatoria;

  • Microsoft, il cui marchio è valutato 103,1 miliardi di dollari. A sostenere il suo logo – non bastassero il dominio sul mercato mondiale dei software per computer, la titolarità del canale televisivo via cavo Msnbc;

  • Merck, la casa farmaceutica con un valutazione del marchio pari a 91,3 miliardi di dollari sostenuta dalle vendite del farmaco anti-colesterolo Zocor capace di sopravanzare, nell’ immaginario collettivo americano, il Viagra e le altre pillole contro l’ impotenza lanciate sul mercato in questi anni;

  • Intel con una valutazione di 80 miliardi di dollari;

  • Eli Lilly con una valutazione di 76.4 miliardi di dollari;

  • Ibm con una valutazione di 71 miliardi di dollari;

  • Cisco Systems  con una valutazione di 69.6 miliardi di dollari;

  • Medtronic  con una valutazione di 61.4 miliardi di dollari;

  • Ups  con una valutazione di 58.2 miliardi di dollari;

  • Coca Cola,  a 57,6 miliardi , sebbene nel periodo 2002-05 abbia perso quota (-4%);

  • Pepsi con 57,1 miliardi di dollari;

  • General Electric con 56,1 miliardi di dollari.

 

L’Analisi è destinata a fornire non tanto il grado di notorietà di un marchio – questa finita al motore di ricerca su Internet Google – quanto la sua potenza e il suo valore economico.

 

 

Il ranking mondiale dei Brands piu’ prestigiosi, sia per le qualita’ espresse sia per le future potenzialita’ degli stessi, altro non sottende che non  un sunto di come va il mondo,  l’economia, la produttivita’, l’interscambio commerciale tra paesi (import export che e’ poi cio’ che conta per capire se un paese e’ sano e si sviluppa o se al contrario non cresce ed ha bisogno di importare tutto o quasi nella catena produttiva del proprio PIL dai paesi nei quali sono nate e si sviluppano le principali societa’ private di produzione di beni e servizi per l’appunto).

Mentre tutti vanno avanti i ns Politici si trastullano e si e ci dileggiano nel fare indulti per i white collars e per bloccare le interecettazioni a loro carico invece di fare quelle riforme strutturali volte all’evoluzione del paese verso una piena competitivita’ con il resto del mondo, in cio’ affossando il paese ancor di piu’ e stanno scherzando con il fuoco e con la ns pelle . Ranking mondiale che ci vede ovviamente assenti,  come ben sapevamo alla luce della pessima situazione del paese formulata da altri e diversi parametri mondiali

Questo Annual Ranking of the 2007 Best Global Brands e’ la spia in soldoni che in Italia nulla o poco funziona a livello di industria e servizi; siamo presenti solo e per giunta nelle ultime posizioni nella moda, assenti in tutto il resto che e’ la base di ogni paese, ovvero nei settori Energy , Utilities ,  Basic Materials , Industrial sectors ,Telecommunications sectors, Financial , Cyclical Consumer Goods & Services , Healthcare , Non-Cyclical Consumer Goods & Services,  Technology sectors ; tutto cio’ non puo’ che portare ad una conclusione di cio’ che avverra’ nei prossimi 10 anni, non dico vari decenni, alla luce dell’immobilismo e della cecita’ sia del precedente sia dell’attuale governo, mosso solo da propri e privati interessi, ovvero il declassamento inesorabile del paese, dall’attuale 6° posizione come economia globale a quella prossima futura vicina piu’ alla 9° che non alla 7° con tutto cio’ che ne consegue.

 

Un paese cha ha solo una capacità creativa e stilistica fine a se stessa per la moda (che per giunta da anni ha spostato le proprie sedi legali, finanziarie e spesso produttive all’estero), che mangia bene, che gioca bene al pallone e che ad ogni intercettazione sulla classe politica evidenzia la suddetta arretratezza di modus pensandi e vivendi, ma che e’ quasi zero dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione in uno quindi con la ricerca e l’istruzione, e’ come un pilota che si mette in pista con una 500 contro Ferrari e Porsche! Un paese che si regge (si fa’ per dire) solo sulla moda, sulla pizza, sul calcio, sulla Ventura, sulle Veline e su una pessima classe dirigenziale politica e’ un piccolo paese!

 

Marco Montanari

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