AAA vendesi, ma soltanto a privilegiati

IL testo riprodotto è tratto dal sito


L’espresso

 

http://espresso.repubblica.it/

 

SCANDALO: CASE SCONTATE AI POLITICI

 

AAA vendesi, ma soltanto a privilegiati

 

Inchiesta dell’Espresso

 

Casa Nostra

 

di Marco Lillo

e

di Mariolina Iossa

 

(30 agosto 2007)

 

 

 

 

Da via Santa Eufemia a Largo Arenula, da Via del Perugino a via Lima. Ministri, presidenti delle Camere, sindacalisti, politici e dirigenti hanno acquistato appartamenti da enti pubblici o assicurazioni a prezzi stracciati. Attuali ed ex . Rendendo doppio il privilegio che spesso già avevano come inquilini.

 

 

«Hanno pagato troppo poco ieri per l’affitto e oggi per l’acquisto». Chi? I «potenti». «Ministri e leader di partito, ex presidenti della Repubblica e del Parlamento, magistrati e giornalisti». Il settimanale l’Espresso apre ufficialmente «svendopoli» undici anni dopo l’inchiesta de il Giornale di Vittorio Feltri «affittopoli ». Lo fa nel numero in edicola oggi e denuncia il trattamento di favore e i forti sconti praticati a molti personaggi che hanno vissuto in affitto a costi da «equo canone» in appartamenti di proprietà di enti pubblici, quasi sempre grandi metrature o persino attici, e poi hanno avuto l’opportunità di acquistare a prezzi al di sotto di quelli di mercato.

 

 

Ci sono ministri e leader di partito, ex presidenti del Parlamento e della Repubblica, magistrati e giornalisti. La nazionale dell’acquisto immobiliare scontato è talmente vasta e assortita che ci si potrebbe fare un ottimo governo di coalizione. Si va dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ai presidenti della Camera e del Senato del primo governo Prodi: Luciano Violante e Nicola Mancino.

 

 

Dalla famiglia del presidente dell’Udc Pier Ferdinando Casini a quella del ministro della Giustizia Clemente Mastella passando per la figlia del deputato di An Francesco Proietti. C’è il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni e il presidente del Senato Franco Marini. Non mancano la Borsa, con il presidente della Consob Lamberto Cardia e il mondo del lavoro con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. C’è il senatore Udc Mario Baccini e il responsabile della Margherita in Sicilia Salvatore Cardinale. Situazioni diverse tra loro che talvolta convivono nello stesso palazzo.

 

 

Altre volte hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi noti come Mastella e Casini. Scelte discutibili per società quotate in Borsa come Pirelli e Generali che dovrebbero puntare solo al profitto e che, evidentemente, hanno pensato di fare gli interessi dei propri azionisti cedendo appartamenti ai politici e ai loro amici a valori bassi. Insomma, ci sono differenze radicali tra venditore privato e ente pubblico ma anche all’interno delle due categorie. Se non bisogna far di tutta l’erba un fascio però ci sono due cose che accomunano i protagonisti della nostra inchiesta: sono potenti che hanno pagato troppo poco ieri per l’affitto e oggi per l’acquisto.

 

Inoltre nella maggioranza dei casi in quegli immobili sono entrati grazie a conoscenze, entrature e amicizie. Questa disparità di trattamento con i comuni mortali non è una novità. Emerse con violenza populista nel 1996 durante il primo Governo Prodi grazie alla campagna ‘Affittopoli’ de ‘il Giornale’ di Vittorio Feltri. Oggi quegli stessi immobili affittati dieci anni fa ad equo canone sono stati svenduti definitivamente e il privilegio è stato reso eterno.

 

A rendere ‘svendopoli’ ancora più odiosa di ‘affittopoli’ c’è il peggioramento drastico del mercato della casa. Il trattamento di favore diventa un’offesa insopportabile per chi è costretto a combattere ogni giorno con l’ufficiale giudiziario che vuole sfrattarlo.

 

 

Ecco nomi e cifre dell’ultimo scandalo immobiliare. Citati Veltroni, Mastella, Marini, Casini, Cossiga, Violante, Bonanni. L’elenco conta 19 nomi.

 

 

Il prezzo è basso per «il meccanismo degli sconti collettivi», scrive l’Espresso, per cui gli inquilini dello stabile, acquistando tutti assieme il palazzo hanno ottenuto uno sconto. Ci sono poi storie diverse, testimonia l’Espresso, dove «i colossi privati che hanno acquistato le case dell’Ina, Pirelli e Generali», in alcuni casi «hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi come Mastella e Casini».

 

 

 

  • Pier Ferdinando Casini – L’intera palazzina in via del Clitunno (zona Trieste) è della famiglia di Pier Ferdinando Casini, presidente dell’Udc. Per capire ‘svendopoli’ bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni. Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa. Pierferdinando Casini, con la prima moglie Roberta Lubich e le loro due figlie abitava in affitto in un palazzo Ina-Assitalia. Quando arrivano «le vendite tanto attese», scrive l’Espresso, Generali cede in blocco il palazzo a una società di un amico di Casini, e quest’ultimo lo «gira» ai Lubich-Casini «a prezzi di saldo»: un appartamento alla madre di Roberta (586 mila euro), uno all’ex moglie (323 mila euro), gli altri alle figlie di Roberta e Pierferdinando (306 mila euro per 5 vani e 586 mila per 8 vani e mezzo).

     

    Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l’appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l’uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l’ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all’ufficiale giudiziario che chiede l’intervento della forza pubblica. “Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione”, spiega Davide Morchio, “ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un’ingiustizia”.

     

    Anche l’immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l’operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro). Casini partecipa all’atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell’atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l’acquisto è ‘molto conveniente’. Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l’acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.

  • Clemente Mastella – In questo stabile in Largo Arenula, alle spalle di Largo Argentina, c’è un appartamento intestato alla società “Servizi e Sviluppo” dei figli del segretario dell’Udeur. Qui ha sede il giornale del partito, Il Campanile. Clemente Mastella – La famiglia del ministro della Giustizia ha cinque appartamenti in questo edificio di Lungotevere Flaminio. Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all’ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l’ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell’Udeur anche lui) c’era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l’appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall’ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino. Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro). E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini.

  • Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco Proietti, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d’occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all’Eur.

  • Luciano Violante – L’ex ministro della Giustizia ha acquistato nel 2003 dal patrimonio ex Ina una casa su tre piani, in via Santa Eufemia, a 327 mila euro, un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti.

  • Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino che ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio.

  • Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l’appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell’Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato ‘il Cremlino’ per l’alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro.

  • Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) Maura Cossutta, onorevole dei Comunisti Italiani, pagava 1 milione e 50 mila lire allora e compra nel 2004 quattro camere, due bagni e balconi in via della stazione San Pietro a due passi da San Pietro a 165 mila euro.

  • Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) la parlamentare Franca Chiaromonte come Maura Cossutta ha stipulato un atto collettivo per 1 appartamento in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila euro.

  • Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell’Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage.

  • L’anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l’ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro.

  • Franco Marini – Il presidente del Senato pagava 1 milione e 700 mila lire allora e compra  la casa assegnata alla moglie dall’Inpdai nel 2007 rogito il 23 aprile a un milione di euro nel cuore dei Parioli in via Lima: due livelli per 14 vani.

  • Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l’oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore Udc Francesco Pionati. L’uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L’appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un’inezia. L’allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell’Udc avevano presentato pure un’interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza. Sì, un prezzo veramente scandaloso.

  • Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l’ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro

  • Walter Veltroni – Il sindaco di Roma ha pagato 377 mila euro per 190 metri quadri in questo stabile Inpdai di via Velletri, a due passi da via Veneto. Al primo piano la moglie di Walter Veltroni ha comprato più o meno allo stesso prezzo pagato dall’ex sottosegretario Marianna Li Calzi che abita al quarto. Ma le due storie sono diverse. Li Calzi ha ottenuto il suo attico alla vigilia della svendita a seguito di una discussa procedura pubblica. Veltroni invece è nato nelle case dell’ente previdenziale dei dirigenti. L’Inpdai aveva affittato sin dal 1956 un appartamento al padre, dirigente Rai. Nel 1994 i Veltroni restituirono all’ente i due alloggi nei quali vivevano Walter e la mamma per averne in cambio uno più grande, il famoso primo piano di via Velletri da 190 metri quadrati che nel 2005 è stato acquistato dalla moglie del sindaco, Flavia Prisco, per 373 mila euro. Il prezzo è basso per effetto non di un’elargizione personale ma per il meccanismo degli sconti collettivi concessi a tutti allo stesso modo. Altra cosa ancora sono gli acquisti delle case dell’Ina ora finite a Generali e Pirelli. Questi colossi privati in alcuni casi si sono comportati come spietati alfieri del libero mercato.

  • Lamberto Cardia – Il presidente della Consob possiede un appartamento di 10 vani  due posti auto in via Nairobi all’Eur, pagava 1 milione e 100 mila lire al mese di affitto nel 1996 e l’ha comprato nel 2002 a 328 mila euro.

 

 

 

 

 

Quei figli di papà in via Arenula

 


 

La prelazione spettava all’Udeur, ma l’acquisto vantaggioso nel cuore di Roma lo fanno Elio e Pellegrino Mastella  Il motto dell’Udeur è ‘la famiglia prima di tutto’. Clemente Mastella lo ha applicato alla lettera quando si è trovato di fronte a una grande occasione: acquistare a un ottimo prezzo l’appartamento che ospita la redazione del giornale del partito. Invece di intestare tutto all’Udeur, il segretario ha preferito far comprare alla società dei figli, Elio e Pellegrino. Permettendo loro un vero affarone. Se vendessero oggi potrebbero incassare una plusvalenza da un milione di euro.

 

Tutto inizia il 7 aprile del 2005 quando il consorzio che cura le vendite dell’Inail scrive all’Udeur, in qualità di inquilino, per offrirgli di acquistare l’appartamento dove ha sede il giornale del partito al prezzo di un milione e 452 mila euro più Iva. Prendere o lasciare. Mastella prende e fa bene. Stiamo parlando del quarto piano di Largo Arenula 34, pienissimo centro con affaccio su Largo Argentina. Un appartamento quasi identico, al primo piano dello stesso stabile, è stato ceduto nel 2006 dall’Inail a 1,4 milioni ed è stato rivenduto nel 2007 per 2 milioni e 350 mila più 100 mila euro di commissioni. La letterina che offre l’acquisto all’Udeur equivale a un assegno circolare che andrebbe incassato subito.

 

La prelazione spetta al partito, che è intestatario del contratto di locazione. Stranamente invece l’Udeur comincia un balletto di sigle e lettere. Prima sembra che acquisti ‘Il Campanile nuovo’ la cooperativa che edita il giornale. Poi invece acquista la società ‘Il campanile Srl’. Tra le due c’è una bella differenza. Nel lontano 2001 anche ‘Il campanile Srl’ era la casa editrice del quotidiano ma ora, a dispetto del nome, è diventata qualcosa di ben diverso. Dopo aver incassato 480 mila euro di contributi per coprire i costi affrontati per il quotidiano nel 2000-2001, ha ceduto il campo alla cooperativa, come vuole la nuova legge.

 

La srl ‘Il campanile’ sembrava destinata alla rottamazione quando Clemente Mastella la ricicla per comprare l’appartamento di largo Arenula. L’atto doveva essere fatto entro ottobre del 2005 ma prima di firmare il segretario cambia opportunamente i connotati alla società. Il Campanile, diventa una società della sua famiglia. Prima era intestata a Tancredi Cimmino, l’ex tesoriere che nell’aprile del 2006 si candida con Di Pietro e viene trombato. Dopo le elezioni, nel maggio del 2006, Cimmino cede tutto a Clemente Mastella (che già aveva un 10 per cento della società).

 

Pochi giorni dopo il ministro della Giustizia gira le quote ai figli, Pellegrino ed Elio. Ora tutto è pronto per il grande acquisto. Il 10 luglio 2006 finalmente la società dei Mastella compra l’appartamento al quarto piano. Non basta. La srl cambia oggetto e si trasforma da semplice società editrice in azienda a tutto campo che può occuparsi di giornali ma anche di acquisizioni immobiliari, pubblicità, import-export, ristrutturazione di casali, attività turistiche e finanziarie. Poi muta anche il nome: ora si chiama ‘Servizi e Sviluppo’. Una volta acquisita la sede, addio Campanile.

 

Oggi i figli di Mastella sono proprietari dell’appartamento e il giornale (che aveva più diritto di loro a comprare) è solo l’inquilino. Alla fine di questo giro tortuoso sono due le cose che sorprendono: una società finanziata dallo Stato con 480 mila euro nel biennio 2000-2001 per editare la testata del partito è diventata nel 2006 l’immobiliare privata dei figli del leader, scavalcando ogni distinzione tra interessi pubblici e affari privati che, anche in un partito a conduzione familiare, dovrebbe restare sacra. Inoltre la società di Pellegrino ed Elio ha fatto l’affare della sua vita grazie alla rinuncia del partito di papà a esercitare un suo diritto.

 

“Non c’è nulla di strano”, dice il tesoriere dell’Udeur Pierpaolo Sganga, “l’acquisto è stato fatto senza alcuno sconto e senza alcun favoritismo, seguendo rigorosamente le procedure stabilite”. Sganga annuncia che il partito sta per concludere un secondo colpo, ancora più grande, nello stesso palazzo. Anche i due appartamenti del secondo piano che ospitano la sede nazionale dell’Udeur presto saranno venduti all’inquilino. Un affarone che vale il doppio di quello già concluso: sono 21 vani contro i 9 dell’appartamento del quarto piano. Stavolta chi comprerà? Dalle carte depositate in conservatoria spunta una lettera dell’Inail del 2005 nella quale l’ente riconosce la prelazione per questi appartamenti, come per quello già venduto, alla solita società ‘Il campanile Srl’ oggi ‘Servizi e Sviluppo’ dei Mastella. A ‘L’espresso’ il tesoriere Sganga giura: “Comprerà l’Udeur”.

 

M. L.

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