Nine Eleven September 11, 2001 09:00 AM NY – 03:00 PM Rome

2001
 

New York Nine Eleven

September 11, 2001

09:00 AM NY   

 03:00 PM Rome

Per non dimenticare: May God Bless US All, with so much love!

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Vi rimetto alcune considerazioni finanziarie ( quelle di dolore ciascuno di noi le ha nel cuore e non sono razionalizzabili ed esternabili agilmente) del tempo utili nel loro cinismo del business per rivivere e ricordare per sempre l’atrocita’ subita dal Popolo americano:

2001

Memoria storica:

Livelli pre e post nine eleven dieci giorni dopo la prima riapertura:

·         10 SETTEMBRE  2001 : Nasdaq a 1.695    Il Dow Jones a 9605.136    L’S&P 500 a 1.092

·         21 SETTEMBRE  2001 : Nasdaq a 1.423    Il Dow Jones a 8235.136    L’S&P 500 a    965

Nasdaq               -16,0 %        DOPO il -8,3% DEL 1 GIORNO POST ATTENTATI

Dow Jones          -14,0 %        DOPO il -7,3% DEL 1 GIORNO POST ATTENTATI

S&P 500              -11,6 %        DOPO il -5,5% DEL 1 GIORNO POST ATTENTATI

Il Dow Jones Industrial Average ha chiuso la settimana successiva all’attacco a quota 8.235,81 e perso complessivamente il 14,25%, registrando la sua peggiore perdita settimanale degli ultimi 61 anni, mentre il Nasdaq e’ calato del 16% per terminare a 1423,17 e l’ S&P 500 e’ calato del 11.6%  a 965.

Un paragone classico è quello con Pearl Harbor: Il primo giorno di contrattazioni dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941, il Dow Jones Industrial Average e’ sceso del 4,4% per poi perdere un ulteriore 11% nei quattro mesi successivi. Il Dow ha pero’ recuperato il 20% nel 1942 e ha poi raddoppiato i propri livelli nei tre anni successivi. Un investitore che avesse acquistato blue chip americane subito dopo il bombardamento e le avesse tenute fino alla fine del 1945, avrebbe guadagnato oltre il 25% annuo.

L’esperienza dimostra che i mercati tendono a stabilizzarsi dopo la prima settimana di volatilita’ seguente eventi straordinari. In generale e’ incredibile quanto poco impatto abbiano avuto sui titoli azionari americani.

Anche la crisi cubana iniziata il 23 agosto 1962 ha spinto immediatamente il Dow a -9,4%, ma due mesi dopo l’indice guadagnava il 21,3%.

Il 21 novembre 1963, giorno dell’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, il listino S&P 500 ebbe una perdita momentanea, per poi impennarsi un anno dopo guadagnando un ottimo 24%, il Dow Jones e’ sceso del 2,9% , ma si e’ poi ripreso del 4,5% il giorno seguente e ha continuato a salire, guadagnando il 25% nei 12 mesi successivi.

Nei due mesi dopo l’invasione Irachena al Kuwait del 2 agosto 1990 i titoli azionari sono scesi del 14%, ma hanno poi guadagnato il 31% nel 1991.

Alla notizia dell’inizio della guerra del Golfo del 24 dicembre 1990 il Dow Jones ha perso il 4,3%, ma due mesi dopo ha ripreso il 19,8%.

Anche nel precedente attacco terroristico al World Trade Center del 26 febbraio 1993 il Dow e’ sceso del 2,8% nella prima giornata di contrattazione, per guadagnare il 2,7% dopo tre settimane e l’8,4% dopo due mesi. Nei 12 mesi seguenti l’attacco i titoli azionari sono cresciuti del 13,7%.

La borsa americana ha storicamente reagito in maniera positiva ad attacchi terroristici, come l’attentato a John Fitzgerald Kennedy nel ’62. La storia insegna che dopo eventi traumatici i mercati naturalmente cadono in misura consistente ma hanno tendenza a riprendersi in seguito. Tuttavia oggi si dovra’ affrontare il problema di sostituire (cosa molto difficile) un’intera classe dirigenziale, migliaia di persone che erano ai vertici delle maggiori societa’ americane, la storia insegna che nessuno e’ insostituibile se singolarmente considerato, l’analisi cambia totalmente profilo se trattasi di dover sostituire contemporaneamente tutti gli ingranaggi di un prezioso orologio.

Tuttavia il paragone con le guerre classiche è azzardato. La reazione degli Stati Uniti al terrorismo, a differenza della seconda guerra mondiale, difficilmente potrà tradursi in un massiccio programma di riarmo con effetti “keynesiani” di sostegno agli investimenti e ai consumi interni, in cio’ ammortizzando gli effetti della tragedia sui consumi e attività industriale che aggravano la recessione già in atto.

Verso la fine del 1997, quando la Corea del Sud si trovo’ improvvisamente in crisi economica, ci fu una grande ondata di patriottismo. Le donne offrirono al governo i propri gioielli d’ oro per aiutare a ricostruire le riserve ormai svanite in valuta estera; milioni di persone ridussero le spese personali, pensando che fosse irresponsabile acquistare per se’ stessi beni di lusso in un momento in cui il pease era in pericolo. Naturalmente, questa volonta’ di sacrificarsi per il bene nazionale non fece che peggiorare le cose: il crollo della spesa al consumo fu uno dei fattori che spinse la Corea del Sud in un’ orribile recessione. Fino a ora gli effetti economici dell’ attacco terroristico assomigliano molto poco a quelli che di solito associamo alla guerra e molto, invece, agli effetti che si ebbero durante quella crisi finanziaria asiatica (del 1997 fine, inizio 1998).

Quindi, qual e’ la soluzione? Sono stati fatti alcuni sforzi per convincere gli americani che fosse loro dovere patriottico spendere denaro, ma e’ comprensibile che possa non funzionare, va troppo contro la natura umana, contro il sentimento che la tragedia richiede sacrificio piuttosto che celebrazioni e banchetti. Tutti coloro che hanno patriotticamente acquistato azioni la scorsa settimana sono rimasti intrappolati in un crollo del mercato che ha spazzato via oltre $1.000 miliardi di ricchezza (2.000 milioni di miliardi di lire). Questo, quindi, non e’ il tipo di problema che puo’ essere risolto con il volontariato dell’ azione. Sta al governo fare in modo che il dolore e il nervosismo dell’ America non si trasformino in un disastro economico. Un passo importante sarebbe accelerare il flusso di spesa del governo verso l’ economia. Una delle lezioni della crisi asiatica, e’ stata che “Keynes e’ vivo e vegeto”, e cioe’ l’ aumento della spesa del governo aiuta l’ economia. E la spesa aggiuntiva che ne risultera’ come conseguenza dell’attacco dara’ all’ economia Usa un aiuto significativo.

Alan Greenspan ha ammonito tutti dicendo che “e’ molto piu’ importante fare le cose giuste che farle velocemente”. Se vuol dire che e’ molto importante non rispondere alla debolezza dell’ economia con un cosidetto pacchetto di stimolo che assicuri un altro round di riduzioni fiscali permanenti, allora ha ragione. Il rischio per l’ economia e’ che il peggioramento delle prospettive di budget nel lungo termine faccia salire i tassi d’interesse (cioe’ il pericolo e’ che il recupero ispirato da una politica di abbassamento della pressione fiscale potrebbe portare a conseguenze spiacevoli, come un aumento degli interessi a lungo termine o un balzo dell’inflazione) e cio’ e’ l’ultima cosa di cui gli Stati Uniti hanno bisogno. Con il calo del prezzo delle azioni, l’incertezza crescente porterà le famiglie a risparmiare di più e le industrie a investire di meno: da qui il dubbio che l’economia possa riprendersi presto. In termini di azione immediata, pero’, potrebbe essere piu’ importante che il denaro gia’ predisposto sia speso velocemente, piuttosto che speso bene. Un pensiero ottimista, per concludere: la recessione della Corea del Sud duro’ meno di un anno; per il 1999 l’economia coreana si era gia’ ripresa velocemente. L’ America dovrebbe essere in grado di fare meglio.

Greenspan, la Fed, ha suggerito al governo di non affrettarsi a preparare un pacchetto economico troppo robusto per reagire al devastante attacco terroristico visto che ci vorra’ tempo per accertare l’impatto dell’attentato sull’economia americana. Il Governo, infatti, nell’intento di iniettare denaro nelle mani delle societa’ e dei consumatori per combattere la recessione, sta preparando velocemente una manovra che consiste in un taglio delle tasse complessivo dagli $80 ai $100 miliardi che potrebbe entrare in vigore nelle prossime settimane. L’avanzo di Bilancio e’ pari a $121 miliardi nell’anno fiscale in corso, rispetto ai $236 miliardi dell’anno passato. I $304 miliardi di surplus previsti in primavera per l’anno prossimo sono stati ridotti a $176 miliardi, ma in gran parte saranno spesi per pagare l’azione militare, le operazioni di ricostruzione e gli aiuti approvati per far fronte all’attacco terroristico dell’11 settembre, nonche’ per stimolare l’economia (altri $110 miliardi). Un’analisi ha concluso che il bilancio federale sara’ di $2 mila miliardi per l’anno prossimo e potrebbe avere ottimisticamente un disavanzo di $8 miliardi e pessimisticamente uno di $70 miliardi. Goldman Sachs anticipa per l’anno prossimo un deficit di $25 miliardi, possibilmente piu’ alto, quando l’economia si indebolisce, infatti, la disoccupazione cresce, le entrate governative derivanti dalle tasse sul reddito e dalle tasse aziendali diminuiscono e allo stesso tempo aumentano le spese del governo per i sussidi.

La Securities and Exchange Commission (Sec)- la Consob americana – ha varato una lunga serie di norme eccezionali per prevenire il crollo a seguito dell’attentato dell’11 settembre.

  • La più significativa è la sospensione delle regole normali sui “buybacks”, cioè le operazioni attraverso cui una societa` acquista azioni proprie sul mercato. La Sec ha annullato cioe’ ogni limite quantitativo ai riacquisti, (per almeno 10 giorni sara’ sospesa ad esempio la regola che proibisce alle societa’ di acquistare i propri titoli durante la prima e l’ultima mezz’ora delle contrattazioni e le aziende potranno anche aumentare l’acquisto giornaliero del proprio titolo al 100% del volume medio giornaliero del mese precedente – contro il 25% concesso generalmente) dando un segnale di via libera per un intervento concertato di tutto il grande capitalismo americano a sostegno della Borsa. I riacquisti daranno liquidità al mercato, scongiurando il rischio che vi siano squilibri paurosi tra i volumi di vendite e gli acquisti. L’efficacia dei buyback fu dimostrata, sia pure in contingenze molto meno drammatiche, il 27 ottobre 1997 quando l’indice Dow Jones perse 554 punti. L’indomani l’Ibm lanciò tutto il suo peso sul mercato annunciando il riacquisto di 3,5 miliardi di dollari di azioni proprie e l’indice generale della Borsa rimbalzò di 337 punti. Questa volta la mobilitazione dei pesi massimi del capitalismo americano – decisi a non darla vinta al terrorismo e a prevenire un crac finanziario – dovrebbe raggiungere dimensioni mai viste. Il primo annuncio è venuto dalla Silicon Valley, dove la Cisco ha dichiarato che riacquisterà tre miliardi di dollari di azioni proprie; immediatamente altre venti grandi società sono uscite allo scoperto annunciando piani simili.
  • Con un altro provvedimento d’emergenza la Sec ha consentito ai fondi comuni d’investimento (ovvero gli investitori istituzionali) di chiedere prestiti alle banche madri (operazione normalmente proibita) per poter fronteggiare le domande di riscatto dei piccoli risparmiatori senza essere costretti a vendere azioni in Borsa. Si vuole disinnescare così un’altro pericolo, quello di massicci ordini di vendite dagli investitori istituzionali costretti a liquidare i portafogli azionari di fronte alla fuga dei clienti. Pero’ dai fondi e dagli investitori istituzionali esteri certamente verra’ una gran quantita’ di vendite sui mercati (arabi in primis per paura del congelamento dei beni), fondi esteri che detengono circa $7.700 miliardi in titoli e obbligazioni negli USA.
  • Alcune banche d’affari vogliono aderire al fronte impegnato nella difesa “patriottica” della Borsa: limiteranno le possibilità di vendite allo scoperto (short sellers) da parte degli hedge fund, i fondi più tipicamente speculativi. Il suggerimento di proibire le vendite short – in cui si prendono a prestito titoli con l’intenzione di riacquistarli a prezzi inferiori per restituirli, speculando sulla previsione che il titolo scenda, non verra’ ascoltato da tutti.
  • gli insider potranno poi acquistare liberamente, senza il vincolo di dover attendere sei mesi prima del riacquisto, pena la restituzione dei profitti.
  • La SEC ha anche permesso alle societa’ contabili di seguire i libri delle aziende di cui certificano il bilancio per aiutarle a ricostruire le informazioni perse durante l’attacco terroristico di martedi’.
  • Per sostenere l’attività economica sono stati adottati una serie di interventi concertati da tutte le banche centrali per stabilizzare i cambi  (interventi che sono gia’ stati posti in essere, $ 50 miliardi ciascuno UE/USA, + $ 40 miliardi (e’ lo stanziamento USA per sostenere la ripresa dal disastro della citta’ di NY), + $ 15 miliardi (e’ lo stanziamento USA per sostenere la ripresa dal disastro delle Compagnie Aeree), + $ 70 miliardi (e’ lo stanziamento USA per sostenere la ripresa dal disastro dell’economia in generale), + $81 miliardi di liquidita’ immessi nei mercati per prevenire che le banche rimanessero all’asciutto e per sostenere la ripresa delle aziende. Come detto la Federal Reserve americana e la Banca centrale europea sono tornate in azione mettendo in atto un accordo cosiddetto di swap della portata di 50 miliardi di dollari, cioè poco meno di 107.000 miliardi di lire, una mossa al limite dell’interventismo per l’istituzione liberista per eccellenza, ma quanto sta avvenendo nel mondo in questi giorni la giustifica in pieno. Alle banche serve quanta più liquidità possibile per tenere in palla i mercati. Accordo di swap: L’operazione consiste in questo: la Fed mette a disposizione delle banche europee (che per le loro attività economiche negli Stati Uniti sono a corto di liquidità in dollari) la somma in questione. In cambio la Bce offre alla Fed una cifra analoga in euro. In questo modo le esigenze di denaro circolante negli Usa potranno, nei prossimi trenta giorni, essere soddisfatte senza alterare in modo traumatico il cambio tra le due valute.

Ma queste sono operazioni che possono produrre effetti solo sul piano finanziario e monetario. Gli attacchi a New York e Washington non potranno invece non pesare notevolmente soprattutto sull’economia reale.

I settori più colpiti sono e saranno :

1.  le compagnie aeree ( perdite stimabili, di fatturato e costi relativi agli attentati terroristici negli USA, secondo la IATA-International Air Transport Association, prossime a $ 5 miliardi per l’anno in corso, L’industria aerea ha margini molto ridotti, considerando il costo dei velivoli (tra $50 milioni e $250 milioni l’uno), della manutenzione e del personale, e di solito le compagnie aeree devono volare al 65% di capacita’ per poter andare in pareggio, anche nel migliore degli anni solo il 75%-80% dei posti disponibili e’ venduto, le compagnie aeree americane hanno un debito collettivo di $26,1 miliardi e alla fine di giugno le nove principali societa’ contavano solo $9,4 miliardi di liquidita’, ora poiche’ il costo giornaliero USA quando gli aerei sono a terra si aggira attorno a $210 milioni, cio’ significa liquidita’ per soli 45 giorni. Continental prevede per varie settimane fatturati dimezzati e, nonostante la riduzione del 20% dei costi, perdite di $200 milioni al mese. La compagnia aerea – tra le maggiori la sola insieme con Southwest Airlines a registrare utili nei primi sei mesi dell’anno – pensa di dover dichiarare bancarotta prima della fine di ottobre),i finanziari (nel lungo termine e’ possibile un rallentamento dell’attivita’ d’investimento in particolare dovuta al calo della fiducia dei consumatori);

2. gli assicurativi (I costi del settore assicurativo dovrebbero facilmente superare quelli delle rivolte di Los Angeles del 1992, finora considerato il piu’ costoso disastro americano, la distruzione del WTC portera’ con se’ costi assicurativi di $10 miliardi – $15 miliardi);

3. le societa’ di spedizioni (perdite subite da Federal Express e DHL a causa della sospensione dei voli);

4. le catene alberghiere (a causa del rallentamento dei viaggi);

5. l’entertainment, divertimenti e tutti i titoli di beni di consumo non di prima necessita’, il lusso, auto. La gente avra’ paura di andare nei luoghi pubblici nei prossimi giorni e penso che i consumatori non si recheranno nelle concessionarie di macchine almeno per un po’. Questo, ovviamente, sara’ la causa del declino della spesa al consumo.

Al contrario ci saranno delle prospettive positive per:

1. la produzione militare e dei servizi e sistemi di sicurezza legati alla sicurezza personale per proteggere dipendenti, dirigenti e uffici;

2. infrastrutture di rete a fibra ottica, telecomunicazioni;

3. i titoli delle costruzioni, del cemento;

4. biotecnologia, sanita’, farmaceutici e beni di prima necessita’.

E’ cinico e impietoso dirlo, ma è probabile che questa tragedia aiuti l’America a uscire dalla recessione, o rallentamento che dir si voglia: si assumerà di nuovo, si dovrà costruire, si dovrà tornare a crescere.

6 TEMI CARDINE DEL TREND dall’ 11 settembre:  Sono 6 i temi che hanno influenzato l’economia e i mercati nel breve termine:

1) Gli effetti della tragedia hanno fatto precipitare l’economia in recessione.

2) Un importante rimbalzo tecnico dell’economia e dei mercati e’ avvenuto.

3) Un rimbalzo dell’economia e dei mercati probabilmente si sviluppera’ in modo simile a quello che c’e’ stato durante la guerra del golfo. Ricordo che il mercato azionario era crollato del 20% durante quella crisi, ma che poi aveva cominciato un rimbalzo molto forte quando fu chiaro che gli Stati Uniti e gli alleati avevano vinto la guerra.

4) Gli effetti negativi sul benessere dovuti alla debolezza dei mercati azionari sono stati inaspriti dall’ulteriore declino dei prezzi delle azioni che ha preceduto il rimbalzo degli ultimi 2 mesi. C’e’ un lunga lista di effetti negativi per l’economia dovuti alla tragedia:

·         La fiducia dei consumatori e’ scesa;

·         La propensione al risparmio e’ cresciuta e la popolazione si è concentrata sui consumi primari;

·         Il turismo è crollato;

·         La spesa per il tempo libero e’ stata ridotta;

·         I consumatori staranno di piu’ a casa a guardare la TV per seguire gli sviluppi della crisi;

·         Le catene di fornitura saranno rallentate ancora per un periodo di 6 mesi.

5) Ci sono numerosi controbilanciamenti di questi effetti negativi: La Fed ha aggiunto un ammontare di liquidita’ senza precedenti al sistema bancario, portando i tassi di interesse a breve termine al livello piu’ basso da molti decenni.Il congresso ha gia’ approvato $40 miliardi di spese supplementari.Si sta accumulando una domanda repressa per beni e servizi.Le imprese americane stanno per dare una serie di notizie negative sul loro terzo e quarto trimestre, producendo un effetto “lavabo”.

6) Il grande risentimento mondiale rende piu’ probabile che l’attuale crisi si risolva con una vittoria degli Stati Uniti. A quel punto, l’economia e i mercati cominceranno il forte rimbalzo.

CONCLUSIONE  Nel breve termine, credo che tale tragedia abbia sicuramente cambiato l’atteggiamento generale del consumatore verso l’economia. Ma, come accadde dopo la guerra del Golfo, quando la crisi sara’ assorbita a livello globale, gli americani riacquisteranno fiducia nei mercati, rendendo l’economia USA piu’ forte che mai.

Di seguito troverete i livelli di chiusura degli ultimi 5 anni a dicembre, nonche’ alcuni livelli indicativi dei 3 maggiori indici americani dallo scoppio della bolla nel 2000  ad oggi, compresi i livelli pre e post nine eleven dieci giorni dopo all prima riapertura:

Livelli di chiusura degli ultimi 6 anni al 31 di  dicembre, tranne che per l’anno 2000 per il quale riportero’ anche i massimi dell’anno, e del decennio, rappresentando  proprio il 2000  l’anno nel quale dalle stelle si passo’ alle stalle, ovvero l’inizio dello scoppio della bolla sulla tecnologia che ebbe estensione su tutto il mercato:

·         2000 : Nasdaq a 5.060 (10 marzo) Il Dow Jones a 11.582   (13 gennaio)   L’S&P 5001.527 (27 marzo)  SOX Philadelphia Semiconductor Index 1,290  

·         2000 : Nasdaq a 2.407     Il Dow Jones a 10.400    L’S&P 5001.270  SOX 540  

·         2001 : Nasdaq a 1.984    Il Dow Jones a 10.136    L’S&P 5001.161

·         2002Nasdaq a 1.335    Il Dow Jones a   8.341    L’S&P 500   879

·         2003 : Nasdaq a 2.003    Il Dow Jones a 10.453    L’S&P 5001.111

·         2004 : Nasdaq a 2.175    Il Dow Jones a 10.783    L’S&P 5001.211
SOX Index 433.00 

·         2005 : Nasdaq a 2.205    Il Dow Jones a 10.717    L’S&P 5001.248
SOX Index 479.40  

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