Correlazione tra il Prezzo delle case ed i consumi

 

Correlazione tra il Prezzo delle case ed i consumi

 

Economia che rallenta e rischi di inflazione: sull’economia americana ombre di stagflazione

 

Il margine per Ben Bernanke è molto stretto

 

IL testo riprodotto è “tratto dal sito”  

 

www.lavoce.info

 

 

 

 

Tavola 1. Correlazione tra variazione dei prezzi delle case e consumo

 

HOME_PRICES_3_Correlazione tra variazione dei prezzi delle case e consumo

 

Figura 2. Correlazione tra variazione dei prezzi delle case e consumo a seconda di (1 tipologia di mutuo fisso/variabile, o (2 capacità di estrarre liquidità dal valore della casa home equità release

HOME_PRICES_4_Correlazione tra variazione dei prezzi delle case e consumo a seconda del tipologia di mutuo_fisso variabile_o home equità release

 

La figura 1 mostra la correlazione (cioè una misura statistica di quanto due grandezze tendono a muoversi in sintonia) tra variazioni cicliche dei prezzi delle case e consumi privati. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi in cui la correlazione è positiva (quando i prezzi delle case salgono, i consumi salgono a loro volta) e più ampia in valore assoluto. Il che vuol dire anche che, simmetricamente, tendenze al ribasso dei prezzi delle case sono mediamente associate a tendenze cicliche al ribasso dei consumi. Un altro aspetto interessante è che la correlazione sembra più forte in quei paesi come Regno Unito, Spagna, e Stati Uniti appunto, in cui i mercati dei mutui immobiliari sono più liberalizzati, nei quali cioè un ventaglio più ampio di strumenti finanziari permette con maggiore facilità l’accesso all’indebitamento. Il Regno Unito è un caso scuola sotto questo aspetto, e infatti la Banca di Inghilterra tradizionalmente riserva un occhio di riguardo all’andamento del mercato immobiliare.

 

La figura 2 mostra la correlazione ciclica tra variazione dei prezzi immobiliari e variazione dei consumi è mediamente più alta in quei paesi in cui esiste una prevalenza di mutui a tasso variabile e in cui la capacità di “estrarre liquidità” dalla propria casa è più ampia (home equity release). Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno visto una esplosione di mutui a tasso variabile, e soprattutto un moltiplicarsi della capacità di estrarre liquidità dall’incremento di valore della propria casa, per esempio, per indebitarsi ulteriormente e acquistare una macchina o un televisore al plasma.

 

Per avere un impatto sulle decisioni di spesa e investimento di famiglie e imprese, una variazione dei tassi di interesse a breve (per esempio il tasso sui Fed Funds a cui le banche si prestano soldi nel breve periodo) deve avere un effetto sui tassi di interesse a lungo termine, che sono quelli effettivamente rilevanti per le decisioni di consumo e investimento. Tipicamente, quando la banca centrale abbassa i tassi a breve, anche i tassi a lungo termine si muovono in sintonia. Eppure questo non si è verificato, anzi, anzi, i tassi a lungo termine sono mediamente saliti.

 

Dopo l’abbassamento dei tassi la curva dei rendimenti si è innalzata, cioè i rendimenti sui titoli del Tesoro a varia scadenza sono mediamente aumentati. Se la tendenza dovesse confermarsi, avremmo due effetti:

 

  • Da un lato, non ci sarebbe un nuovo impulso alla domanda di mutui: forse una novità positiva per coloro che non vogliono che la Fed continui a ratificare i recenti eccessi di indebitamento dell’economia privata.

  • Dall’altro lato, però, l’effetto di stimolo all’economia dato dall’abbassamento dei tassi sarebbe praticamente nullo. In tal caso, la mossa della Fed avrebbe un valore puramente segnaletico e tranquillizzante, ma non molto diverso dalla decisione di agosto, molto discussa, di muovere il cosiddetto discount rate, cioè il tasso a cui la Fed presta i soldi alle banche in caso di difficoltà.

 

 

Che cosa spiega il sorprendente rialzo dei tassi a lungo termine? Essenzialmente un incremento nel rischio percepito di inflazione. Di fatto, i mercati si aspettano che le mosse attuali della Fed, in concomitanza con un forte rialzo del prezzo del petrolio, alimentino pressioni inflazionistiche in futuro. E quindi costringano presto la Fed a rivedere la propria strategia di discesa dei tassi. Come si vede, il margine per Ben Bernanke è molto stretto. Economia che rallenta e rischi di inflazione: sull’economia americana si allungano forse ombre di stagflazione.

 

Marco Montanari

 

 

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