Global Foreign Direct Investment (FDI) inflows

Global Foreign Direct Investment (FDI) inflows

Investimenti Diretti Esteri in entrata a livello globale  (IDE)

 

World Investment Report dell’Onu  – Unctad (United Nations Conference on Trade and Development)

a cura dell’ICE di New York

 

Il rapporto annuale della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo

 

 

 

The World Investment Report


16 October 2007 

 

Pubblicazione

2007

Riferimento dati

2006

 


Description: Transnational corporations in extractive industries will be the topic of the 2007 World Investment Report

 

Related sites:

 

http://www.unctad.org

 

www.unctad.org/wir

 

 

Table. FDI inflows, by host region and major host economy, 2000-2006 (Billions of dollars)

Global Foreign Direct Investment (FDI)_IDE_TOP_0_2006 PUB 2007

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Secondo l’Unctad lo sviluppo dei flussi mondiali di investimenti esteri diretti è dovuto in parte all’aumento dei profitti delle imprese in tutto il mondo e al conseguente aumento del valore delle azioni che ha accresciuto l’entità delle fusioni-acquisizioni internazionali. La quota di queste operazioni nel totale degli investimenti esteri è rimasta consistente, scrive l’Unctad aggiungendo inoltre che ad essere aumentati sono stati comunque anche gli impegni finanziari nella creazione di capacità, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

 

Circa il 30% degli investimenti esteri mondiali sono derivati dagli utili reinvestiti, una percentuale che sale al 50% nei paesi in via di sviluppo.

Lo sviluppo dei flussi mondiali di investimenti esteri è legato al fenomeno delle fusioni-acquisizioni internazionali. Il voluminoso rapporto dell’Unctad, sottolinea poi il ruolo sempre più importante dei fondi di Private Equity ed altri fondi collettivi di investimento nelle fusioni-acquisizioni a livello mondiale e si interroga sul loro impatto, dato che si tratta spesso di investimenti a breve termine

 

 

Nel 2006, gli Investimenti Diretti Esteri in entrata a livello globale (IDE), Global Foreign Direct Investment (FDI) inflows sono cresciuti nel mondo di oltre il +38.0%, raggiungendo i 1.306 miliardi di dollari, cifra che sfiora il record raggiunto nel 2000 (1.411 miliardi di dollari ), da 946,0 miliardi di dollari nel 2005. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita e le previsioni per il 2007 indicano un’ulteriore incremento. Nel 2005 Global Foreign Direct Investment (FDI) inflows gli Investimenti Diretti Esteri in entrata a livello globale (IDE), erano cresciuti del +29% a $946.0 billion , grazie anche ai profitti delle aziende statunitensi e delle maggiori potenze economiche a livello mondiale che hanno generato una forte liquidita’, laddove le esportazioni a livello mondiale avevano raggiunto i $10 trillion, con una crescita –sempre nel 2005 – pari al +13%.

 

L’aumento è stato generale poiché ha riguardato i Paesi sviluppati, i Paesi in via di sviluppo e i Paesi ‘in transizione’ (The transition economies of South-East Europe + The Commonwealth of Independent States-CIS) che hanno registrato livelli record rispettivamente 379 miliardi di dollari e 69 miliardi di dollari:

  • Developed countries ($857.5 billion +45.26% da $590.3 billion nel 2005) = Europe $566.4 billion , Japan -$6.5 billion , U.S. $175.4 billion ,  Other developed countries $122.2 billion;

  • Developing countries ($379.1 billion +20.61% da $314.3 billion nel 2005);

  • The transition economies of South-East Europe + The Commonwealth of Independent States-CIS ($69.2 billion +67.96% da $41.2 billion nel 2005);

  • The transition economies of South-East Europe ($26.3 billion +74.17% da $15.1 billion nel 2005);

  • The Commonwealth of Independent States (CIS) ($42.9 billion +65.0% da $26 billion nel 2005);

 

 

 

 

  • Stati Uniti  ($175.4 billion +73.66% da $101 billion nel 2005) sono tornati l’anno scorso il primo Paese di destinazione degli investimenti stranieri (13,43% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Regno Unito ($139.5 billion -27.94% da $193.6 billion nel 2005) (10,68% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Francia ($81.07 billion +0.01% da $81.06 billion nel 2005) (6,2% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Belgio ($71.9 billion +112.09% da $33.9 billion nel 2005) grazie soprattutto all’operazione Arcelor-Mittal) (5,50% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Cina ($69.5 billion -4.0% da $72.4 billion nel 2005) (5,32% del totale 1.306 miliardi di dollari), un leggero calo, per la prima volta in sette anni;

  • Canada ($69.0 billion +138.7% da $28.9 billion nel 2005) (5,28% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Hong Kong – Cina ($43.0 billion +22.85% da $35.0 billion nel 2005) (3,29% del totale 1.306 miliardi di dollari), un leggero calo, per la prima volta in sette anni;

  • Germania ($42.8 billion +19.55% da $35.8 billion nel 2005) (3,27% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Italia ($39.15 billion +96.73% da $19.9 billion nel 2005) (2,99% del totale 1.306 miliardi di dollari). Tuttavia ha osservato un esperto dell’Unctad – in Italia, soprattutto rispetto ad altri Paesi come la Francia e l’Inghilterra, il “volume resta basso. Inoltre, buona parte dell’aumento è dovuto all’acquisizione di banche italiane, come la Bnl rilevata da Bnp Paribas (Francia) per 11,87 miliardi di dollari e Antoveneta acquistata da Abn Amro (Olanda) per 4,54 miliardi di dollari. In altri settori, l’aumento di investimenti esteri è stato modesto”. Nonostante il miglioramento, anche nel 2006 il Ranking peggiora:

    • Ranking Inflows – Inward FDI Performance Index vede l’Italia collocata solo al 106° posto in graduatoria mondiale dal 112° del 2005

    • Ranking Inflows – Inward FDI Potential Index vede l’Italia collocata solo al 29° posto in graduatoria mondiale dal 29° del 2005.

    • Ranking Inflows – Outward FDI Performance Index vede l’Italia collocata solo al 29° posto in graduatoria mondiale dal 35° del 2005.
  • Luxembourg ($29.3 billion +306.9% da $7.2 billion nel 2005) (2,24% del totale 1.306 miliardi di dollari).

  • Svezia ($27.2 billion +169.3% da $10.1 billion nel 2005) (2,08% del totale 1.306 miliardi di dollari),

  • Switzerland ($25.0 billion +198.3% da $1.2 billion nel 2005) (1,91% del totale 1.306 miliardi di dollari);

  • Spagna ($20.0 billion -20.0% da $25.0 billion nel 2005) (1,53% del totale 1.306 miliardi di dollari);

     

 

 

 

 

La graduatoria 2006 dei paesi che hanno più investito all’estero

 

 

Global foreign direct investment (FDI) ouflows amounted to $1,216 billion in 2006, rising more than +45.28% over the previous year at  $837 billion. L’Italia é 11° con 42 miliardi di dollari, stabile rispetto al 2005. I

n Europa,  l’Unctad sottolinea come le imprese spagnole (ad esempio Telefonica e Ferrovial) abbiano realizzato numerose acquisizioni all’estero. La graduatoria 2006 dei paesi che hanno più investito all’estero è guidata dagli

 

  • Usa (216,6 miliardi di dollari)

  • Francia (115)

  • Spagna (89,6)

  • Switzerland (81)

  • UK (79,4)
  • Germania (79)

  • Belgio (63)

  • Japan (50,26)

  • Canada (45)

  • Hong Kong – China (44)

  • Italia (42)

 

 

 

Role of transnational corporations (TNCs) in the extraction of oil, gas, and metal minerals

 

172 MEGAFUSIONI 2006, PRIMA ARCELOR-MITTAL – Sono 172 le ‘megatransazioni’ dal valore superiore a un miliardo di dollari verificatesi nel 2006, per un valore pari a quasi due-terzi del totale delle operazioni di fusione-acquisizione attuate a livello internazionale. La classifica 2006 delle ‘megatransazioni’ è guidata dall’operazione

 

  • Arcelor-Mittal (acciaio), per un valore di 32,2 miliardi di dollari, seguita

  • dall’acquisizione da parte della spagnola Telefonica della britannica O2 (31,7 miliardi).

  • Ma tra le grandi transazioni sono numerose anche quelle che hanno interessato l’Italia. Tra queste, le operazioni Bnl/Bnp e Abn/Antoveneta, l’acquisizione di Gtech da parte di Lottomatica, le operazione Avio/Cinven Group e Wind/Weather Investment.

 

 

 

La classifica delle 100 principali multinazionali non finanziare è guidata da

  • General Electric (Usa), seguita da

  • Vodafone (Gb),

  • General Motor (Usa) e

  • British Petroleum Company.

  • La prima italiana è Eni (29), seguita da Telecom Italia Spa (31) e Fiat Spa (33).

 

ITALIA RADDOPPIATI INVESTIMENTI ESTERI MA STABILI QUELLI IN USCITA 

 

 

L’Italia non e’ appetibile per gli investitori stranieri. E’ questa la conclusione di una indagine condotta in Europa dalla Cgia di Mestre. L’Italia (39.0 miliardi di dollari nel 2006) rappresenta solo il 6,88% del totale degli investimenti esteri in Europa (566.4 miliardi di dollari nel 2006) e rappresenta solo il 2,98% del totale degli investimenti esteri nel mondo (1.306.0 miliardi di dollari nel 2006). Un’incidenza ben lontana da quella registrata in Gb , in Francia, Germania e Spagna. Negli ultimi 15 anni l’incidenza degli investimenti stranieri (in Europa) in Italia e’ scesa dal 7,8% del ’90 al al 6,88% del 2006. 

I dati sugli investimenti esteri in Italia diffusi dall’ Unctad sono modestamente positivi. La situazione italiana, è a due facce, perché gli investimenti in entrata sono praticamente raddoppiati, mentre gli investimenti in uscita sono rimasti allo stesso livello dell’ anno precedente. I numeri sugli investimenti esteri in Italia sono  quelli che più sorprendono  tenuto conto delle discussioni su quanto sia difficile fare affari in Italia. Tuttavia, nonostante i segnali di un cambiamento di tendenza, la quota di investimenti esteri nel nostro Paese rimane modesta in assoluto e rispetto ai nostri principali competitor, come Francia e Gran Bretagna. Il divario si è ridotto  ma il dato è modestamente positivo. Elementi di fragilità derivano soprattutto dalla governance decisionale frammentata e dalla complessità burocratica che si riscontrano in Italia. Per quanto riguarda gli investimenti in uscita, rimasti sostanzialmente stabili tra 2005 e 2006, la mancata spinta dipende dalle caratteristiche del sistema industriale italiano, costituito soprattutto da piccole e medie imprese: E’ un dato strutturale e ci metteremo molto tempo per cambiarlo.

Forte crescita in Italia degli investimenti stranieri diretti nel 2006. Tuttavia ha osservato un esperto dell’Unctad – in Italia, soprattutto rispetto ad altri Paesi come la Francia e l’Inghilterra, il “volume resta basso. Inoltre, buona parte dell’aumento è dovuto all’acquisizione di banche italiane, come la Bnl rilevata da Bnp Paribas (Francia) per 11 miliardi di dollari e Antoveneta acquistata da Abn Amro (Olanda). In altri settori, l’aumento di investimenti esteri è stato modesto”. Gli investimenti USA (primo mercato di destinazione delle nostre esportazioni, al di fuori dell’Unione Europea, e il terzo in assoluto, dopo Germania e Francia) in Italia  hanno raggiunto nel 2006 una cifra complessiva di 15 miliardi di dollari (sul totale di 39 miliardi) con una quota dell’ 8.55% sul totale degli investimenti diretti americani, che nel 2006 sono stati pari a oltre $175.4 billion in totale.  Il Desk Investimenti dell’ICE di New York –insieme al Desk dell’ICE di Los Angeles – e’ impegnato ormai da diversi anni nella attivita’ legata all’attrazione di capitali ed investimenti USA in Italia. 
 
I Gruppi internazionali hanno investito nel 2006 di più del 2005, permettendo così la creazione o la salvaguardia di 50.000 posti di lavoro. La cifra degli investimenti comprende anche le operazioni finanziarie che non sono produttive in termini di occupazione. Per attirare i capitali occorre che il governo faccia immensi sforzi sul fronte della ricerca e l’innovazione e  fare di più in materia fiscale.

 

 

 

 

Dal 2002 ad oggi, secondo la banca dati Locomonitor che registra e classifica i progetti di investimento realizzati nei vari paesi da operatori esteri , in Italia sono stati realizzati 118 progetti di investimento da aziende statunitensi, pari al 27% del totale progetti di investimento realizzati in Italia da operatori esteri nel  pari periodo, ovvero 437 progetti di investimento. Gli Stati Uniti sono al primo posto per progetti di investimento in Italia seguiti dalla Gran Bretagna con 51 progetti (12% del totale) e dalla Germania con 35 progetti (8% sul totale).

 

 

 

Dal 2002 al 2005, periodo del Governo Berlusconi non a caso vicino a Bush nella guerra, vi e’ stato dunque un discreto trend dei flussi di investimenti americani verso l’Italia, seppur non di grosse proporzioni guardando ai numeri deglia altri paesi, ed un pessimo trend di investimenti provenienti dagli altri paesi.  Tra le principali operazioni di investimenti americani verso l’Italia, fino al 2005, dal 2002, si citano:

 

  • Merck, multinazionale USA per il settore farmaceutico ha acquisito l’italiana BioXell con un accordo valutato attorno ai 150 milioni di dollari.

  • Genethera, azienda statunitense leader nel settore delle biotecnologie ha stretto un accordo di collaborazione con un laboratorio di ricerca piemontese per investimenti pari a circa 3 milioni di euro.

  • General Motors ha inaugurato a Torino il quartier generale della General Motors Powertrain per la progettazione di nuovi motori e con un investimento di circa 10 milioni di euro.

  • Microsoft ha aperto un centro di eccellenza per la bio-informatica a Trento e, insieme con Siemens, ha inaugurato a Genova un centro di eccellenza europeo per i controlli automatici e l’automazione industriale con un investimento di circa 7 milioni di euro.

  • Microsoft ha stretto un accordo di collaborazione con il Politecnico di Torino per la ricerca sulle malattie genetiche e sul morbo di Alzheimer in particolare con un investimento di circa 8 milioni di euro.

  • Il centro di ricerche americano National Cancer Institute ha investito 850.000 dollari nell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano per la realizzazione di studi sui farmaci per la prevenzione dei tumori.

  • Marvell, azienda californiana produttrice di semiconduttori ha aperto un centro a Pavia con 25 ingegneri per la progettazione ed il design delle apparecchiature di telecomunicazioni con un investimento di circa 5 milioni di euro.

  • Una nota a parte meritano poi gli investimenti realizzati dai cosiddetti fondi collettivi di investimento – private equity funds – che ormai stanno assumendo un ruolo sempre piu’ importante nel panorama dei flussi di IDE a livello mondiale, e le grandi Banche d’affari. I leader in questo settore sono i fondi statunitensi che, grazie ai bassi tassi di interesse e ad una enorme liquidita’, sono diventati protagonisti nelle acquisizioni di aziende in USA e all’estero.

    • In Italia, il fondo Blackstone ha acquistato Gardaland, ed ha recentemente dichiarato che intende giocare un ruolo importante anche attraverso acquisizioni di quote di partecipazione in Telecom, Tim e in Fastweb.

    • In Italia, il fondo Vestar, altro importantissimo investitore statunitensi, ha uffici a Milano, ha investito in Italia per circa 1,6 miliardi di euro ed ha in portafoglio marchi come Fiorucci Seves. IL Gruppo Vestar e’ interessato ad ulteriori acquisizioni nell’health care, nei media e nei servizi finanziari ed assicurativi in Italia.

    • In Italia, il fondo Il Gruppo Carlyle altro importantissimo investitore statunitensi, ha uffici a Milano, ha acquisito e recentemente rivenduto la Avio SPA (ex Fiat Avio)

    • Cerberus Capital Management possiede la FILA.

    • Goldman Sachs controlla la Prysmian Cables & Systems (ex Pirelli Cavi), importante societa’ attiva nella posa dei cavi sottomarini.

    • Cornell Capital, altro fondo statunitense di investimenti, ha acquisito i Viaggi del Ventaglio.

 

 

 

 

 

 

Highlights

World Investment Report 2007 (WIR07) is the seventeenth in a series published by the United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD). The Report analyses the latest trends in foreign direct investment (FDI) and puts a special focus in 2007 on the role of transnational corporations (TNCs) in the extraction of oil, gas, and metal minerals.

 

As in previous years, WIR07 presents the latest data on FDI and traces global and regional trends in FDI and in international production by TNCs. Global FDI inflows rose in 2006 for the third consecutive year. This growth was shared by all major country groups: developed countries, developing countries and the transition-economies of South-East Europe and the Commonwealth of Independent States . Rising demand for commodities was reflected in a steep increase in natural resource-related FDI, although the services sector continued to be the dominant recipient of FDI. Among the developing regions, FDI inflows to subregions such as North Africa, sub-Saharan Africa, West Asia, South Asia, East Asia, and South-East Asia were at record levels, as were foreign investment flows to transition economies.

 

Higher prices for many minerals have led to renewed investor interest in the extractive industries. TNCs including some of the world´s largest corporations play a key role in the mining of metals and in the extraction of oil and gas. Privately owned TNCs dominate the harvesting of metal minerals, while State-owned companies from developing and transition economies are key players in oil and gas. Many such State-owned firms are emerging as TNCs in their own right.

 

Drawing on unique data, the Report examines TNC involvement in the extraction of mineral resources and maps the key countries and companies. It also discusses how the forces driving investment change as raw materials progress up the “value chain” to become finished products, and as different types of companies participate. In view of recent discussion of the so-called “resource curse,” the Report explores how the participation of TNCs may help or hinder long-term, broad-based economic development in developing countries — the best approach for reducing poverty and raising living standards. It considers how energy and mineral extraction can help governments achieve such aims.

 

 

Global foreign direct investment (FDI) inflows amounted to $1,306 billion in 2006, rising more than +38% over the previous year at  $946 billion and finishing close to the record level of 2000 ( $1,411 billion). The United States regained its position as the leading host country for FDI, followed by the United Kingdom and France .

 

The World Investment Report 2007 finds that the growth of FDI in 2006 was the largest since 2000 and occurred in all three groups of economies. Among developing and transition economies, almost all regions and subregions enjoyed healthy growth in FDI flows in 2006. (The exceptions were Oceania, South America, and southern Africa, where flows declined):

  • Developed countries ($857.5 billion +45.26% da $590.3 billion nel 2005) = Europe $566.4 billion , Japan -$6.5 billion , U.S. $175.4 billion ,  Other developed countries $122.2 billion;

  • Developing countries ($379.1 billion +20.61% da $314.3 billion nel 2005);

  • The transition economies of South-East Europe + The Commonwealth of Independent States-CIS ($69.2 billion +67.96% da $41.2 billion nel 2005); The largest inflows to developing countries were to China, Hong Kong (China) and Singapore.

  • The transition economies of South-East Europe ($26.3 billion +74.17% da $15.1 billion nel 2005); Among transition economies, the largest inflows were to the Russian Federation

  • The Commonwealth of Independent States (CIS) ($42.9 billion +65.0% da $26 billion nel 2005)

 

Global foreign direct investment (FDI) ouflows amounted to $1,216 billion in 2006, rising more than +45.28% over the previous year at  $837 billion

 

The stock of FDI worldwide reached US$12 trillion, according to the report. Such investment was used for the activities of some 78,000 transnational corporations (TNCs) worldwide which own some 780,000 foreign affiliates (companies established abroad by TNCs). The sales, value added and exports of these affiliates are estimated to have increased by 18%, 16% and 12% in 2006, respectively (table 1).

The rise in global FDI flows and in international production reflected strong economic performance in many parts of the world and was partly driven by increasing corporate profits worldwide and resulting higher stock prices that raised the value of cross-border mergers and acquisitions (M&As). M&As continued to account for a high share of FDI flows, but greenfield investments (the new establishment of affiliates in a foreign country) also increased, especially in developing and transition economies.

As many as 172 mega deals (deals worth over $1 billion), close to the record number of 2000, were undertaken in 2006, accounting for about two-thirds of the total value of cross-border M&As, the report says. Another notable trend in global M&A activity has been the growing importance of private equity funds and other collective investment funds. In 2006, such funds were involved in cross-border M&As valued at $158 billion, an 18% increase over 2005. A growing appetite for higher yields and ample liquidity in world financial markets helped fuel these acquisitions. Private equity firms are increasingly acquiring large and publicly listed companies, in contrast to their former strategy of investing in high-yield, high-risk assets or private firms. They are likely to continue to play a prominent role in M&A transactions, though this scale of activity may not be sustainable in the future, the report says. In contrast with the M&A boom of the late 1990s, this time transactions have been predominantly financed by cash and debt rather than through exchanges of shares.

Developed-country TNCs remained the leading sources of FDI, accounting for 84% of 2006 global outflows. While there was a rebound of FDI from the United States, almost half the world´s outflows originated in European Union (EU) countries, notably France, Spain and the United Kingdom in that order (figure 3). TNCs from developing and transition economies continued their international expansions in 2006, led by Hong Kong (China) among developing economies and the Russian Federation among transition economies. Total FDI outflows from these two groups reached $193 billion, or 16% of world FDI outflows (see UNCTAD/PRESS/PR/2007/037 for the largest TNCs based in these economies).

While governments continued to adopt measures to facilitate FDI in 2006, in some industries — in particular industries considered to be of “strategic” importance — new restrictions on foreign ownership or measures to secure a greater government share in revenues were applied. Such steps were most common in the extractive industries (see UNCTAD/PRESS/PR/2007/030 for FDI in these industries). In 2006, while 147 policy changes making host-country environments more favourable to FDI were observed, there were 37 changes that moved in the opposite direction.

At a somewhat slower rate than in 2006, FDI is expected to grow in 2007 and beyond. This forecast was confirmed by a rise in global cross-border M&As to $581 billion in the first half of 2007 – a 58% increase over the corresponding period of 2006 – and by the results of various surveys, including UNCTAD´s new World Investment Prospects Survey (see UNCTAD/PRESS/PR/2007/039 issued on 4 October 2007). Nevertheless, FDI prospects may be affected by current uncertainties in the financial markets and unfavourable measures and movements for FDI in some areas.

 

 

The World Investment Report focuses on trends in foreign direct investment (FDI) worldwide, at the regional and country levels and emerging measures to improve its contribution to development.

 

Every issue of the Report has:

 

  • Analysis of the trends in FDI during the previous year, with especial emphasis on the development implications.
  • Ranking of the largest transnational corporations in the world.
  • In-depth analysis of a selected topic related to FDI.
  • Policy analysis and recommendations.
  • Statistical annex with data on FDI flows and stocks for 196 economies.

 

 

 

The role of transnational corporations (TNCs) in extractive industries is attracting renewed attention, partly as a result of rising commodity prices and increased demand from emerging economies.

 

 

Marco Montanari

 

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