La Spesa per le Pensioni e per l’assistenza sociale

PENSIONI_2006

Istat, Pensioni


La Spesa per le Pensioni e per l’assistenza sociale al 31 dicembre 2006

Dati pubblicati il 13 Dicembre 2007

Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2006

http://www.istat.it/

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PENSIONI_2005

Dati pubblicati nel dicembre 2006

Italia, ecco un altro nodo: la Spesa per le Pensioni e per l’assistenza sociale

Click here: [url=https://wallstreetrack.wordpress.com/2007/01/16/spesa-per-le-pensioni-analisi-e-dati/]link-Dati pubblicati nel dicembre 2006 [/url]

TASSO MEDIO DI SOSTITUZIONE 2007

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TASSO MEDIO DI SOSTITUZIONE 2006
ITALIA 77%

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TASSO MEDIO DI SOSTITUZIONE 2005
ITALIA 78,8%

ITALIA_PENSIONI_2005_TASSO MEDIO SOSTITUZIONE

 

 

 

 

Contributi INPS a carico dell’aziende e del lavoratore negli ultimi dieci anni in media con valori attualizzati

  • Azienda 33.0%

  • Lavoratore 9.2%

  • Totale 42.2%

Trasferimenti dello Stato all’INPS negli ultimi dieci anni in media con valori rivalutati sono stati pari a 50/55 miliardi all’anno:

Il gettito annuale dell’IRE (l’imposta sulle persone fisiche, la ex IRPEF) è di 130 miliardi, di cui 55 (il 42.3%) vanno a sanare il buco dell’INPS. La spesa per pensioni cresce ininterrottamente, con un boom negli ultimi anni e nonostante 4 riforme. Non è vero che l’INPS sia in utile, perché riceve circa 55 miliardi di euro come trasferimenti dallo Stato (che servono anche per pagare l’assistenza, che è erogata dall’INPS).

Netto in busta paga in % sul costo del lavoro in media negli ultimi 10 anni con valori attualizzati

Italia 54% (in Irlanda 75%, Inghilterra 70%, Stati Uniti 70%, Spagna 62%)

 

Istat, Pensioni
Pensioni erogate da tutti gli Enti  

Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2006

Dati pubblicati
– 13 DIC  2007-


http://www.istat.it/

 

 

I dati analizzati provengono dall’archivio amministrativo dell’Inps – Casellario centrale dei pensionati – nel quale sono raccolti i dati sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, sia pubblici sia privati.

Le prestazioni pensionistiche così come i loro beneficiari sono stati suddivisi in sette gruppi che individuano le pensioni e i pensionati:

  • di vecchiaia

  • di invalidità

  • indennitarie

  • ai superstiti

  • di invalidità civile

  • sociali

  • di guerra

Secondo questa classificazione è possibile individuare univocamente il numero di percettori all’interno di ciascuna tipologia considerata. Naturalmente ciascun percettore, potendo beneficiare di più pensioni appartenenti anche a tipologie diverse, può essere incluso in uno o più tra i gruppi considerati. Ad esempio,un titolare di una pensione di vecchiaia che beneficia anche di una pensione ai superstiti si troverà incluso, tra coloro che cumulano più tipologie di pensione, sia nella tipologia vecchiaia sia nella tipologia superstiti. Per tale motivo, gli aggregati per tipologia non possono essere sommati tra di loro (la somma è invece possibile per il numero di prestazioni).

Al 1° gennaio 2007
Popolazione residente per età, sesso e stato civile
TOTALE   59.131.287 milioni


  Pensioni:   23.513.261milioni
Pensionati: 16.670.893 milioni

Occupati    22.988.000 milioni
Autonomi        6.000.000 milioni
Dipendenti    16.988.000 milioni
(Privati dipendenti 13.448.000)
(Pubblici dipendenti 3.540.000)
Disoccupati    1.673.000 milioni

Il numero complessivo delle pensioni: Al 31 dicembre 2006 il numero totale delle pensioni previdenziali [ ( IVS = Vecchiaia+Invalidita’) + ( Indennitarie ) ] ed assistenziali erogate nel complesso da istituzioni pubbliche e private è pari a 23.513.261 milioni (di cui 4.984.370 milioni circa sono gli Assegni d’Indennita’ ed assitenza, ovvero pensioni a soggetti che pur avendo maturato dei diritti non hanno mai versato contributi), con una crescita del +1,1% rispetto al 2005 ( 23.257.480) di +255.781.

La distribuzione dei pensionati per numero di prestazioni ricevute mostra che al 31 dicembre 2006 il numero dei pensionati (che nel totale percepiscono 23.513.261 pensioni) e’ di 16.670.893 milioni  (di cui 11.352.878 milioni di persone senza cumulo di pensioni il 68,1% del totale) +0,7% sul 2005 a 16.560.879 milioni, con un numero di pensioni pro capite pari a 1,4. Sebbene la quota di donne sia pari al 53%, gli uomini percepiscono il 56,0% dei redditi pensionistici, a causa del maggiore importo medio delle loro entrate pensionistiche.

  • Con il che’ si avrebbe che 5.318.014 ( il 31,9% del totale, il 24,4% ne cumula due e il 7,5% è titolare di almeno tre pensioni) sono i milioni di persone che cumulano  due o più pensioni (alla prima pensione come tutti), e per la precisione altre 6.842.368 milioni di pensioni di ogni specie e tipo ( e non quindi 5.272.702 milioni che sono appunto i pensionati che cumulano piu’ pensioni e non il numero delle pensioni cumulate ), valore che scende al 29,6 per cento nel caso dei titolari di pensioni di vecchiaia e raggiunge l’88,5% per i percettori di pensioni di guerra . Valori elevati si riscontrano anche per i beneficiari di rendite indennitarie e di pensioni di invalidità civili (rispettivamente, 73,9 e 77,8 per cento), prestazioni, queste ultime, che si caratterizzano per la forte presenza di indennità di accompagnamento ad esse associate.

L’importo medio degli assegni 13 mensilita’ e’ stato pari €9.511,00 con una crescita del +2,9% ( + €271,77 ) rispetto al 2005 ( €9.239,23 lordi, 8.502,0 al netto pari a 654.0 euro al mese, 13 mensilita’). Importo medio annuo lordo solo delle prime pensioni, 16.670.893 milioni, senza contare anche quelle in cumulo, e’ pari a 12.975 euro  lordi (11.114,0 al netto pari a 854.92 euro al mese, 13 mensilita’). Sebbene la quota di donne sia pari al 53%, gli uomini percepiscono il 56,0% dei redditi pensionistici, a causa del maggiore importo medio delle loro entrate pensionistiche (15.990 euro rispetto a 11.133 euro percepiti in media dalle donne). La distribuzione delle pensioni per classe di importo mensile delle prestazioni presenta frequenze maggiori nelle classi di importo meno elevato. Infatti, la maggior parte delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro (47,4% del totale) e il 27,0% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. Un ulteriore 13,0 per cento di pensioni vigenti al 31 dicembre 2006 ha importi compresi tra mille e 1.500 euro mensili e il restante 12,7% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro (Figura 7). Se, invece, si guarda alla distribuzione dei pensionati secondo la classe di importo medio mensile dei loro redditi pensionistici, vista la possibilità di cumulo di più pensioni, si osservano pesi relativi superiori a quelli rilevati nella distribuzione delle pensioni con riferimento a tutte le classi che includono valori uguali o superiori a 500 euro mensili. Il gruppo più numeroso di pensionati (5,0 milioni di individui, il 30,0% del totale) riceve una o più prestazioni per un importo medio mensile compreso tra 500 e mille euro. Il secondo gruppo per numerosità (3,9 milioni di pensionati, pari al 23,5% del totale) ottiene pensioni comprese tra mille e 1.500 euro mensili. Un ulteriore 22,9% di beneficiari percepisce meno di 500 euro mensili e il restante 23,6% riceve pensioni di importo mensile superiore a 1.500 euro (12,7% nel caso delle pensioni). Le due distribuzioni per maschi e femmine mostrano differenze consistenti: gli uomini presentano quote più elevate nelle classi di importo mensile più alto; le donne in quelle di importo più basso (Tavola 8).

L’indice del beneficio relativo (rapporto tra l’importo medio delle pensioni e il Pil per abitante) diminuisce dal 38,14% nel 2005 al 38,12% nel 2006

Dall’analisi disaggregata per tipologia di pensione percepita (Tavola 9) si osserva che:

  • i pensionati di vecchiaia, di invalidità e i titolari di pensioni ai superstiti sono maggiormente presenti nelle classi di importo mensile compreso tra 500 e mille euro;

  • i beneficiari di pensioni di invalidità civile e/o indennità di accompagnamento ricevono, nella maggior parte dei casi, redditi pensionistici con importi mensili compresi tra mille e 1500;

  • i titolari di pensioni sociali hanno prevalentemente redditi pensionistici con importi mensili che non superano 500 euro;

  • i beneficiari di pensioni di guerra, infine, sono relativamente più concentrati, rispetto al complesso dei pensionati,nelle fasce di reddito più elevato.

La spesa per le pensioni nel 2006 ha raggiunto quota 223,629 miliardi con una crescita rispetto al 2005 (214,88 miliardi ) del +4,1%, fa sapere l’Istat. Ogni anno la spesa per pensioni e’ aumentata sull’anno precedente. In generale, la crescita dell’importo complessivo annuo è il risultato della diversa evoluzione del numero delle pensioni e del loro importo medio.

Rispetto al 2005, il maggiore incremento della spesa complessiva annua si registra per le pensioni di invalidita’ civile (+8,7%); tale crescita è dovuta all’aumento del numero delle prestazioni più che alla variazione del loro importo medio. Mentre per le pensioni di vecchiaia la spesa e’ aumentata del 5,1%. Più contenuto l’aumento della spesa per le pensioni ai superstiti (+2,3%) e per le pensioni e assegni sociali (+2,6%). Risulta in diminuzione, invece, la spesa per pensioni di invalidità e assegni ordinari di invalidità (-3,9%), per pensioni di guerra (-1,3%) e per pensioni indennitarie (-0,5%). In questi casi il calo di spesa è dovuto alla riduzione del numero delle prestazioni che ha più che controbilanciato la variazione positiva degli importi medi.

Spesa per pensioni e rendite 1995/2007


1995 128,70 miliardi di euro
1996 140,00 miliardi di euro
1997 150,00 miliardi di euro
1998 152,00 miliardi di euro
1999 160,60 miliardi di euro
2000 164,50 miliardi di euro
2001 172,30 miliardi di euro
2002 180,90 miliardi di euro
2003 191,00 miliardi di euro
2004 208,00 miliardi di euro
2005 214,88 miliardi di euro
2006 223,62 miliardi di euro

Le prestazioni sociali in denaro voce contenuta nelle spese correnti delle Amministrazioni pubbliche (che includono prevalentemente spese per le pensioni ) sono cresciute del +4,4%, a  252,9 miliardi di euro (di cui come detto 223,6 miliardi di euro solo per le pensioni che sono cresciute del +4,1%) rispetto ad una crescita del +3,3% a  242,4 miliardi di euro dell’anno precedente (di cui come detto 214,88 miliardi di euro per le pensioni).

Il costo complessivo statale annuo di tutte queste pensioni sul Pil: nel 2006 l’Italia ha speso in pensioni 223,629 miliardi il 15,16% del  PIL ( 1.475 miliardi di euro 2006) con una crescita di +0,06 punti rispetto al 2005 (15.10% del  PIL = 1.417,2 miliardi di euro) e di +0,19 punti percentuali rispetto al valore dell’indicatore calcolato al 14,97% per il 2004, più di qualunque altro paese europeo (11,4% in Germania, il 10,6% in Francia, il 9,1% nel Regno Unito). Nel 1995, dieci anni fa’, il rapporto per l’Italia era al 14,2%. L’incidenza sul Pil della spesa per pensioni di vecchiaia passa dal 10,30% del 2005 al 10,45% del 2006, quella della spesa per pensioni di invalidità civile dallo 0,81% allo 0,85%. Per tutte le altre tipologie di pensione l’incidenza della spesa sul Pil diminuisce rispetto al 2005. Analizzando lo stesso indicatore per settore di intervento (Tavola 11) si rileva che per la spesa pensionistica di natura previdenziale, l’incidenza sul Pil è pari a 13,19%, con un aumento di 0,10 punti percentuali rispetto al valore dell’indicatore calcolato per il 2005. Con riferimento al solo settore assistenziale, l’indicatore diminuisce passando dal 2,01% del 2005 all’1,96% del 2006.

Previdenza: spesa 2006 pesa 13,65% su Pil – Il peso della spesa previdenziale sul Pil e’ stato nel 2006 il 13,65%. Lo dice il Nucleo di valutazione spesa previdenziale nel rapporto 2007. ‘Le riforme degli anni ’90 – dice il rapporto – hanno tracciato un sentiero finalizzato alla sostenibilita’ finanziaria di lungo termine della spesa previdenziale. Il peso sul Pil, cresciuto di quasi +2,5% nel periodo 1989-1997 (passando dall’11,25% a circa il 13,7%), ha mantenuto nel 2006 un valore praticamente identico, collocandoci al 13,65% del Pil’. Questa relativa stabilizzazione ”dipende da diversi fattori, tra cui vanno citati l’indicizzazione ai soli prezzi in misura decrescente all’aumentare dell’importo della pensione, la riduzione dello stock di trattamenti di invalidita’, la fissazione dei requisiti di eta’ per la pensione di anzianita’ e l’aumento dei requisiti di durata contributiva e di eta’ per le pensioni di vecchiaia”. La crescita modesta del Pil dal 2002 al 2005 ”ha provocato un leggero rialzo della quota delle spesa pensionistica che, tuttavia, a fronte di una ripresa della crescita nel 2006 (1,9% in termini reali) ha nuovamente invertito la tendenza, riallineandosi lungo il percorso tracciato dalle riforme”.

Con riferimento alla tipologia di pensione, si osserva che :

La grande maggioranza sono pensioni Ivs (invalidita’, vecchiaia e superstiti) con 18,52 milioni di assegni con una spesa complessiva di 201,76 miliardi di euro (90,2% del totale) ed un importo medio annuo di 10.894 euro. In particolare, Il gruppo più numeroso di pensionati è rappresentato dai titolari di pensioni di vecchiaia o anzianità (11,66 milioni) il 49,6% di tutti i trattamenti pensionistici( il  63,0% delle prestazioni di tipo Ivs), con una spesa complessiva di 154,11 miliardi di euro (68,9% del totale) ed un importo medio annuo di 13.209 euro (reddito pensionistico pari a 173.844 milioni di euro).

Il secondo gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di pensioni ai superstiti (4,6 milioni) che ricevono da tali prestazioni 34,36 miliardi di euro (55,2% dei loro redditi pensionistici); nel 66,3% dei casi questi pensionati percepiscono anche altri trattamenti pensionistici per un totale di 27,84 miliardi di euro (44,8% del reddito pensionistico complessivamente percepito da tale gruppo di pensionati).

Le pensioni assistenziali (per la maggior parte di invalidita’ civile) sono 4.001.671 (2.341.283 di invalidita’ civile) ovvero pensioni a soggetti che pur avendo maturato dei diritti non hanno mai versato contributi. Le pensioni assistenziali rappresentano la seconda tipologia di prestazioni pensionistiche in termini di spesa erogata. Nel 2006 questa è pari a 17,61 miliardi di euro  (7,9% del totale) e riguarda 4,0 milioni di prestazioni, con un importo medio annuo di 4.403 euro. Di tali prestazioni la quota più elevata rispetto al totale delle pensioni erogate, in termini sia di numero sia di spesa (rispettivamente, 12,1% cento e 5,6% cento), si registra per le pensioni di invalidità civile e le indennità di accompagnamento ad esse associate

Seguono i beneficiari di pensioni di invalidità civile (2,8 milioni, di cui il 65,9% è titolare anche di altre pensioni) e i percettori di pensioni di invalidità (1,9 milioni, di cui il 57,5% riceve anche altre prestazioni).
Il numero dei titolari di pensioni indennitarie ovvero pensioni a soggetti che pur avendo maturato dei diritti non hanno mai versato contributi è pari a 991 mila per una spesa complessiva di 4,24 miliardi di euro (1,9% del totale), di importo medio pari a 4.282 euro, e il 73,7% di essi cumula tale prestazione con altre tipologie di pensioni, dalle quali trae origine il 68,9% del reddito pensionistico complessivo ad essi destinato (pari a 13.641 milioni di euro).

I beneficiari di pensioni e/o assegni sociali sono 775 mila; nel 41,2% dei casi questi ricevono altre prestazioni per un totale di 2.759 milioni di euro (44,0 per cento del totale).

Infine, i titolari di pensioni di guerra rappresentano il gruppo meno numeroso di pensionati (383 mila) con un reddito pensionistico complessivo pari a 6.427 milioni di euro, di cui 1.541 milioni di euro (24,0% del totale) proviene esclusivamente da pensioni di guerra (Tavola 3 e Tavola 4).

Con riferimento alla Distribuzione territoriale:

Nelle varie ripartizioni geografiche si rilevano sensibili differenze tra le quote percentuali del numero di prestazioni e dei loro beneficiari e la quota della correlata spesa o reddito pensionistico. Nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte delle prestazioni pensionistiche, dei relativi titolari e della spesa erogata (rispettivamente, 48,2%, 48,7% e 51,2%); nelle regioni meridionali sia per le pensioni erogate sia per i pensionati si rileva una quota pari al 31,2% del totale nazionale a fronte di una spesa che raggiunge il 27,3% del valore complessivo; le regioni centrali, infine, detengono quote inferiori, pari al 20,5% in termini di numero di trattamenti (20,1% se si guarda ai pensionati) e al 21,5% in termini di spesa erogata

Con riferimento al coefficiente di pensionamento, alla popolazione occupata ed all’eta’:

Il coefficiente di pensionamento standardizzato fornisce una misura significativa dell’incidenza del numero dei beneficiari nelle diverse ripartizioni territoriali. In particolare, emerge che, in rapporto alla popolazione, il numero dei pensionati residenti nelle regioni settentrionali (273 per mille abitanti) è superiore sia a quello medio nazionale (268 per mille), sia a quello riferito alle regioni centrali (264 per mille abitanti) e del Mezzogiorno (261 per mille abitanti) (Figura 4).

Se si rapporta il numero dei pensionati alla popolazione occupata, nel 2006 si rilevano in Italia 70 pensionati ogni 100 occupati (Tavola 6). Il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno – dove il rapporto è di 77 pensionati ogni 100 occupati – mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 67 a 100. A livello nazionale, tra il 2001 e il 2006 il rapporto di dipendenza è diminuito, passando da 74 a 70 pensionati ogni 100 occupati.

Il tasso di pensionamento (dato dal rapporto tra il numero delle pensioni e la popolazione residente) è pari a 39,76 (39,59 nel 2005)

La quota maggiore di beneficiari di trattamenti pensionistici è naturalmente collocata nella parte alta della piramide delle età. Il 69,1% dei pensionati ha più di 64 anni (Figura 6). Una quota abbastanza consistente è costituita dai percettori appartenenti alla classe di età immediatamente inferiore a quella normalmente individuata come soglia della vecchiaia: il 27,4% dei pensionati ha infatti un’età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,6% ha meno di 40 anni. La presenza di pensionati in età inferiore a 65 anni è associata al tipo di norme che regolano l’accesso ai differenti tipi di prestazione. Infatti, mentre i requisiti di età per il diritto alla pensione di vecchiaia e alla pensione sociale si collocano tra 60 e 65 anni di età, vi sono altre prestazioni che sono erogate prevalentemente a soggetti in età attiva, come le rendite per infortunio sul lavoro e malattia professionale, le pensioni di invalidità da lavoro e quelle di invalidità civile. Infine, le pensioni erogate ai superstiti possono essere pagate a soggetti in età da lavoro e ai loro familiari a carico che, in alcuni casi, hanno meno di 14 anni. Pertanto, se si analizzano i dati distinti per tipologia di prestazione (Tavola 7) si rilevano alcune differenze nei profili per età. Ad esempio, il maggior peso relativo dei pensionati con età inferiore a 40 anni si osserva tra i beneficiari di pensioni di invalidità civile (15,9%), così come tra i titolari di pensioni di guerra si registra, in termini relativi, la quota più elevata di persone con 80 anni e oltre (60,8%).

TASSO MEDIO DI SOSTITUZIONE 2006
ITALIA 77%
TASSO MEDIO DI SOSTITUZIONE 2005
ITALIA 78,8%

I dati sul legame tra età e trattamento previdenziale
Chi lascia a 60 anni +4-5%
Chi lascia a 63 anni +8-10%
Chi lascia a 65 anni +20%

di ROBERTO MANIA

http://www.repubblica.it/

 

1995/2005 media del Tasso medio lordo di sostituzione: il valore ha oscillato tra il 77 e l’80 per cento dell’ultimo stipendio

Prima della riforma del 1995 la pensione di un dipendente del settore privato raggiungeva, in media, l’ 80% dell’ultimo stipendio netto. Per i dipendenti entrati in servizio dopo il 1995 fino al 2004, la pensione raggiungeva, in media, il 78,8% dell’ultimo stipendio netto. Con la riforma in itinere un lavoratore medio che andra’ in pensione dopo la riforma percepira’ circa il 50% dell’ultimo stipendio netto:

Retribuzione mensile netta del 35.0% circa del totale dei lavoratori dipendenti privati (Non Dirigenti e Non Quadri) e’ pari a 1.132 euro netti al mese (13 mensilita’); colui che decidera’ di andare in pensione a 64 anni con con il massimo dei contributi versati ricevera’ una pensione pari a 566 euro netti al mese.
2004 78.8% e’ il Tasso medio lordo di sostituzione, (il tasso di rimpiazzo è il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio) cioè la percentuale del reddito che un lavoratore con uno stipendio medio può attendersi di incassare come pensione una volta cessata l?attività: Il sistema pensionistico italiano è tra i più generosi tra quelli dei Paesi industrializzati. È quanto si evince dalla classifica dei sistemi pensionistici dei 30 Paesi più sviluppati realizzata dall?Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Secondo lo studio, che non tiene però conto dell?ultima riforma previdenziale italiana, il nostro sistema è il 5° più generoso su 30 esaminati per quanto riguarda il tasso lordo di sostituzione.

Media dei Paesi Ocse è del 56,9%

Lussemburgo, guida la classifica con un tasso medio di sostituzione del 102%, vale a dire che i pensionati del Granducato incassano di più di quando lavoravano;

Turchia con un tasso medio di sostituzione del 87,2% ;

Grecia con un tasso medio di sostituzione del 84,0% ;

Spagna con un tasso medio di sostituzione del 81,2% ;

Italia, mediamente, ricevono assegni pari al 78,8% dell’ultimo stipendio; Significa che in Italia, a bocce ferme, c?è meno spazio di mercato per la previdenza integrativa;

Francia, questo tasso si colloca intorno al 50%;

Islanda, questo tasso si colloca intorno al 50%;

Repubblica Ceca, questo tasso si colloca intorno al 50%;

Giappone questo tasso si colloca intorno al 50%;

Norvegia questo tasso si colloca intorno al 50%;

-26 – U.S., con un tasso medio di sostituzione del 38,6%;

– 27 – Nuova Zelanda, con un tasso medio di sostituzione del 37,6%;

– 28 – UK , con un tasso medio di sostituzione del 37,1%;

– 29 – Messico, con un tasso medio di sostituzione del 36,0%;

– 30 – Irlanda, con un tasso medio di sostituzione del 30,6%;

Glossario

Pensione: prestazione periodica e continuativa in denaro erogata individualmente da Amministrazioni pubbliche ed Enti pubblici e privati in seguito a: raggiungimento di una determinata età; maturazione di anzianità di versamenti contributivi; mancanza o riduzione di capacità lavorativa per menomazione congenita o sopravvenuta; morte della persona protetta; particolare benemerenza nei confronti del paese. Il numero delle pensioni può non coincidere con quello dei pensionati in quanto ogni individuo può beneficiare di più prestazioni. Nel caso di pensioni indirette a favore di più contitolari, si considerano tante pensioni quanti sono i beneficiari della prestazione.

I trattamenti pensionistici sono raggruppati a seconda della natura della prestazione e dell’evento che ha determinato l’erogazione della pensione: Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS); Indennitarie; Assistenziali.

Per ciascuna tipologia il sistema di classificazione è articolato in diversi livelli. Per quanto riguarda le prime due tipologie considerate, ad un primo livello di articolazione (categoria), si distinguono le prestazioni dirette da quelle indirette. Per le sole pensioni dirette di tipo IVS, inoltre, si distingue tra pensioni di vecchiaia e pensioni di invalidità (sottocategoria). Ad un maggior dettaglio il sistema di classificazione tiene conto anche dei centri di spesa, distinguendo le prestazioni erogate dalle istituzioni pubbliche da quelle erogate dalle istituzioni private (tipo di istituzione). In realtà, tale disaggregazione assume rilevanza solo per le pensioni IVS e le pensioni indennitarie, in quanto le prestazioni assistenziali sono esclusivamente erogate da enti appartenenti alle istituzioni pubbliche.

In generale, le pensioni sono ulteriormente distinte in prestazioni di base e prestazioni complementari (settore). Per ciascuno di questi due settori è prevista, poi, un’articolazione che separa le prestazioni a favore degli addetti del Comparto pubblico da quelle a favore di addetti del Comparto privato, questi ultimi suddivisi, in base alla Condizione professionale in lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti

Pensioni assistenziali: comprende le pensioni sociali, gli assegni sociali, le pensioni e/o indennità ai non vedenti civili, ai non udenti civili e agli invalidi civili e le pensioni di guerra, comprensive degli assegni di Medaglia d’oro, gli assegni vitalizi ad ex combattenti insigniti dell’ordine di Vittorio Veneto, gli assegni di Medaglia e Croce al Valor militare.

Pensioni indennitarie: rendite per infortuni sul lavoro e malattie professionali. La caratteristica di queste pensioni è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata a superstiti) conseguente ad un fatto accaduto nello svolgimento di una attività lavorativa. Un evento dannoso (caso) può dar luogo a più rendite indirette, secondo il numero dei superstiti aventi diritto.

Pensioni di invalidità, di vecchiaia e anzianità e ai superstiti (IVS): pensioni corrisposte dai regimi previdenziali di base e complementare in conseguenza dell’attività lavorativa svolta dalla persona protetta al raggiungimento di determinati limiti di età anagrafica, di anzianità contributiva e in presenza di una ridotta capacità di lavoro (pensioni dirette di invalidità, vecchiaia ed anzianità). In caso di morte della persona in attività lavorativa o già in pensione tali prestazioni possono essere corrisposte ai superstiti (pensioni indirette).

Importo complessivo annuo: importo annuo delle pensioni vigenti al 31 dicembre. Per ciascuna prestazione tale valore è calcolato come prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero delle mensilità per cui è previsto il pagamento. La spesa pensionistica che ne consegue rappresenta un dato di stock e pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili degli enti che hanno erogato la prestazione (dato di flusso).

Funzione economica (del trattamento pensionistico): rappresenta il rischio o il bisogno coperto dal sistema di protezione sociale.

Funzione Vecchiaia: include le prestazioni del sistema di protezione sociale che tutelano i rischi che un individuo corre con il sopraggiungere dell’età anziana. In base alle definizioni adottate dall’Istat, l’età anziana è uniformata a 65 anni per uomini e donne. I rischi associati alla condizione di anziano possono essere: la perdita di guadagno, la disponibilità di un reddito inadeguato, l’incapacità di svolgere in modo autosufficiente le attività quotidiane, la riduzione di partecipazione alla vita sociale. Nella funzione sono, quindi, comprese tutte le pensioni erogate ad ultrasessantacinquenni, indipendentemente dalla loro tipologia.

Funzione Invalidità: include le prestazioni che assicurano il rischio di incapacità totale o parziale ad esercitare un’attività lavorativa. Sono escluse le prestazioni di invalidità erogate ad ultrasessantacinquenni, perché incluse nella funzione vecchiaia.

Funzione Superstiti: include i trattamenti pensionistici, permanenti o temporanei corrisposti a persone che hanno perduto il coniuge o un parente stretto che generalmente costituiva la fonte primaria di sostentamento. Tali trattamenti sono classificati nella funzione superstiti se gli aventi diritto hanno un’età inferiore a 65 anni; in caso contrario sono attribuiti alla funzione vecchiaia.

Indice di beneficio relativo: rapporto percentuale tra l’importo medio della pensione e il Pil per abitante.

Tasso di pensionamento: rapporto percentuale tra il numero delle pensioni e la popolazione residente al 31 dicembre dell’anno.

Marco Montanari

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