L’enorme fardello del Sommerso causa l’enorme Pressione Fiscale a carico solo degli onesti contribuenti

 

 

 

ISTAT

La misura dell’economia sommersa nelle statistiche ufficiali

Anni 2000-2006

 

 

SOMMERSO ECONOMIA nel 2006 a 249,97 miliardi di euro di valore aggiunto secondo ipotesi massima pari al 16,9% del PIL,  in calo dell’-1,6% dal 2005  a quota 254,09 miliardi di euro pari al 17,8% del PIL

TASSO DI IRREGOLARITA’ nel 2006 a 2 milioni e 969, pari all’ 11,95% (del totale 24,826 milioni di occupati regolarmente+irregolarmente), stabile dal 2005, per una somma pari a 95,0 miliardi di euro e pari al 6,4% del PIL

(In calce al sommario che segue troverete l’elaborato dell’Istat)

18 giugno 2008

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/

 

 

 

 

Vedi anche:

L’italia in mano alla criminalita’ organizzata: i politici dormono o fanno finta di dormire?

https://wallstreetrack.wordpress.com/2008/05/21/litalia-in-mano-alla-criminalita-organizzata-i-politici-dormono-o-fanno-finta-di-dormire/

I killers dell’Italia: La Spesa, l’Inefficienza della PA e la Pressione Fiscale (elevatissima sia a causa dell’evasione sia proprio per l’enorme fardello della spesa pubblica e dei tanti, troppi fannulloni e corrotti lavoratori del pubblico impiego)

https://wallstreetrack.wordpress.com/2008/04/21/la-spesa-linefficienza-della-pa-e-la-pressione-fiscale-i-killers-dellitalia/

Debito Pubblico 2007

https://wallstreetrack.wordpress.com/2008/03/12/debito-pubblico-anno-2007/

 

Evasione Fiscale

La pressione fiscale a carico degli onesti

Italia

Anno 2007

Senza lotta seria all’evasione, la pressione fiscale non potra’ mai diminuire dall’attuale  43,3% del 2007, sebbene il calcolo reale porti la pressione ad oltre il 50% – tra il  50,74%  ed il 52,8% –

Il Bollettino economico della Banca d’Italia

Bankitalia: «Migliorano i conti pubblici,
ma tanto la pressione fiscale, aumentata a 43,3% del Pil nel 2007 contro il 42,1% del 2006, quanto la spesa pubblica raggiungono livelli record .»

Pag 41 – Tav 11

(25 aprile 2008)

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2008/05/italia_pressione-fiscale_2007_1.gif

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2008/bolls52/bollec52/boleco_52.pdf

Europa – Italia

Eurostat

1995 – 2006

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/06/italia_europa_2006_conti-economici_7.gif

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/06/italia_europa_2006_conti-economici_6.gif

Eurostat

1995 – 2005

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/03/italia_pressione-fiscale_4.gif

 

 

Evasione fiscale ed evoluzione degli strumenti di controllo

Incidenza dell’economia sommersa sul PIL in alcuni paesi
(secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale)

Paesi OCSE — Sommerso % sul PIL

Grecia 30

Italia 20,58%

Stati Uniti 10

Austria 10
Svizzera 9

Media 14 -16

Paesi in transizione — Sommerso % sul PIL

Georgia 64

Russia 44

Bulgaria 34

Media 21 -30

Paesi in via di sviluppo — Sommerso % sul PIL

Bolivia 87

Nigeria 77

Thailandia 70

Media 35 – 44

Austria 10
Svizzera 9

(Studio e approfondimenti)

 

 

LA MAPPA DELL’EVASIONE / ELUSIONE FISCALE IN ITALIA

COMPRESA QUELLA CAUSATA DAL SOMMERSO

L’EVASIONE/ELUSIONE FISCALE IN ITALIA

(2007)

Stima basata su fonti varie della

CGIA Mestre

Sabato, 10 Maggio 2008

http://cgia.slowdata.com/files/docs/001415/EVASIONE%2010-5.doc

Le categorie

Stima dell’imponibile evaso

Le modalità

————–

TOTALE

Imponibile evaso all’anno

€316 Miliardi

pari al  20,58% del Pil Italia nel 2007.

Imposte evase all’anno

€140 Miliardi

pari al  8,91% del Pil Italia nel 2007.

 

 

ECONOMIA SOMMERSA

200 mld di €

pari al  13,0% del Pil Italia nel 2007.

Almeno 2.300.000 occupati svolgono un’attività  irregolare come lavoratori dipendenti 

 

ECONOMIA CRIMINALE

100 mld di €

Il fatturato della  Holding Criminalita’ Organizzata nelle 4 aree

è di 100 miliardi di euro all’anno pari al  6,51% del Pil Italia nel 2007.

In almeno 4 Regioni del Sud le organizzazioni criminali controllano l’economia di quei territori

 

Il fatturato della  Holding ‘Ndrangheta

è di 43,79 miliardi di euro all’anno pari infatti al  2,85% del Pil Italia nel 2007.

Eurispes

http://www.eurispes.it/

‘Ndrangheta Holding 2008′

 

Le azioni criminose direttamente riconducibili alle associazioni a delinquere di stampo mafioso sono per buona parte sommerse, perché spesso circondate dall’omertà e  paura ottenute con minacce e intimidazioni, che contribuiscono a limitare il numero delle denunce ed a far aumentare l’evasione fiscale.

 

Estorsione e usura

( 5.017 milioni di euro )

In Calabria non esiste infatti attività commerciale e imprenditoriale che non sia sotto il giogo del pizzo. Recentemente Confesercenti ha calcolato che un commerciante su due paga. È verosimile credere che sia una stima per difetto, così come è provato che la proprietà di una quota rilevante di esercizi passi nelle mani di prestanome delle cosche a seguito delle difficoltà dei vecchi proprietari di assecondare le richieste sempre più esose degli estorsori. Le denunce, però, sono sempre poche e questo è soprattutto dovuto sia come detto a causa della paura indotta con minacce e intimidazioni delle associazioni a delinquere di stampo mafioso ,sia per alla scarsa fiducia nei confronti dello Stato e della sua presenza sul territorio.

 

 

GRANDI IMPRESE

10 mld di €

pari allo  0,65% del Pil Italia nel 2007

Il 50% delle società di capitali dichiara per più anni redditi negativi o pari a zero

 

LAVORATORI AUTONOMI E PMI

6 mld di €

pari allo  0,40% del Pil Italia nel 2007

Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali

 

 

TOTALE

Imponibile evaso all’anno

€316 Miliardi

Imposte evase all’anno

€140-€150 Miliardi

————————-

 

 

 

2006

LA MAPPA DELL’EVASIONE/ELUSIONE FISCALE IN ITALIA

Le dichiarazione dei redditi medi: e’ sconcertante!

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2008/05/italia_evasione-fiscale_2006_1_top.jpg

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—————–

ITALIA

EVASIONE FISCALE

Verifiche e Controlli risibili

2006 – 2007

Roma, 22 ottobre 2007

http://www.mef.gov.it/web/apri.asp?idDoc=18293

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Ricordate i 98 miliardi di euro di evasione per videopoker e newslot? Quella che il Secolo XIX ha ampliamente riportato nell’ambito dell’inchiesta che ha inchiodato il condono tombale nel cassetto di Visco? Quel settore che, come abbiamo evidenziato noi ed il Secolo XIX vedono mafie e partiti con altissimi interessi? Bene sono stati cancellati dai Monopoli, con il silenzio (e consenso) del Governo Prodi e di quello Berlusconi.

—————–

Evasione giochi

2007

€98 Miliardi

Bingo e Slot – 98 miliardi di euro di evasione

http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=category&sectionid=5&id=29&Itemid=27

L’articolo sul colpo di spugna sui 98 miliardi di evasione

http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3259&Itemid=63

Slot, colpo di spugna sui novanta miliardi       
Scritto da Il Secolo XIX    
mercoledì 14 maggio 2008 

http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3259&Itemid=63

La Relazione sui 98 miliardi di euro di evasione    

Scritto da Ufficio di Presidenza  

sabato 17 maggio 2008 

ORA PUBBLICHIAMO LA RELAZIONE INTEGRALE della Commissione d’inchiesta

http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3263&Itemid=1

Caccia agli evasori

2006-2007

Controlli incrociati sulle banche dati.

di Emiliano Fittipaldi

(06 novembre 2007)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Caccia-agli-evasori/1854548&ref=hpstr1

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Caccia-agli-evasori/1854548&ref=hpsp

GRAFICI:

Bottino miliardario

http://speciali.espresso.repubblica.it/attualita/bottinomiliardario/popup.html

Serrande abbassate

http://speciali.espresso.repubblica.it/attualita/serrandeabbassate/popup.html

La Tassa piu’ giusta

http://speciali.espresso.repubblica.it/attualita/canonerai/popup.html

 

 

LA MAPPA DELL’EVASIONE/ELUSIONE FISCALE IN ITALIA

(2005)

Redditi: il 24,16% (9.659.121 contribuenti) dei contribuenti italiani (39.977.386 sono le dichiarazioni presentate) non paga le tasse

Panorama, Italia a reddito zero

16 maggio 2008

http://blog.panorama.it/economia/2008/05/16/redditi-un-quarto-degli-italiani-dichiara-zero/

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=261844

 

Contribuenti Italiani

Anno 2005

(ultimi dati disponibili in riferimento alle dichiarazioni dei redditi presentate)

Contribuenti Italiani: 39.977.386

Contribuenti a reddito zero: 9.659.121

Evasori:  almeno 4.000.000

Iscritti agli ordini e collegi professionali

1.700.000

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/04/iscritti-agli-ordini-e-collegi-professionali-dal-1985-al-2005.jpg

 

 

2004

TOTALE

Imponibile evaso all’anno

€270 Miliardi

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/06/evasione-fiscale.jpg

2004

TOTALE

Imponibile evaso all’anno

€230-245 Miliardi

https://wallstreetrack.files.wordpress.com/2007/03/italia_evasione-fiscale3.gif

Relazione al Parlamento sull’evasione

(Dati riferiti al 2004)

 

TOTALE dell’imponibile evaso

230-250 miliardi di euro l’anno

 

TOTALE delle imposte evase

100 miliardi di euro l’anno

 

Roma, 22 ottobre 2007

http://www.mef.gov.it/web/apri.asp?idDoc=18293

 

 

ISTAT

Anno di riferimento

2006

La misura dell’economia sommersa nelle statistiche ufficiali

Anni 2000-2006

 

 

SOMMERSO ECONOMIA nel 2006 a 249,97 miliardi di euro di valore aggiunto secondo ipotesi massima pari al 16,9% del PIL,  in calo dell’-1,6% dal 2005  a quota 254,09 miliardi di euro pari al 17,8% del PIL

TASSO DI IRREGOLARITA’ nel 2006 a 2 milioni e 969, pari all’ 11,95% (del totale 24,826 milioni di occupati regolarmente+irregolarmente), stabile dal 2005, per una somma pari a 95,0 miliardi di euro e pari al 6,4% del PIL

 

18 giugno 2008

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/testointegrale20080618.pdf

 

 

Secondo le più recenti stime dell’Istituto Centrale di Statistica (ISTAT), il valore aggiunto dell’economia sommersa, solitamente associata all’evasione, è stato nel nostro paese nel 2006 (l’ultimo anno di riferimento) pari a 249,97 miliardi di euro di valore aggiunto secondo ipotesi massima pari al 16,9% del PIL,  in calo dell’-1,6% dal 2005  a quota 254,09 miliardi di euro pari al 17,8% del PIL; in altri termini, vi sono stati circa €250 miliardi di valore aggiunto non dichiarati. E l’evasione fiscale in termini di gettito, è pari ad almeno 7 punti percentuali di PIL di mancate entrate che corrispondono ad una perdita superiore ai €108 miliardi l’anno. Questi livelli di evasione sono fino quattro volte superiori a quelli (1,5%-1,75% del Pil) dei paesi europei più virtuosi.

SOMMERSO ECONOMIA Il ‘nero’ prodotto nel 2006, e’ pari a 249,97 miliardi di euro di valore aggiunto secondo ipotesi massima pari al 16,9% del PIL,  in calo dell’-1,6% dal 2005  a quota 254,09 miliardi di euro pari al 17,8% del PIL, ed è scomponibile in:

un 8,9% del PIL pari a 131,47 miliardi di euro dovuto alla sottodichiarazione del fatturato ottenuto, sebbene con un’occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, al rigonfiamento dei costi intermedi, all’attività edilizia abusiva e ai fitti in nero,

un 6,4% del PIL pari a 95,08 miliardi di euro per l’utilizzazione di lavoro non regolare

un 1,6% del PIL pari a 23,41 miliardi di euro derivante dalla riconciliazione delle stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda.

Il peso del valore aggiunto prodotto nel 2006 nell’area del sommerso economico, spiega l’Istat, differisce considerevolmente per settore di attività; il valore aggiunto del sommerso nell’ipotesi massima:

nel settore agricolo è pari al 31,4% del valore aggiunto totale della branca (8.538 milioni di euro), ( il sommerso in agricoltura nel 2000 risultava pari al 29,7% del valore aggiunto totale della branca )

nel settore industriale è pari al 10,4% del valore aggiunto totale della branca (42.022 milioni di euro), ( il sommerso nell’industria nel 2000 risultava pari al 14% del valore aggiunto totale della branca )

nel terziario è pari al 20,9% del valore aggiunto totale della branca  (199.414 milioni di euro) ( il sommerso  nel terziario nel 2000 risultava pari al 23,2% del valore aggiunto totale della branca ). Inoltre, aggiunge l’Istituto di statistica, nel considerare il peso del sommerso nel terziario è utile tener presente l’effetto ‘calmieratore’ del settore pubblico, assente  nel terziario.

 

LAVORO IRREGOLARE E TASSO DI IRREGOLARITA’  nel 2006 a 2 milioni e 969, pari all’ 11,95% (del totale 24,826 milioni di occupati regolarmente+irregolarmente), stabile dal 2005, per una somma pari a 95,0 miliardi di euro e pari al 6,4% del PIL – Tra il 2000 e il 2006 la crescita del volume di lavoro interessa prevalentemente l’occupazione regolare: le unità di lavoro regolari passano da circa 20 milioni e 302 mila a 21 milioni e 857 mila (circa 1 milione e 556 mila unità in più). Tale crescita riguarda prevalentemente l’occupazione dipendente regolare che, nel 2006, raggiunge circa i 15 milioni e 359 mila quando nel 2000 si attestava intorno ai 13 milioni e 774 mila. Alla crescita dell’occupazione regolare contribuiscono sensibilmente la diffusione crescente di rapporti di lavoro flessibili, in termini di orario, durata e attivazione di nuove forme di contratti (come, ad esempio, il lavoro interinale). Nel periodo 2000-2006 l’input di lavoro regolare cresce del 7,7%. Tra il 2002 e il 2003, in particolare, un forte impulso alla crescita della regolarità lavorativa proviene dall’ultima sanatoria di legge a favore dei lavoratori extra-comunitari occupati in modo non regolare.

Tra il 2000 e il 2006, registra una flessione la componente non regolare dell’occupazione: a circa 2 milioni e 969 al 11,95% (del totale 24,826 milioni di occupati regolarmente+irregolarmente) dai 3 milioni e 111 mila del 2000. Il peso significativo che il lavoro non regolare assume nel comparto agricolo fa sì che il tasso d’irregolarità calcolato per l’intera economia risulti pari all’11,3% al netto di tale settore. Nel periodo 2000-2006 l’input – le unità di lavoro non regolari diminuiscono del 4,6%. Nel 2006, i settori maggiormente coinvolti dall’irregolarità del lavoro sono quelli dell’agricoltura e dei servizi. In agricoltura, ad esempio, il carattere frammentario e stagionale dell’attività produttiva favorisce l’impiego di lavoratori temporanei che, in molti casi, essendo pagati a giornata non sono regolarmente registrati. Nel 2006 il tasso d’irregolarità é pari al 22,7% in agricoltura (20,5% nel 2000), al 5,7% nell’industria (7,1% nel 2000) e al 13,7% nei servizi (15,3% nel 2000). Nell’ambito dei servizi, il fenomeno è particolarmente rilevante nel comparto del commercio, alberghi, pubblici esercizi, riparazioni e trasporti, dove il 18,9% delle unità di lavoro risultano non registrate (19,6% nel 2000). L’industria in senso stretto è invece coinvolta marginalmente dal fenomeno del lavoro non regolare: nel 2006 il tasso di irregolarità è pari al 3,7% (4,6% nel 2000). Nelle costruzioni, infine, il tasso di irregolarità è pari all’11%, in netta discesa rispetto al 2000 (15,2%). In questo caso, come per il settore agricolo, il calo è da attribuire al processo di regolarizzazione dei lavoratori stranieri conclusosi a fine 2003.

L’Istat diffonde le stime, aggiornate al 2006, del Pil e dell’occupazione attribuibile alla parte di economia non osservata costituita dal sommerso economico. Quest’ultimo deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Tale componente è già compresa nella stima del prodotto interno lordo e negli aggregati economici diffusi correntemente dall’Istat il 1° marzo di ogni anno.

Secondo i criteri dell’Unione Europea, solo una misura esaustiva del Pil rende tale aggregato confrontabile fra i vari Paesi ed utilizzabile come uno degli elementi per il calcolo dei contributi che gli Stati membri versano all’Unione; una delle misure di riferimento per il controllo dei parametri di Mastricht; uno degli indicatori per l’attribuzione dei fondi strutturali. Fornire una stima esaustiva del Pil significa valutare non soltanto l’economia direttamente osservata attraverso le indagini statistiche sulle imprese e gli archivi fiscali e amministrativi, ma anche quella non direttamente osservata.

La conoscenza del complesso fenomeno dell’economia sommersa è condizione necessaria per assicurare l’esaustività delle stime del prodotto interno lordo, misurarne l’impatto sulla crescita del sistema economico, studiare le forme che tale fenomeno assume nel mercato del lavoro.

La contabilità nazionale italiana, al pari di quella degli altri paesi dell’Unione Europea, segue gli schemi e le definizioni del Regolamento 2223/96 sul “Sistema europeo dei conti – Sec95”, che impone di contabilizzare nel Pil anche l’economia non direttamente osservata. L’Istituto statistico dell’Unione Europea (Eurostat) vigila sul rispetto del Sec e sulla bontà delle metodologie adottate dagli Stati membri, accertandone e certificandone la validità, soprattutto in relazione alla capacità di produrre stime esaustive del Pil.

Il valore aggiunto sommerso

Nel 2006 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico è compreso tra un minimo del 15,3% del Pil (pari a circa 227 miliardi di euro) e un massimo del 16,9% (circa 250 miliardi di euro). Nel 2000, la percentuale minima era del 18,2% e la massima del 19,1% (rispettivamente pari a circa 217 miliardi e a 228 miliardi di euro).

Tra il 2000 e il 2006 il fenomeno ha subito differenti andamenti. Ad un considerevole incremento nel 2001, che, nell’ipotesi massima, ha portato il peso del sommerso a sfiorare il 20% del Pil, segue una fase in cui la percentuale di sommerso risulta essere decrescente. Nel 2002 e nel 2006 il valore aggiunto sommerso evidenzia una contrazione anche in termini assoluti.

L’esercizio condotto dall’Istat consente di identificare separatamente le diverse componenti della stima complessiva del valore aggiunto, riconducibili al fenomeno della frode fiscale e contributiva al fine di qualificare meglio le varie fasi attraversate dal fenomeno. Nella fase espansiva del 2001 assumono un ruolo più marcato le componenti non direttamente ascrivibili all’utilizzazione di lavoro irregolare: sottodichiarazione del fatturato ottenuto con occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, rigonfiamento dei costi intermedi, attività edilizia abusiva, locazioni in nero, cui si aggiunge l’effetto della riconciliazione delle stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda, componenti il cui peso complessivo sul Pil passa dall’11,6% del 2000 al 12,1% del 2001.

Nel 2002 si apre una fase in cui il peso, sia in termini assoluti che relativi, della componente di valore aggiunto riconducibile all’utilizzo di lavoro non regolare conosce una progressiva riduzione per effetto, principalmente, della sanatoria di legge a favore dei lavoratori extra-comunitari occupati in modo non regolare (legge n.189 del 30 luglio 2002). Tale sanatoria ha prodotto “effetti di travaso” dal segmento di occupazione non regolare verso il segmento dei regolari anche nell’anno successivo. A partire dal 2004 gli effetti della sanatoria relativa agli extra-comunitari cessano e il valore aggiunto attribuibile al lavoro irregolare sembra attestarsi definitivamente su una percentuale intorno al 6,5% del Pil.

Nel 2002, oltre alla riduzione del sommerso dovuta alla sanatoria, diminuisce anche il peso, sia in termini assoluti sia relativi, della parte non ascrivibile all’utilizzo di lavoro nero, che passa dal 12,1% all’11,5%.

Tra il 2003 e il 2005 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico nel suo complesso riprende a crescere in termini assoluti, sia nell’ipotesi minima che in quella massima, ma il suo peso sul Pil risulta in calo, avendo avuto una dinamica leggermente meno sostenuta rispetto a tale aggregato. In questa fase, il peso della componente sommersa del Pil perde mediamente 0,4 punti percentuali annui nelle stime relative all’ipotesi minima e 0,27 punti percentuali annui nella serie dell’ipotesi massima.

Nel 2006 assistiamo nuovamente ad un decremento in termini sia assoluti che relativi del valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico; la diminuzione di peso nella composizione del Pil si accentua, con una perdita di quasi un punto percentuale in un solo anno. Il fenomeno è ascrivibile esclusivamente alla diminuzione della componente di sommerso non attribuibile all’utilizzazione di lavoro irregolare.

Nel 2006 la quota del Pil imputabile all’area del sommerso economico (pari al 16,9% nell’ipotesi massima) è scomponibile in un 8,9% dovuto alla sottodichiarazione del fatturato ottenuto con un’occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, al rigonfiamento dei costi intermedi, all’attività edilizia abusiva e ai fitti in nero, in un 6,4% per l’utilizzazione di lavoro non regolare e in un 1,6% derivante dalla riconciliazione delle stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda.

Il peso del valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico differisce considerevolmente per settore di attività economica (Tabella 3). Nel 2006, nell’ipotesi massima, il valore aggiunto sommerso nel settore agricolo è pari al 31,4% del valore aggiunto totale della branca (8.538 milioni di euro), nel settore industriale al 10,4% (42.022 milioni di euro) e nel terziario al 20,9% (199.414 milioni di euro)

Questi valori percentuali si discostano in modo evidente da quelli d’inizio periodo, quando in agricoltura risultava sommerso il 29,7% del valore aggiunto, nell’industria il 14% e nel terziario il 23,2%.

Nel considerare il peso del sommerso nel terziario è utile tener presente l’effetto “calmieratore” del settore pubblico, dove è assente il fenomeno. Se si considera solo la parte di attività di mercato, cioè svolta dalle imprese, il peso del valore aggiunto sommerso si attesta sul 29,9% nel 2000 e sul 27,2% nel 2006

Il lavoro non regolare

Il concetto di occupazione regolare e non regolare è strettamente connesso a quello di attività produttive osservabili e non osservabili comprese nei confini della produzione del sistema di contabilità nazionale. Sono definite regolari le prestazioni lavorative registrate e osservabili sia dalle istituzioni fiscali-contributive sia da quelle statistiche e amministrative. Sono definite non regolari le prestazioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia fiscale-contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative. Rientrano in tale categoria le prestazioni lavorative:

1) continuative svolte non rispettando la normativa vigente;

2) occasionali, svolte da persone non attive in quanto studenti, casalinghe o pensionati;

3) svolte dagli stranieri non residenti e non regolari;

4) plurime, cioè le attività ulteriori rispetto alla principale e non dichiarate alle istituzioni fiscali.

 

Le stime presentate aggiornano le serie delle unità di lavoro regolari e non regolari già pubblicate il 6 febbraio del 2008 e coerenti con l’ultima revisione generale dei conti.

Nel 2006 le unità di lavoro stimate per il complesso dell’economia sono circa 24 milioni e 826 mila, di cui circa 2 milioni e 969 mila non regolari. Le unità di lavoro (ula) rappresentano una misura di quanto il fattore lavoro contribuisce alla produzione del paese in un determinato periodo. Sono calcolate attraverso la trasformazione in unità a tempo pieno delle posizioni lavorative ricoperte da ciascuna persona occupata nel periodo di riferimento

Tra il 2000 e il 2006 la crescita del volume di lavoro interessa prevalentemente l’occupazione regolare: le ula regolari passano da circa 20 milioni e 302 mila unità a 21 milioni e 857 mila unità (circa 1 milione e 556 mila unità in più). Tale crescita riguarda prevalentemente l’occupazione dipendente regolare che, nel 2006, raggiunge circa i 15 milioni e 359 mila unità quando nel 2000 si attestava intorno ai 13 milioni e 774 mila unità. Nello stesso periodo, registra una flessione la componente non regolare dell’occupazione: nel 2006 le ula non regolari sono circa 2 milioni e 969 unità a fronte dei 3 milioni e 111 mila unità del 2000.

Alla crescita dell’occupazione regolare contribuiscono sensibilmente la diffusione crescente di rapporti di lavoro flessibili, in termini di orario, durata e attivazione di nuove forme di contratti (come, ad esempio, il lavoro interinale). Nel periodo 2000-2006 l’input di lavoro regolare cresce del 7,7%, mentre le unità di lavoro non regolari diminuiscono del 4,6%.

Tra il 2002 e il 2003, in particolare, un forte impulso alla crescita della regolarità lavorativa proviene dall’ultima sanatoria di legge a favore dei lavoratori extra-comunitari occupati in modo non regolare (legge n. 189 del 30 luglio 2002). E le informazioni fornite dal Ministero dell’Interno indicano in 647 mila il numero dei lavoratori stranieri occupati senza contratto presso famiglie (316 mila) e imprese (330 mila), che sono stati regolarizzati con l’ultima sanatoria.

I dati di contabilità nazionale, per definizione, includono la componente dei lavoratori stranieri non regolari, sia residenti che presenti; l’effetto della regolarizzazione nelle stime delle unità di lavoro ha comportato, quindi, soltanto una transizione dalla componente non regolare a quella regolare. La sanatoria di legge a favore dei lavoratori immigrati stranieri ha dunque contribuito a ridurre le unità di lavoro non regolari in particolare nel 2002, anno d’entrata in vigore della sanatoria, e nel 2003, quando si è concluso il rilascio dei permessi di soggiorno da parte delle questure.

Il tasso d’irregolarità (calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale delle unità di lavoro) si attesta nel 2006 intorno al 12% (13,3% nel 2000). Il tasso diminuisce tra le unità di lavoro dipendenti mentre cresce tra quelle indipendenti: l’incidenza delle unità di lavoro non regolari dipendenti passa dal 15,4% del 2000 al 13,1% nel 2006, quella delle unità di lavoro non regolari indipendenti rispettivamente dall’8,5% al 9,2%.

I settori maggiormente coinvolti dall’irregolarità del lavoro sono quelli dell’agricoltura e dei servizi. In agricoltura, ad esempio, il carattere frammentario e stagionale dell’attività produttiva favorisce l’impiego di lavoratori temporanei che, in molti casi, essendo pagati a giornata non sono regolarmente registrati.

Nel 2006 il tasso d’irregolarità è pari al 22,7% in agricoltura (20,5% nel 2000), al 5,7% nell’industria (7,1% nel 2000) e al 13,7% nei servizi (15,3% nel 2000). Il peso significativo che il lavoro non regolare assume nel comparto agricolo fa sì che il tasso d’irregolarità calcolato per l’intera economia risulti pari all’11,3% al netto di tale settore.

Nell’ambito dei servizi, il fenomeno è particolarmente rilevante nel comparto del “commercio, alberghi, pubblici esercizi, riparazioni e trasporti”, dove il 18,9% delle unità di lavoro risultano non registrate (19,6% nel 2000); in particolare, raggiunge il 32,3% negli alberghi e pubblici esercizi e il 30,7% nel trasporto merci e persone su strada. Più modesto e in diminuzione nel tempo è l’impiego di unità di lavoro non regolari nel comparto “dell’intermediazione monetaria e finanziaria e dell’attività imprenditoriali e immobiliari”, pari all’8,9% nel 2006 (10,3% nel 2000).

Il settore degli “altri servizi” si caratterizza per un tasso di irregolarità non particolarmente elevato: 11,3% nel 2006. Tuttavia, il tasso sale sensibilmente, attestandosi al 14,4%, se si esclude l’occupazione impiegata nella pubblica amministrazione, che invece è immune dal fenomeno, mentre raggiunge livelli particolarmente alti nei servizi domestici (53,1%).

L’industria in senso stretto è coinvolta marginalmente dal fenomeno del lavoro non regolare: nel 2006 il tasso di irregolarità è pari al 3,7% (4,6% nel 2000); risulta più elevato rispetto alla media nell’industria del legno (6,8%) e al comparto della fabbricazione di prodotti della lavorazione non metalliferi (6,7%).

Nelle costruzioni il tasso di irregolarità è pari all’11%, in netta discesa rispetto al 2000 (15,2%). In questo caso, come per il settore agricolo, il calo è da attribuire al processo di regolarizzazione dei lavoratori stranieri conclusosi a fine 2003

L’input di lavoro non regolare può essere a sua volta scomposto in ulteriori tipologie occupazionali, che in parte emergono sia dal confronto e dall’integrazione tra le diverse fonti informative usate sia dall’utilizzo di fonti specifiche o metodi indiretti di stima (ad esempio, gli stranieri non residenti e non regolari):

1) gli irregolari residenti, ossia gli occupati che si dichiarano nelle indagini presso le famiglie ma non risultano presso le imprese;

2) gli stranieri non regolari e non residenti che, in quanto tali, non sono visibili al fisco e sono esclusi dal campo di osservazione delle indagini presso le famiglie.

3) le attività plurime non regolari, stimate con metodi indiretti per cogliere il lavoro degli indipendenti in settori sensibili alla non dichiarazione dell’attività produttiva (trasporti, costruzioni, alberghi e pubblici esercizi).

 

Gli irregolari residenti tendono a crescere nel tempo, passando da 1 milione e 540 mila unità di lavoro nel 2000 a circa 1 milione e 614 mila nel 2006. Nello stesso periodo, aumenta la loro importanza nell’ambito del lavoro non regolare (dal 49,5% al 54,4%) per effetto di un minore ricorso da parte delle imprese al lavoro di stranieri non residenti.

Gli stranieri irregolari non residenti sono pari a circa 352 mila unità di lavoro nel 2006, in notevole calo rispetto al 2000 quando erano circa 656 mila ma in crescita rispetto al 2003 (erano circa 114 mila). Il loro peso sulle unità di lavoro non regolari passa dunque dal 21,1% nel 2000 al 4% nel 2003 e ritorna a salire negli anni successivi attestandosi all’11,9% nel 2006.

Le attività plurime non dichiarate registrano un ritmo di crescita sostenuto: dalle 915 mila unità di lavoro nel 2000 a poco più di 1 milione nel 2006.

 

Economia non osservata ed economia sommersa

Con il termine economia non direttamente osservata si fa riferimento a quelle attività economiche che devono essere incluse nella stima del Pil ma che non sono registrate nelle indagini statistiche presso le imprese o nei dati fiscali e amministrativi utilizzati ai fini del calcolo delle stime dei conti economici nazionali, in quanto non osservabili in modo diretto.

Sulla base delle definizioni internazionali (contenute nel Sec95 e nell’Handbook for Measurement of the Non-observed Economy dell’Ocse), l’economia non osservata origina, oltre che dal sommerso economico definito precedentemente, anche da: 1) attività illegali; 2) produzione del settore informale; 3) inadeguatezze del sistema statistico.

Le attività illegali sono sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle attività che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati (ad esempio, l’aborto eseguito da medici non autorizzati). Sono legali tutte le altre attività definite produttive dai sistemi di contabilità nazionale.

Si parla di attività informali se le attività produttive legali sono svolte su piccola scala, con bassi livelli di organizzazione, con poca o nulla divisione tra capitale e lavoro, con rapporti di lavoro basati su occupazione occasionale, relazioni personali o familiari in contrapposizione ai contratti formali.

Le attività produttive legali non registrate esclusivamente per deficienze del sistema di raccolta dei dati statistici, quali il mancato aggiornamento degli archivi delle imprese o la mancata compilazione dei moduli amministrativi e/o dei questionari statistici rivolti alle imprese, costituiscono il sommerso statistico.

Quella che comunemente viene detta economia sommersa, nelle definizioni internazionali coincide con il solo sommerso economico, cioè con l’insieme delle attività produttive legali svolte contravvenendo a norme fiscali e contributive al fine di ridurre i costi di produzione.

Il concetto di sommerso economico non va confuso con il termine economia informale, che non è sinonimo di attività nascosta al fisco, poiché fa riferimento agli aspetti strutturali dell’attività produttiva e non alla problematica dell’assolvimento degli obblighi fiscali e contributivi. Le attività informali sono incluse nell’insieme dell’economia non osservata perché, date le loro caratteristiche, sono difficilmente rilevabili in modo diretto.

 

Non osservato e sommerso non significano non misurato

I nuovi sistemi di contabilità nazionale impongono a tutti i paesi di contabilizzare nel Pil anche l’economia non osservata. Teoricamente, tutti i fenomeni che danno luogo a economia non osservata sono oggetto di stima e di inclusione nei conti nazionali.

Allo stato attuale, però, la contabilità nazionale italiana, al pari di quella degli altri partners europei, esclude l’economia illegale per l’eccessiva difficoltà nel calcolare tale aggregato e per la conseguente incertezza della stima, che renderebbe poco confrontabili i dati dei vari paesi.

L’Istat ha adottato una metodologia di stima dei conti economici nazionali coerente con le definizioni contenute nel Sec95 e che, per la sua completezza, consistenza e replicabilità, ha assunto un rilievo particolare all’interno della statistica ufficiale europea.

L’impianto metodologico, che è descritto sinteticamente nella nota metodologica, ha la funzione primaria di garantire stime complessive integrate con le stime dell’economia non osservata.

Esiste la possibilità di separare l’effetto delle singole integrazioni portate ai dati di base rilevati presso le imprese, così da evidenziare a posteriori quelle rese necessarie per ovviare ai comportamenti volti a frodare il fisco e la contribuzione sociale. E’ cioè possibile individuare la stima del sommerso economico. In realtà, la difficoltà oggettiva di misurare fenomeni non direttamente osservabili fa ritenere scientificamente corretto misurare l’incidenza dell’economia sommersa sul Pil fornendo non un valore unico, ma un intervallo fra le due stime che rappresentano un’ipotesi di minima e un’ipotesi di massima della dimensione del fenomeno, tenendo conto del fatto che, per alcune integrazioni, non è possibile determinare con certezza quanto derivi da problematiche di natura puramente statistica e quanto derivi, invece, da problematiche di natura economica.

Data la limitata ampiezza dell’intervallo, le valutazioni costituiscono comunque un riferimento conoscitivo solido per le scelte di politica economica, che implicano il recupero di gettito fiscale e di contribuzione.

 

Il valore aggiunto sommerso

In questo paragrafo sono presentati i dati relativi alla parte di Pil attribuibile all’area del sommerso economico. Per ciascun anno vengono fornite due stime, che corrispondono agli estremi dell’intervallo all’interno del quale si ritiene compreso il valore “esatto” del fenomeno.

L’esercizio condotto dall’Istat consente di identificare separatamente le diverse componenti della stima complessiva del valore aggiunto, riconducibili al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Queste derivano o da stime miranti ad integrare o correggere i dati ricavabili dalle dichiarazioni delle imprese (integrazioni esplicite), o dall’enucleazione, partendo dalla stima complessiva di un fenomeno (ad esempio, l’insieme dei fitti pagati) della parte implicita relativa a sommerso economico (integrazioni implicite).

Le varie integrazioni non sono presentate con riferimento alle modalità “esplicite” o “implicite”, ma, in quanto ritenuto più interessante, in rapporto ai diversi fenomeni di comportamento fraudolento rispetto alle normative fiscali o amministrative, che vengono raggruppate in tre tipologie principali. Il primo gruppo considera l’insieme delle integrazioni ascrivibili ai seguenti aspetti: a) controlli di coerenza sui microdati d’impresa; b) controlli di coerenza sui costi intermedi a livello macro; c) locazione in nero d’immobili; d) parte di valore aggiunto realizzato attraverso l’attività edilizia abusiva.

Il secondo gruppo evidenzia la parte di valore aggiunto realizzata attraverso l’utilizzazione di occupazione non regolare (cioè non dichiarata dalle imprese).

Ai primi due gruppi si aggiunge l’integrazione dovuta alla riconciliazione finale fra le stime indipendenti dell’offerta e della domanda di beni e servizi. Questa è ancora configurabile come integrazione dovuta a sottodichiarazione di fatturato o sovradichiarazione di costi, ma viene tenuta distinta per i motivi di seguito esposti.

La valutazione che l’Istat fornisce dell’economia sommersa individua quanta parte del prodotto interno lordo italiano è certamente ascrivibile al sommerso economico (ipotesi minima) e quanta parte del prodotto interno è presumibilmente derivante dallo stesso sommerso economico ma è difficile misurare in modo certo, data la commistione tra problematiche di natura statistica e economica da cui essa origina (ipotesi massima). Dei tre diversi tipi d’integrazione sopra richiamati, soltanto i primi due concorrono alla valutazione dell’ipotesi minima, mentre il terzo (riconciliazione fra le stime indipendenti degli aggregati dell’offerta e della domanda), unitamente agli altri, concorre alla valutazione dell’ipotesi massima. Questo tipo d’integrazione contiene in sé in proporzione non identificabile, sia effetti collegabili a fenomeni di carattere puramente statistico sia fenomeni certamente ascrivibili all’esistenza dell’economia sommersa, non colti in toto attraverso i primi due tipi d’integrazione. Infatti, poiché le stime degli aggregati di offerta sono condizionate più direttamente dall’interesse degli operatori economici a dissimulare parte dei loro profitti, avviene normalmente che le stime degli aggregati economici di domanda siano più esaustive di quelle dell’offerta.

Dal 2000 al 2006 la stima del valore aggiunto afferente all’area del sommerso economico ha subito delle modifiche rispetto alla serie pubblicata lo scorso 14 dicembre 2006. Esse sono ascrivibili principalmente ad affinamenti metodologici, che hanno prodotto effetti differenziati nelle branche e negli anni, ed hanno riguardato:

– la stima dei costi intermedi; quest’ultimi, in genere, risultano sovradichiarati dalle imprese e il loro ammontare è determinato, a livello macro, dal confronto fra due stime indipendenti dei costi, quelli stimati dal lato delle risorse e quelli che risultano dal lato degli impieghi;

– la rivalutazione a livello micro del valore aggiunto dichiarato dalle imprese;

– la stima del reddito agricolo per la componente non dichiarata dalle famiglie che producono prevalentemente per proprio consumo finale.

 
 
 
 
 
 

 

Penale Tributario

TIPOLOGIE DI REATI TRIBUTARI

TIPO di VIOLAZIONE
D.Lgs. 74/2000

DESCRIZIONE delle FATTISPECIE di REATO

SANZIONE PREVISTA

 

DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA con uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2)

DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA mediante altri artifici (art. 3)

DICHIARAZIONE INFEDELE (art. 4)

DICHIARAZIONE OMESSA (art. 5) 

EMISSIONE di FATTURE o altri documenti per OPERAZIONI INESISTENTI (art. 8)

OCCULTAMENTO o DISTRUZIONE di DOCUMENTI CONTABILI (art. 10)

SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA al pagamento di imposte (art. 11)

 

SANZIONI PENALI TRIBUTARIE e SOCIETARIE

TABELLA SANZIONI

Ultimo aggiornamento 28/06/2006

Dott. Giuseppe Marino – specialista in ricorsi tributari

http://www.studiomarino.com/studiomarino_penaletributario.htm

 

 

 

 

DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA con uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2)

 

Chiunque, a fine di evasione, indica in una delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto elementi passivi fittizi , avvalendosi di fatture o altri documenti emessi per operazioni inesistenti (C.M. 4.8.2000, n. 154/E).

Escluse ad es.: dichiarazioni ai fini Irap; dich. periodiche Iva; dichiaraz. di successione.

Reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni .

Quando l’ammontare complessivo degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro 154.937,07 , si applica la reclusione da 6 mesi a 2 anni

 

DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA mediante altri artifici (art. 3)

 

Chiunque, a fine di evasione, indica in una delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi quando congiuntamente:

a) l’imposta evasa è superiore a euro 77.468,53 ;

b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante l’indicazione di elementi passivi fittizi, risulta superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore a euro 1.549.370,70 .

Reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni

 

DICHIARAZIONE INFEDELE (art. 4)

Chiunque, a fine di evasione, indica in una delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto elementi attivi inferiori a quelli effettivi o elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

a) l’imposta evasa è superiore , con riferimento a ciascuna imposta, a euro 103.291,38 ;

b) l’ammontare complessivo degli elementi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, risulta superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore a euro 2.065.827,60 .

Reclusione da 1 a 3 anni

 

DICHIARAZIONE OMESSA (art. 5)

 

Chiunque, pur essendovi obbligato, non presenta una delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, quando l’imposta evasa risulta superiore a euro 77.468,53 , con riferimento a ciascuna imposta.

Non si considera omessa la dichiarazione:

– presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine;

– o non sottoscritta;

– o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto.

Reclusione da 1 a 3 anni

 

EMISSIONE di FATTURE o altri documenti per OPERAZIONI INESISTENTI (art. 8)

 

Chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nello stesso periodo d’imposta si considera un’unica violazione .

Reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni .

Se l’importo è inferiore a euro 154.937,07 per periodo d’imposta, si applica la reclusione da 6 mesi a 2 anni

 

OCCULTAMENTO o DISTRUZIONE di DOCUMENTI CONTABILI (art. 10)

 

Chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari.

Reclusione da 6 mesi a 5 anni

 

SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA al pagamento di imposte (art. 11)

 

Chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di interessi o sanzioni amministrative per un ammontare superiore a euro 51.645,69 , pone in essere la vendita simulata o altri atti fraudolenti sui beni propri o altrui al fine di rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva .

Reclusione da 6 mesi a 4 anni

 

 

SANZIONI PENALI TRIBUTARIE e SOCIETARIE

 

 

Le sanzioni tributarie trovano il loro primo fondamento nella legge “manette agli evasori” D.L. 10 luglio 1982, n. 429, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 1982, n. 516, la legge fu accolta con soddisfazione da tutti coloro che propugnavano una più incisiva lotta all’evasione, perché con quella normativa si abrogava la famigerata “pregiudiziale tributaria”, che di fatto impediva al giudice penale di intervenire prima che si fosse concluso il periglioso iter dell’accertamento e del contenzioso in sede amministrativa.

 

L’idea innovatrice della L. n. 516/1982 fu quella di slegare le fattispecie di reato in essa previste dal fatto “evasione” e di sanzionare penalmente non già il mancato assolvimento di un debito d’imposta ma talune condotte che preludono all’evasione, taluni fatti definiti “prodromici”, in quanto posti in essere per preparare e rendere possibile l’evasione, fatti strumentalmente posti in essere per poi sottrarsi agli obblighi di assolvimento del tributo dovuto. Si trattava in gran parte di reati “di pericolo”, perché non presupponevano la sussistenza del “danno” prodotto dall’evasione ma la messa, appunto, in pericolo degli interessi dell’Erario.

Nel frattempo sono intervenute diverse disposizioni quali il D.Lgs. 18 dicembre 1997,n.472, la legge 25 giugno 1999, n. 205, Dlgs 74/2000, e la legge 5 dicembre 2005, n.251, che hanno  provveduto a determinare  un ristretto numero di fattispecie, di natura esclusivamente delittuosa in campo fiscale e ridurre i termini di prescrizione del reato.

Si rammenta, che l’omesso versamento della ritenuta costituisce reato penale ,  reato introdotto con  il Dl 223/2006 (manovra d’estate), convertito con legge 248/2006 che ma modificato l’articolo 35, comma 7, introducendo nuovi delitti nel Dlgs74/2000 sui reati in materia di imposte sui redditi e Iva tra cui : «l’omesso versamento di ritenute certificate» (articolo 10 bis del Dlgs 74/2000), per cui «è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo di imposta».

Diverse ipotesi di dichiarazioni fraudolente

la nuova legge prevede due distinte ipotesi di dichiarazione fraudolenta: quella mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2) e quella prodotta mediante “altri artifici” (art. 3). L’art. 2, comma 1, così recita: “1. È punito con la reclusione da due a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi”. Al comma 3 la stessa norma aggiunge che “3. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a lire trecento milioni si applica la reclusione da sei mesi a due anni”.

la norma sanziona il comportamento di colui che si munisce di documentazione falsa per avvalersene al fine di attestare nella dichiarazione annuale “elementi passivi” inesistenti e, quindi, di evadere le imposte.

Nell’art. 3 si prevede invece una diversa ipotesi di reato per colui che, sempre al fine di evadere le imposte dirette o l’Iva, “con mezzi fraudolenti” indica nella dichiarazione annuale “elementi attivi” per un ammontare inferiore a quello effettivo o “elementi passivi” fittizi, quando congiuntamente: – l’imposta evasa è superiore, con riferimento a talune delle singole imposte, a lire 100 milioni; – l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione è superiore al 5 per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore a 3 miliardi.

dichiarazione infedele

Un’ incongruenza si profila dal raffronto fra la norma che sanziona la dichiarazione infedele, che si considera fraudolenta se connessa e conseguente alla violazione dell’obbligo di fatturazione, punita ai sensi dell’art. 3 con la reclusione da due a sei anni, sempre che si superino le soglie di punibilità ivi previste, e la dichiarazione infedele che non consegue alla violazione di un obbligo contabile, prevista e punita dall’art. 4 con la pena più mite della reclusione da uno a tre anni, e a condizione che si superino soglie di punibilità più alte di quelle previste nel primo caso. La ratio della distinzione si basa sul presupposto di ritenere più insidiosa la condotta di chi, essendo soggetto a determinati obblighi contabili, li viola per produrre poi una dichiarazione infedele … Conseguenze più lievi si avranno, invece, per coloro che, non essendo soggetti a obblighi contabili, in caso di infedele dichiarazione, non potranno mai incorrere nell’ipotesi più grave di dichiarazione fraudolenta. Sta di fatto, tuttavia, che si tratta di fattispecie molto simili e contigue alle quali corrispondono sanzioni notevolmente differenziate.

caratteristiche dei reati

– la previsione del dolo specifico; 

– il momento di consumazione del reato fissato all’atto della presentazione della dichiarazione annuale;

Prescrizione dei Reati Tributari

Tutti i delitti tributari si prescrivono in sei anni giacché ai sensi del nuovo art. 157 del codice penale “La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitti …”.L. 5 dicembre 2005, n.251

 

 

Marco

 

dott. Marco Montanari

U.S. Equities Trader

mailto: marcomontanari@iol.it

 

 

 

Chi Evade deruba anche te!

Un saggio e pratico mezzo x combattere l’evasione soprattutto della criminalita’ organizzata

Chi ne condividera’ la ratio aiutera’ il paese

 

Noi italiani ci lamentiamo dell’evasione fiscale, eppure spesso chiudiamo un occhio. Segnala qui l’evasione o tentata evasione in cio’ aiutando le forze dell’ordine a combatterla ! “

 

http://www.evasori.info/segnala.cgi

 

al 19 Giugno 2008

6.323 segnalazioni per 5.115.053 euro

 

Ciascuno di noi ha messo la Gdf nelle condizioni di recuperare 808,95 euro evasi al fisco dai furbi, e dalla criminalita’, grazie alla preziosa e civile opera consultabile e duplicabile fatta di dati e mappe forniti dal sito evasori.info. Quasi lo stipendio di un operaio e ne siamo felici!

 


Il sito e’ stato rinnovato nel look, da qui i problemi di connessione sorti ai primi di giugno !

http://www.evasori.info/


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